ACHILLE BARGOSSI: L’UOMO LOCOMOTIVA – 7A PUNTATA

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A Torino, dove mi trovavo, mi giunse notizia da Milano di due corridori, uno dei quali venuto appositamente da Bologna, i quali accettavano una mia sfida. Mi portai subito a Milano, e la gara ebbe luogo in quella vastissima Arena.
Lascio anche qui la parola ai giornali di quell’epoca, vietandomi la mia modestia di parlare troppo di me.
Ecco cosa ne dice il Secolo del 6-7 maggio:
“Lo confessiamo: noi dubitavamo che il famoso uomo-cavallo non fosse che una delle solite mistificazioni, e assai dubitanti ci siamo recati all’Arena. E colà abbiamo dovuto ricrederci completamente.
Durante quei primi dieci giri il solo Bargossi saltava quattro barriere all’altezza di un metro circa: gli altri due no. Dopo alcuni giri, uno dei corridori ritirassi, affranto, dopo aver seguito sempre da vicino il Bargossi.
I due corridori più robusti continuarono la corsa; nel correre bevevano dei quinti di vino senza mai fermarsi.
Il Bargossi sorpassò il competitore otto volte. Sicché quando una compieva il 52° giro, il Bargossi finiva il 60°.
Il pubblico applaudì vivamente il vincitore che, quando prese la bandiera , fece un altro giro al trotto, come se si fosse fin allora riposato”.
E pure con tutte le lodi dei giornali, nonostante l’entusiasmo del pubblico, i miei affari andavano maledettamente male. Gli è che qui da noi non si sa incoraggiare il genio.
Guardate all’estero. Medaglie, diplomi, e quel che più importa, incassi favolosi.
Io che oggi in Inghilterra, o nei bei tempi della Grecia, avrei fatto muovere moltitudini immense per ammirare i miracoli de’ miei garretti d’acciaio, e per le rapide corse, io raccoglievo a Milano non solo, ma in tutte le città d’Italia, molti applausi da parte de’ miei ammiratori, ma pochissimi quattrini.
Non datemi pertanto la croce addosso se già pensavo di espatriare. Cosa alla quale non avrei davvero pensato se il Governo mi avesse dal canto suo un po’ incoraggiato. Non che io ci tenga, ma quando mi capitò di correre a Vienna con un tale Koepernik, del quale parlerò a suo tempo, e che gli viddi fregiato il petto di tre ordini equestri, lui che dopo poche centinaia di metri cadde a terra sfinito, né più si alzò, per Iddio! Non ho ragione di esprimere il mio dispiacere per la trascuranza del Governo italiano a riguardo di me, che rendo famoso il nome d’Italia ovunque io vada? E se si appiccicano croci in petto a gente, che poi si riconosce immeritevole, perché non si creerà cavaliere Achille Bargossi che cavalieri e cavalli sorpassò mai sempre?
Ero in quei giorni assediato di domande dagli ammiratori di Parigi, perché ritornassi in quella città, per fare delle corse ed accettare delle sfide. Dovetti pertanto dimettere per allora il pensiero di andarmene a Napoli, dove la Società Ginnastica del Progresso mi aveva voluto onorare con la medaglia d’onore di 1.a classe col relativo diploma. Scrissi però accettando l’onore conferitomi, e scusando la mancata mia andata colà.
Ritornai a Torino ove alla Skating-Ring diedi vari esperimenti della mia perizia nel correre e delle mie elasticità di gambe. Sfide ne feci molte; poche furono accettate, tutte le vinsi. Il mio nome s’era in quel tempo fatto popolarissimo a Torino. Allo stesso Skating-Ring corsi anche in concorrenza col famoso Bocca detto l’uomo pattinatore, ma me lo lascia addietro di parecchi giri.
“Chi non ha visto, scriveva nel suo n. 6 giugno 1878, la Nuova Torino, chi non ha visto ancora l’uomo-cavallo approfitti di questa circostanza per ammirare fino a qual punto possa giungere la elasticità e la velocità di un uomo.
Il Bargossi è tale un portento, come corridore, che le corse ed i salti che fa sembrerebbero cosa incredibile se non ci fosse da veder cogli occhi nostri i suoi meravigliosi esercizi.

Una commissione della Società Centrale di Ginnastica mi consegnò una pergamena, su cui tra l’altro era scritto……Ella è un vero portento, e noi sinceri ammiratori di tutti quelli che in qualsiasi modo sviluppando le loro forze intellettuali o le fisiche si rendono celebri nella loro specialità, siamo onorati di tributare all’Uomo-cavallo quegli elogi che merita la sua abilità unica finora nel mondo.

