LA STORIA RACCONTA: GELINDO BORDIN

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Gelindo Bordin, classe 1959, il più grande maratoneta italiano. Questo dice la sua straordinaria carriera dove è stato sempre protagonista nelle maggiori competizioni internazionali.
Inizialmente si cimenta principalmente sui cross, una specialità che sicuramente forgerà il carattere di maratoneta nel prosieguo della carriera. Il suo migliore piazzamento ai Campionati Mondiali di Cross risulterà essere un 23° posto nell’edizione del 1986. In quegli anni anche tanti secondi posti alle spalle di Cova negli Assoluti.
Nel 1984 fa il suo esordio in maratona. A Milano è primo: vince in 2h13’20”.
Solo sei mesi dopo è 12° ad Hiroshima nella Coppa del Mondo con il tempo di 2h11’29”. Nel 1986 a Stoccarda si disputano i Campionati Europei e qui Bordin comincia a cogliere i suoi primi allori internazionali. Insieme a lui è grande protagonista un altro azzurro, Orlando Pizzolato, che contende fino all’entrata in pista l’oro a Gelindo il quale si impone per soli tre secondi: 2h10’54”.
L’anno dopo a Roma ci sono i Campionati Mondiali. Davanti all’atleta veneto, autore di una grande gara in rimonta, ci sono due fortissimi africani. L’oro va al keniano Wakiihuri in 2h11’48” e l’argento al gibutiano Saleh che chiude in 2h12’30. Bordin arriva solo dieci secondi dopo raccogliendo una meritata ovazione dal pubblico romano.
Nella primavera del 1988 ottiene la migliore prestazione italiana (2h09’27”) con il quarto posto nella maratona di Boston. Si presenta alle Olimpiadi di Seul con indubbie credenziali ma, come sempre, è impossibile avere certezze sull’andamento di una maratona.
E’ domenica 2 ottobre ed è la giornata di chiusura dei Giochi. Sono 124 gli atleti al via. Gelindo ha il numero di pettorale 579. E’ una gara molto dura, ad eliminazione. Si arriva al 37° chilometro quando Saleh attacca e viene seguito, a distanza, da Wakiihuri e da Bordin. Dopo due chilometri è sempre in testa il gibutiano con un vantaggio di 20 metri sul keniano e di 40 metri sull’italiano. La situazione sembra ormai delineata, invece nel chilometro successivo la gara viene rivoluzionata. Bordin raggiunge e supera Wakiihuri e va ad avvicinare Saleh il quale si volta continuamente. Il veneto capisce che deve rischiare tutto e sorpassa di slancio Saleh. Ora Bordin vede lo stadio e vola verso il traguardo. Nel frattempo l’impresa di Bordin è accompagnata da una leggendaria telecronaca di Paolo Rosi. Alcune sue frasi: “Va glorificato”, “Sorridi Gelindo”, “Un eroe dello sport italiano”, “Hai messo in ginocchio gli atleti degli altipiani”, “E’ la vendetta della tragedia di Pietri”. Ed è leggenda il bacio dato alla pista da un Gelindo inginocchiato appena dopo aver tagliato il traguardo. Il podio è lo stesso di Roma 1987 ma le posizioni sono tutte diverse: Bordin 2h10’32” – Wakiihuri 2h10’47” – Saleh 2h10’59”.
E’ una vittoria straordinaria ancora più rilevante dal fatto che in tutti i Giochi coreani, dagli 800 metri alla Maratona, questo è l’unico Oro vinto da un non africano.
Nel 1990 Bordin va a vincere la prestigiosa Maratona di Boston con il suo primato personale: 2h08’19”. E agli Europei di Spalato si presenta ovviamente come il favorito. E’ una facile vittoria anche con un tempo abbastanza alto: 2h14’02”. Anche in questa edizione gli arriva alle spalle un altro azzurro: Gianni Poli.
L’anno seguente arriva 8° ai Mondiali di Tokyo e nel 1992 è sfortunatissimo nel tentare di difendere il titolo olimpico a Barcellona; è costretto al ritiro a causa di una caduta.
1 Oro olimpico, 2 Ori europei, 1 Bronzo mondiale e 18 maglie azzurre sono i numeri di uno splendido atleta che ci ha sempre regalato bellissime emozioni.

fonte: Mario Biagini – Atleticanet / Foto: Sporting-Heroes.net

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