SINDROME DI PETER PAN O SINDROME DI HIGHLANDER? (DI N.PRAMPOLINI)

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Mondiali di Linz
Sindrome di Peter Pan o sindrome di Highlander? Siamo eterni bambini o ci sentiamo immortali? Nessuno dei due, ovviamente… In che modo definire questo mondo dei master dell’atletica che si ritrova, 3000 persone, per cinque giorni a gareggiare in un palazzo dello sport? “Non è vera atletica questa” dice Vittorio Savino delegato IAAF. Certamente, non vuole essere l’atletica dei meeting internazionali. Però è uno degli aspetti dell’atletica. Le centinaia di ragazzini ai Giochi della Gioventù lo erano…

E’ evidente che ci deve essere il reclutamento di base il più largo possibile, e gli atleti di vertice a fare da traino. Le storture le conosciamo tutti, atleti gonfi di sostanze proibite, pratiche mediche sperimentali che producono conseguenze gravissime, anemometri che segnano sempre 2 m/s, pedane rialzate, salti misurati con molta fantasia (ero in tribuna MonteMario il 5-9-87, e l’inganno sulla misura del salto di Evangelisti, grande atleta e grande amico, fu immediatamente evidente), atleti italiani che si comportano come principini, e all’estero non rendono mai. Il movimento dei master è solo un altro aspetto della nostra atletica: è bellissimo, più ludico, meno professionistico e vale la pena di sostenerlo e svilupparlo. Il tempo per essere campioni e vincere le Olimpiadi è passato. Il tempo per stare insieme, stare bene e dimostrarlo no. Ci sono i trentacinquenni che vogliono continuare a gareggiare e si avvicinano a questo mondo perché portati da qualcuno più grande, ci sono cinquantenni che ancora ottengono grandi risultati e poi i settantenni e ottantenni: ammirevoli, ammirati e rispettati.
Il vero motivo per essere qui è la gioia di poter usare il proprio corpo: le grandi paure per tutti noi sono la malattia, la vecchiaia e la morte. Fanno parte della vita e non le possiamo allontanare. Penso però che sia meglio gareggiare, tenersi sani e arrivare all’autunno della propria vita correndo e saltando, tenendosi in forma e contrastando il declino, piuttosto che tingersi i capelli, andare dal chirurgo estetico o semplicemente rinunciando a stare bene.
Il corpo è solo il supporto al nostro spirito, ma se non è efficiente anche il nostro spirito farà fatica a volare.
E’ questo che pensano gli altri che sono venuti a Linz? Il dibattito è aperto!!

L’Intersport Arena di Linz è una struttura per l’atletica di alto livello: ben riscaldata, non come le nostre ghiacciaie (Ponticelli, Genova, ecc.), pista tecnologica, le curve si alzano e si abbassano idraulicamente secondo il tipo di gara, belle tribune ampie.
Per il riscaldamento avevano preparato una tenda esterna, ottima. L’organizzazione delle gare abbastanza buona, gli austriaci non sono precisi come i tedeschi, nonostante la lingua. Ritardi alla fine della prima giornata di un’ora, poi si sono ripresi. I giudici sono un po’ pasticcioni, ma si può trattare. E’ sembrato esserci un po’ di mano pesante con le squalifiche contro gli italiani per invasioni di corsie (De Feo) a favore dei tedeschi. Comunque sarebbe bene che la Fidal inviasse persone in grado di parlare bene almeno l’inglese,> per poter discutere agevolmente i ricorsi.
Le premiazioni sono state fatte in lato sulle tribune, fuori dalla pista, per non interrompere le gare. Per il vincitore c’era l’inno nazionale. In particolare per il grande Marco Segatel è stato messo l’inno completo e parecchi l’hanno accompagnato, cantando a squarciagola. Che brividi…
Organizzazione e logistica buona, Linz come cittadina non è un granché, certo meglio di Eskilstuna in Svezia l’anno scorso. Certo, sempre panorama totalmente imbiancato di neve intorno. Le prossime sedi indoor internazionali saranno Helsinki e Clermont-Ferrand, non c’è da aspettarsi cambiamenti. Ma non esistono posti non immersi nella neve?

Organizzazione della squadra italiana: qui eravamo in tanti, 350 iscritti e circa 320 partecipanti. Molti erano alla prima partecipazione internazionale. Direi che abbiamo molto da imparare ancora dagli stranieri. Inglesi, tedeschi, ma anche francesi avevano riunioni, facevano squadra e foto di gruppo. Per l’Italia c’erano due inviati Fidal, ma non ho notato tutta questa assistenza ai nuovi e neanche ai veterani.
C’era sulle tribune lo striscione della Fidal che indicava la nostra zona, ma non faceva aggregazione…
Il consigliere Pierluigi Migliorini l’ho visto poco, forse ero troppo impegnato con le mie gare. Il fisioterapista di quest’anno. Oriano Chelini è stato una bella sorpresa (come già detto in un altro report – clicca qui ). Ttra l’altro, siccome conosce molto bene l’inglese, discuteva lui i ricorsi….
Molto attivi ho visto Vittorio Savino, delegato IAAF, e Cesare Beccali, presidente WMA.
Comunque direi che non dobbiamo lamentarci, ma rimboccarci le maniche con proposte e iniziative. Il movimento Master ha un valore di aggregazione e di propaganda eccezionale, va coltivato e alimentato.

Qualche commento dagli amici: tutti entusiasti dell’atmosfera, della pista, del clima tra di noi. Ho sentito il calore da parte di tutti e la voglia di esserci anche le prossime volte.
Cito in rigoroso ordine alfabetico alcuni degli amici che mi hanno aiutato a scrivere queste considerazioni: Alessandro Cipriani, Massimo Clementoni, Rita Del Pinto, Carla Forcellini, Fernando Fusco, Lorenzo Locati, Massimo Massimi, Antonello Palla, Paola Pascon, Franco Pizzi, Francesca Ragnetti, Susanna Tellini, Paolo Zadro.
Chi non si ritrova è pregato di non prendersela: per quanto socievole, non sono riuscito a parlare con trecento persone, oppure la mia memoria è già andata…

(Nella foto Nani PRAMPOLINI a 11 anni. 1962 – Roma, Stadio dei Marmi, preoccupato prima dei 50 hs – di N. Prampolini)

fonte: Natale Prampolini per AtleticaNet

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