SE TUTTO DEVE RIMANERE COM’È, È NECESSARIO CHE TUTTO CAMBI?

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Su gentile concessione della testata Corrisicilia, pubblichiamo un articolo scritto nel mese di luglio a firma del consigliere federale Bartolo Vultaggio riferito all’attività federale di quest’ultimo periodo.

di Bartolo Vultaggio

Torniamo sul percorso di riforma dei regolamenti, che, per sentire comune, rappresenta un passaggio fondamentale di quel “ … cambiamento unito ad una discontinuità col passato…”(dal documento sottoscritto dai Presidenti Regionali il 23.11.2003) tanto atteso dall’Atletica Italiana.
A settembre, secondo il ruolino di marcia stabilito, dovranno essere varate definitivamente le nuove regole, la cui validità dovrà estendersi nei rimanenti tre anni del quadriennio olimpico.

Per una valutazione compiuta bisognerà quindi attendere ancora un po’. Nel frattempo può essere utile fare il punto della situazione, senza dimenticare quei doveri di obiettività più volte richiamati e mantenendo fede, quindi, allo spirito di servizio con cui espletare un qualsiasi mandato elettivo: spirito di servizio, ricordiamolo, nei confronti degli elettori e non del potere costituito, anche se potere amico. Infatti – anche questo va ricordato – bisogna diffidare di quei “coraggiosi polemisti” che esauriscono tutto il loro coraggio e tutta la loro vis polemica sempre un attimo prima di attaccare il potere vero e proprio, rosso o nero che sia, a loro poco importa: come dice Flaiano, “a furia di leccare qualcosa sulla lingua rimane sempre”.

La complessità della materia dei regolamenti, del calendario e dei campionati comporta a priori il rischio ricorrente che il rimedio possa essere peggiore del male.
Quindi è ovvio che, a maggior ragione, dovrebbe essere prestata massima attenzione, nel metodo e nel merito del lavoro da svolgere. Altrimenti ci ritroveremo al punto di partenza: come diceva Einstein, “la teoria è quando si sa tutto e niente funziona. La pratica è quando tutto funziona e nessuno sa il perché. Noi abbiamo messo insieme la teoria e la pratica: non c'è niente che funzioni… e nessuno sa il perché!”.
Nella ciclicità degli eventi all’interno del palazzo federale, purtroppo si dimentica facilmente che tutto il sistema ruota attorno alle società sportive propriamente dette, vale a dire le società civili che non godono di “vitalizi”, ma che devono adoperarsi per reperire le risorse necessarie a mandare avanti l’attività.
Un limite strutturale del sistema “Atletica” è proprio l’essere un sistema “macro-federale”: significa che, a tutt’oggi, il divario tra le risorse gestite a livello centrale dalla Federazione ed il budget delle società sportive risulta troppo grande. Per intenderci il calcio è un sistema micro-federale.
Situazione per cui si può affermare che in Atletica Leggera non esistono grandi società dal punto di vista economico, eccezion fatta per alcuni sodalizi che usufruiscono di grossi gettiti di denaro pubblico non riferibili all’Atletica (anche se ovviamente queste risorse consistenti determinano una posizione di favore rispetto a tutte le altre società).
Quindi l’Atletica vive sostanzialmente sulle spalle di piccole società a livello economico che diventano grandi a livello tecnico, riuscendo a confezionare miracoli che poi rappresentano una rendita proprio per la Federazione stessa. Valga per tutti l’esempio di quella splendida società siciliana che è la Tyndaris Pattese che ha dato all’Atletica Italiana un’atleta tra i più grandi campioni di sempre come Anna Rita Sidoti.
Ora, tutto questo dovrebbe imporre una certa riconoscenza, vera sostanziale e non falsa di facciata, da parte della Federazione nei confronti delle società di cui sopra, che sperano ancora di poter avere una Federazione per amico, e non già una minaccia incombente.
E dato che le possibili direzioni sono due, riassumibili in dare o prendere, tutti si sarebbero aspettati che la nuova Federazione volesse rapportarsi con le società imboccando decisa la strada del dare piuttosto che del prendere.

Invece, sic! Nella proposta ufficiale sul tappeto si parla di introduzione di una nuova tassa di iscrizione per la partecipazione al CDS assoluto (sarebbe questa la novità?) perché qualcuno si è spinto ad affermare che la Federazione deve considerare le società come clienti. Per il resto, sempre per rimanere nell’ambito della proposta ufficiale, la montagna si prepara a partorire l’ennesimo topolino, specialmente per quanto attiene al rapporto tra società civili e militari.
D’altronde, adesso è chiaro che il metodo scelto non è quello per cui ci si era impegnati. Con poca trasparenza e sensibilità non solo nei confronti della base delle società, ma anche nei confronti delle Istituzioni stesse: ci si presenta di fronte ai Presidenti Regionali parlando di regolamenti senza niente di scritto, solo a voce; si liquida la pur meritoria Commissione Regolamenti senza che la stessa abbia potuto approvare nessun documento ufficiale; non si è ancora riunita nemmeno una volta la Commissione Carte Federali; si scavalca anche il Consiglio Federale perché forse qualche “deus ex machina” pensa di aver deciso già tutto e per tutti e vuole giocare a fare l’illusionista per far credere che sia tutto democratico. Non è strada che spunta, bisogna dirlo a chiare lettere.

Che aggiungere? Soltanto che insieme ad altri amici consiglieri daremo battaglia per provare a correggere la rotta, sperando di ottenere qualche risultato, come nel precedente dei criteri per la partecipazione all’attività internazionale, in cui si è riusciti a modificare una delibera, portando a casa la non trascurabile conquista di garantire la partecipazione degli atleti con il minimo.

fonte: Corrisicilia / Pino Giunta

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