3RD IAAF WORLD ATHLETICS FINALE – 2A GIORNATA

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

Tribune meno vuote nella seconda giornata di queste finali della IAAF. Speriamo che lo spostamento a Stoccarda della manifestazione riporti appassionati sulle gradinate, ma noi crediamo che sia la formula a mostrarsi obsoleta e, considerata anche la sua collocazione nel calendario internazionale, necessitante di profondi cambiamenti.
Gli atleti comunque hanno continuato ad offrire ottime prestazioni, tanto è vero che sono stati ottenuti ben otto primati della manifestazione sulle 18 gare del programma odierno.
Il campione mondiale Dwight Phillips ha “ucciso” la gara al primo salto, toccando la sabbia a m. 8.46; poi ha collezionato due nulli ed ha chiuso la sua prestazione con un ultimo salto a m. 8.33.
Primo salto valido a m. 8.30 anche per il secondo classificato, l’americano Miguel Pate, che ha sopravanzato di soli due centimetri un rinato James Beckford.
Intanto cominciava anche il salto con l’asta femminile che vedeva in gara la star della manifestazione, la russa Yelena Isinbayeva, campionessa e primatista mondiale in carica. La gara deludeva però le aspettative e solo i tre tentativi, peraltro tutti falliti nettamente, della russa a m. 5.02, davano un po’ di sapore ad una pietanza deludente. Yelena vinceva con la misura per lei modesta di m. 4.74, peraltro saltata al secondo tentativo, che le consentiva di aggiudicarsi la prova davanti alla polacca Monika Pyrek (4.62) ed alla connazionale Tatyana Polnova (4.50). Deludente la prova di Anna Rogowska, seconda nella graduatoria stagionale, ferma a m. 4.35.
Il tre volte campione del mondo Allen Johnson, si prendeva la sua brava rivincita sul francese Ladji Doucouré, correndo i 110 ostacoli in 13.09, nuovo primato della manifestazione, trascinando sul podio i connazionali Dominique Arnold (13.10) e Terrence Trammell (13.17). Lontano, vittima di incertezze ed ormai senza più benzina, il francese campione del mondo, solo sesto in 13.27.
Lontana dalle sue migliori prestazioni la russa Natalya Sadova che è tuttavia riuscita ad aggiudicarsi la prova di lancio del disco con la misura di m. 63.40, al termine di una gara nella quale tutte le atlete hanno reso al di sotto delle loro possibilità
Un solo lancio valido, il primo a m. 21.92, ha permesso all’americano Adam Nelson di far sua la gara di lancio del peso, davanti al danese Joachim Olsen (21.03) e al connazionale Reese Hoffa (20.87).
Di altissimo livello la gara dei 100 ostacoli con tutte e otto le concorrenti sotto il limite dei 13 secondi. Ai primi tre posti si sono classificate le atlete che a Helsinki sono salite sul podio. Ha vinto la campionessa mondiale Michelle Perry in 12.54, sulle giamaicane Brigitte Foster-Hylton (12.55) e Delloreen Ennis-London (12.57), entrambe al loro miglior limite stagionale.
Di eccellente livello tecnico la gara di salto in alto maschile che ha visto il successo del talentuoso cubano Victor Moya, miglioratosi di ben 4 cm (da 2.31 a 2.35). Dietro di lui tre atleti a m. 2.32: i due russi Voronin e Rybakov e lo svedese Stefan Holm. Deludente il campione del mondo Yuriy Krymarenko, classificatosi ultimo con un modesto 2.20.
Straordinaria la gara di lancio del giavellotto nella quale il finlandese Tero Pitkämäni, il grande deluso di Helsinki, ha lanciato al secondo tentativo l’attrezzo a m. 91.33, sfiorando la sua miglior prestazione stagionale (m. 91.53 del 26 giugno), che è anche la sesta misura di tutti i tempi. Al secondo posto si è classificato il norvegese Thorkildsen, campione olimpico in carica, con m. 89.60, nuovo primato nazionale, e al terzo il russo Makarov (m. 86.69). Anche in questa gara ha deluso il campione mondiale in carica, l’estone Andrus Värnik, ottavo con un modesto m. 76.11.
La statunitense (classe 1985) Allyson Felix ha onorato il suo fresco titolo mondiale, andando a vincere con grande autorevolezza la prova dei 200 metri nell’ottimo tempo di 22.27 (vento contrario di m/s 0.6). La gara è stata dominata nella prima parte dalla francese Arron, partita fortissima e trovatasi quindi in difficoltà nel rettilineo finale, dove è stata ripresa e superata oltre che dalla Felix anche dalla Campbell, giunta seconda in 22.37. La francese si è dovuta accontentare della terza piazza con il tempo di 22.43, a diciassette centesimi dal suo primato personale.
Grande duello fra l’americana Sanya Richards (classe 1985) e la bahamense Tonique Williams-Darling (1976) nella prova sul giro di pista, risoltasi con un arrivo simultaneo. Il fotofinish ha premiato l’americana (49.52) per la sua miglior chiusura, rispetto all’arrivo più sollevato della caraibica (49.54), campionessa mondiale a Helsinki.
Una condotta tattica ha penalizzato i tempi della prova dei 3000 femminili dominati dal duo etiopico composto da Meseret Defar (8:47.26) e Gelete Burika Bati (8:48.65), davanti alla tanzaniana Zakia Mrisho Mohamed (8:49.63).
Fa sempre sensazione la notizia di un bianco che si aggiudica una gara di mezzofondo o fondo in una competizione internazionale.
A renderla tale è toccato questa volta all’ucraino Ivan Heshko, vincitore a tempo di primato della manifestazione, di un combattutissimo 1.500 risoltosi con una volta a tre fra il vincitore (3:33.50), il keniota-americanizzato Bernard Lagat (3:33.55) e il keniano Alex Kipchirchir (3:33.71). Solo ottavo il dominatore del mezzofondo veloce ai mondiali di Helsinki: Rashid Ramzi.
Autorevole il modo con cui l’astro nascente degli 800 metri, erede della grande Quirot, la campionessa mondiale Zulia Calatayud si è imposta nella prova sugli 800 metri. Alla cubana è bastato un deciso allungo nel rettilineo finale per andare a chiudere vittoriosamente la gara in 1:59.07, davanti alla marocchina Hasna Bendassi (1:59.86) e alla spagnola Mayte Martinez (2:00.36).
Assente la campionessa mondiale, la giamaicana Trecia Smith, la gara di salto triplo femminile è vissuta sul duello fra Tatyana Lebedeva, la grande assente di Helsinki, e la greca Hrysopyi Devetzì, argento olimpico ad Atene. Ha vinto proprio quest’ultima con un discreto m. 14.89 davanti alla Lebedeva (14.86) e all’argento di Helsinki Yargelis Saligne (Cuba) che ha saltato m. 14.81.
Settima con un modesto m. 14.24 la nostra Magdeline Martinez, ormai priva di motivazioni e rassegnata a chiudere in sordina una stagione che si presentava foriera di grandi soddisfazioni.
Quando sembrava che la gara dei 400 metri ad ostacoli fosse ormai appannaggio dell’americano James Carter, bronzo ai mondiali, presentatosi nella retta d’arrivo con un leggero margine sugli avversari, dalle retrovie sono piombati come falchi sul traguardo l’altro statunitense Bershawn Jackson, il giamaicano Kemel Thompson e il sudafricano Van Zyl.
Un attento esame del fotofinish ha ufficializzato nell’ordine la classifica della gara assegnando ai primi tre questi tempi: 48.05, 48.09 e 48.11.
A questa prova, alla quale non hanno partecipato i primi due classificati del mondiale di Helsinki: Kerron Clement e il campione mondiale uscente Felix Sanchez, ha preso parte anche il nostro Gianni Carabelli che si è classificato al settimo posto nel tempo di 49.84, un secondo sopra al suo limite personale, ottenuto proprio quest’anno.
Senza lepri e con premi in denaro legati alla classifica in ogni singola prova, è chiaro che i partecipanti alle gare di mezzofondo e fondo si rifugino in gare tattiche, rimandando i responsi cronometrici ad altre occasioni.
Solo così si spiegano i tempi altissimi fatti registrare dai partecipanti alla finale del Grand Prix.
Nella prova sui 5000 metri ha vinto l’etiope Sileshi Sihine in 13:39.40, davanti all’ugandese Boniface Kiprop (13:40.03), mentre il keniota Isaac Kiprono Songok (13:40.24).
Anche gli 800 metri riservati agli uomini presentano il tatticismo tipico di questo tipo di manifestazioni dove l’assegno da 30.000 dollari riservati al primo classificato vale più di qualsiasi tempo o prestazione.
Vince allo sprint il keniano, capolista stagionale, Wilfred Bungei in 1:47.05 (in stagione aveva 1:43.70), davanti al Youssef Saad Kamel (1:47.13) ed al “cocciuto” Yuriy Borzakovskiy (1:47.16) al quale servirebbe uno psicologo più che un tecnico a guidarlo nella condotta di gara.
I 100 metri uomini, gara ultima del programma, perdono il campione mondiale Gatlin (scontata la sua rinuncia dopo la delusione di ieri sui 200 metri), e il giamaicano Michael Frater, la rivelazione del mondiale.
Spazio quindi all’estro del trinidegno Marc Burns, primo in un apprezzabilissimo 10.00, con vento contrario a m/s 0.6, davanti al ghanese Aziz Zakari (10.01) ed al giamaicano Dwight Thomas (10.01). Un pò sotto tono, ma comunque espressisi sui loro valori stagionali, Darrel Brown e Ronald Pognon. Deludente, dopo tante belle prestazioni ai mondiali, il portoghese Francio Obikwelu, solo sesto in 10.09. Particolare degno di nota: i primi sei sono giunti sul traguardo racchiusi nello spazio di nove centesimi di secondo, lasciando al finish della Seiko di redigere la classifica finale.
L’happening monegasco si è concluso con la elezione degli atleti dell’anno.
Come l’anno scorso, il riconoscimento è andato alla russa Yelena Isimbayeva e all’etiope Kenenisa Bekele, lasciando qualche rimpianto per la mancata consacrazione di Justin Gatlin e di Tirunesh Dibaba, forti del duplice oro conquistato ai mondiali. Ma da sempre i record mondiali contano, per gli elettori, più delle medaglie, specie se i prescelti abbinano tutte e due queste benemerenze.
Arrivederci a Stoccarda per le finali del 2006!

fonte: Atleticanet

ALLEGATO: ANet_news__11.9.2005.txt (23 Kb)

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