I PROTAGONISTI DI “CHARIOTS OF FIRE” (CARRI DI FUOCO) ALIAS “MOMENTI DI GLORIA”

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Ai Giochi di Parigi del 1924 gli inglesi schierano quattro velocisti, il massimo consentito dal regolamento. I loro nomi: Lancelot Royle, Walter Rangeley, William Nichol e quell'Harold Abrahams, di cui si diceva un gran bene anche come saltatore in lungo, ma che quattro anni prima ad Anversa aveva deluso finendo eliminato nei quarti di finale.
Questa volta l’inglese si presentava fresco del titolo A.A.A. (Amateur Athletic Associations)conquistato a fine giugno sulla pista dello Stamford Bridge.
L'insuccesso belga aveva comunque fatto correre ai ripari lo studente di Cambridge.
Egli infatti, avendo nei suoi obiettivi la vittoria olimpica, scelse per prima cosa un allenatore di sicuro affidamento che trovò nella persona del franco-arabo Samuel “Sam” Mussabini, Senior Coach al London Polytecnich Harriers, lo stesso “trainer” che aveva guidato il sudafricano Reggie Walzer alla vittoria nei 100 metri ai Giochi di Londra del 1908 ed aveva avuto sotto le sue cure i velocisti inglesi più famosi dei suoi tempi: William Applegarth ed Harry Edward.
Abrahams si affidò completamente all’esperto Mussabini e si sottopose ad intensi allenamenti che molti ritenevano troppo severi per quei tempi.
Abrahams tuttavia, nonostante che egli fosse con Eric Liddell il più forte velocista del Regno Unito, non si presentava certo favorito ai Giochi di Parigi.
Le sue credenziali erano rappresentate da un 9.9 sulle 100 yards ottenuto in occasione della sua vittoria nei campionati nazionali del 1924 e da due 9.6, sempre sulla distanza delle 100 yards, che non vennero omologati in quanto inficiato il primo dalla irregolarità della pista ed il secondo da un forte vento a favore.
A proposito del vento c’è da ricordare che la I.A.A.F. non aveva ancora affrontato il problema legato a questo evento atmosferico, la cui incidenza veniva comunque tenuta in debita considerazione.
Solo la A.A.U. (Amateur Athletic Union) negli Stati Uniti aveva stabilito che nelle gare nazionali il limite del vento non dovesse superare le 5 miglia orarie, corrispondenti a 2,235 m/s.
Rari erano comunque gli stadi che disponevano delle attrezzature atte alla misurazione del vento e quindi bisognerà attendere il 1936 per avere la prima regolamentazione del fenomeno (2,00 m/s pari a km/h 7,2).
Abrahams era più noto come saltatore in lungo che non come velocista, avendo vinto due volte i campionati nazionali.
La prima vittoria era del 1923 e la misura ottenuta di m. 7.23, era la seconda nella storia dei campionati della A.A.U. (a soli due centimetri dal 7.25 ottenuto da Peter O'Connor nel 1905), mentre il secondo titolo era del 1924, ma ottenuto con una misura inferiore alla precedente (m. 6.92).

Harold Maurice Abrahams era nato a Bedford il 15 dicembre 1899, figlio di un ricco finanziere della City di origine lituana e di religione ebraica.
Harold, l'ultimo di sei figli, quattro maschi e due femmine, nacque prematuramente e quindi “sotto peso” tanto da far temere per la sua vita.
Egli proprio per il fatto di essere il più piccolo della famiglia, ed anche il più bisognoso di cure, crebbe circondato dall'affetto di tutti i familiari ed in particolare dei fratelli Adolphe e Sidney, gli sportivi di casa Abrahams.
Furono proprio loro a dare ad Harold le prime nozioni di sport frutto delle loro esperienze personali.
Adolphe infatti era stato un mezzofondista di buon valore e poi un esperto di medicina sportiva, mentre Sidney, di quattordici anni più anziano di Harold, era stato velocista e saltatore in lungo di tutto rispetto (campione A.A.A. nel 1913) e fece parte della squadra nazionale inglese che partecipò ai Giochi Intermedi del 1906 ed ai Giochi Olimpici di Stoccolma.
Entrambi i fratelli di Harold furono in seguito autori di libri di argomento sportivo.
