LUCIANO ACQUARONE INTERVISTATO DA RUNNERS.IT

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LUCIANO ACQUARONE INTERVISTATO DA RUNNERS.IT

Ospitiamo la bella intervista a Luciano ACQUARONE apparsa il 20 febbraio scorso sul sito specializzato nella corsa su strada www.runners.it a cura di Simone BROGIONI. Il grande Luciano nell’intervista ha espresso, tra l’altro, le sue perplessità sulla mancanza d’assistenza e di tutela che giustamente (diciamo noi tutti) dovrebbe essere assicurata dalla Federazione a lui e non solo.

“E ORA CHI MI FERMA PIU’ ?”
di Simone Brogioni

Il 4 ottobre Luciano Acquarone ha soffiato su 75 candeline, ma di fiato gliene deve essere rimasto parecchio, vista l’eccezionale impresa che ha portato a termine pochi giorni dopo a Carpi nella maratona d’Italia: 3h10’57” il suo tempo finale, miglior prestazione mondiale nella categoria M75. Sette minuti in meno rispetto al record precedente, stabilito dieci anni fa a Chicago dall’americano Warren Utes. In un primo momento sembrava che la IAAF non potesse omologare il risultato, visto che alla maratona di Carpi il dislivello in discesa è di 100 metri, pari a 2,37 metri ogni chilometro percorso: il doppio rispetto a quanto consentito dai regolamenti. Una gara “in discesa” quindi secondo l’organizzazione internazionale, anche se parlare di discesa fa un po’ ridere, visto l’esiguo dislivello su una distanza così lunga. La notizia è invece poi stata smentita, per la gioia dell’atleta ligure e di tutti i suoi tifosi.

Signor Acquarone, sa che il suo record mondiale ha rischiato di non essere convalidato in campo internazionale dalla IAAF per il dislivello in discesa troppo elevato della maratona di Carpi?
Non lo sapevo! Il percorso era sì scorrevole, ma non mi sembrava fosse in discesa. Ero in buona condizione e ho partecipato alla maratona di Carpi pensando solo a fare una buona prestazione, senza preoccuparmi di studiare il percorso e l’eventuale dislivello. È logico che sarei stato molto deluso se la IAAF non avesse omologato il mio record mondiale, non solo per me ma anche per coloro che hanno festeggiato insieme a me, primi fra tutti gli organizzatori di Carpi.

Secondo Lei la categoria master è tenuta nella giusta considerazione, sia dalla Fidal sia dagli organi di stampa?
Noi master non siamo molto considerati dalla Fidal, soprattutto a livello economico. Quando la mia società, il CUS Torino, non partecipa alle manifestazioni e quindi non organizza la trasferta, devo pagare di tasca mia tutte le spese di viaggio e alloggio. Per esempio, non so ancora se riuscirò ad andare ai prossimi campionati europei master perché forse non potrò permettermelo. Le mie trasferte diventano così le mie vacanze… d’estate invece che a Rimini o a Viareggio me ne vado sotto casa, e poi spendo i miei soldi per andare a fare i mondiali all’estero. Certo che se ci fosse un intervento economico da parte della Federazione mi piacerebbe fare sia l’uno sia l’altro. Anche in campo internazionale la considerazione non è certo alta: lo scorso 4 settembre a San Sebastiano l’Italia ha vinto la medaglia d’oro di maratona a squadre. I miei 3 compagni hanno ricevuto la loro medaglia, mentre io la sto ancora aspettando, dopo più di due mesi. Queste cose negli assoluti non accadono. Gli organi di stampa invece ci danno spazio e soddisfazione. Tengo a sottolineare che l’attività dei master permette di far capire quanto l’uomo è cresciuto negli ultimi anni, confrontando i risultati di adesso con quelli del passato. Per questo la categoria master dovrebbe essere tenuta in maggiore considerazione.

Lei ha avuto dei grossi problemi ai tendini: ha mai pensato di abbandonare definitivamente la corsa?
No, ho aspettato con pazienza di guarire completamente, cosa per la quale mi ci sono voluti 4 anni. Nel frattempo non sono stato fermo ma mi sono dato al ciclismo, partecipando a molte gare e vincendone diverse.

Però il ciclismo non l’ha appassionata come la corsa: perché?
Ho iniziato a correre in bicicletta a 44 anni. Mi mancavano quindi i fondamentali, le regole di base di uno sport che si imparano da giovani. La passione, l’amore è rimasto per lo sport che praticavo a 20 anni: la corsa.

Viste le sue straordinarie prestazioni, è mai stato accusato di fare uso di sostanze dopanti?
Non ci hanno mai provato, ed è un peccato. Aspetto questa accusa per lanciare una provocazione: con 60 anni di attività agonistica alle spalle potrei brevettare l’eventuale sostanza dopante perché vorrebbe dire che funziona davvero bene! Scherzi a parte, ho sempre fatto regolarmente i controlli antidoping senza alcun timore. La mia sostanza segreta non è affatto proibita: è l’olio extravergine d’oliva Taggiasca, quello delle mie zone.

C’è qualcuno che l’accompagna alle gare o che le fa da pace-maker personale?
Non ho mai avuto né allenatore, né cronometrista, né massaggiatore. A Carpi ho trovato un amico podista, Lorenzo Trincheri, che mi ha accompagnato lungo il percorso e quindi si può dire che mi abbia fatto da lepre.

Quante volte si allena durante la settimana?
Secondo l’umore. La precedenza non la do alla corsa ma alla campagna, dove coltivo le mie verdure. Dopo questa attività esco con il mio cane Red, un bracco ungherese. Mi alleno insieme a lui, mi tiene compagnia e ormai è conosciutissimo qui dalle mie parti.

Tocchi pure ferro: non ha paura quando sostiene questi sforzi cardiaci enormi?
Ho avuto paura a 40 anni: il mio medico mi disse che correvo dei rischi e che dovevo stare attento al mio cuore. Pochi giorni dopo morì lui d’infarto. Da quel momento, per assurdo, ho smesso di avere paura. E poi ho raggiunto i 75 anni, l’età che gli assicuratori definiscono “aspettativa di vita”, quindi da questo momento in poi tutti i giorni che arrivano sono guadagnati!

Quali sono i suoi prossimi impegni?
Il Cus Torino, la mia società, ha in programma la partecipazione ai prossimi campionati europei indoor; poi vorrei disputare a marzo 2006 i Mondali Master in Austria e a luglio gli europei in pista in Polonia. In queste manifestazioni dovrei correre i 5.000 e 10.000 metri e la maratona.

Fino a quando pensa di correre in maratona?
Correrò ad oltranza, fino a quando il mio fisico me lo permetterà!

fonte: Simone Brogioni – runners.it

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