MONDIALI DI LINZ – GLI APPUNTI DI VIAGGIO DI ENRICO SARACENI

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

La preparazione.
Quelli di Linz saranno i mie primi campionati del mondo indoor. Li ho preparati in maniera molto meticolosa. Ho previsto tutto: poteva arrivare l’influenza, e ho provveduto con il vaccino in ottobre; poteva arrivare un infortunio, e ho provveduto con una sana prevenzione (anche se ho un ginocchio che ha bisogno di un piccolo intervento). Ho inoltre partecipato agli assoluti indoor solo in staffetta, ma senza velleità. Diciamo la verità, agli Europei indoor di Eskilstuna, nel 2005, avrei potuto fare grandi cose ma, prima la preparazione per i campionati assoluti indoor e poi la maledetta influenza, mi ero trovato costretto a tirare fuori delle risorse fisiche che neanche io conoscevo. Poi avevo decisamente esagerato nel partecipare a 4 eventi, per un totale 10 gare in tre giorni. Tutto ciò non poteva portarmi a primati, ma a un gran mal di schiena ed una sensazione quasi di rigetto nei confronti delle gare.
Questa volta sono stato scrupoloso: grossa preparazione invernale (anche se in ritardo), partecipazione a gare da metà febbraio, qualche allenamento nel palazzetto di Ancona e arrivo a Linz con un buon anticipo per prendere confidenza con la pista.
Il mio obiettivo è il il record sui 400 metri per la categoria M40. Record che credo sia alla mia portata ma non facile da realizzare per i seguenti motivi:
1° – la pista di Linz è molto veloce ma i corti rettilinei penalizzano il mio tipo di corsa, caratterizzata da ampie falcate e buone frequenze.
2° – dovrò correre due turni di qualificazioni più la finale in meno di 20 ore;
3° – un problema al ginocchio destro (menisco) mi ha impedito nell’inverno di eseguire determinati esercizi.
Speriamo bene, ce la metterò tutta!

Lunedi 13.
Arrivo a Linz alle 6 di mattina, con il treno (in cuccetta) da Venezia. Lo scenario che mi ritrovo mi ricorda quello del film “Rocky IV”, quando il protagonista si recava in Russia per sfidare il pugile detentore del titolo di campione del Mondo. Il paese è sommerso da una fitta nevicata. Prendo un taxi guidato da una donna, con musica di Ramazzotti a palla e una lattina di birra da poco consumata sul sedile. Guida in maniera, come dire…”lascio il cliente e mi faccio un’altra birra…. “. Semi-testacoda in partenza, inchiodata al semaforo e un “vai a quel paese” all’automobile che ci precede per non essere passato con l’arancione. Mi chiedo: “mi vuol far risparmiare il pedaggio, o è l’amica del detentore del record dei 400 metri indoor?”
Nel pomeriggio mi reco all’Arena di Linz dove trovo l’americano Barnwell Val Winslow, conosciuto a San Sebastian: la copia fisica autentica di Michael Jonhson. Esegue esercizi di andature mai viste. Resto incantato nel vederle, sono molto difficili da copiare, ma l’hanno fatto gli americani con Pietro Mennea, così ci provo anche io… Inizio a fare degli allunghi, Barnwell mi osserva e mi fa i complimenti. Mi cronometra un 60 metri in 6″89. Mi dice: “No good, vai più con le frequenze”. Alla fine dell'allenamento sono soddisfatto: mi sono allenato sulle resistenze e non sulla velocità: voglio il record dei 400 metri.

Mercoledì 15.
Batterie dei 200 metri. Cerco di correrle ad un ritmo da passaggio ai 200 in vista dei 400. 23″59 il tempo della batteria. Perfetto: sto bene, non ho fatto fatica e le gambe girano a meraviglia. Invio un sms di risposta al mio caro amico Giancarlo D’oro: “Sto bene, ti aspetto domani per la finale”.

Giovedì 16.
Finale dei 200metri. Prima della gara mi faccio vedere dal fisioterapista Oriano Chelini, ragazzo dotato di grossa disponibilità, ma dalle mani legate…. Mi faccio controllare un leggero indurimento al flessore destro, mi tranquillizza. Era quello che volevo, grazie Oriano.
Parto, ho davanti il francese di colore Nitharum che raggiungo all’inizio della seconda curva. Lo passo a velocità doppia, la forza centrifuga mi spinge verso l’esterno, faccio fatica a tenere la corsia e spendo energie preziose. Vinco, ma non sono soddisfatto del riscontro cronometrico: 22″09. Avevo delle gambe così brillanti ed efficaci da farmi ripensare alle sensazioni di quando, nel 2001, realizzai i miei record assoluti. Purtroppo l’arrivo posto a metà rettilineo mi ha impedito di decontrarmi come avrei voluto, oltre al fatto di non aver potuto sfruttare due discese come avvenne a Genova, nel febbraio 2005, quando realizzai il record del mondo M40 dei 200 piani (21″94 n.d.r).
Per la prima volta nella storia dei Campionati Internazionali Master, durante la cerimonia di premiazione viene eseguito l'inno della nazione del vincitore. E' veramente una grande emozione salire sul podio e sentire le note dell'Inno di Mameli. Per vincere il nodo che mi attanaglia la gola inizio a cantare “Fratelli d’Italia…”, ma mi accorgo di non conoscere tutte le parole. I calciatori insegnano… Per il prossimo podio mi dovrò preparare.