Ad Atene Sidney fu impegnato nei 100 metri dove vinse la decima batteria in 11.8 davanti all'americano Prinstein. Venne poi eliminato nel secondo turno eliminatorio nella batteria vinta da Archie Hahn.
Partecipò anche alla gara di salto in lungo classificandosi al quinto posto con la misura di m. 6.21. In questa specialità gareggiò anche a Stoccolma, ma pur migliorandosi a m. 6.72, non andò oltre l'undicesima posizione.
Harold a dieci anni ottenne il suo primo successo in una gara di corsa riservata ai giovanissimi, mentre la sua prima vittoria sulle 100 yards è del 1911 quando il ragazzo non aveva ancora 12 anni.
Nel 1914 furono proprio Adolphe e Sidney a condurre per premio il fratello ad assistere ai campionati nazionali A.A.A. in programma allo Stamford Bridge nei quali era impegnato William Applengarth, che divenne l'idolo del giovane Harold.
Era la prima volta che Harold assisteva ai campionati inglesi e l’emozione per aver visto in azione sulle 220 yards Applegarth rimarrà uno dei ricordi più vivi nella sua fervida mente di adolescente.
Nel 1918 Abrahams entrò quale allievo nel collegio di Repton e fece parte della squadra impegnata nei campionati della “Public School”.
Fu in questa circostanza che Harold cominciò a farsi notare al grande pubblico aggiudicandosi il titolo delle 100 yards e del salto in lungo. In quest’ ultima specialità battè il record scolastico stabilito nel 1891 dal grande Charles B. Fry.
Durante una pausa del servizio militare di prima nomina, che Harold prestò a 19 anni nell’Esercito con il grado di Sottotenente, incontrò Applegarth, ormai ventinovenne, il suo eroe di adolescente, in una gara ad handicap sulle 100 yards.
Abrahams rese due yards ad Applegarth, ma questi vinse la sfida con un vantaggio di sei yards nel tempo di 10 secondi netti.
Alla fine della guerra Harold si era fatto un buon nome nell'ambiente scolastico dove era conosciuto come un valente velocista ed un saltatore in lungo di sicuro avvenire.
Nel 1919, seguendo l'esempio dei fratelli, Harold entrò al Caius – versione latineggiante di Keys, l’ultimo nome di uno dei fondatori – College di Cambridge iscrivendosi alla facoltà di legge.
La sua origine ebreo-lituana influirà molto sulla formazione del carattere di Abrahams, rendendolo, almeno nella fase giovanile, sospettoso ed anche scontroso specie quando non vedeva compresi gli sforzi che egli invece faceva per essere considerato inglese a tutti gli effetti, senza limitazioni di sorta.
Il film “Chariots of fire” – prodotto da David Puttman e dal miliardario egiziano “Dodi” Emad Al-Fayed, lo stesso che il 31 agosto del 1997 rimarrà vittima di un incidente stradale a Parigi mentre si trovava in compagnia di lady Diana Spencer, ex moglie del principe Carlo d'Inghilterra – premiato nel 1981 con ben quattro Premi Oscar, narra come noto la storia degli atleti inglesi Liddell ed Abrahams e le loro imprese ai Giochi Olimpici di Parigi.
La trama del film comincia proprio dal momento dell'ingresso del giovane Harold nel Caius College.
L'episodio relativo all'impegno di Abrahams nel cosidetto “certame di Caius”, una corsa di 188 passi attorno al cortile centrale del college, ci mostra come protagonista vincente la matricola Harold.
In realtà l'impresa venne compiuta invece nel 1927, al Trinity College di Cambridge, da un altro grande dell'atletica inglese, David George Brownlow Cecil, lord Burghley, sesto Marchese di Exeter, che conquisterà la medaglia d'oro dei 400 ad ostacoli alle Olimpiadi di Amsterdam e nel 1946 diverrà Presidente della I.A.A.F.
Lord Burghley annotò nel suo taccuino, dove riportava tutti i tempi ottenuti in allenamento, che il tempo impiegato nel percorrere la distanza del “certame” era stato di 42 secondi e mezzo.
