VIGILIA DELLA 11A EDIZIONE DEI CAMPIONATI MONDIALI INDOOR

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Solamente sette azzurri (cinque uomini e due donne) rappresentarono l’Italia alla 7a edizione dei Campionati Mondiali Indoor che si disputarono in Giappone, al Green Dome di Maebashi dal 5 al 7 marzo 1999. 

L’Italia partecipò con una squadra molto ridotta rispetto ai quasi 500 atleti che presero parte all’evento, in rappresentanza di 115 Paesi, che riuscì a conquistare solo un quarto posto nei 3000 metri (7:55.60) con Gennaro Di Napoli, un atleta che è sempre riuscito a dare il meglio di se in questo tipo di manifestazioni.
Per il resto le prestazioni degli italiani furono di assoluto anonimato, scosso solo dal sesto posto di Paolo Dal Soglio nella gara del peso (m. 20.10).
Gli americani con Maurice Greene, campione mondiale open in carica, tornarono ad impossessarsi del titolo della velocità che sfuggiva a loro dal 1991. Maurice vinse in 6.42 precedendo il connazionale Tim Harden (6.43) e lo specialista inglese Jason Gardener (6.46).
I 200 metri furono nobilitati dalla vittoria di un altro grande dello sprint mondiale, Frankie Fredericks che si impose il 20.10 su Obadele Thompson (20.26) delle Barbados, mentre con il terzo posto onorò il suo titolo di due anni prima il bianco americano Kevin Little (20.48).
L’etiope Haile Gebrselassie, abbandonò le sue consuete galoppate sulle lunghe distanze per cimentarsi su quella più rapida dei 1500 metri, che si aggiudicò in 3:33.77 sul forte keniano Laban Rotich che gli terminò a ridosso (3:33.98) al termine di una lunga volata.
Haile doppiò il successo sui 1500 con quello sulla distanza doppia (7:53.57), aggiudicandosi i 3000 metri davanti al keniano Paul Bitok.
Finalmente sul podio più alto dei 60 metri ostacoli il britannico Colin Jackson(7.38), scippato del titolo sei anni prima.
Il cubano Sotomayor tornò alle gare ed al successo, il quarto nella massima rassegno indoor. Javier vinse infatti con la misura di m. 2.36. Stessa misura per il russo Voronin, mentre al terzo posto si classificò il campione indoor uscente Charles Austin (2.33).
Ottima la misura di 6 metri con la quale il francese Jean Galfione vinse la gara dell’asta, mentre Ivan Pedroso portò a quattro i suoi titoli consecutivi, vincendo la prova di salto in lungo con la eccezionale misura di 8.62, dopo un fantastico duello con lo spagnolo Yago Lamela (8.56). Il podio stratosferico fu completato dall’americano Walzer che saltò m. 8.30.
Il quartetto americano della 4×400 si impose alla Polonia in 3:02.83 misura che rappresentava il primato del mondo.
Titolo dei 400 donne meritato per la tedesca Grit Breuer, unica ad andare sotto il limite dei 51.00 (50.80), mentre la ceca Ludmila Formanova, con la vittoria sugli 800 metri, trovò anche l’ottimo tempo di 1:56.90, e la vittoria sulla Mutola, campionessa uscente della specialità.
Doppietta della rumena Gabriela Szabo sui 1500 (4:03.23) e sui 3000 (8:36.42), a testimoniare una supremazia che ormai durava da anni.
Grande misura per la britannica Ashia Hansen nel salto triplo. Con il 15.02, che le consentì di aggiudicarsi il titolo, la bella atleta di colore sfiorò il mondiale della Chen (15.03) del 1995.
Il primato del mondo non sfuggì invece alla staffetta russa della 4×400 che si impose nel tempo di 3:24.25 (nuovo primato mondiale) sull’Australia, guidata da Cathy Freeman, e sugli Stati Uniti.

Il terzo italiano, dopo Jenny Di Napoli e Fiona May, a conquistare un oro ai Mondiali Indoor è stato il triplista Paolo Camosci. Ove si considerasse il successo di Giuliana Salce ai Giochi Indoor del 1985, il titolo di Camossi sarebbe il quarto.
Teatro delle gesta l’Atlantic Pavillion di Lisbona, un impianto molto funzionale che ospitò l’8a edizione dei campionati mondiali indoor dal 9 all’11 marzo 2001.
Fu, almeno dal punto di vista della partecipazione per nazioni, una edizione record. Ben 136 Paesi iscrissero loro atleti alla manifestazione, superando di sei unità la 5a svoltasi nel 1995 a Barcellona.
Gli atleti superarono di poco le 500 unità. Gli italiani furono 12, di cui 3 donne.
Paolo Camossi ottenne la grande affermazione battendo Jonathan Edwards il mito della salto triplo, il primatista mondiale della specialità, al termine di una gara molto combattuta. La misura vincente, m. 17.32, fu realizzata alla quarta prova, dopo che la gara aveva visto al comando il tedesco Friedek (17.13), finito poi al terzo posto dietro all’italiano e al britannico (17.26).
Sfortunata la prova di Fiona May, campionessa mondiale indoor del 1995, dopo che la stessa era stata a lungo al comando della gara con un bel salto a m. 6.87.
Nel giro di pochi istanti la nostra campionessa fu superata dalla statunitense Dawn Burrell, sorella del grande Leroy, ex primatista mondiale dei 100 metri, che si portò al comando con un probante m. 7.03, dalla campionessa uscente Kotova (6.98) e, proprio all’ultimo salto, dalla cubano-spagnola Montalvo, che saltò un centimetro in più della brava Fiona.
Tim Harden, l’argento di Maebashi, approfittò dell’assenza di Maurice Greene per laurearsi campione del mondo (6.44) davanti ad un altro Tim, Montgomery (6.46).
Pronostico rispettato da parte di Hicham El Guerrouj nella gara dei 3000 metri, vinta con grande autorità in 7:37.74, ma non sufficiente a fargli digerire del tutto la scoppola patita ai Giochi di Sydney.
La tattica suicida di Yuriy Borzakovskiy questa volta ha dato ragione al suo autore-protagonista, che ha saputo regolare il sudafricano Johan Botha (oro a Maebashi) nell’ottimo tempo di 1:44.49.
Non tradì le attese il cubano Ivan Pedroso, giunto al suo quinto titolo indoor consecutivo, con l’ottima misura di m. 8.43, realizzata alla terza prova. L’impresa di conquistare i cinque ori non è riuscita invece all’altra stella cubana, Sotomayor, che ha dovuto piegarsi allo svedese Stefan Holm, salito a m. 2.32.
Quarto titolo invece per la mozambicana Maria Lurdes Mutola sugli 800 metri (1:59.74), che l’hanno riscattata dalla sconfitta patita in Giappone due anni prima.

Deludente la prestazione degli atleti italiani partecipanti alla 9a rassegna mondiale indoor in programma alla splendida National Indoor Arena di Birmingham dal 14 al 16 marzo 2003.
Centotrentadue i Paesi partecipanti e sfiorato il numero dei seicento atleti iscritti. Gli Stati Uniti con 17 medaglie (10+3+4) prevalsero nella classifica per nazioni davanti alla Russia con 12 medaglie (5+4+3).
Venti i concorrenti italiani partecipanti, di cui 8 donne, per un bottino privo di medaglie e con solo due quinti posti (Martinez e Torrieri) all’attivo.
Gloria per gli altri quindi a cominciare da Justin Gatlin, volto nuovo dello sprint statunitense che si è aggiudicato i 60 piani in 6.46 su Kim Collins (6.53).
L’unico record del mondo venne dal settore femminile ad opera di Svetlana Feofanova, che ritoccò per la terza volta il suo primato del mondo nel salto con l’asta (4.80), battendo la connazionale Isinbayeva, che ancora non aveva iniziato la sua scalata ai vertici della specialità.
Ma un nome su tutti emerse da questa edizione dei mondiali indoor, quello della svedese Carolina Kluft che ha sfiorato il primato mondiale del pentathlon, avvicinando la soglia storica dei 5000 punti.
Di grande valore tecnico il 22.18, terzo tempo all time al coperto, ottenuto sui 200 dalla 32enne statunitense Michelle Collins, davanti alla francese Hurtis.

