STORIA DEL PRIMATO MONDIALE DEGLI 800 METRI MASCHILI

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Il primo Congresso della I.A.A.F. – International Amateur Athletic Association, organismo nato nel 1912 subito dopo la conclusione dei Giochi Olimpici di Stoccolma, si tenne a Berlino il 21 agosto 1913.
Una delle prime iniziative intraprese dalla neonata federazione internazionale fu quella di stabilire ed approvare un regolamento che disciplinasse lo svolgimento delle competizioni internazionali e procedesse alla omologazione dei primati olimpici e dei record del mondo, prendendo in esame, per questi ultimi, anche la documentazione relativa alle prestazioni realizzate antecedentemente la sua costituzione.
La tabella ufficiale dei primati stilata nel 1913 venne pubblicata il 12 giugno 1914.
E’ opportuno ricordare che all’epoca, Giochi Olimpici a parte, si correvano prevalentemente le 880 yards (804.68 metri); alle Olimpiadi di Stoccolma del 1912, come nelle precedenti edizioni, le gare si svolsero sulla distanza metrica, ma venne effettuata una rilevazione cronometrica anche 4 metri e 68 centimetri oltre la linea del traguardo, per consentire di ottenere il tempo anche sulla distanza tanto cara ai paesi anglosassoni.
Il primo record iscritto nell’albo dei primati mondiali fu proprio quello ottenuto nella finale olimpica di Stoccolma, disputatasi sulla pista in carbonella dell’Olympic Stadion.
La gara si svolse l’8 luglio 1912. Ad essa parteciparono otto finalisti, fra i quali purtroppo non figurava il nostro Emilio Lunghi, che non era riuscito a superare la semifinale.
La vittoria arrise allo studente statunitense della Mercersburg Academy, James Edwin “Ted” Meredith (14.11.1891-2.11.1957), al termine di una lotta molto accanita con i connazionali Melvin Sheppard, campione olimpico in carica, e Ira Davenport.
Il tempo di Meredith, dopo che Sheppard si era reso protagonista di un primo giro velocissimo (52.4), fu rilevato in 1:51.9 agli 800 metri e in 1:52.5 alle 880 yards; la prestazione migliorava quella ottenuta da Emilio Lunghi il 13.9.1909 ai campionati canadesi di Montreal (1:52.4/5), ma non riconosciuta dalla I.A.A.F.
In questa breve rassegna dei primati sulla distanza del doppio giro di pista mi occuperò solo dei tempi ottenuti sulla distanza metrica, in quanto quella inglese andò nel tempo gradatamente scomparendo. Per le 880 yards mi limiterò a citare i progressi più notevoli.
Ecco quindi che una prima “limatura” al primato degli 800 metri, venne effettuata sedici anni dopo dalla gloria francese Séraphin “Séra” Martin (2.7.1906-22.4.1987), che il 14 luglio 1928, proprio il giorno della festa nazionale, allo Stadio di Colombes, durante i campionati francesi, guidato dalla lepre Laroche (52.8 ai 400 metri), portò il limite mondiale a 1:50.3/5. Passaggio di Martin ai 500 metri: 1:07.8 e ai 600: 1:21.5.
Un’altra finale olimpica, quella di Los Angeles del 2 agosto 1932, portò all’abbattimento della barriera dei 110 secondi!
Autore dell’impresa fu un maestro elementare inglese, Thomas Hampson (28.10.1907-4.9.1965), che sulla pista del Memorial Coliseum fece segnare a due cronometri lo straordinario tempo di 1:49.8, mentre un terzo registrò addirittura 1:49.6; venne effettuata, per la prima volta, anche una rilevazione automatica che dette il responso di 1:49.70.
Due canadesi occuparono le posizioni d’onore. Uno di questi, Philip Edwards, passò ai 400 metri in 52.3, cinque decimi in meno di Hampson, che concluse il secondo giro il 54.9.
Due anni dopo, 16 giugno 1934 al Palmer Stadium di Princeton (New Jersey), il mancato rilevamento cronometrico ufficiale agli 800 metri, privò lo statunitense Ben Eastman della soddisfazione di migliorare il primato mondiale sulla distanza metrica (tempo ufficioso 1:49.1), ma non gli tolse quello delle 880 yards con 1:49.8, record che peraltro già gli apparteneva (San Francisco, 4 giugno 1932, 1:50.9).
Un gruppo di atleti americani rimase a gareggiare in Europa dopo le Olimpiadi di Berlino del 1936.
In una di queste riunioni, disputatasi a Stoccolma il 20 agosto, l’americano Glenn Cunningham (4.8.1909-10.3.1988), medaglia d’argento sui 1500 metri ai giochi olimpici, si impose in 1:49.7 su un lotto di agguerriti concorrenti fra i quali ricordiamo l’inglese John Powell (1:50.8) ed il nostro Mario Lanzi (1:51.4). Fu proprio l’italiano, secondo a Berlino dietro allo statunitense Johnny Woodruff, a lanciare la gara con un passaggio in 53.4 ai 400 metri. In quella gara era presente anche il tedesco Rudolf Harbig (sesto), che di lì a poco, sarà autore di accesi duelli con il campione azzurro.
Il successivo record giunse al termine di una strana competizione, quale solo gli inglesi erano soliti organizzare. Sulla pista della London University a Motspur Park il 20 agosto 1938 si disputò una corsa a “vantaggi intercalati” con sei atleti scaglionati lungo la pista a fare da traino al concorrente che tentava il primato: il britannico Sydney Wooderson (30.8.1914).
L’impiegato londinese colse così entrambi i primati sul doppio giro di pista: 1:48.4 e 1:49.2y.
L’anno dopo, in pieno conflitto mondiale, a Italia e Germania, belligeranti alleate, non rimaneva che disputare incontri diretti.
Fu proprio durante uno di questi, Milano 15 luglio 1939, che venne registrato un primato mondiale sulla distanza degli 800 metri destinato, complice anche la guerra, a rimanere imbattuto per ben sedici anni!
Sulla pista di 500 metri della vecchia Arena Civica, si incontrarono i due amici-rivali di quegli anni: il tedesco Rudolf Harbig (8.11.1913-5.3.1944), campione europeo in carica, e il nostro Mario Lanzi.
Fu un duello aspro che Harbig risolse a suo favore a cento metri dall’arrivo, quando staccò decisamente il nostro portacolori andando a chiudere la gara in 1:46.6, migliorando di 1.8 il primato di Wooderson. Lanzi concluse la sua gara in 1:49.0, record italiano. Mario Lanzi uguagliò il suo primato a Bologna il 29.6.1941. Poi bisognò attendere ben 22 anni per vederlo superato nel libro dei record nazionali.
La guerra bloccò l’attività sportiva e, fra tante, stroncò anche molte vite di atleti. Fra queste proprio quella di Rudolf Waldemar Harbig, avvenuta nel villaggio ucraino di Kirovograd, fronte della Russia meridionale, in una imboscata nella quale cadde il reparto di paracadutisti del quale era al comando.
Dal 1950 al 1955 il primato mondiale delle 880 yards scese dall’1:49.2 di Wooderson, pareggiato il 19 agosto 1950 dallo statunitense Malvin “Mal” Whitfield, un texano di sangue e pelle mulatta, oro sulla distanza metrica ai Giochi di Londra del 1948 ed ai successivi di Helsinki del 1952, all’1:47.5 di Lon Spurrier, la meteora americana che ottenne la straordinaria prestazione a Berkeley il 26 marzo 1955.
La spallata al record degli 800 metri arrivò dal belga Roger Moens (26.4.1930) al termine di una gara dai toni agonistici straordinari, corsa il 3 agosto 1955 al Bislett Stadium di Oslo nel corso del tradizionale meeting in terra norvegese.
Ad un primo giro corso nell’eccezionale tempo di 52.0, Moens fece seguire un giro conclusivo in 53.7 che gli permise di resistere alla grande rimonta dell’uomo di casa Audun Boysen e chiudere la gara nel tempo di 1:45.7.
Ai Giochi di Melbourne del 1956 vinse l’oro lo statunitense Tom Courtney che l’anno dopo a Los Angeles (24.5.1957) portò il primato delle 880 yards a 1:46.8.
Le olimpiadi romane del 1960 videro salire alla ribalta un nuovo astro del mezzofondo veloce: il neozelandese Peter Snell (17.12.1938) che vinse l’oro davanti al belga Moens, in 1:46.3 al termine di un tour de force di quattro turni di gara in appena 53 ore.
L’anno dei records per Snell fu il 1962. Il 3 febbraio a Christchurch, all’International Lancaster Park (pista in erba), Peter Snell, guidato da una lepre velocissima fissò in 1:45.1 in tempo sulle 880 yards. Agli 800 metri il cronometro si era fermato sul tempo di 1:44.3, che costituiva il nuovo primato del mondo! Anche la barriera dei “centocinque” secondi era stata infranta!
Durante i Giochi Olimpici disputati ai 2.248 metri di altitudine di Città del Messico, dopo che l’americano Jim Ryun aveva portato (Terre Haute, Stato dell’Indiana, 10.6.1966) a 1:44.9 quello sulle 880 yards, l’australiano Ralph Doubell (11.2.1945) si aggiudicò la medaglia d’oro davanti al keniano Wilson Kiprugut, correndo la distanza in 1:44.3, uguagliando il record i Snell. Per la prima volta si era gareggiato su pista di materiale sintetico (tartan) e, sempre per la prima volta dal 1932, il titolo olimpico degli 800 metri era stato conclamato dal primato mondiale.