Venerdi 7 e Sabato 18.
Ho finalmente due giorni di relax! Una sera al casinò (40€ per il comune di Linz), una in discoteca con Igor Crispi e Salvatore Bove ad osservare le bellezze austriache. Sabato ci sono i 60 metri dove corrono tanti amici: Giancarlo, Stefano, Salvino, Massimo, Marco, Alfonso, Antonello, Mario Longo e altri. Le gare sono bellissime. Nella finale degli M40 ci sono tre italiani, se avessi gareggiato anch'io io saremmo stati in 4, ma l'oro sarebbe comunque andato al danese. Peccato. La sera andiamo a cena tutti insieme, Salvino mi fa una promessa: “fai il record del mondo e….”. E' bello avere amici come lui.

Domenica 19.
La mattina sono molto teso. Nella mia batteria dei 400 metri, la sesta, ci sono altri 3 italiani (Alberto Zanelli, Roberto Amerio e Salvatore Cravotta). Avrei voluto fare gara tattica, attendendo fino alla fine per poi uscire. Ma ho preferito fare una gara regolare e in pogressione continua, anche per agevolare Alberto e Roberto, due atleti molto competitivi. Mi sento bene. Cerco di rincuorare Alberto, che non é soddisfatto del suo risultato. Non ci riesco, e mi dispiace molto. Lui e Roberto scelgono di non correre la semifinale per risparmiarsi in vista della staffetta. Li capisco. Torno in hotel per rilassarmi. Ho paura che la semifinale di questa sera mi rimanga sulle gambe. Arrivo al palazzetto due ore prima della gara e mi faccio massaggiare dal mio amico olandese conosciuto a San Sebastian. In semifinale sono nella terza ed ultima serie, dove posso controllare gli avversari. Corro bene, in 51″40, miglior tempo delle semifinali, ma comincio ad accusare la fatica. Spero di recuperare per la finale. Alla sera andiamo a cena tutti insieme. Alberto e la moglie Nicoletta mi riaccompagnano in Hotel. A luglio nascerà il loro primogenito, auguri!
Domani corro contro il cronometro.

Lunedi 20.
Arrivo al palazzetto con le consuete due ore di anticipo per il massaggio pre-gara dal mio amico olandese. “Mi raccomando” gli dico “devi prepararmi delle gambe da record!”. Cerco, come gli americani, di un riscaldamento non molto lungo ma con molti allungamenti. Le gambe girano bene, anche se non sono fresche come quelle dei 200 metri. Sono fiducioso per la preparazione svolta in inverno. Scendo in pista, ci sono molti italiani (e non solo) che attendono la mia corsa. Spero di non deluderli. Parto. Supero il francese all’inizio della seconda curva e mi conquisto la corda con un buon vantaggio. Mi torna alla mente la finale di Bill Collins (M55) con il nostro Vincenzo Felicetti. Faccio come Collins ed inizio la progressione alla fine della penultima curva. Lui però nell'ultima curva aveva esitato un po', per riprendere le frequenze nel rettilineo. Per raggiungere il record devo invece spingere ogni metro, anche nell'ultima curva. Capisco che ce la posso fare. Il cronometro all'arrivo segna il tempo di 48″98, poi corretto in 48″96. E' il nuovo record del mondo! Mi abbandono ad una esultanza forse esagerata ma, credo, meritata. Penso che alla fine il lavoro svolto paga sempre. Ricevo i complimenti di Cesare Beccali, il presidente della Federazione mondiale dei master, che mi dice che farà di tutto per portarmi a Montecarlo come miglior atleta master del mondo. Sarebbe un sogno! Ma la competizione è forte, ci sono tantissimi bravi master nel mondo.
Per la cerimonia di premiazione dei 400 metri invito tutti gli amici italiani a cantare insieme l'inno. Sul podio mi concentro sulle parole, che emozione: unica, grandiosa. Scivola anche una lacrimuccia.

Tra poco ci sarà la staffetta 4×200. E' stata decisa la formazione (D'Oro, De Feo, Ceriani e Saraceni), con il rammarico di chi è stato escluso. Mi dispiace molto per loro ma credo che dobbiamo considerarci fortunati ad avere problemi di abbondanza di atleti validi. Tutti ci hanno invidiato e addirittura qualche nazione è retrocessa di categoria per evitare di essere umiliata. E poi sarebbero gli italiani quelli non sportivi..
Corriamo per il record del mondo: 1'31″ 4. Credo che ce la possiamo fare, ma siamo soli contro il cronometro. Gli atleti più forti di altre nazioni hanno scelto di correre con gli M35 per evitare di essere umiliati, alla faccia della sportività! Vinciamo con il tempo di 1'31″92, record sfiorato ma… ci riproveremo.
Peccato che la premiazione della 4×200 sia avvenuta in pista senza l’ausilio dell’inno nazionale. Tutti e quattro, insieme a Roberto Amerio e Alberto Zanelli – esclusi per ragioni tecniche – saremmo stati dei veri Fratelli D’Italia.

Concludendo.
Nel complesso la trasferta è stata ottima. Con oltre 300 partecipanti l'Italia è al terzo posto dietro alla Germania e all'Austria, il paese ospitante. Purtroppo è mancata un po' di unità, da parte di noi italiani. Eravamo tutti sparsi sui vari settori degli spalti, al contrario degli inglesi, dei francesi, degli americani e degli austriaci che erano molto compatti.
Infine è stato bello vedere il sito di AtleticaNet aggiornato in tempo reale con le report di Franco Pizzi, l”allievo” di Rosa Marchi, qui assente. Franco è stato “grande”, quasi come Giotto…
Un abbraccio a tutti, ci vediamo a Poznan!

(Nella foto Enrico SARACENI con Gert Deppe – di E.Saraceni)

fonte: Enrico Saraceni per AtleticaNet

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *