ARMIN HARY: L’UOMO CHE PER PRIMO CORSE I 100 METRI IN 10 SECONDI NETTI!

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Il 21 giugno del 1960, a due mesi dall’inizio dei Giochi Olimpici di Roma, venne stabilito in atletica uno di quei record che solo alcuni anni prima sembrava irraggiungibile. 

Autore dell’impresa fu un tedesco di ventitre anni, Armin Hary, originario di Quierschied, cittadina della Saar, dove era nato il 22 marzo 1937 da una famiglia di modeste condizioni: il padre era un minatore ma noto in campo sportivo in quanto aveva un passato da lottatore di ottimo livello nazionale.
Le prime esperienze del giovane Armin avvennero nel campo del calcio: egli infatti giocò da ala sinistra in una squadretta locale, fintanto che a sedici anni fece le sue prime uscite in pista correndo i 100 metri in 11.9.
I primi successi per Armin arrivarono dal decathlon dove riuscì a raggiungere i 5.376 punti che gli consentirono di figurare fra i primi quindici specialisti del suo Paese.
Fra le discipline del decathlon Hary eccelleva nella velocità e quindi fu così che nel 1957, ormai ventenne, si dedicò completamente a questa specialità.
In quello stesso anno Armin ottenne ad Oberhausen un 10.4 che gli consentì di figurare per la prima volta nelle graduatorie mondiali stagionali.
Nello stesso periodo fece il suo esordio nella squadra nazionale tedesca senza destare però grande impressione. Ai Campionati nazionali della Repubblica Federale Tedesca (FRG) ottenne il tempo di 10.5 giungendo secondo dietro a Manfred Germar (10.3).
Le imprese dell’anno successivo furono quelle che rivelarono al mondo sportivo in grande talento di Armin Hary.
Armin lasciò il suo club di Saarbrucken per trasferirsi a quello più importante del Bayern di Leverkusen. Insieme al posto in squadra i dirigenti della Bayer, colosso della chimica mondiale, offrirono ad Hary anche un posto di meccanico di precisione in una delle aziende del loro gruppo specializzata nella produzione di materiale ottico.
L’ingresso nella squadra del Bayern coincise con l’incontro di Armin con quello che sarà per anni il suo tecnico di fiducia, Bertl Sumser l’uomo che analizzerà a fondo le caratteristiche psicofisiche e tecniche dell’atleta affidato alle sue cure che già all’epoca presentavano aspetti sorprendenti ed estremamente interessanti. Il tecnico però non seppe mitigare il carattere di Armin improntato a spregiudicatezza, superbia e litigiosità.
Il velocista tedesco, ormai più che una promessa, corse in quel periodo sette volte i 100 metri in 10.3 ed in tre occasioni ottenne il tempo di 10.2.
Quasi certamente in queste ultime circostanze i cronometristi furono benevoli con il tedesco in quanto egli realizzò quelle prestazioni finendo secondo alle spalle del “vecchio” Fütterer, che non valeva più quei tempi, e dietro al più giovane Germar.
Proprio in quella stagione vennero effettuati dal prof. Herbert Reindell, per conto della clinica della Università di Friburgo, alcuni test su atleti tedeschi di diverse categorie e specialità.
Si venne così a scoprire che il fisico di Hary aveva la capacità di sopportare allenamenti atletici di intensità largamente superiore a quella che poteva svolgere gli altri atleti: questo per il fatto che il cuore di Hary non era ancora completamente sviluppato e quindi non sottosposto fino a quel momento a logoranti sedute di training.
L’allenatore Sumser nell’inverno 1957-58 lavorò intensamente con Hary, sottoponendolo a nuovi esercizi con i pesi, a lunghe sedute di cross-country e facendogli fare molta ginnastica. Il risultato fu quello di presentare in pista un Hary più forte, più agile e veloce ed ancor più reattivo agli sforzi improvvisi, quali sono quelli di una partenza in una gara di sprint.
