COSA PENSANO I GIOVANI DELL’ATLETICA?

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Riportiamo un articolo apparso sul sito della federazione europea di atletica EAA e che a nostro avviso merita di essere preso in considerazione. Si tratta dei risultati di uno studio condotto in Svezia e in Gran Bretagna da un ex manager di azienda ora consigliere della Federazione di Atletica svedese di nome Carl Hogberg e che mirava a capire quale era la percezione dell’atletica leggera da parte dei giovani di questi paesi.

Carl Hogberg è molto chiaro in merito a questo argomento: “Le cose non possono andare avanti così, noi dirigenti di atletica dobbiamo cercare di capire cosa pensano i teen agers (13-19 anni) di questo sport e a tutt'oggi proprio non lo sappiamo. Se andiamo avanti così l’atletica diventerà uno sport in cui la percentuali dei giovani sarà minima e noi non vogliamo che lo sia
Hogberg, è una delle menti che stanno dietro ad un progetto sviluppato dalla EAA mirante a risolvere uno dei problemi che affliggono un po’ tutte le federazioni sportive ma l’atletica in particolare: IN UN ERA DI VITA SEDENTARIA E DI CONTINUE DISTRAZIONI COME FA UNO DEGLI SPORT PIU’ VECCHI E PIU’ SEMPLICI AD ATTRARRE I GIOVANI? COME FARA’ QUESTO SPORT AD ATTIRARE E COINVOLGERE LE PROSSIME GENERAZIONI DI ATLETI, TIFOSI, DIRIGENTI E GIUDICI?

Con l’appoggio della EAA, l’anno scorso le federazioni Inglese e Svedese hanno iniziato una indagine con un obiettivo ancora più semplice: COSA PENSANO I GIOVANI DI QUESTO SPORT?
L’indagine è stata condotta da un ente indipendente su 1000 giovani di età compresa fra i 17 e i 19 anni in entrambi i paesi e come ammette lo stesso Hogberg “Abbiamo capito che abbiamo dei seri problemi, ma anche delle interessanti opportunità.

L’indagine ha evidenziato che praticamente tutti i giovani intervistati hanno avuto la possibilità di provare l’atletica a scuola e almeno la metà ha pure dichiarato di essersi divertita. Il 15% ha inoltre dichiarato di averla provata a livello di club (al di fuori dall’ambito scolastico) ma ad oggi (raggiunti i 17/18 anni) solamente l’1 % continua a praticarla.
Interessante sapere che più del 30% dei giovani intervistati ha dichiarato di fare jogging e addirittura il 75% ha dichiarato che correre è un ottimo modo per tenersi in forma. Ma la quasi totalità dei ragazzi ha dichiarato di non essere interessata a praticare l’atletica o di far parte di un club semplicemente perché pensano che ciò non incontra minimamente i loro bisogni.

Adam Walker è uno dei massimi dirigenti di UK Athletics “L’atletica ha un enorme potenziale, moltissimi ragazzi la provano e a molti piace e da soddisfazione, ma nonostante ciò, abbiamo enormi problemi a tenere i giovani coinvolti in questo sport”
Per qualche ragione questo sport non incontra i loro bisogni o forse il concetto stesso di atletica per loro non funziona.

Hogberg, iniziò a farsi queste domande circa 7 anni fa quando organizzò degli incontri a livello nazionale con i colleghi delle altre federazioni sportive alo scopo di monitorare lo stato delle attività sportive del suo paese. Una delle cose che emerse con più chiarezza da quelli incontri fu la quasi completa mancanza di informazioni basilari relative al numero totale di tesserati, se i tesserati crescevano o diminuivano, se e quanto erano contenti, se la situazione generale migliorava o peggiorava…”Quando arrivammo alla fine degli incontri non eravamo sicuri nemmeno di quante squadre erano affiliate alle varie federazioni” ricorda Hogberg
Questa esperienza portò Hogberg a condurre delle indagini a titolo personale nei vari club e nel paese in generale, allo stesso tempo tecnici e dirigenti in Gran Bretagna iniziarono a capire che i problemi erano comuni ad entrambe le nazioni. “Entrambi capimmo che il futuro del nostro sport passava per lo sviluppo ed il sostegno dei club e soprattutto dipendeva da noi.

Le due federazioni quindi organizzarono degli incontri congiunti ai quali parteciparono i dirigenti dei club leader a livello nazionale e locale con lo scopo di scambiarsi esperienze ed informazioni ma soprattutto per trovare delle soluzioni per il futuro. “Dopo avere esposto i risultati delle mie analisi, che evidenziavano il fatto che l’atletica stava perdendo contatto con il mondo dei giovani giungemmo alla conclusione fra le altre cose, che l’atletica ed i club mancavano di una strategia di sviluppo e che i dirigenti in generale non avevano a disposizione i mezzi o le competenze necessari.
Lo studio finale fu effettuato da una società di ricerche di mercato indipendente nei mesi di Maggio e Giugno dello scorso anno e coinvolse in modo omogeneo 2000 giovani di varie estrazioni sociali in entrambi i paesi. Dalle risposte ricevute, i ricercatori hanno calcolato un “Indice di attrazione”, che consentisse di effettuare varie comparazioni fra I due paesi analizzati. “Ciò che è stato incredibile è il grado di similitudine che abbiamo riscontrato in entrambi i paesi” ha detto Walker, “se lo avessimo fatto solo per una nazione l’indice avrebbe potuto essere un pò fuorviante, ma questi risultati sono fuori discussione.
Lavorare assieme è stato un grande vantaggio” aggiunge Hogberg “abbiamo potuto valutare I dati da prospettive diverse; inoltre pensiamo che questa ricerca possa suscitare un notevole interesse anche a livello internazionale visto che due paesi diversi hanno avuto le stesse conclusioni.

Ora entrambe le federazioni stanno elaborando una serie di azioni da intraprendere per raddrizzare la rotta, per esempio la ricerca ha evidenziato l’importanza dei cosiddetti “Role model” (modelli di ispirazione) e degli insegnanti di scuola nel coinvolgimento dei giovani verso lo sport, cosicché le federazioni stanno investendo su questi due aspetti. Un altro punto importante che è emerso è la necessità di attirare I giovani verso l’atletica anche attraverso iniziative informali e non solo attraverso le attività convenzionali.

Avere dei fatti su cui basare le nostre strategie ci da la certezza su quali sono le aree dove dobbiamo investire, mentre in passato troppo spesso ci siamo basati sulle nostre opinioni piuttosto che sui fatti, e questo è anche un messaggio molto chiaro per gli oltre 1400 club che abbiamo in Gran Brategna” aggiunge Walker “c’è ancora troppa gente che pensa che il talento in qualche modo emergerà comunque, ma noi abbiamo la certezza che se non lavoriamo con delle strategie chiare solo una minima parte dei talenti arriverà al nostro sport.

Entrambi Hogberg e Walker vogliono fare arrivare questo messaggio anche in altri paesi d’Europa, “Questo genere di iniziative dovrebbe essere fatto regolarmente ogni 2/3 anni per poter avere sempre la percezione dei cambiamenti che avvengono nella società e per monitorare i progressi che stiamo facendo; sarebbe bello coinvolgere altri 5/6 paesi la prossima volta. Per noi è già chiarissimo,il futuro del nostro sport dipende da noi.

fonte: EAA

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