Tornai dunque in Francia ed il Bien Pubblic di Dijon del 30 luglio 1878 annunciava così il mio arrivo in quella città:
“ Il signor Bargossi, che noi abbiamo visto ultimamente a Digione, al Parco ed al Carosello, compiere come corridore delle vere prodezze, diretto ora a Parigi all’Esposizione, si è fermato nella nostra città.
Da quando ci ha abbandonati, il sig. Bargossi ha registrato dei nuovi e numerosissimi successi. Ecco qui, tra gli altri, uno de’ suoi tours de force. A Torino al gran Skating-Ring, dopo aver fatto in un’ora una corsa prodigiosa di 20 chilometri, egli ha, per soddisfare un desiderio di S.A.R. la Duchessa di Genova, presente alla rappresentazione, percorso 4 chilometri in 13 minuti. Sono i nostri confratelli di Torino che affermano il fatto, e noi dobbiamo crederlo come parola di Vangelo, dappoiché i giornalisti non si permettono mai di mentire. Questa velocità incredibile del sig. Bargossi è semplicemente quella d’un treno ordinario di ferrovia. E qua in Francia l’illustre corridore fu unanimemente e solennemente battezzato: l’Uomo-Locomotiva, nome col quale egli passerà alla più tarda posterità”.
Ed ebbero parole entusiastiche la Democratie di Besancon, Le Journal du Havre, e l’altro giornale “Havre” nel suo numero del 18-19 agosto scriveva tra l’altro:
“……….Il sig. Bargossi è veramente un corridore straordinario. Egli aveva annunciato sugli avvisi, che avrebbe fatto 60 volte in un’ora il giro della Piazza della Sotto-Prefettura ilo cui perimetro misura 250 metri. Di più egli doveva saltare 60 ostacoli di un metro ciascuno d’altezza. Questa promessa fu più che largamente mantenuta. L’Uomo Locomotiva ha fatto 61 giri in cinquantasei minuti, vale a dire il percorso di 15 chilometri e 250 metri. Senza parlare degli uomini, pochi cavalli, anche fra i migliori, sono capaci di sostenere durante meno d’un ora una simile corsa.
E lui Bargossi, non pareva per nulla affatto stanco: egli saltava, sgambettava, sorrideva alla folla, emetteva fischi di tempo in tempo, vuotava un bicchier di vino, fumava la sua sigaretta, e tutto questo senza rallentare la sua corsa, senza perdere un passo, facendo imperturbabilmente il suo giro in un tempo che variava dai 56 ai 58 secondi.
Noi lo ripetiamo, è una cosa veramente straordinaria, e non ci avvenne mai di ammirare un corridore di questa forza, o che gli si avvicinasse. Aggiungiamo che l’Uomo Locomotiva, piccolo e tarchiato, è nonostante elegantissimo di forme. Le sue fattezze sono graziose; egli corre leggermente, di pieno piede, col corpo dritto, e tenendo sempre in alto la sua inseparabile mazzetta”.
Continuai il mio giro per le province francesi, sempre desiderato ovunque, sempre freneticamente applaudito.
Ommetto per amor di brevità di accennare agli articoli dei giornali di tutte le città ove offrivo prova della mia velocità di gambe. Riporterò qualche brano di quegli scritti, tanto per lasciare ad altri la parola in cose che tornano tanto a lode di me.
E così Le Journal d’Indre-et-Loire di Tours nel suo numero del 21 ottobre 1878:
“Ieri, il signor Achille Bargossi, detto l’Uomo–Locomotiva, ha dimostrato che il suo sopranome non è punto un’adulazione. Egli ha trovato mezzo di stancare alla corsa un cavallo, eccellente trottatore, montato da un eccellentissimo cavaliere. In un’ora e 15 minuti ha fatto 72 volte il giro del Campo di Marte, ciò che equivale ad una distanza di 23 chilometri. I due ultimi giri hanno soprattutto meravigliato gli affollati spettatori.
Mentre il cavallo cedeva visibilmente alla stanchezza e si rifiutava a più oltre proseguire la corsa, il signor Achille Bargossi raddoppiò di velocità ed in un minuto e mezzo fece due volte il giro del Campo di Marte. E dopo questo vero tour de force, pareva a tutti, a giudicarlo dall’aspetto suo caldissimo, ch’egli avesse passata un’ora nel suo letto“.
E così mi coprirono di elogi “L’Echo de la Dordogne”, “La Victoire”, “La Gironde” di Bordeaux, la quale scrisse: “ Il signor Bargossi, il corridore italiano soprannominato l’Uomo-Locomotiva”, ha dato jeri – 24 novembre 1878 – la sua prova pubblica sulla Piazza Magenta. Se la cavò con molto onore. Era stata eretta nel mezzo della Piazza, una cinta nella quale s’era disposta una pista di 300 metri. Il signor Bargossi si slanciò al passo ginnastico a 3 ore e 5 minuti. A quattr’ore e 25 minuti egli si arrestava dopo aver compiuti 80 giri e saltati 20 ostacoli. Un cavallo, ed era un buon cavallo, che lo seguiva, dovette rinunciare al 65° giro”.

fonte: Achille Bargossi – L’uomo locomotiva – Autobiografia e Memorie

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