IN VISTA DEI MONDIALI: UN BILANCIO DOPO GLI ITALIANI INDOOR

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I campionati italiani indoor al palaindoor di Ancona erano l’ultima grande occasione per testare l’atletica nazionale prima della kermesse mondiale di Mosca ai primi di marzo.
Per valutare l’andamento e lo stato di salute del movimento atletico italiano abbiamo messo a confronto i risultati ottenuti quest’anno con quelli ottenuti alle rassegne nazionali dei due anni passati. Ne emerge un quadro complessivo variegato a seconda delle specialità che mette in evidenza gli aspetti positivi e negativi emersi o confermati nelle ultime gare di Ancona.

Velocità
Il movimento degli sprinter appare tutto sommato in fermento. Se si considerano i tempi degli ultimi anni è evidente un lieve peggioramento medio dei tempi da ricondurre soprattutto alla mancanza di alcuni big, presenti invece negli anni passati.

Sui 60 metri, 6”69 e 7”45 sono infatti entrambi tempi peggiori delle vittorie nelle ultime due edizioni di 60 uomini e donne.
Nonostante la sosta ai box per motivi diversi dei migliori della scorsa stagione, ossia Simone Collio e Luca Verdecchia in campo maschile, e Manu Levorato e Vincenza Calì tra le donne, si sono avute comunque discrete prestazioni.
Merito soprattutto di giovani alla ribalta e di un “bentornato tra noi” Francesco Scuderi, per il quale il tunnel in cui era incappato sembra davvero terminato. Il 6”69 della finale conferma i miglioramenti costanti del siciliano, umile nel ritornare a correre quanto determinato nel raggiungere i risultati che gli competono. E suona bene anche la sua dichiarazione di volersi migliorare ancora prima di decidere se partire per Mosca, perché non varrebbe la pena fare una semplice comparsa in batteria. Davvero ritrovato.
Dietro di lui fa bene anche Stefano Dacastello, decisamente in crescita sullo sprint breve al pari del compagno di allenamenti, Koura Kaba Fantoni, assente ad Ancona per l’incredibile infortunio di una settimana prima. Dentali e Tomasicchio confermano le buone impressioni al coperto dello scorso anno, Cerutti e La Mastra sono piacevoli giovani novità.
Tra le donne sono ancora più consistenti le giovani presenze con le belle conferme di Giulia Arcioni, Doris Tomasini e Chiara Gervasi. Addirittura in finale Jessica Paoletta classe 1988, davvero un’ottima notizia in chiave futura. Si confermano le migliori sulla piazza le titolari della 4×100 azzurra Manuela Grillo ed Elena Sordelli a cercare di non far rimpiangere le colleghe con le quali fecero un figurone in Coppa Europa a Firenze la passata stagione.

Nei 400 uomini si è verificato un netto peggioramento rispetto al passato. Non solo per colpa del 48”51 di Gianni Carabelli, comunque peggiore del 47”94 necessario per vincere lo scorso anno e del 47”15 di due anni orsono, quanto per la media di insieme della finale. Lo scorso anno con 48”51 si arrivava quinti, quarti due anni fa. Nota positiva il secondo posto di Jacopo Marin, il ragazzo è giovane e potrà dir molto anche all’aperto. Si è sentita la mancanza di Andrea Barberi, reduce da un grande 2005 e presente solo da spettatore in tribuna ad Ancona.
Discorso diverso per le donne, tra le quali si è imposta una buona Daniela Reina. La marchigiana sembra essersi assestata su certi livelli, ed il 54”13 ne è la conferma. Il tempo è migliore del 54”66 della Niederstetter di un anno fa, ma peggiore della prestazione di due edizioni passate. Piacevoli le presenze di Maria Enrica Spacca e Marta Milani, due giovanissime che avranno ancora grossi milgioramenti. Si è sentita la mancanza di qualche altra prima della classe, tipo Ceccarelli, Niederstaetter e Schutzmann.

