MONDIALI DI LINZ: GLI APPUNTI DI VIAGGIO DI EMMA MAZZENGA

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Con grande piacere pubblichiamo gli appunti di viaggio di Super “Mimma” Mazzenga, la settantaduenne padovana che a Linz ha conquistato due ori (60 e 400 piani), un argento (800 m) e un bronzo (200 m).

Domenica 12 marzo: si parte!
Io e Dina Cambruzzi abbiamo organizzato questa trasferta da mesi. Andremo in automobile ed io sarò l'autista. Rosa Marchi ci ha soprannominato “Thelma e Louise”. Ma l'avventura ha inizio con un piccolo incidente automobilistico. Siamo costrette ad una affannosa sostituzione della Fiat Uno, predisposta con accurata revisione, con la piccola Matiz 1000, senza catene e senza carta verde. Il viaggio si rivela più agevole del previsto, forse perché avevamo già pagato il tributo alla sf… sfortuna. C'è però molto vento: per guidare devo stare aggrappata al volante. La sosta a Salisburgo, dopo circa 550 km, ci consente di recuperare in parte le energie e di sgranchire le nostre “preziose” gambe in una, seppur breve, passeggiata nel centro storico della città. Concludiamo la serata con una cena tipica locale. L'unica nota negativa: la temperatura. C'è un freddo glaciale!

Lunedì 13 marzo: arrivo a Linz .
Arriviamo a Linz. E' vano ogni tentativo di raggiungere l'albergo autonomamente e siamo costrette a ricorrere alla esperta guida di un taxi. Passiamo poi all'Arena per il ritiro delle buste con i pettorali.

Martedì 14 marzo: error!
Giornata a sorpresa: gli organizzatori dei Campionati si accorgono che nei 200 metri, categoria W70 (la mia!), si sono iscritte 7 atlete, per cui la finale diretta, in una pista con sole 6 corsie, è praticamente impossibile. Devono essere previste le semi-finali, non contemplate però nel programma che mi hanno consegnato ieri con la busta. Per fortuna mi accorgo in tempo del cambiamento di programma: dovrò correre domani mattina alle 8.30. Protesto vivacemente con un giudice, che mi risponde candidamente: “Error!”. Dina invece scopre che le misure di ingresso per la gara di salto in alto riportate nel programma sono errate: “altro error!” risponde sempre il solito giudice. Non parliamo poi della ubicazione della Call Room. Per raggiungerla servirebbe uno sherpa allenato, tant'è la distanza da percorrere.

Mercoledì 15 marzo: semifinali dei 200 (teoriche)
Sveglia ore 6.00. Arrivo all'Arena alle 7.15. Scopro che le concorrenti dei 200 m W70 si sono ridotte a 5, quindi si passa direttamente alla finale di domani pomeriggio. Dina gareggia nel salto in alto, categoria W70. Nonostante la caviglia e il ginocchio doloranti si classifica al quinto posto.

Giovedi 16 marzo: finale dei 200
Adesso corro io! Gara purtroppo da dimenticare. Barcollo per 200 metri senza riuscire a trovare “il mio centro di gravità permanente” e arrivo terza e “nera”. Molti si premurano di avvertirmi che c'è pure il rischio di una squalifica, perché probabilmente ho calpestato la linea della corsia. La squalifica fortunatamente non arriva. Mi arriva un sms di Rosa che si congratula per il mio bronzo, nonostante “i tempi modesti”… Grrr…! Grrr…! Sono sempre più nera.

Venerdi 17 marzo: finale degli 800 (ce la farò?)
Alla partenza siamo in quattro: io ho il peggior tempo di iscrizione. Dopo tanti anni in cui mi sono espressa solo nelle gare di velocità, ora ho deciso di allungare la distanza. Agli Italiani di Ancona ho debuttato negli 800 metri correndo in 3'37”34. La gara va molto bene, anche se tiro come una pazza perché ho paura di essere partita troppo forte (45” il primo giro) e cerco di andare finché posso. Arrivo seconda con il tempo di 3'24”13: personale migliorato di 13 secondi! (e record italiano indoor F60-F65 e F70 !!! n.d.r.). Non dimenticherò mai gli ultimi 200 metri, sembravano infiniti! Dina intanto riposa, fotografa e si dà alle pubbliche relazioni.

Sabato 18 marzo: finale dei 60
Dina continua a riposare in vista dei 60 ad ostacoli di domenica (giorno in cui finalmente riposerò anche io). Corro la finale dei 60 metri, che si rivela la gara meno impegnativa, anche se non interpreto correttamente i comandi dello starter e, sul “pronti”, mi alzo sui blocchi solo a metà . Vinco senza problemi. Sul podio, quando mi premiano con la medaglia d'oro, suonano anche l'inno di Mameli. Ho i brividi!

Domenica 19 marzo: relax?
Oggi dovrei rilassarmi, ma domani dovrò correre i 400 metri e c'è una svedese, Astrid Nillson, che è più o meno al mio livello. Col pensiero continuo ad immaginarmi il finale della gara; è sempre diverso: a volte ci sono io che passo lei, a volte è lei che supera me!
Dina affronta i 60 ad ostacoli, a dir la verità con molto coraggio! Arriva faticosamente in fondo, ma le cose si complicano: viene squalificata per superamento non corretto dell'ostacolo. Dina, con l'aiuto di Ugo Sansonetti (che è un vero e proprio poliglotta) protesta con i giudici. Viene riabilitata e, anche per lei, arriva la medaglia d'oro e l'inno nazionale.

Lunedi 20 marzo: finale dei 400
Ultima gara: mi sembra di essere stanca, ma le gambe girano ancora. Mi assegnano la quinta corsia, mentre la Nillson è in quarta. Peccato, non la posso controllare. Corro per 380 metri in prima posizione, all'inizio anche con un buon vantaggio, poi attendo la mia avversaria. Infatti, dopo l'ultima curva cerca di superarmi, ma riesco a stare davanti. Ritenta: mi butto sul traguardo rischiando di rotolare, ma è fatta! Ho vinto per 21 centesimi (1'24”89 contro 1'25”10). Sulle tribune gli italiani sono tutti in piedi ad applaudire. E' stata una delle più belle gare della mia lunga carriera. Naturalmente arriva l'oro e l'inno nazionale. Dopo tutti questi giorni di “dieta”, questa sera finalmente cena caratteristica: pollo fritto, riso, patate e insalata piccante di cetrioli.

Martedi 21 marzo – back home
La notte è passata, ma mi rendo conto di aver dormito solo 3 ore. Che sia stata la cena di ieri sera? Non dico nulla a Dina per non preoccuparla ma… sono preoccupata. Mi aspettano 700 km di autostrada. Prendo un caffè e un cachet, poi partiamo. Con due soste arriviamo a Verona Sud, dove il marito Lanfranco recupera Dina. Io proseguo fino a Padova. Tutto è andato bene e sono soddisfatta di questa mia ulteriore prova di resistenza. Dentro di me ringrazio la buona sorte, nella speranza che mi dia ancora qualche chance nonostante l'età e… tocco ferro!

(Nella foto Emma Mazzenga – di F.Pizzi)

fonte: Emma Mazzenga per Atleticanet

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