La sua consacrazione a campione – ed a “ladro di partenze” – Hary la ottenne a Stoccolma nell’agosto 1958 durante la disputa dei VI Campionati Europei.
Il tedesco vinse la sesta batteria del primo turno eliminatorio nel tempo di 10.7 regolando il russo Konovalov ed il francese Lissenko.
Nella sua semifinale, la seconda, Hary fu preceduto dall’inglese Peter Radford, grande promessa dello sprint britannico, che corse in 10.5 contro il 10.6 del tedesco.
Nelle altre semifinali il tedesco Manfred Germar ed il francese Jocelyn Delecour impressionarono maggiormente e si presentarono con Radford come i favoriti per l’aggiudicazione del titolo continentale.
Hary però sconvolse tutti i pronostici e si aggiudicò gara e titolo correndo in 10.3 (10.35), lasciando il secondo e terzo posto a Germar e Radford entrambi cronometrati in 10.4.
Che Hary avesse preceduto di un soffio lo sparo dello starter, lo svedese Erik Elmasater – medaglia d’argento sui 3.000 siepi alle Olimpiadi di Londra del 1948 – apparve subito evidente alla maggior parte dei presenti ed i tecnici chiesero di poter esaminare la foto della partenza. Dal suo esame si ebbe la conferma dell’avvio anticipato.
La foto, apparsa in seguito su diverse riviste specializzate, mostra chiaramente che Hary, al momento dello sparo, è in netto anticipo sugli avversari nel momento di stacco delle mani dal terreno.
La tesi della partenza anticipata di Hary fu confortata dal principio tecnico, comune alla maggior parte degli scattisti germanici, secondo il quale essi normalmente tentavano di intuire e quindi di “indovinare” lo sparo dello starter, acquisendo, con lo scatto più tempestivo, un iniziale margine di vantaggio sugli avversari, più abituati ad avere qualche centesimo di riflessione in più.

Dopo la gara di Stoccolma – Hary in quell’edizione degli Europei vinse anche il titolo della staffetta 4×100 correndo con Mahlendorf, Fütterer e Germar in 40.2 – l’atleta cominciò ad essere perseguitato per quella che in fondo era una sua caratteristica precipua, la velocità nello scatto in partenza, così eccezionale da lasciare sempre il dubbio sulle legittimità del suo start.
Ma l’affermazione di Hary a Stoccolma non fu ottenuta solo per merito della sua rapidità in partenza, peraltro favorita da un fisico armonioso (1.82 x 72 kg) e ben muscolato che gli consentiva di prodursi in una straordinaria accelerazione.
Intervennero anche elementi tecnici innovativi a contribuire a quel successo, fattori che forse furono sottovalutati dalla stampa, specialmente quella specializzata, più propensa a fantasticare sul “fertig-bum” del tedesco che non ad esaminare gli aspetti prettamente tecnici di quella importante fase della gara.
Non poteva essere certo ignorato il grande lavoro svolto dal coach Bertl Sumser, che contribuì non poco a realizzare quella che universalmente era conosciuta come la “Hary start”, facendo trainare al suo allievo oggetti pesanti e sviluppando quindi i lui quella forza esplosiva che gli permetteva di essere subito in vantaggio sui suoi avversari fin dal primo balzo dopo la partenza.
Si parlò anche di stile “alla Hary”, come a suo tempo (1936), si parlò dello stile “alla Owens”.
Si trattò quindi di vera a propria novità stilistica quella che Sumner impose al giovane Hary, che anche i tecnici americani sottovalutarono, rimediando una delle più dure batoste nella storia dello sprint statunitense.
L’allenatore tedesco, senza disconoscere le grandi qualità naturali del suo allievo, affermò più volte che la crescita di Armin sotto le sue cure era stata graduale (dal 10.9 dei 18 anni al 10.7 dell’anno dopo) e frutto di grossi sacrifici da parte dell’atleta che si era reso disponibile a sottoporsi ad un duro lavoro.