Gli ostacoli sono ancora una volta appannaggio di Andrea Giaconi. Il forte ostacolista azzurro si allena da solo e bisogna dire che trae buoni profitti dai suoi allenamenti. I suoi tempi sui 60 ostacoli si attestano su quelli degli altri anni e contribuiscono a mantener vivo il settore. Pizzoli si conferma il vice, mentre è da segnalare l’impresa del giovane Emanuele Abate, atleta del CUS Genova giunto in finale e piazzatosi ad un buon quinto posto.
In campo femminile Margaret Macchiut sperimenta ancora le emozioni della vittoria, insidiata solo dalla carabiniera Micol Cattaneo. 8”20 e 8”33 sono tempi in linea con quanto ottenuto in passato. Entrambe hanno confermato di essere le migliori, almeno fino a quando non rientrerà in pista la talentuosa Veronica Borsi alle prese con il recupero dal terribile infortunio occorsole in autunno. Di certo le prestazioni sparate a ripetizione da Carla Tuzzi sono ancora piuttosto lontane, al momento inattaccabili.

Mezzofondo
Che fosse la nota dolente dell’atletica italiana lo sapevamo, ad Ancona è arrivata la conferma che il trend continua ad essere negativo. In quasi tutte le distanze si sono avuti peggioramenti rispetto al passato più o meno gravi. A salvare la baracca hanno pensato soprattutto le donne oltre a qualche piacevole giovane affermazione. Partiamo dalle cose buone ovvero Silvia Weissteiner, Elisa Cusma e Alexia Oberstolz. Tutte e tre al titolo italiano, tutte e tre ormai stabilmente di livello internazionale. La superiorità della Weissteiner si è materializzata ancora una volta sul pistino indoor marchigiano, con un miglioramento di oltre 7 secondi rispetto all’anno passato. La ragazza di Vipiteno non ha rivali in patria al momento degne di impensierirla, neanche Eleonora Berlanda comunque combattiva e degna di nota.
Elisa Cusma vince il 1500 al termine di uno splendido testa a testa con un'altra grande degli ultimi anni, Sara Palmas. La Cusma è in condizioni strepitose in questa fase di stagione, cosa questa che le permette di ben figurare anche al di fuori degli 800 metri. Il suo tempo nei 1500 è migliore delle finali degli anni passati, stesso dicasi per Sara Palmas. Dietro una buona Eleonora Riga chiude in 4’20”92, dimostrando di valere.
Negli 800 Alexia Oberstolz vince e migliora il tempo ottenuto in analoga situazione due anni fa, rinvigorendo il trend positivo sulla distanza. In generale le ottocentiste italiane stanno bene, si è rivista anche Elisabetta Artuso dopo un anno di stop, ed i tempi nelle ultime uscite europee indoor fanno davvero ben sperare. Dopo qualche lampo isolato (vedi Fabia Trabaldo), i rimpianti per i tempi di Gabriella Dorio speriamo finiscano presto, questa potrebbe essere la volta buona.
Se tra le donne tutto sommato va abbastanza bene, stessa cosa non si può dire per i colleghi uomini. I risultati peggiorano di anno in anno e ci si allontana progressivamente dagli standard non solo mondiali ma anche europei. I tempi ottenuti dagli 800 ai 3000 sono peggiori delle scorse edizioni, e spesso i protagonisti sono gli stessi. Fatta eccezione per alcune new entry, prima fra tutte Lukas Rifeser, un bel talentino da coltivare, in generale non ci sono stati grossi cambiamenti rispetto agli anni passati. Bobbato, Obrist, Caliandro si confermano come i migliori sulle rispettive distanze riptendo le vittorie degli anni passati. Per tutti però c’è stata una flessione nelle prestazioni, in parte dovuta al diverso svolgimento delle gare, in parte ci sentiamo di dire ad una condizione di forma peggiore rispetto al passato. Senza nulla togliere al valore degli attuali alfieri del mezzofondo italiano e delle loro imprese, diciamo però che con crono di questo tipo non si va molto lontano nel contesto internazionale e sono lontani ormai i tempi di Cova, Mei, Antibo, Benvenuti, D’Urso e Di Napoli. C’è necessità di rimettere in sesto un intero settore, rinvigorendo i serbatoi giovanili delle società civili e seguendo da vicino e con cura i migliori della classe, promuovendo stage e incontri internazionali per fare esperienza al fianco dei più forti ed esperti atleti del pianeta.

Salti
Il settore salti è senza ombra di dubbio quello che ha offerto le cose migliori. Si è rivisto un Andrew Howe fenomenale, decisamente rigenerato dallo stage di allenamento statunitense. Il ragazzo ha saltato più volte oltre gli 8 metri, centrando anche il minimo mondiale di 8,10. Questo a testimonianza della grinta e determinazione molto evidenti anche dalle reazioni di esultanza dopo i salti. E questo sembra anche confermare la bontà della scelta di confrontarsi per un periodo con la scuola americana, per apprendere quel qualcosa in più che su un fisico come quello di Howe può determinare il salto di qualità. Andrew quest’anno punterà quasi esclusivamente sul salto in lungo, scelta ampiamente condivisibile, anche se non mancheranno occasioni per qualche gara su 100 e 200. Di sicuro, visto che l’appetito vien mangiando, ci sarà da divertirsi sia a Mosca che a Goteborg, perchè con i salti mostrati ad Ancona e migliorando le rincorse, si può arrivare molto lontano.
Non ha destato grosse impressioni Stefano Dacastello, distratto probabilmente dall’impegno sui 60, nei quali peraltro ha ben figurato. In generale la situazione del lungo sembra in miglioramento, con diversi atleti giovani che crescono all’ombra dei grandi, in progressivo miglioramento.
Situazione diversa per il settore femminile laddove permane un livello medio discreto senza acuti particolari. Diverse le atlete giovani venute fuori dall’era Fiona May, di cui non si sente per ora alcuna mancanza, né di lei né delle sue pepate polemiche. Il 6,48 di Valeria Canella è migliore al salto che laureava campionessa lo scorso anno Laura Gatto, poi c’è il bel piazzamento di Tania Vicenzino dell’Esercito, atleta giovane e di belle speranze. In mezzo naviga sempre la Thaimi O’Reilly a metter sale ad una gara vivace e divertente.

Il Triplo in Italia ormai fa scuola. Fabrizio Donato quest’anno è riesploso, presentandosi con un hop, step e jump degno delle stagioni migliori. Il salto di Ancona è andato ancora una volta vicino al record da lui stesso migliorato qualche settimana fa, poi per finire in bellezza ci si è messo anche Paolo Camossi a far lievitare il valore della competizione. Il 16,85 di chiusura corona una bella serie di salti e lo catapulta ai mondiali di Mosca. Poi dietro c’è Sardano altro moschettiere del triplo con un 16,68 all’ultimo tentativo che dimostra gli alti contenuti tecnici ed emozionali di questa gara, nettamente in crescendo rispetto al passato.
In campo femminile mancava Magdelin Martinez e la cosa si è fatta un po’ sentire a discapito delle misure. Lo scorso anno era stato bel duello al palaindoor tra la cubana e la siciliana La Mantia, quest’anno la vittoria è andata a quest’ultima ma con un 14,24 inferiore al 14,52 di un anno fa. Si tratta comunque di buone prestazioni che raccontano di una disciplina in salute con buone individualità ed una base giovane su cui lavorare.

Nell’alto c’è stata un po’ di delusione per i risultati, ma in generale anche qui le cose vanno benone, soprattutto in campo maschile. Diciamo che ad Ancona si è trattato di un episodio se non si sono viste grandi cose. I fratelli Ciotti e Bettinelli valgono molto già lo hanno dimostrato, per non parlare poi di Talotti fermo a guardare in quest’occasione, ma di grande valore. Certo che il primato italiano è nell’aria ormai da troppo tempo e crediamo sia giunto il momento per apportargli qualche correzione. La sede di Mosca potrebbe essere quella giusta, vedremo.
In campo femminile Antonietta Di Martino è sempre di più la nuova Bevilacqua. Un po’ altalenante nel suo stato di forma, non sembra però avere antagoniste al momento in grado di impensierirla seriamente, dominando la specialità. Diciamo che non si vedono cose eccezionali, ma la situazione generale non è peggiorata e si viaggia su un discreto livello con un buon numero di giovani lì a provarci.

