GENNAIO 2006 – MA CHI TE LO FA FARE?

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«Ma chi te lo fa fare?» È questa una delle domande che viene spesso rivolta, più o meno esplicitamente, a un atleta over 35 che pratica l’atletica leggera. Abbiamo posto questa domanda ad alcuni master sparsi sulla penisola, al fine di conoscere un po’ più da vicino le loro motivazioni.
Le risposte sono state molto interessanti e diverse, come variegate sono le storie e le esperienze di questi atleti, accomunati dalla più pura passione per quella che è la regina di tutti gli sport.
C’è chi praticava atletica in gioventù e ha ripreso dopo decine di anni, chi “non ha mai smesso”, facendo dell’attività sportiva una compagna di viaggio della vita, ma anche chi ha messo per la prima volta piede in pista in età già da master. C’è poi chi è spinto dallo spirito agonistico, dal desiderio di mettersi ancora alla prova, rapportandosi alla categoria
di età che ogni 5 anni regala sempre nuovi stimoli, e chi invece ama questo ambiente per il piacere di ritrovarsi tra amici, con la possibilità di vivere delle belle emozioni.

Testimonianze
Arrigo Ghi ha 60 anni, è modenese ed è tornato a saltare con l’asta dopo quasi 40 anni di inattività. «Quando ero giovane saltavo con l’asta rigida; ora la tecnologia si è evoluta, così come la tecnica. Da 2 anni mi sto allenando con costanza per acquisire la tecnica necessaria. La mia motivazione principale è una sfida, quella di valicare l’asticella a 4 metri di altezza, che rappresenterebbe anche il nuovo record mondiale di categoria. Ho una scommessa aperta con un ristorante di Modena, sul raggiungimento di questo obiettivo; se ci riuscirò mi offriranno una cena». Ghi è attualmente detentore del record italiano M60 con la misura di 3,41 m.

Per il mezzofondista palermitano Vincenzo Azzarello, categoria M50, la motivazione principale che lo spinge a competere è il confronto con se stesso e la sfida con l’avversario, ma non solo: «L’ambiente dell’atletica è stupendo, oltre che una grande scuola di vita. Quando partecipai agli Europei danesi venni eliminato al primo turno, ma venni abbracciato dal primo classificato. Quello fu un gesto che mi commosse».

«Chi me lo fa fare? La mia salute! – ha risposto la sessantaquattrenne velocista Pasqualina Ceccotti–. Andai in pensione a 50 anni, ma il lavoro di casalinga mi portò a soffrire di depressione. Mi mancavano i rapporti sociali, le persone,finché mi proposero di far parte della squadra master della Nuova Atletica del Friuli. L’attività fisica mi ha aiutato a superare le ansie. Mi piace molto partecipare ai Campionati, soprattutto a quelli internazionali, dove si respira un clima molto gioioso.»

Per Emma Mazzenga, settantaduenne sprinter padovana, l’agonismo è la molla principale: «Mi piace la competizione e tengo molto al risultato. È ancora molto forte l’emozione che provo prima di andare sui blocchi di partenza».

Anche per Franco Pizzi, lanciatore pisano della categoria M45, lo spirito di competizione è molto forte. «Pratico l’atletica leggera da quando avevo 12 anni e la passione non mi ha mai abbandonato. Mi piace confrontarmi con me stesso ed è lo stimolo della gara che mi spinge ad allenarmi con costanza per arrivare al meglio ai Campionati master, dove ho modo di incontrare molte persone che condividono la mia passione.»

La lanciatrice friulana Brunella del Giudice: «Lo faccio perché mi piace. La motivazione profonda non la so; forse la sfida con me stessa, con il tempo che passa».

Anche per il perugino Antonio Rossi, velocista della categoria M55, la spinta principale è il “piacere” di praticare l’atletica leggera, ma non solo: «Ho iniziato vent’anni fa, anche se già da piccolo sognavo di essere protagonista e di emulare i grandi dell’atletica di allora. A distanza di tanti anni ho realizzato questo sogno, e continuo a realizzarlo ogni giorno, praticando l’atletica master. Inoltre, l’attività fisica è una valida valvola di sfogo per lo stress».

Per il riminese Werter Corbelli, 49 anni “portati bene”, come ama sottolineare, saltatore in alto e giavellottista (oltre che collaboratore di questa rubrica), l’atletica è soprattutto dimostrazione di vitalità: «Mi esalta il ragazzino che salta in lungo così come l’atleta anziano che ancora si cimenta – spiega –. Adoro l’odore della pista. Mi auguro di poterci provare anche a 110 anni, con lo stesso spirito del novantenne Di Guardo, sull’esempio di tanti atleti master irriducibili».

Nella foto Werter Corbelli – di R.Marchi

[Clicca qui] per scaricare il pdf contenente il presente articolo nella veste grafica originale.

fonte: Correre – gennaio 2006 – Pianeta Master di R.Marchi

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