UN MONUMENTO ISPIRATO ALL’ATLETICA

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SAN JOSE, California. Ha fatto il giro del mondo, quella foto storica di Tommie “JET” Smith e John Carlos durante la premiazione dei 200 alle olimpiadi di Città del Messico del 1968. Testa abbassata, senza scarpe, pugno chiuso guantato di nero. Fu uno dei simboli della protesta del ’68 e uno dei momenti storici della battaglia per i diritti umani dei neri americani.

Ora quella foto è diventata un monumento posto nel campus dell’università di San Jose in California. Centinaia di studenti, amici, familiari e personalità della città hanno presenziato alla cerimonia di inaugurazione della scultura in bronzo, acciaio e ceramica alta più di 6 metri realizzata dall’artista di origine portoghese chiamato Rigo 23.

Oltre alle varie personalità locali, c’erano ovviamente anche Smith e Carlos più l’australiano Peter Norman (argento quel giorno ndr) e Lee Evans (oro sui 400) che hanno così avuto modo di incontrarsi e discuterne assieme ancora una volta.

“E’ stato come lanciare un sasso in uno stagno e vedere che le onde viaggiano ancora; quei due ragazzi, quel giorno diedero via la loro gloria olimpica e voi oggi a San Jose gliela state ridando indietro” ha dichiarato Peter Norman che quel giorno si presentò sul podio con un nastro nero in segno di solidarietà con Smith e Carlos. “E’ un grande onore per noi” ha detto Smith e sono felice di sapere che quel gesto sarà ricordato anche quando noi non ci saremo più”

Smith, Carlos e Norman in quei giorni ricevettero molte critiche oltre che minacce per quella esibizione e una volta tornati in patria fondarono assieme a Lee Evans un movimento chiamato “Progetto Olimpico per i diritti umani” che peraltro fu appoggiato anche dall’allora rettore dell’Università Robert Clark, ricordato durante la cerimonia..

Ci sono stati momenti di grande emozione quando il drappo nero che copriva la statua si è incastrato due volte sui pugni alzati dei due atleti, quasi a volere sottolineare l’importanza di quel gesto. Il gradino del podio che fu di Norman è libero cosi che i visitatori possano salirci e sentirsi parte del momento come raccomanda l’iscrizione ai piedi della statua.
“Quel momento non dovrà essere mai dimenticato e la scultura è qui per ricordarlo, ha dichiarato Don Kassing, l’attuale rettore. Per ultimo il commento di John Carlos oggi sessantenne “E’ meglio di quanto avevo pensato. Quei due giovani ragazzi sul podio staranno li per sempre”

fonte: Sportsillustrated

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