La tecnica di Sumser si fondava su alcuni concetti base, in parte ripresi dallo stile di partenza dell’americano Ira Murchison che però era stato adattato alle peculiari caratteristiche tecniche del tedesco:
a) distanza tra i blocchi anteriori e linea di partenza: circa 58-60 cm. Distanza di quelli posteriori: circa 84 cm.
b) massima accelerazione in partenza, ritardando il più possibile la ricerca della corsa rialzata.
c) ricerca della rapidità d’azione, accorciando la falcata.
d) continuo avanzamento dei piedi e non più corsa “calciante”. Immediato richiamo in avanti della gamba subito dopo la spinta.
e) avanzamento massimo, al momento dell’appoggio, del piede rispetto al ginocchio.
Quella studiata dal binomio Sumser-Hary era una tecnica che venne considerata progenitrice della così detta “rocket sprint start”, che tanto doveva impressionare i tecnici ai Giochi olimpici del 1968.
Il neurologo Herbert Reindell che aveva sottoposto Hary ed altri tedeschi ad accurati esami, affermò, a proposito del velocista tedesco, che i tempi di reazione dell’atleta erano quattro volte più rapidi di quelli di un uomo medio.
Reindell infatti effettuò dei test sulla partenza di Hary riprendendola con una macchina fotografica dotata di un otturatore ad alta velocità.
I risultati dimostrarono che Hary aveva un tempo di reazione allo sparo di gran lunga più rapido di quello degli altri velocisti.
Le ricerche effettuate avevano stabilito che il tempo medio di reazione di una persona normale si aggirava intorno ai 15 centesimi di secondo, mentre quello del miglior sprinter tedesco degli ultimi anni, Heinz Fütterer, che era considerato uno dei più rapidi partenti europei, veniva valutato sugli 8 centesimi.
I test del prof. Reindell dimostrarono che il tempo di reazione di Hary era di uno stupefacente 3 centesimi; quindi si poté affermare che Hary partiva sì prima degli altri, ma non prima del colpo di pistola.
Alcuni scienziati dubitarono che ci fosse qualcuno al mondo che potesse reagire allo sparo così velocemente e conclusero che il ragazzo doveva avere un “sesto senso” per intuire lo sparo.
Si parlò anche di una sensibilità “pilifera”, ma chiaramente si era alla ricerca di una giustificazione che permettessero di avvalorare un gesto atletico che solo più tardi l’intervento di adeguati mezzi tecnici (startkontrolle) avrebbe potuto attendibilmente giudicare.
Se a questo si aggiunge che Hary era in grado di lanciarsi nel pieno della velocità dopo appena sette o otto metri (quando gli atleti facevano il loro primo passo dopo il via Hary ne aveva già fatti due o tre), si comprende come l’atleta, il giorno che avesse capito che lo starter era di quelli “veloci” cioè che non lasciava spazio fra il “pronti” ed il colpo di pistola, avrebbe potuto cercare di effettuare una partenza sincrona con il “via”, bruciando, per così dire in maniera regolare, il tempo allo starter.
Ed è proprio quello che successe il 6 settembre del 1958 a Friedrichshafen, località sul lago di Costanza, durante un meeting internazionale organizzato dalla locale VfB.
Hary fu impegnato nella prova dei 100 metri dove corse due volte la distanza senza incontrare la minima concorrenza che potesse stimolarlo.
Una prima volta il tedesco corse in 10.3 rallentando vistosamente negli ultimi dieci metri.
Hary, non soddisfatto, chiese di poter correre una seconda volta e venne sorprendentemente accontentato dai severi giudici tedeschi.
Questa volta il suo impegno fu totale ed Hary concluse la prova in un fantastico 10.0 (vento + 0.20 m/s) battendo i connazionali Eduard Fenenberg e Karl-Heinz Naujoks.
I cronometristi in servizio erano sei (tre ufficiali e tre di riserva). Uno fece fermare il suo apparecchio sul tempo di 9.9, tre registrarono il 10.0 mentre due si pronunciarono per il 10.1.