Gli Olympic Trials del 1972, disputati sulla pista di Eugene (1.7.1972), rivelarono lo “sconosciuto” Dave Wottle (7.8.1950) che vinse a sorpresa gli 800 metri in 1:44.3, battendo Rick Wohlhuter, andando a iscrivere il suo nome nell’albo dei primati accanto a Snell e Doubell.
Wottle, approfittando anche della mancata qualificazione di Ryun e della caduta di cui rimase vittima in batteria Rick Wohlhuter, si ripeté ai Giochi Olimpici di Monaco di Baviera, vincendo l’oro davanti al russo Arzhanov.
Agli inizi degli anni ’70 si era presentato sulla ribalta internazionale un atleta che rivelatosi nel lontano Sudafrica, era destinato a raggiungere la fama con la maglia azzurra dell’Italia. Stiamo parlando di Marcello Fiasconaro, un atleta scoperto e portato al successo da Primo Nebiolo. Dopo il suo arrivo in Italia “March” si era impossessato facilmente dei primati nazionali dei 400 e degli 800 metri.
La ciliegina sulla torta venne collocata alle 22.30 del 27 giugno del 1973 all’Arena Civica di Milano dove era in programma l’incontro internazionale Italia – Cecoslovacchia. Al termine di un bel duello con il ceco Jozef Plachy, Marcello Fiasconaro, dopo un passaggio ai 400 metri in 51.2, concluse vittoriosamente la sua cavalcata, condotta sempre in testa, in 1:43.7 (1:43.71 il tempo automatico), che migliorava nettamente il tempo di Wottle. Ciò avveniva un mese esatto dopo che Rick Wohlhuter aveva portato a 1:44.6 (Los Angeles, 27.5.73) il record del mondo delle 880 yards.
L’americano scenderà ancora a 1:44.1y (Eugene, 6.6.1974), prima che il cubano Alberto Juantorena (3.12.1950), pensasse bene di onorare la sua medaglia d’oro olimpica (Montreal, 25.7.1976), con il nuovo primato del mondo: 1:43.5 (1:43.50), davanti al belga Ivo Van Damme ed allo stesso recordman Wohlhuter.
Un anno dopo a Sofia (21.8.1977), nel corso delle Universiadi, il cubano limerà ancora il suo record mondiale avvicinando la barriera dei “centodue” secondi: 1:43.4.
Questa barriera venne abbattuta due anni dopo dall’inglese Sebastian Coe (29.9.1956), astro nascente del mezzofondo mondiale, che il 5.7.1979 nel mitico Bislett Stadium corse la distanza degli 800 metri in 1:42.4 (1:42.33, tempo che sarà accettato come primato del mondo elettrico dal 1.1.1981).
Un anno dopo aver perso per un’ inezia a Mosca nel 1980 l’oro degli 800, Sebastian Coe venne in Italia per partecipare il 10 giugno 1981 al meeting internazionale “Città di Firenze”.
Ad un primo giro condotto dal keniano Billy Konchellah in 49.6, Sebastian che era passato in 49.7, superò la “lepre” di lusso alla penultima curva per poi lanciarsi in una fantastica volata sospinto dall’incitamento dei 15.000 spettatori del Comunale di Firenze, che lo portò a chiudere la gara in 1:41.73, nuovo primato del mondo!
Il responso cronometrico arrivò dopo una lunga attesa. Cosa era successo? Il cronometraggio automatico era “saltato” e quindi, dal momento che la IAAF rendeva obbligatorio il cronometraggio automatico solo fino ai 400 metri compresi, vennero presi in considerazione i tempi forniti dalle foto cellule, che peraltro concordavano perfettamente con i tempi forniti dai tre cronometri manuali (1:41.6 – 1:41.7 – 1:41.6).
Dopo la magnifica serata fiorentina passeranno ben sedici anni prima che il record degli 800 metri subisse dei ritocchi.
A Stoccolma il 7 luglio 1997 il keniano Wilson Kipketer (12.12.1970) uguagliò il primato di Coe, battendo – guarda caso – Patrick Konchellah, figlio di Billy che aveva guidato l’inglese al primato.
Il keniano, che presto otterrà la nazionalità danese, si impossessò del primato del mondo nel corso del “principe” dei meetings: il Weltklasse di Zurigo (13 agosto 1997). La “lepre” Joseph Tengelei fu autore di un passaggio velocissimo ai 400: 48.10; poi fu il pubblico del Letzigrund che aiutò Wilson Kipketer a concludere la sua prova in un fantastico: 1:41.24!
Undici giorni dopo (Colonia, 24.8.1997) Wilson Kipketer portò il primato del mondo a 1.41.11, ed anche questa volta in gara c’era Patrick Konchellah, che giunse alle spalle del connazionale.
Dal 1912 al 1997 erano passati 85 anni! In questo lasso di tempo il primato del mondo era progredito, ad opera di 14 recordman, di 10 secondi e 79!

fonte: Atleticanet

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