CAMPIONATI INDOOR STATUNITENSI: TRAMMELL FA IL BIS

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Finale in grande stile al palazzetto di Boston. L’ultima tranche dei campionati al coperto “made in U.S.A.” era stata costruita sulla velocità, confermatasi effettivamente il filo conduttore dell’intera giornata, con prestazioni ed eventi degni di una rassegna mondiale.

Si era iniziato nel primo pomeriggio con le semifinali dei 60 piani e con ostacoli, che già avevano dato un assaggio e preziose indicazioni per gli appassionati su come sarebbero poi andate le cose.
Nei 60 uomini con barriere, in assenza di re Allen Johnson, era Terrence Trammell il più atteso. L’esperto Terrence non è atleta da farsi pregare due volte, e prontamente siglava il miglior tempo bruciando l’amico Joel Brown per appena un centesimo, chiudendo in un buon 7”60. Nell’altra semifinale Dominique Arnold vinceva in 7”63.

Le colleghe non scendevano sotto gli 8”00, che per l’appunto costituiva il miglior tempo ad opera di Danielle Carruthers. Poi subito dietro ed a pari merito, Lolo Jones e Jenny Adams con 8”05.
L’antipasto di giornata proseguiva con le semifinali dei 60 piani. Tra gli uomini vincevano le semifinali Marcus Brunson e Joshua Norman in 6”55, ma la sensazione era che Leonard Scott e Terrence Trammell, lo stesso che appena tre quarti d’ora prima aveva fatto sua la semifinale dei 60hs, avessero tenuto tutto sotto controllo.
Fuori e deluso il sempre più carrozzato Shawn Crawford, primo degli esclusi con 6”62, a vantaggio dei vari Smoots, Drake e Gay. Mardy Scales e Coby Miller deludevano ancora di più realizzando rispettivamente 6”81 e 6”82, tempi assolutamente inadeguati per i due.

Chiudevano il primo pomeriggio le semifinali donne dei 60, in cui si imponevano a suon di risultati MeLisa Barber e Torri Edwards. Era stata la Barber la prima a dar fuoco alle polveri con un prestante 7”05, che le faceva vincere la sua semifinale davanti a Lauryn Williams staccata con 7”22. Poi nella seconda semifinale sfoggiava la velocità ritrovata Torri Edwards, quasi a dimostrare di esser tornata quella di un tempo, anzi, a giudicare dai tempi ancora più forte. Chiudeva infatti in 7”10, due centesimi meglio del personale.

Ma dalla breve sintesi delle semifinali, passiamo alla rassegna delle finali tardo pomeridiane valide, oltre che per assegnare i titoli nazionali, anche per prenotare gli ultimi posti sull’aereo per Mosca.

Nel lungo uomini Brian Johnson, in assenza di Dwight Phillips, fa suo il titolo con 7,95 e questa diciamo che è una buona notizia anche in chiave azzurra. Il nostro Andrew Howe al momento salta di più e, se tra due settimane le cose andranno come devono andare…

Nei 400 donne Sanya Richards vola rispetto alle avversarie. Con una gara di testa ed una partenza decisamente azzeccata, crea il vuoto tra sè e le avversarie, vince e convince con un crono di primo livello: 51”28. A distanza Mary Danner e Debbie Dunn in 52”69 e 53”17.

Tra tanti velocisti si vede anche un pò di mezzofondo grazie alle finali degli 800. Alice Schmidt fa sua la gara in rosa, con 2’01”93. Il corrispettivo al maschile è Khadevis Robinson, che riesce ad avere la meglio in volata su David Krummenacker: 1’46”98 contro 1’47”25.

L’attesa per la grande prestazione nei 400 maschili viene un pò tradita da quanto verificato in pista. Vince infatti Milton Campbell in un “normale” 46”17, spuntandola di un paio di millesimi su LaShawn Merritt.
Ad un centesimo e terzo il marpione di Tyree Washington, sempre a segno nelle occasioni che contano, mentre chiude solo al quarto posto Wallace Spearmon, finendo distaccato in 46”67.

E’ lui il grande deluso di questi trials, alla luce di quanto fatto vedere in questo scorcio di stagione al coperto. Spearmon aveva dato l’impressione di essere il migliore anche nei turni eliminatori, ma per vincere un 400 indoor non basta solo andar forte, bisogna anche sapersi muovere nel modo giusto nei confronti degli avversari. C’è da dire a parziale giustificazione che la finale dei 400 è stata divisa effettivamente in due serie con Spearmon secondo nella propria serie, purtroppo la più lenta.

Comunque la mancanza di esperienza in questo caso ha giocato un brutto scherzo al giovane velocista americano, finito a debita distanza dai primi tre posti disponibili per Mosca. Ora per Spearmon rimane la speranza di un posto in staffetta.

Le finali dei 60 hs regalano imprese e tempi di rilievo.
In campo maschile è Terrence Trammell a raccogliere gloria, applausi e pass mondiale, piombando sul traguardo in 7”46. Nulla può Dominique Arnold, comunque secondo con il suo 7”51, un centesimo melgio di Anwar Moore che fa suo il terzo posto.
In campo femminile le prime quattro vanno tutte sotto gli 8”00. vince Danielle Carruthers in 7”93, poi Damu Cherry in 7”95, quindi Lolo Jones e Jenny Adams, pari merito in 7”99. La spunta al fotofinish la prima per soli 5 millesimi di secondo.

Poi il finale col botto è tutto per i 60 piani, lo sprint puro, la disciplina dei partenti di chi esprime la migliore fase di accelerazione.
Tra le donne già dai primi metri è sfida a tre: Barber, Edwards e Williams sono i nomi che viaggiano affiancati per tutto il breve rettilineo del pistino da 60 metri. E’ vittoria per pochi centesimi di MeLisa Barber, con un buon 7”06, tempo che le consente di tenere a distanza una entusiasta Torri Edwards, seconda, e Lauryn Williams, tutto sommato contenta per aver sgraffignato un terzo posto non così scontato. Barber ovviamente soddisfatta per una giornata ottima anche dal punto di vista cronometrico.

Bella gara anche in campo maschile ed ennesima affermazione di uno dei pupilli di John Smith. Stavolta il trionfo dell’allenatore californiano ha il nome di Leonard Scott, il torello proveniente dal football americano, uno che sinora in questo 2006 si era visto ben poco. Scott ha replicato allo straripante stato di forma di Trammell, beffandolo sul finale con un 6”52. Microscopico il distacco di Trammell, secondo in 6”53, mentre al terzo posto si inserisce Jason Smoots in 6”55.

Per l’ostacolista americano, uno dei massimi esponenti mondiali nei 110 hs, significa il secondo biglietto per Mosca dopo quello dei 60hs, un’opportunità unica che gli consentirà in due giorni di poter sognare due finali con la prospettiva di bissare il podio. Certo l’impresa non sarà facile, ci sarà da disputare un qualcosa come 6 gare in appena due giorni, ma Trammell non si arrende e per ora si gusta la sua piccola impresa. Se son rose fioriranno.

fonte: IAAF; Foto:Kirby Lee/IAAF

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