Budapest 5-7 marzo 2004. Per la seconda volta la capitale ungherese ospita i Campionati del Mondo Indoor di atletica leggera; anche l’impianto è quello del 1989: la Sportarena, rimessa completamente a nuovo. La spedizione italiana composta da 14 atleti, di cui 7 donne, tornerà indietro a mani vuote come già era successo a Maebashi e Birmingham, anche se i tecnici trovano nella partecipazione azzurra segni confortevoli di maturità per alcuni atleti.
Simone Collio accede alla finale dei 60 piani, vinta dal britannico Jason Gardener (6.49) sul promettente statunitense Shawn Crawford (6.52), e finisce al settimo posto.
Poi, fra le molte eliminazioni dei nostri, spuntano le finali raggiunte da Magdeline Martinez (5a nel triplo) e Fiona May (6a nel lungo con m. 6.64), prestazioni che lasciano entrambe l’amaro in bocca. Delude, solo sesto con m. 5.60, anche il campione mondiale open di Parigi 2003, Giuseppe Gibilisco.
Non delude invece il grande Christian Olsson nel salto triplo, dove non solo si conferma campione del mondo dopo il titolo del 2003, ma arriva addirittura al primato del mondo indoor saltando m. 17.83.
Maria Mutola centrò a Budapest il suo sesto titolo indoor, scavalcando nella speciale graduatoria dei vincitori in sala, il lunghista Pedroso e la saltatrice in alto Stefka Kostadinova, andando ad aggiudicarsi gli 800 metri in 1:58.50 davanti alla biondissima slovena Jolanda Ceplak.
Ancora una donna agli onori della cronaca. Tatyana Lebedeva(nella foto), un’altra atleta scesa dagli Urali, azzecca per prima l’accoppiata lungo-triplo, ottenendo in questa seconda specialità un prestigioso m. 15.36 che è il nuovo record mondiale indoor.
Le donne russe erano scatenate. Alle due vittorie della Lebedeva, con tanto di record, fecero da contraltare altri due successi ottenuti sui migliori livelli mondiali. La stella dell’asta femminile Yelena Isinbayeva portò il limite mondiale indoor della specialità a m. 4.86, battendo due ex primatiste quali Stacy Dragila e Svetlana Feofanova e andando ad attaccare lo storico muto dei 5 metri.
Le formidabili quattrocentiste: Natalia Nazarova (vincitrice della prova individuale in 50.19), Olesya Krasnomovets, Olga Kotlyarova e Tatyana Levina, corsero la 4×400 in 3:23.88, stabilendo anche qui il nuovo primato del mondo.
La Russia guidò anche il medagliere finale con 19 medaglie (8+6+5) davanti agli Stati Uniti con 10 (4+5+1).

Ecco tutti i vincitori delle ultime quattro edizioni prese in esame:

Uomini

60 metri
1999 – Maurice Greene (Usa) 6.42
2001 – Tim Harden (Usa) 6.44
2003 – Justin Gatlin (Usa) 6.46
2004 – Jason Gardener (Gbr) 6.49

200 metri
1999 – Frankie Fredericks (Nam) 20.10
2001 – Shawn Crawford (Usa) 20.63
2003 – Devonish Marlon (Gbr) 20.62
2004 – Demeritte Dominic (Bah) 20.66

400 metri
1999 – Jamie Baulch (Gbr) 45.73
2001 – Daniel Caines (Gbr) 46.40
2003 – Tyree Washington (Usa) 45.34
2004 – Francique Alleyne (Grn) 45.88

800 metri
1999 – Johan Botha (Rsa) 1:45.47
2001 – Yuriy Borzakovskiy (Rus) 1:44.49
2003 – David Krummenacker (Usa) 1:45.69
2004 – Mulaudzi Mbulaeni (Rsa) 1:45.71

1500 metri
1999 – Haile Gebrselassie (Eth) 3:33.77
2001 – Rui Silva (Por) 3:51.06
2003 – Driss Maazouzi (Fra) 3:42.59
2004 – Paul Korir (Ken) 3:52.31

3000 metri
1999 – Haile Gebrselassie (Eth) 7:53.57
2001 – Hicham El Gueroouj (Mar) 7:37.74
2003 – Haile Gebrselassie (Eth) 7:40.97
2004 – Bernard Lagat (Ken) 7:56.34

60 metri ostacoli
1999 – Colin Jackson (Gbr) 7.38
2001 – Terrence Trammell (Usa) 7.51
2003 – Allen Johnson (Usa) 7.47
2004 – Allen Johnson (Usa) 7.36

Salto in alto
1999 – Javier Sotomayor (Cub) 2.36
2001 – Stefan Holm (Swe) 2.32
2003 – Stefan Holm (Swe) 2.35
2004 – Stefan Holm (Swe) 2.35

Salto con l’asta
1999 – Jean Galfione (Fra) 6.00
2001 – Lawrence Johnson (Usa) 5.95
2003 – Tim Lobinger (Ger) 5.80
2004 – Igor Pavlov (Rus) 5.80

Salto in lungo
1999 – Ivan Pedroso (Cub) 8.62
2001 – Ivan Pedroso (Cub) 8.43
2003 – Dwight Phillips (Usa) 8.29
2004 – Savante Stringfellow (Usa) 8.40