Emersero però subito perplessità sulla prestazione, ma questa volta il sospetto della partenza anticipata – non rilevata dallo starter – fu solo accennato in via di ipotesi.
La federazione tedesca tuttavia non se la sentì di convalidare il risultato per il fatto che la gara di Hary non era “ufficiale” e non prevista dal programma della manifestazione in quanto ripetuta per concessione dei giudici.
Il Dott. Max Danz, presidente della federazione, si impegnò nella ricerca di una motivazione più valida per non sottoporre il record ad omologazione. Chiese allora che venisse controllata la regolarità della pista di Friedrichshafen, trattandosi di un impianto fuori dal giro delle grandi manifestazioni tedesche.
Gli accertamenti rilevarono che la corsia occupata da Hary durante la sua gara vittoriosa aveva una pendenza, in favore di corsa, di 10,9 centimetri, quasi uno in più dei dieci ammessi dal regolamento internazionale, e conseguentemente il risultato, con sollievo di tutti: giudici, cronometristi e dirigenti federali, non venne inoltrato alla I.A.A.F. per la omologazione.
Più tardi Hary riferì a Günther Wölbert, giornalista sportivo di Francoforte autore del libro autobiografico “10 virgola .0” : “Io fui più tardi informato che tutte le corsie avevano una inclinazione inferiore ai 10 centimetri, tutte tranne quella nella quale avevo corso io !”
Il 1959 fu per Armin Hary un anno da dimenticare.
Il 30 maggio corse a Leverkusen le 100 yards nel tempo di 9.4, tempo che eguagliava il record europeo sulla distanza stabilito, solo poche ore prima, a Wolverhampton dall’inglese Peter Radford in una gara nella quale era stato battuto dal nigeriano Omagbeni.
Nella prova dei 100 metri non scese sotto i 10.3 e fu sconfitto anche dal nostro Livio Berruti a Duisburg nell’incontro delle Sei Nazioni (10.5 contro 10.6).
Nel frattempo Hary aveva ricevuto, e subito accettato, l’invito da parte di un college californiano per andare a svolgere un periodo di allenamento sotto la guida di preparatori statunitensi.
La cosa non era piaciuta ai dirigenti tedeschi che stavano allestendo la squadra olimpica per Roma. Negativo era stato anche il parere espresso dal Bayern Leverkusen, la società per la quale Hary era tesserato.
Il tutto sfociò in una grande polemica che tuttavia non dissuase Hary dall’intraprendere il viaggio verso gli Stati Uniti in compagnia di Henk Visser, un saltatore con l’asta danese.
La fama del suo brutto carattere aveva però preceduto il tedesco e non gli agevolò certo l’approccio con gli altri clubs americani, all’epoca piuttosto restii ad aprire le porte agli stranieri se non per motivi di studio.
Hary però non era andato negli Stati Uniti a cercare una facile laurea, come qualcuno aveva malignato, bensì per allenarsi seriamente e trovare nuovi stimoli per il proseguimento della sua carriera di atleta.
Egli soggiornò presso il Saint José College – la vecchia università del velocista Ray Norton che sarà suo avversario a Roma – dove se non altro imparò ad allenarsi con continuità, assiduità e con quella tenacia che a volte in Germania gli era mancata.
Nel 1960, in parte deluso dalla trasferta americana, ma arricchito dalle preziose esperienze fatte con i tecnici che aveva frequentato durante il suo soggiorno, Hary fece ritorno in Germania.
Per prima cosa lasciò il posto di meccanico di precisione presso l’industria ottica di Leverkusen, dove aveva lavorato fino ad allora, e si impiegò come venditore di apparecchi radio e televisioni presso i Magazzini Kaufhof di Francoforte.
Lasciò anche il Bayern Leverkusen e si tesserò per una nuova società, entrando a far parte della sezione atletica dello F.S.V. Frankfurt Football Club dove venne affidato alle cure di Haefele, noto allenatore tedesco che aveva seguito Fütterer, campione europeo dei 100 metri nel 1950.
