UN PICCOLO DE COUBERTIN PAPÀ DI TANTE SFIDE SUI CAMPI DI GARA

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lGianni-FerragutiUn piccolo De Coubertin, questa è l’impressione che Gianni Ferraguti dà a chi lo vede per la prima volta, impressione si rinforza nel vederlo all’opera nella sua Cittadella sia sul campo di gara sia al di fuori di esso. A Modena è considerato l’anima femminile dell’atletica leggera, questo dopo aver dato i natali ad una piccola società chiamata “Cittadella”, nata nel 1975 con un omonimo trofeo di corsa campestre che si disputava attorno al quartiere che stava sorgendo nella periferia della città, per l’appunto quello della Cittadella.

La società d’atletica era ancora lontana dal nascere nei primi anni settanta, l’unica società della zona era la Fratellanza Modena che però era solo maschile, lasciando, di fatto, fuori dei campi di gara l’altra meta del cielo. Il patron della società, ricorda come in quella timida campestre si riusciva a far correre un po’ tutti, ed è da questa manifestazione che un giorno incontrò una ragazzina, Chiara Rubbiani, che sì classificò al quinto posto, una cosa eccezionale per l’epoca, fatto che fece scattare una scintilla che non si sarebbe più fermata. Ferraguti buon amico di Renzo Finelli, ex olimpionico di Città del Messico nel 1968, propose di allenare questa ragazzina che meritava a suo dire, di essere seguita, poco dopo seguirono altre tre atlete, di cui due erano delle lanciatrici, nacque così la Cittadella, era l’anno 1976. Questa piccola società inizio, pian piano, la sua marcia incessante, l’affiliazione alla federazione italiana d’atletica leggera nel 1977 e le ragazzine che man mano crescevano maturando dei buoni risultati, portarono la Cittadella a presentarsi timidamente ai campionati italiani allievi con una eterogenea 4×100 formata da lanciatrici e fondiste. Il reclutamento sempre crescente negli anni, fece sì che la minuscola società s’ingrandisse, sì inizio ad avere anche la squadra assoluta, ma negli anni che seguirono si ebbe la soddisfazione di veder maturare anche dei grandi nomi dell’atletica italiana, tra questi basta citare Elisa Cusma, pluricampionessa italiana del mezzofondo o Elisa Neviani, campionessa del mondo master nel salto triplo, ed altre meno note come Rossella Zanni, o come Giancarla Marinelli, atleta azzurra, scoperta con la manifestazione, nata da un’altra idea dell’instancabile omino baffuto, La ragazza più veloce di Modena, manifestazione che a Modena ebbe tanto successo che sì aprì anche agli uomini, diventando la ragazza e il ragazzo più veloce di Modena è subito anche tra gli uomini arrivarono talenti, come Andrea Rabino o come la neo promessa Alessandro Rocco. Nella Cittadella Giancarla Marinelli arrivò ai mondiali Juniores di Seul nella finale della 4×100, e vinse a Salonicco, ai campionati europei la medaglia di bronzo nella 4×100. Nel 2000 arrivò la vittoria ai campionati italiani di corsa campestre, e da allora La Cittadella è sempre rimasta, nella specialità già citata, nelle prime società italiane grazie anche al contributo di nuovi talenti sfornati dalla fucina di questo mite artigiano, nomi come Cecilia Tirelli, atleta azzurra che detiene ancora il record regionale sui 20 minuti di corsa, oppure sulle classiche discipline dell’atletica come Elisa Tavani che nel salto con l’asta stabilì la misura 3 metri e 70, prestazione che la fece vincere per due anni il campionato italiano di categoria. Non mancano i record regionali come quello di Paola Mecati nel lancio del martello o ancora come le due ultime meraviglie nel settore dei lanci, Irene Raccanelli e Ludovica Fogliani che negli ultimi mesi stanno letteralmente polverizzando record su record. Una piccola grande società nata per caso dall’ingegno e dalla passione di questo piccolo grande uomo che ha dato spazio a centinaia di atlete in questi trenta anni passati da quella prima corsa campestre, centinaia di atlete che hanno avuto modo e mezzi per realizzare, pienamente o in parte, i loro sogni, viene da pensare cosa sarebbe successo se invece di partire con quella pazza timida idea, Ferraguti, fosse rimasto nella sua poltrona, di sicuro tanti piccoli e grandi talenti sarebbero rimasti inespressi, lasciando ancora più povera la nostra atletica che si alimenta anche del lavoro di questo piccolo emule di De Coubertin che ha saputo gestire la gioia dei primi inizi senza lasciarla morire sotto gli interessi che alimentano avidamente il nostro mondo.

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