Si dice che all'uscita del film nel 1981 il settantaseienne lord Burghley si sia rifiutato di assistere alla proiezione della pellicola, amareggiato per quella “licenza” nella sceneggiatura imposta dal regista Hugh Hudson.
La celebre sfida ai rintocchi della campana dell'orologio del Trinity College di Cambridge è stata ripetuta nel 1988, ben sessantun anni dopo, da due grandi mezzofondisti inglesi, Sebastian Coe e Steve Cram.
La sfida, organizzata per raccogliere fondi per il“Great Ormond Street Hospital’s Wishing Well Appeal”, venne vinta dal campione olimpico Coe, ma testimoni oculari assicurano che anche Cram percorse il perimetro della Great Court prima del dodicesimo rintocco della campana.
Giudice di questa sfida fu il principe Edoardo, ma il via in realtà lo dette l'antica campana di bronzo della torre che impiegava circa quarantasei secondi per battere i dodici rintocchi, che seguivano il carillon iniziale.
Il campo di gara, rimasto immutato dai tempi dell’impresa di Lord Burgley, è costituito da un cortile quadrato pavimentato con lastre di pietra; il percorso lungo 367 metri. Alla gara benefica del 1988 assistettero 1.500 persone circa.
Coe si presentò in tenuta sportiva stile anni ‘20 con maglietta bianca e calzoncini lunghi fino al ginocchio. Egli però disputò la gara con scarpette ultimo modello e tagliò il traguardo nel tempo di 45.52.
Mentre era impegnato negli studi Abrahams si distinse negli incontri che videro opposte a Cambridge le squadre atletiche di Oxford e quelle americane di Harvard e Yale.
Fisicamente ormai formato (1.83 x 75 kg), Harald costituiva il tipico velocista che utilizzava al meglio la sua falcata e la potenza degli arti inferiori.
Di lui si ricordano le vittorie ottenute negli incontri Oxford-Cambridge: quattro volte le 100 yards, tre volte il salto in lungo ed una volta le 440 yards; poi i duelli con Eric Liddell.
Nel dicembre del 1919 Abrahams battè clamorosamente William Hill, il campione A.A.A. delle 100 yards in carica.
Queste imprese gli valsero la selezione per la squadra nazionale per i Giochi di Anversa del 1920.
In quel momento della carriera Abrahams (m.1.84 per 79 kg.) non era certo ancora all'altezza degli americani Paddock e Scholz e neppure del connazionale Harry Edward.
In terra belga il campione inglese esordì vincendo la prima batteria dei 100 metri con un modesto 11.0, ma nei quarti fu eliminato nel turno vinto da Paddock sul francese Ali-Khan.
Anche la prova sui 200 metri non fu prodiga di soddisfazioni per Abrahams che si fermò ai quarti di finale.
Per lo studente di Cambridge le cose non andarono meglio nel salto in lungo, dove con un modesto m. 6.05 non superò le eliminatorie.
Abrahams fece parte con Hill, d’Arcy ed Edward della staffetta 4×100 inglese che raggiunse la finale, dove però occupò l’ultima posizione di classifica.
Le sue prestazioni individuali erano state inferiori alle attese, ma il ragazzo aveva fatto sicuramente una esperienza preziosa che gli permise di guardare con maggior fiducia al prossimo appuntamento olimpico.
Da quelle sconfitte brucianti Abrahams trasse inoltre motivi di rivalsa che lo indussero a rivedere al suo rientro in patria, tutto il programma di allenamenti in vista dei Giochi che si sarebbero svolti nella capitale francese nel 1924.
Nel 1921 eguagliò la miglior prestazione mondiale sulle 75 yards con il tempo di 7.4, ma la distanza di gara, nonostante si fosse gareggiato sulla pista dello Stamford Bridge, risultò di 8 pollici (cm. 20,32) più corta del previsto e quindi il risultato non fu omologato.
Sulla stessa pista, una settimana più tardi, Abrahams fu sconfitto da Harry Edward sulle 100 yards nei campionati A.A.A.

La marcia di avvicinamento ai Giochi di Parigi cominciò praticamente nel 1922.
In una riunione preolimpica Abrahams si aggiudicò le 100 yards in 10.0 e fece una puntata, per lui insolita, anche sul giro di pista dove ottenne il suo miglior tempo in carriera: 50.8.
Nella stessa manifestazione si impose anche nella prova di salto in lungo con la misura di m. 7.19 stabilendo il nuovo record britannico.
In quegli anni stava emergendo nel Regno Unito anche un altro grande atleta: lo scozzese Eric Liddell, le cui imprese venivano riportate in Inghilterra con grande clamore.
Lo scontro fra Abrahams e Liddell era atteso da tutti i tecnici e gli sportivi con grande curiosità. L’occasione propizia sembrava essere quella offerta dai campionati A.A.A. del 1922, ma all’ultimo momento Abrahams fu colpito da una violenta forma di tracheite e, pur schierandosi al via non potè opporsi ad un Liddell al meglio della condizione.
Due settimane dopo, rimessosi completamente, Harold sulla pista in rettilineo dello stadio di Wembley corse il più veloce “furlong” (ndr: 200 metri in rettilineo) della sua vita nel tempo di 21.6y.
Un anno prima dei Giochi Abrahams, come abbiamo già accennato, prese una decisione che fece molto scalpore, specialmente a Cambridge nel suo ambiente di studio, dove i conservatori imperavano; egli decise di affidarsi ad un allenatore di “grido” e la scelta cadde sul coach che da anni aveva seguito e guidato tanti campioni: Samuel “Sam” Mussabini, ben conosciuto anche nell’ambiente dei professionisti.
L'allenatore franco-arabo, considerato anche un grande esperto di ciclismo e di biliardo, intervenne decisamente per correggere e rendere più efficaci le risorse tecniche di Abrahams. Lavorò sulla partenza, ma soprattutto corresse la sua falcata, riducendone l’ampiezza a vantaggio delle frequenze, e potenziò l'azione delle braccia durante la corsa e nella fase di arrivo.
Grande cura venne riservata anche all’elasticità del passo ed alla ricerca della più aerodinamica posizione da assumere nel finale di gara, al momento di tagliare il traguardo con il petto.
Nei suoi ricordi Abrahams ha lasciato scritto: “Io fino ad allora ero solito allenarmi due o tre volte la settimana. La mia sessione di allenamento consisteva principalmente in lavori di perfezionamento della partenza e nella correzione del movimento delle braccia durante la corsa. Non c’erano ancora all’epoca i blocchi di partenza e quindi grande cura veniva riposta alla preparazione delle buchette. La mia intesa con Sam era ideale perché lui non si comportava nei miei confronti da despota. Noi disputavamo per ore su vari temi tecnici ed alla fine io mi accorgevo che le sue teorie erano le più valide; questo non perché esse erano dettate dalla sua esperienza, ma perché la mia mente le aveva trovate giuste ed accettate”.
I frutti del lavoro di Mussabini si videro ben presto. Il 7 giugno del 1924 in un incontro inter-clubs a Woolwich, Abrahams raggiunse la misura di m. 7.38 nel salto in lungo, demolendo il suo record nazionale e stabilendo un primato destinato a resistere per ben trenta anni, fino al 1954 quando il limite venne superato da Ken Wilmshurst.
Nella stessa manifestazione egli corse anche le 100 yards, aggiudicandosi la gara nel tempo di 9.6 che eguagliava il primato del mondo. Venne però accertato che durante la prova il vento aveva soffiato con generosità alle spalle dei concorrenti e quindi la prestazione non fu inoltrata per l’omologazione.
Due settimane più tardi ai campionati A.A.A. vinse le 100 yards (9.9) ed il salto in lungo (m. 6.92), divenendo il primo ed unico atleta fino a quel momento ad aver vinto contemporaneamente quei titoli nella massima rassegna inglese. L’impresa gli valse naturalmente l’assegnazione della “Memorial Harvey Cup”.
L'operazione Mussabini aveva forgiato un atleta completamente nuovo ed Abrahams ottenne facilmente l'inclusione nella squadra olimpica inglese per i Giochi di Parigi.
I suoi dirigenti riposero in lui la massima fiducia iscrivendolo a quattro gare: 100, 200, salto in lungo e staffetta 4×100, decisione che lasciò sbigottito e preoccupato l’atleta di Caius.
La stampa inglese – in particolare il Daily Express – esaminato il programma e gli orari delle gare criticò molto la decisione dei dirigenti della A.A.A. ritenendo che l’impegno per il giovane Harold fosse eccessivo.