In tutta la stagione non conobbe sconfitte. Particolarmente significativo il 20.5 ottenuto il 1° giugno a Mannheim sui 200 metri con semicurva, distanza che non prediligeva e che corse in rare occasioni.

Ed anche per Armin Hary arrivò il suo “day of day”.
All’incirca un anno dopo che l’ostacolista tedesco Martin Lauer aveva richiamato l’attenzione degli sportivi mondiali sullo stadio del Letzigrund di Zurigo stabilendovi con il tempo di 13.2 il nuovo record mondiale dei 110 metri ad ostacoli, gli organizzatori dello Zurich Athletic Club organizzarono per il giorno 21 giugno 1960 un grande meeting pre-olimpico, denominato “Meeting di Olimpia”, ed inserirono nel programma la gara dei 100 metri alla quale invitarono tutti i migliori velocisti europei: i tedeschi Germar, Hary, Lauer e Fütterer, gli italiani Berruti, Sardi e Giannone, i francesi Seye, Piquemal e Genevay oltre ad altri atleti locali fra i quali il campione svizzero Heinz Müller.
Alla vigilia della manifestazione una serie di incidenti, indisposizioni ed anche rinunce tattiche falcidiarono il campo degli invitati alla prova di sprint.
Germar e Fütterer si ammalarono, mentre Berruti, che poi vincerà a Roma il titolo olimpico dei 200 metri, volle evitare il duello con i tedeschi e comunicò agli organizzatori svizzeri la sua indisponibilità.
La D.L.V., la federazione tedesca di atletica leggera, inviò invece una lettera nella quale si comunicava che ad Hary non era permesso gareggiare all’estero in quanto non aveva ancora ottenuto il minimo di partecipazione olimpica stabilito per la prima volta dalla I.A.A.F.
Era una goffa scusa, che rientrava nel clima dei cattivi rapporti che intercorrevano fra il campione tedesco e la sua federazione. Hary infatti aveva già ottenuto il minimo di partecipazione in apertura di stagione correndo in 10.4.
Le rinunce di una parte dei migliori atleti invitati, indussero Gottfried Stilli, presidente dello Zurich Athletic Club (dirigente di una compagnia assicuratrice come Brugger, l’attuale “patron” del Weltklasse) ad insistere con la D.V.L. per convincerla a concedere ad Hary il permesso di partecipare al meeting.
Il permesso venne finalmente accordato quando mancavano solo poche ore all’inizio delle gare. Hary da Francoforte si attivò per cercare un posto sull’aereo per Zurigo, ma i posti erano tutti occupati.
Intervenne allora Bangert, dirigente del F.S.V., la società di Hary, il quale “barattò” con un passeggero il posto in aereo con due biglietti di tribuna (praticamente introvabili) per la partita di finale del campionato tedesco che vedeva opposto l’Amburgo S.V.al Football Club Colonia, incontro che si disputava due giorni dopo proprio a Francoforte.
Ma anche in quell’occasione il “caratteraccio” di Hary, e non solo quello, emerse con brutalità. Prima di salire in aereo Armin telefonò a Gottfried Stilli per dichiarargli che a lui serviva qualche motivazione in più per partecipare al meeting. Il “motivo” si contretizzò in 1000 franchi svizzeri, da pagare ovviamente sottobanco. Era un compenso eccezionale per quei tempi se si considera che i “dilettanti” percepivano una “diaria” giornaliera di due dollari più le spese effettivamente sostenute.
Gottfried Stillicedette al “ricatto” di Hary ed aderì alla richiesta del tedesco.
Alle 18.30 del 21 giugno Hary giunse all’aeroporto di Zurigo dove ad attenderlo trovò il giornalista svizzero Gustav Schwenk, che l’organizzazione aveva appositamente inviato a prelevarlo..
Alle 19.15 Hary fece il suo ingresso sul terreno del Letzigrund.
