LA IAAF RITIRA LA PROPOSTA DI CAMBIAMENTO DELLA REGOLA SULLA FALSA PARTENZA

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Il Congresso della federatletica ha costretto il presidente Lamine Diack a non presentare per la votazione la proposta formulata in aprile a Doha, che prevedeva la tolleranza zero per le false partenze.
Sotto la pressione dei media, che “odiano” le lungaggini in atletica mentre le tollerano in altri sport, impossibilitati a infarcire di spot pubblicitari le riprese delle manifestazioni, il Congresso aveva tentato di far passare la regola che avrebbe squalificato qualsiasi atleta si fosse reso reo di falsa partenza.

Quasi tutte le federazioni nazionali si sono pronunciate sul mantenimento della attuale regola che consente una falsa partenza, assegnata all’intero schieramento degli atleti in gara, e poi la squalifica dell’atleta reo del secondo fallo.

A far recedere il presidente Diack dal progetto è stata anche la considerazione, sollevata dall’inglese David Littlewood, che ha fatto presente come i sistemi di controllo delle false partenze non producano gli stessi risultati e quindi discriminerebbero le prestazioni da una manifestazione all’altra.

Il presidente della USA Track & Field ha ricordato come da anni nelle gare dei collages (NCAA) si usi la regola che comporta la squalifica immediata dell’atleta che commetta la falsa partenza. In questo contesto la regola funziona – ha detto Bill Roe – aggiungendo che molto del merito va riconosciuto alla qualità degli starters.

E questo, secondo me, è proprio il punto dolens che la IAAF ha sempre evitato di affrontare: uniformare e disciplinare i comportamenti degli starters dei vari Paesi, cosa peraltro fatta per la marcia.
Invece niente. In ogni paese si usano pause (tempo intercorrente fra il pronti e lo sparo) diverse con chiaro disagio per gli atleti.
Finchè non si metterà mano al settore (a quando il panell degli starters?), il problema rimarrà attuale, come il sistema in vigore oggi che è semplicemente “aberrante”.

Meglio il ritorno all’antico (uscita dopo due false dello stesso atleta), ma soprattutto meglio se lo starter continuerà, come fanno quelli italiani, a giudicare principalmente in base a quello che percepiscono i suoi occhi, utilizzando le apparecchiature come supporto, pur rispettando il loro impiego secondo quanto impone il Regolamento Tecnico Internazionale.

fonte: IAAF/La Gazzetta dello Sport

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