La polemica sortì l’effetto di far rientrare la partecipazione di Abrahams alla prova di salto in lungo.
Si dice che l’articolo che aveva dato origine al “caso” fosse stato scritto dallo stesso Abrahams.
Sembra comunque che il vero motivo della rinuncia di Abrahams alla prova di salto in lungo, debba essere ricercato in una esperienza negativa che il saltatore inglese aveva riportato in occasione dell’incontro fra le squadre di Oxford e Cambridge e quelle di Yale e Harvard svoltosi nel 1921 negli Stati Uniti.
In quella circostanza Abrahams venne sconfitto di misura dal negro americano Edward Gourdin sulle 100 yards e “strapazzato” nella prova di salto in lungo, dove l’americano si impose con la misura di m. 7.69, che costituiva il nuovo primato mondiale, relegando Harold, che aveva ottenuto appena m. 6.73, al secondo posto.
Abrahams stesso raccontò molti anni dopo questo episodio a Roberto L. Quercetani, aggiungendo che in quel momento, esterrefatto per la regolarità dimostrata da Gourdin, “giurò” che d’ora in avanti avrebbe sempre evitato di gareggiare nel salto in lungo con gli americani.
Abrahams aveva letto con apprensione le previsioni della stampa che davano gli americani favoriti assoluti delle gare di velocità e gli articoli che magnificavano le imprese e le doti di Paddock, Scholz e Murchison, che al loro arrivo a Parigi avevano ricevuto accoglienze entusiastiche.
Harold annotò nel suo diario parigino: “Gli americani visti in allenamento mi parvero di un’altra classe, sicuramente superiore alla nostra. Questa non è falsa modestia perché io – d’accordo con i miei compagni – non mi sono mai fatto una così alta considerazione della mia abilità”.
Ed inoltre: “In verità io non credevo di avere possibilità di conquistare la medaglia d’oro; del mio parere non erano tutti gli altri! Io non l’ho mai pensato, sebbene il mio allenatore mi avesse inviato proprio prima dell’inaugurazione dei Giochi uno scritto nel quale mi pronosticava vincitore. Ma io non mi lasciai turbare da questa previsione, e questo fu per me una fortuna!”
I fatti comunque, come vedremo, dettero ragione alla costanza ed alla caparbietà di Abrahams.
Harold Abrahams fu il primo europeo a vincere una gara di velocità nel contesto olimpico e, fino al 1980, rimase l'unico atleta inglese ad aver vinto il titolo in quella specialità.
L’impresa nei 100 metri sembrava però non aver appagato Abrahams che tornato in patria cominciò a pensare ai Giochi di Amsterdam del 1928, la sua terza Olimpiade, dove il suo impegno avrebbe dovuto essere limitato alla sola gara di salto in lungo.
Sarà purtroppo proprio il salto in lungo a porre fine alla sua attività agonistica.
Nel maggio del 1925 durante un incontro svoltosi allo Stamford Bridge fra il club di Abrahams, il Bedfordshire, ed il London Athletic Club, Harold si infortunò seriamente ad una gamba durante l’effettuazione del secondo salto.
Nei giorni successivi all'infortunio, nonostante un pronto intervento operatorio, si temette che Abrahams potesse perdere addirittura la gamba. Invece, dopo sei mesi trascorsi nella più completa immobilità, egli poté riprendere gradualmente a camminare, ma per il resto della sua vita rimase leggermente claudicante.
Abrahams fu pertanto costretto ad interrompere l'attività agonistica ed a riversare i suoi interessi su altre attività che comunque rimasero sempre legate al mondo dell'atletica, nonostante che nel frattempo egli avesse conseguito la laurea in legge.

Egli fu corrispondente di molti giornali. Scrisse di atletica per il Sunday Times dal 1925 al 1967 e collaborò attivamente anche con il World Sports ed il Daily Telegraph. La sua voce divenne una delle più popolari della BBC, per la quale curò le prime trasmissioni sportive.
Nel 1926 fu eletto membro della Athletic Amateur Association e fece parte della Commissione Tecnica della I.A.A.F. insieme a Sigfrid Edström, Billy Holt, Avery Brundage e Bo Ekelund.
