INTERVISTA A MARTIN LEL, 2° ALLA MARATONA DI LONDRA

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Durante il ritiro di una settimana sul lago d’Iseo per allenarmi con i keniani della scuderia del dottor Rosa, il giorno dopo la maratona di Londra ho avuto il piacere di conoscere Martin Lel al suo rientro in Italia. Dopo le presentazioni di rito da parte del mio compagno di squadra Stefano Cugusi che conosceva già Martin, abbiamo fatto una piacevole chiacchierata riguardo alla gara.
Lel era dato in gran forma da tutti i membri dello staff che segue gli atleti de centro e la sua attenzione nei mesi precedenti alla Flora Marathon era stata meticolosa nel preparare l’evento.

Come erano le condizioni atmosferiche durante la gara?

“Fresco e pioggia leggera; c’era molto umido ma complessivamente non era un clima fastidioso. Sia chiaro, le condizioni erano uguali per tutti e non hanno influenzato per nulla il mio rendimento.”

Il percorso era davvero veloce come dicono?

“Assolutamente no. Se avete avuto modo di notare i parziali dei chilometri (o delle miglia come davano a Londra) non sono stati molto regolari a causa delle ondulazioni del percorso.
Se si fosse corso a Rotterdam ad esempio, la gara sarebbe stata ancora più veloce perchè in tanti stavano bene”

Com’è stato lo svolgimento della gara visto dall’interno?

“Come dicevo non si è corso con ritmo regolare nemmeno quando c’erano le lepri, a causa del tracciato, si passava dal ritmo di 2’56” a 3’06” in alcuni chilometri. Quando si sono fermate le lepri nessuno voleva prendere l’iniziativa e visto che stavo bene ho provato ad andare avanti. Infine un ruolo determinante per l’esito della gara lo ha giocato la rappresentazione mentale che da mesi avevo della corsa e specialmente degli ultimi chilometri.”

Interessante…spiegami meglio quest’ultima cosa.

“Sapevo che la gara sarebbe stata impostata su ritmi veloci e che questo avrebbe potuto far saltare il banco perchè solo chi avrebbe avuto nelle gambe certi passaggi avrebbe potuto tenere.
Il gruppo invece è rimasto numeroso per molto tempo. In particolar modo mi aspettavo un’azione decisa di Gebre, annunciato in gran forma, che avrebbe deciso la gara. Dopo il ritiro delle lepri ero in ottimo equilibrio e cercavo di leggere la fatica negli occhi degli avversari e visto che nessuno attaccava allora ho preso l’iniziativa. Ho guadagnato metri ma incredibilmente non c’era Gebre alle mie spalle ma Felix Limo: per mesi ho immaginato di arrivare agli ultimi chilometri per giocarmi la vittoria con l’etiope e così sono rimasto sorpreso, non conoscendo le caratteristiche di Limo. Il testa a testa finale ha premiato il mio avversario, che ha speso meno energie di me nei minuti finali di gara.”

fonte: Redazione Atletica NET

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