Le serie dei 100 metri erano in programma alle 19.45; quella dove era impegnato Hary era l’ultima. Le condizioni meteorologiche erano ideali per una gara di sprint. Funzionava anche il cronometraggio elettrico, ovviamente non ufficiale, a cura della Longines.
Mentre completava il suo riscaldamento Hary ebbe modo di osservare la partenza delle prime serie della sua gara e poté rendersi conto che lo starter, lo svizzero Walter Tischler, lasciava intercorrere pochissimo tempo fra il “pronti” e lo sparo.
Tischler non avrebbe dovuto essere lo starter della manifestazione. Egli infatti era stato chiamato a sostituire il connazionale Albert Kern, un giudice più anziano, che si era infortunato ad una gamba ed era presente sul campo sorretto dalle grucce. Kern si era rifiutato di funzionare da starter dicendo: “Come faccio a presentarmi con le grucce di fronte a tanti uomini in grande salute !”
Con l’importante “informazione” acquisita dall’osservazione dell’operato dello starter, Hary si schierò alla partenza della sua serie utilizzando come al solito i blocchi di partenza personali, costruiti da lui stesso.
I suoi avversari erano: il franco-senegalese Abdoulaye Seye, i francesi Claude Piquemal (alcune cronache indicano però in Meunier l’atleta francese che avrebbe partecipato a questa gara, n.d.A.) e Paul Genevay, lo svizzero Heinz Müller, l’italiano Pasquale Giannone ed il connazionale Jürgen Schüttler dell’A.S.V. di Colonia.
I 12.000 spettatori che occupavano le tribune del Letzgrung al momento della partenza ammutolirono e si posero in trepida attesa dell’evento.
Al comando dello starter svizzero seguì l’immediato colpo della sua pistola. Hary, partito in quarta corsia, in quell’istante era già avanti all’allineamento dei concorrenti e continuò a spingere come una furia. Il suo vantaggio crebbe a vista d’occhio ed il tedesco chiuse la gara con un margine enorme nei confronti del pur quotato Seye.
Dalla tribuna un giornalista francese munito di cronometro controllò il tempo di Seye: 10.4. Ma allora, si disse, secondo quella prima indicazione, Hary, considerato il vantaggio che aveva su Seye, doveva aver fatto registrare un tempo favoloso, forse addirittura un 9.9 !
La giuria in campo mostrò perplessità ed anche i cronometristi sembrarono esitare nella comunicazione dei tempi.
Il pubblico da parte sua cominciò a rumoreggiare in quanto molti avevano chiaramente notato che in partenza qualcosa non aveva funzionato.
Si vide il sig. Walter Tischler agitarsi, ma il secondo colpo della sua pistola, che sarebbe stato sacrosanto tanto l’avvio di Hary era stato anticipato rispetto a quello degli altri concorrenti, non era arrivato.
Nel frattempo venne comunicato l’ordine di arrivo: 1° Hary (FSV) 10.0/10.16 (ma si seppe poi che i tre cronometristi avevano registrato questi tempi: 9.9 – 9.95 – 10.0, ed il crono extra addirittura 9.8), 2° Seye (Francia) 10.3/10.53, 3° Piquemal (Francia) 10.4/10.72, 4° Schüttler (ASV) 10.5, 5° Giannone (Italia) 10.6, 6° Genevay (Francia) 10.6, 7° Müller (Svizzera) 10.7.
Fu reso nota anche durante la prova la velocità del vento era stata di 0.6 m/s in favore dei concorrenti.
Il tempo di Hary venne presentato come il nuovo record mondiale, ma l’annuncio fu accolto dal pubblico in maniera contrastante: alcuni applausi, ma soprattutto molti fischi.
Di fronte a questa reazione il Giudice Arbitro della manifestazione, lo svizzero Willy Weibel, olimpionico ad Amsterdam nel 1928 proprio nelle prove di velocità, fece comunicare che erano in corso accertamenti sulla regolarità della gara e che quindi l’ordine di arrivo appena letto dallo speaker doveva essere considerato “ufficioso”.
