L’EVOLUZIONE DI ALCUNE SPECIALITA’ FEMMINILI

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L'altezza degli ostacoli, la dimensione degli attrezzi nell'atletica maschile e femminile. E' proprio il caso di dire.. “Due pesi, due misure?”. Una prima introduzione sul controverso argomento a cura di Franco Pizzi, appassionato di statistiche e grande conoscitore dell'atletica di oggi e di ieri.

Con l’inserimento dei vari programmi olimpici e mondiali dei 3000 siepi femminili si è finalmente chiuso il gap con il mondo maschile per quanto riguarda le varie discipline dell’atletica leggera. Anzi, no. Non mi riferisco all’altrettanto auspicata omologazione fra decathlon maschile e femminile ma baso questa breve analisi su queste due specialità:

– i 100 ostacoli, ovviamente femminili
– tutti i lanci femminili, con la sola esclusione del giavellotto.

Queste discipline, a mio avviso, sono vincolate ancora da delle regole anacronistiche per quanto riguarda l’altezza degli ostacoli e il peso degli attrezzi da lanciare. Andiamo con ordine.

I 100 ostacoli: anche se questa specialità ha subìto una evoluzione a cavallo degli anni ’70 passando dagli 80hs ai 100hs, le modifiche effettuate non sono certo adeguate alle prestazioni e alla caratteristiche delle specialiste attuali. Prendiamo in considerazione, per esempio, l’altezza “media” di un ostacolista uomo: posso pensarlo intorno all’1.83/1.85m. Sì, ci sono stati in passato e sempre ci saranno delle eccezioni, sia per difetto che per eccesso. Per citare alcuni esempi, partendo dal passato, mi viene in mente Harrison Dillard che era abbondantemente sotto l’1.80 per arrivare allo stesso Allen Johnson, le cui schede lo danno ad 1.78. In eccesso, invece, ci sono gli esempi del tedesco Florian Schwarthoff (nella foto), che supera i 2 metri, o il meno noto Larry Sheep dato per 1.98, per arrivare a Greg Foster o Reggie Torian stimati sopra l’1.90. In generale, comunque, uno specialista “tipo” dei 110 hs deve avere un’altezza standard intorno all’1.83/1.85, per avere una redditività ottimale sia nel passaggio dell’ostacolo che nel percorrere la distanza fra ostacolo e ostacolo e non trovarsi nell’esigenza di “tagliare” troppo il passo o allungare la falcata (nel caso di un atleta troppo basso).

Pensiamo ora ad una generica specialista femminile degli ostacoli: potrei pensarla intorno agli 1.68/1.70. Sì, anche qui ci sono, in genere, alcune atlete di altezza inferiore (Gail Devers, Perdita Felicien o anche la prima grande specialista dei 100hs Anneliese Ehrhardt), ma in genere non si dichiara il falso se le ostacoliste sono, in media, 15 cm di altezza inferiore rispetto ai loro colleghi maschi. Appunto, 15 cm in meno. Ora, gli ostacoli per gli uomini sono 1.06cm, quelli per le donne 84cm. La domanda quindi è: “come mai gli ostacoli sono ben 22 cm in meno fra uomini e donne?”.

Tutto questo considerando, fra l’altro, che la differenza di altezza andrebbe misurata al “cavallo” e non per tutta la lunghezza di un atleta. Comunque sia, 22 cm, ai giorni d’oggi, sono un’enormità. Una altezza ragionevole per un ostacolo femminile dovrebbe essere quindi intorno ai 91/94 cm. C’è chi propone anche altezze maggiori e, addirittura, un allungamento dell’intervallo fra ostacolo ed ostacolo attualmente ad 8.50 metri, ma già l’aumento dell’altezza di un ostacolo permetterebbe di creare delle “vere” specialiste e non vedere velociste prestate agli ostacoli come vediamo oggi (un esempio su tutte: Gail Devers, assolutamente deficitaria nella tecnica di passaggio dell’ostacolo). Oggi, infatti, la componente principale di una ostacolista è la velocità e non il passaggio di un ostacolo, mentre per un ostacolista uomo si usa dire che “se si è un buon ostacolista allora si è anche un buon velocista ma è assolutamente falso il viceversa”. Se si guarda una gara femminile di ostacoli si possono notare ancora tante e tali posture da velocista durante l’azione di passaggio dell’ostacolo che solo un innalzamento della barriera costringererebbe a correggere e questo senza nemmeno troppo penalizzare le atlete “basse”, diciamo intorno all’1.60, se pensiamo alla proporzione maschile.

I lanci: anche qui, a mio parere, siamo di fronte ad un errore storico e, se vogliamo, statistico. Esaminiamo i pesi degli attrezzi femminili rispetto a quelli maschili. Il giavellotto femminile, ad esempio, è 3/4 del peso del relativo attrezzo maschile. Per gli altri attrezzi si va dal peso e martello che sono poco sopra la metà del corrispondente maschile fino al disco, che ne è esattamente la metà. Al giorno d’oggi, poi, dove esistono delle vere e proprie specialiste dei lanci, sia dal punto di vista tecnico che dello sviluppo della forza, tali “pesi” non solo rappresentano un’anomalia storica ma possono addirittura rappresentare un vero e proprio handicap per le atlete. Infatti, non è assolutamente detto che con un peso inferiore si riesca ad ottenere risultati di maggior pregio, sia tecnico che, diciamo così, balistico.

Spesso si nota come un un attrezzo troppo leggero penalizzi oltre modo un atleta “forte” perché, in sostanza, non “sente” l’attrezzo e la forza e la velocità che imprime viene in gran parte dispersa. Se tralasciamo ulteriori dettagli tecnici in tal senso e pensiamo solo all’anomalia già riscontrata in precedenza per quanto riguarda il giavellotto in confronto con gli altri attrezzi del mondo femminile ed applichiamo la stesse proprozioni, abbiamo che un peso più realistico per gli altri attrezzi dovrebbe dunque essere di circa 5.5kg per peso e martello e di esattamente 1.5kg per il disco. Un’ultima annotazione mutuata dal mondo master: il disco femminile non subisce alcun decremento nel peso all’aumentare delle fasce d’età, e questa rappresenta un’anomalia ben difficile da spiegare se confrontata con le altre specialità.

fonte: AtleticaNET

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