Salto triplo
1999 – Charles Friedek (Ger) 17.18
2001 – Paolo Camossi (Ita) 17.32
2003 – Christian Olsson (Swe) 17.70
2004 – Christian Olsson (Swe) 17.83 WR

Getto del peso
1999 – Aleksandr bagach (Ukr) 21.41
2001 – John Godina (Usa) 20.82
2003 – Manuel Martinez (Esp) 21.24
2004 – Christian Cantwell (Usa) 21.49

Eptathlon
1999 – Sebastian Chiara (Pol) p. 6386
2001 – Roman Sebrle (Cze) p. 6420
2003 – Tom Pappas (Usa) p. 6361
2004 – Roman Sebrle (Cze) p. 6438

Staffetta 4×400
1999 – Stati Uniti 3 :02.83 WR
2001 – Polonia 3:04.47
2003 – Stati Uniti 3:04.09
2004 – Giamaica 3:05.21

Donne

60 metri
1999 – Katerina Thànou (Gre) 6.96
2001 – Chandra Sturrup (Bah) 7.05
2003 – Zanna Block (Ukr) 7.04
2004 – Gail Devers (Usa) 7.08

200 metri
1999 – Ionela Tirlea (Rom) 22.39
2001 – Juliet Campbell (Jam) 22.64
2003 – Muriel Hurtis (Fra) 22.54
2004 – Natalya Safronnikova (Bul) 23.13

400 metri
1999 – Grit Breuer (Ger) 50.80
2001 – Sandie Richards (Jam) 51.04
2003 – Natalya Nazarova (Rus) 50.83
2004 – Natalya Nazarova (Rus) 50.19

800 metri
1999 – Ludmila Formanovà (Cze) 1:56.90
2001 – Maria Mutola (Moz) 1:59.74
2003 – Maria Mutola (Moz) 1:58.94
2004 – Maria Mutola (Moz) 1:58.50

1500 metri
1999 – Gabriela Szabo (Rom) 4:03.23
2001 – Hasna Bendassi (Mar) 4:10.83
2003 – Regina Jacobs (Usa) 4:01.67
2004 – Kutre Dulecha (Eth) 4:06.40

3000 metri
1999 – Gabriela Szabo (Rom) 8:36.42
2001 – Olga Yegorova (Rus) 8:37.48
2003 – Berhane Adere (Eth) 8:40.25
2004 – Meseret Defar (Eth) 9:11.22

60 metri ostacoli
1999 – Olga Shishigina (Kaz) 7.86
2001 – Anjanette Kirkland (Jam) 7.85
2003 – Gail Devers (Usa) 7.81
2004 – Perdita Felicien (Can) 7.75

Salto in alto
1999 – Khristina Kalcheva (Bul) 1.99
2001 – Kajsa Bergqvist (Swe) 2.00
2003 – Kajsa Bergqvist (Swe) 2.01
2004 – Yelena Slesarenko (Rus) 2.04

Salto con l’asta
1999 – Nastja Ryshch (Ger) 4.50
2001 – Pavla Hamackova (Cze) 4.56
2003 – Svetlana Feofanova (Rus) 4.80
2004 – Yelena Isinbayeva (Rus) 4.86 WR

Salto in lungo
1999 – Tatyana Kotova (Rus) 6.86
2001 – Sawn Burrell (Usa) 7.03
2003 – Tatyana Kotova (Rus) 6.84
2004 – Tatyana Lebedeva (Rus) 6.98

Salto triplo
1999 – Ashia Hansen (Gbr) 15.02
2001 – Tereza Marinovas (Bul) 14.91
2003 – Ashia Hansen (Gbr) 15.01
2004 – Tatiana Lebedeva (Rus) 15.36 WR

Getto del peso
1999 – Svetlana Krivelyova (Rus) 19.08
2001 – Larisa Peleshenko (Rus) 19.84
2003 – Irina Korzhanenko (Rus) 20.55
2004 – Svetlana Krivelyova (Rus) 19.90

Pentathlon
1999 – DeDee Nathan (Usa) p. 4753
2001 – Natalya Sazanovich (Blr) p. 4850
2003 – Carolina Kluft (Swe) p. 4933
2004 – Naide Gomes (Por) p. 4759

Staffetta 4×400
1999 – Russia 3:24.25 WR
2001 – Russia 3:30.00
2003 – Russia 3:28.45
2004 – Russia 3:23.88 WR

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