Weibel convocò quindi lo starter ed i concorrenti.
Hary candidamente ammise di essere partito prima dello sparo, ma di aver atteso invano il segnale di richiamo da parte dello starter. Non essendo stata interrotta la gara aveva spinto a fondo ed era andato all’arrivo.
Il sig. Tischler dichiarò di aver visto Hary muoversi in anticipo, ma di non aver avuto i riflessi pronti per fermare la gara azionando la seconda pistola che teneva nella mano sinistra.
Hary, che non voleva perdere l’opportunità di gareggiare su una pista in cenere ritenuta molto veloce e delle condizioni atmosferiche ideali, propose a Weibel, quale soluzione ottimale per risolvere la brutta situazione che si era creata, di far ripetere la gara.
Le dichiarazioni di Hary e di Tischler convinsero Weibel a comunicare l’annullamento della gara appena disputata ed a determinarne la sua ripetizione alle ore 20.20.
Gli atleti Seye, Genevay e Giannone, impegnati anche nella prova dei 200 metri (Seye vincerà la seconda serie nel tempo di 20.7 eguagliando il primato europeo e stabilendo quello nazionale francese), rinunciarono a correre di nuovo e pertanto alla partenza si presentarono solamente il tedesco Schüttler, che occupò la seconda corsia, e lo svizzero Müller che corse in terza mentre ad Hary venne assegnata la quarta corsia.
Jürgen Schüttler, nato da una famiglia di industriali e poi dedito al commercio di vini spagnoli, con volle far mancare il suo apporto al collega tedesco, mentre Müller, unico atleta di casa, non poteva certo ritirarsi facendo così un torto agli organizzatori.
Albert Kern, lo starter impedito dalle grucce, mise da parte i suoi guai fisici e si apprestò a sostituire l’incerto Tischler.
Kern, sicuramente più esperto di Tischler, era comunque sempre uno starter di scuola svizzera. Proprio Kern il 7 luglio del 1959 sulla stessa pista del Letzigrund, aveva avviato la gara dei 110 metri ad ostacoli al termine della quale il tedesco Martin Lauer aveva stabilito il record mondiale.
Anche quella gara si era portata dietro il sospetto di essere stata caratterizzata da una partenza quanto mai veloce.
Infatti ben cinque dei sette concorrenti partecipanti alla prova, avevano migliorato i loro primati personali, senza considerare che lo stesso Lauer prima di approdare al 13.2 del primato mondiale non aveva mai fatto prima di allora meglio di 13.6.
Kern infatti sparò quasi nello stesso istante in cui pronunciava il comando “pronti”; Lauer conosceva molto bene il modo di operare dello starter svizzero (ne informò perfino gli altri concorrenti tra cui l’italiano Giorgio Mazza), e quindi indovinò la partenza nella gara che doveva dargli il primato del mondo.
Lo starter di cui parliamo è quello al quale il compianto prof. Alessandro Calvesi aveva attribuito il nomignolo di “Zaccaria, pronti via !”, proprio per la sua rapidità di esecuzione nella fase più delicata della partenza.
La partenza della nuova prova avvenne in modo regolare, anche se gli osservatori più attenti notarono che l’intervallo fra il “fertig” ed il “gun” era stato ancora molto breve, inferiore ai canoni regolamentari.
Müller contrastò Hary per una decina di metri, ma poi il tedesco si involò. Schüttler non fu mai in gara.
Hary fu un portento di potenza, coordinazione ed agilità. Volò verso il traguardo con una progressione impressionante e la sua corsa fu caratterizzata da uno stile che incantò gli spettatori.
Al termine della prova il pubblico ebbe la sensazione che questa volta qualcosa di clamoroso era accaduto.
Martin Lauer, che aveva vinto la gara dei 110 metri ad ostacoli durante la quale si era anche ferito ad una gamba, si avvicinò al recinto dei cronometristi, poi si lanciò verso Hary, lo abbracciò e lo indicò alla folla che lo applaudì freneticamente.