Due anni dopo scrisse insieme al fratello Adolphe un manuale intitolato “Training for Athletes” che ebbe molto successo.
Con J. Bruce-Kerr curò la compilazione di un volume nel quale erano riportati tutti gli incontri sportivi fra le Università di Oxford e di Cambridge, con la lista di tutti i 7.717 “Blues” che vi avevano preso parte dal 1827 al 1930. Egli curò inoltre la stesura del Rapporto dei Giochi di Amsterdam per conto della British Olympic Association.
Nel 1935 (e non nel 1924 come rappresentato per esigenze di sceneggiatura nel film “Chariots of fire”) conobbe e sposò la divorziata Sybil Evers, una cantante di operette molto famosa in quel tempo in Inghilterra. Il loro fu un matrimonio molto felice. La coppia, che abitò per molti anni a Winchmore Hill, adottò due figli Alan e Sue.
Sybil Evers purtroppo scomparve prematuramente nel 1963 e questa disgrazia colpì profondamente Harold.
Abrahams scrisse molti libri di sport a carattere storico-statistico e divenne una delle personalità di spicco nell'ambiente dell’atletica leggera, tanto che nel 1950 a Bruxelles fu nominato primo Presidente della neonata A.T.F.S. (Association of Track & Field Statisticians); nel novembre del 1976 venne eletto presidente della A.A.A.
Per quarant’anni egli venne considerato la voce dell’atletica britannica e, a parte quelli del 1932, presenziò dal 1920 fino alla sua morte a tutte le edizioni dei Giochi Olimpici .
Molti anni dopo la sua vittoria di Parigi, Abrahams in un suo scritto rivelò che durante la preparazione olimpica egli aveva fatto ricorso ad un tonico stimolante, chiamato “Easton Syrup”, che conteneva una piccola quantità di stricnina.
Harold Abrahams morì il 14 gennaio del 1978.

Roberto L. Quercetani che lo conobbe e lo incontrò a Bruxelles all'atto della fondazione della A.T.F.S. (Association Track & Field Statisticians), così lo ricordò in un articolo commemorativo:
“Il nostro primo contatto con lui avvenne nel ’48, quando ci scrisse per ottenere dati sui partecipanti ai Giochi di Londra.
Nel ’50, quando undici di noi statistici fondarono a Bruxelles la Association of Track and Field Statisticians, l’idea di nominare Harold Abrahams nostro presidente onorario venne spontanea, non solo per il suo prestigio, anche di legislatore nel settore atletico, ma anche in riconoscimento del fatto che egli era stato, negli anni fra le due guerre mondiali, uno dei rari compilatori di analisi statistiche.
Da allora intrattenemmo con lui rapporti di sincera amicizia. Abrahams poteva definirsi al tempo stesso un conservatore e un radicale: era nel primo di questi canali per il suo innato rispetto delle regole costituite e nel secondo quando la sua ragione gli suggeriva di promuoverne, con energia ma anche con senso pratico, di nuove.
Avemmo con lui, nel corso degli anni, più di una amichevole discussione su temi di comune interesse, l'ultima delle quali nel giugno dell'anno scorso a Torino (n.d.A.: giugno 1977), argomento quel cripto-professionismo che aveva fra l'altro svilito il triangolare Italia-Usa-Inghilterra per il quale ci trovavamo lì. I nostri punti di vista sul futuro dell'atletica non potevano dirsi collimanti: lui era un difensore convinto del dilettantismo, sia pure con qualche concessione alla “realtà dei tempi nuovi”; noi eravamo e siamo a favore di un'atletica “open”, sia pure con determinanti controlli e restrizioni. Al momento di salutarlo (purtroppo per l'ultima volta) ci rivenne in mente una frase del coach-filosofo americano Brutus Hamilton ad un suo amico che gli suggeriva di votare per un candidato politico diverso da quello che Brutus aveva a cuore: “Guarda che bel Paese è mai questo, nel quale tu ed io possiamo nutrire idee diverse ed avere entrambi ragione”.

fonte: I figli del vento – Storia dei 100 metri ai Giochi Olimpici ed ai Campionati del Mondo – Vol. 1 – Atene 1896 – Los Angeles 1932

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