Nell’asta uomini mancava come al solito Gibilisco, peraltro quest’anno non in eccelse condizioni. Il siciliano ha preferito rimanere a Formia ad allenarsi sotto l’occhio attento di Vitaly Petrov, ad Ancona sono andati gli altri.
La gara non è decollata e, sia pur combattuta si è fermata alla misura di 5,30 come lo scorso anno. Stavolta però hanno raggiunt in due la misura, vale a dire Matteo Rubbiani e Giorgio Piantella, ma in generale miglioramenti non si sono visti e la situazione è stazionaria.
La gara femminile è stata ravvivata dalla splendida giornata di grazia di Anna Giordano Bruno, ragazza talentuosa e grintosa capace di portarsi su sino a 4,20, misura di tutto rispetto. Bella affermazione che non trova riscontro con quanto fatto negli anni passati anche perché ci si è messa anche Elena Scarpellini a far volare la gara. Buone indicazioni quindi per una specialità in netto rilancio.

Lanci
I lanci indoor, ossia il peso sono state vissute a fasi alterne. Gioia nella prima giornata con Chiara Rosa che scaglia la palla a 18,41, prestazione che si colloca tra le prime 8 del mondo, e pensare che prima della gara la ragazza delle Fiamme Azzurre aveva detto di non sentirsi carica per la posizione troppo nascosta della pedana. Mancava Assunta Legnante ancora a recupero dell’operazione autunnale, ha pensato la simpatica ragazzona di Camposanpiero a mantenere vivo l’interesse su una disciplina che potrebbe portare anche ad una medaglia in futuro. Attualmente quindi le azioni sono in crescita, speriamo continui così.
In campo maschile le cose vanno meno bene. Dodoni fa di nuovo man bassa, ma i risultati peggiorano. Stavolta sono bastati 19,28m per vincere, contro i 19,72 di un anno fa ed i 19,47 di due stagioni passate. Si va in discesa quindi e si rivede anche Paolone Dal Soglio al secondo posto, segno che c’è un po’ di immobilità anche dietro. Certo appaiono lontani i tempi del giovane Dal Soglio, addirittura siderali quelli di Alessandro Andrei.

Marcia
La marcia vive di vita propria e ciò non può che essere un bene. Vengono fuori nomi nuovi ad ogni stagione e si percepisce sempre una sensazione di grande vivacità attorno all’intero settore.
Giorgio Rubino va che è un piacere, pur appartenendo alla categoria promesse, e se pure in passato ci sono stati risultati qualitativamente migliori sui 5 km, ci sentiamo di dire che il movimento procede bene, unico appiglio quasi sicuro di medaglia per l’Italia nelle grandi competizioni a nascondere le carenze degli altri settori.
Stessa cosa dicasi per il settore femminile dove Elisa Rigaudo ormai fa collezione di titoli italiani. Anche in questo caso i tempi non premiano rispetto alle due edizioni passate, ma la ragazza delle Fiamme Gialle è portacolori di una specialità che non ha nulla da invidiare alle altre in pista.

In conclusione, fa piacere ritrovare diversi giovani di valore anche agli Assoluti. Pur mancando una solida base delle nuove generazioni, quel qualcosa che ne vien fuori è subito catturato dalle società militari che ne valorizzano e curano la crescita. Da contr’altare a questo fenomeno è la presenza sempre più cospicua di atleti di una certa età, spesso master che rimangono in lizza quasi indifferenti al passare degli anni. Non che vada male, anzi, ma anche questo va preso come un segnale del mancato ricambio generazionale per l’atletica italiana.

Ultima annotazione per il pubblico: dalle statistiche sembra che l’atletica sia tornata a fare ascolti. Al palaindoor di Ancona c’era gente, anche se la maggior parte atleti, girando in città invece nessuno sapeva degli italiani ed anche la propaganda è stata praticamente assente. Peccato, perché l’ambiente come al solito ad Ancona è stato accogliente, qualche curioso in più non avrebbe guastato nell’interesse dell’atletica italiana.

fonte: Redazione

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