A chi gli stava vicino l’ostacolista tedesco sibilò rabbioso: “Staccherò la testa a chi dice qualcosa contro questa seconda corsa di Hary !”
Una rapida consultazione dei cronometri, la trasposizione del loro responso sul foglio della giuria di arrivo e poi lo speaker scandì a gran voce il risultato: 1° Hary nel tempo di 10.0 (tempi dei tre cronometri ufficiali: 10.0 – 10.0 – 10.1) nuovo record mondiale, 2° Müller, 10.3/10.62 (record svizzero eguagliato), 3° Schüttler, 10.4/10.71 (nuovo primato personale).
Il vento rilevato misurava 0.90 m/s; il cronometraggio elettrico della Longines registrò per Hary il tempo di 10.25.
Hary tornò al Letzigrund ventotto anni dopo su invito di una rivista svizzera. Nel depliant illustrato che celebrava l’avvenimento era riprodotta una sua foto ripresa mentre era impegnato nella storica volata che gli era valsa il record mondiale. Il tedesco, sorridendo, commentò così l’immagine: “Vorrei essere ancora una volta nella forma del 1960 e poter correre su di una pista artificiale per poter verificare quanto potrei essere veloce nelle circostanze odierne. Nella foto si vede chiaramente che nonostante la sua buona qualità, la pista in cenere sulla quale corsi si sfaldava a causa della potenza delle mie falcate”.
Anche se la verifica sarebbe stata molto interessante, nessuno poté appagare il desiderio del grande campione tedesco.
Alcuni anni più tardi il giornalista e storico dell’atletica Giorgio Bonacina espresse queste considerazioni sulla prestazione del futuro campione olimpico: “Vero o falso il 10 secondi netti di Hary, il primo 10.0 ufficiale nella storia dei 100 metri ? Vero. Se Hary rubò anche per la seconda volta in partenza – il che non sarà mai dimostrabile mentre era arcinota la sua inaudita velocità di reazione allo sparo – in realtà egli impiegò meno di 10.0 per coprire il segmento di 100 metri che collegava la partenza all’arrivo. Due cose dimostrano questo: a) il distacco inferto a Müller, assai più cospicuo del divario naturale tra un 10.0 ed un 10.3; b) il responso del cronometro elettrico: 10.16 (Bonacina si riferisce alla prima prova, quella annullata, n.d.A.), equivalente in pratica ad un 9.9 rilevato a mano.
Spieghiamoci meglio. Il cronometro elettrico appesantisce sensibilmente i tempi perché si mette in moto nel momento in cui scatta il grilletto della pistola, cioè prima che gli atleti possano percepire il colpo. Secondo una équipe di attenti ricercatori di Glessen la differenza media tra il cronometraggio elettrico e quello manuale è di 27/100 di secondo, mentre per la I.A.A.F. è di 24/100. Come si vede, assegnando ad Hary 10.0 e non 9.9 i cronometristi di Zurigo furono tutt’altro che prodighi verso di lui la sera del 21 giugno 1960.
Il 10.0 di Zurigo rimase però per sempre il solo 10.0 ufficiale nella carriera di Armin Hary. Non una volta egli corse in seguito in 10.1.”

Armin Hary è comunque l’uomo che ha ottenuto il primo 10 secondi netti nella storia dei 100 metri, prestazione caratterizzata da tre componenti: atleta veloce, pista veloce e sparo veloce !
Verrà poi la grande vittoria nella gara dei 100 metri all’olimpiade romana, di cui vi parlerò in un prossimo intervento. Sarà l’apice della carriera sportiva di Armin Hary; poi arriveranno molte amarezze e quindi l’oblio, ma non per la storia che riserverà sempre un posto d’onore per l’europeo che seppe infrangere negli anni ‘60, insieme al nostro Livio Berruti, lo strapotere degli americani nel settore della velocità.

fonte: I Figli del vento – Storia dei 100 metri ai Giochi Olimpici e ai Campionati del Mondo

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