UNA STORIA ROSSO BLU, INTERVISTA A VITTORIO VISINI.

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Vittorio Visini è il responsabile del gruppo sportivo dei carabinieri Bologna, carica che ha preso su di se nel 1984; da circa sei anni è stato nominato comandante del medesimo gruppo, di Vittorio Visini si può dire che ha trascorso quasi una vita sui campi di gara, prima come atleta, poi come dirigente, e che comunque segue con la passione dei primi giorni questo sport che spesso si è tinto dei colori rosso blu dei Carabinieri Bologna.

Durante la gara del lancio del martello in un’assolata giornata della prima prova del Cds abbiamo cercato di narrare insieme a lui, naturalmente per sommi capi, la storia di uno dei gruppi sportivi più importanti della nostra atletica.

La prima domanda, quasi d’obbligo, è come nasce il gruppo sportivo dei carabinieri Bologna?
Nel 1964 su proposta del capitano Giansanti e grazie all’interessamento del presidente del comitato regionale fidal, Vittorio Brunori, e con l’aiuto del tecnico della nazionale italiana di salti Pederzoni si istituì a Bologna questo gruppo sportivo che vide tra i suoi primi atleti il forte quattrocentista Paolo Iraldo, il due volte campione italiano di salto in lungo Raffaele Piras, il triplista Secchione e mezzofondisti come Giuseppe Cindolo, gloria indiscussa del fondo e mezzofondo italiano.

Bologna fu una scelta occasionale oppure vi era un motivo ben preciso per un gruppo sportivo militare che doveva diramarsi su tutto il territorio?
Bologna fu scelta anche perché il comando è sempre stato molto interessato alla città, Bologna ha sempre rivestito una veste istituzionale, fu quasi una scelta obbligata.

Visini quando approda al gruppo sportivo dei carabinieri?
Io entrai, naturalmente come atleta, qualche tempo dopo, ero gia nazionale di marcia, avevo fatto gli europei e la Coppa del Mondo, nel gruppo sportivo trovai il professor Giuseppe Dordoni, una leggenda dell’atletica italiana, olimpionico e record man del mondo nella 50 chilometri di marcia alle olimpiadi di Helsinki nel 1952, da Dordoni ebbi gli stimoli giusti e nei carabinieri l’ambiente ideale per continuare a crescere.

Quanti atleti olimpici ha dato il gruppo sportivo dei carabinieri all'atletica italiana?
Volendo stare nel sicuro circa centocinquanta, per citarne alcuni, atleti come Dionisi, Visini, Cindolo, Raise, Bergamo, Brutti, Bollati, De Benedictis, Dal Soglio, Fortuna Ciotti, Talotti, Goffi.

Il rapporto con il territorio com’è stato improntato in tutti questi anni?
Abbiamo sempre avuto degli ottimi rapporti sia con l’atletica regionale sia con quella nazionale, credo che siamo stati abbastanza bravi nel proporci senza fare troppo gli spacconi, abbiamo avuto sempre degli ottimi tecnici federali al nostro interno, uomini come Gigliotti, Pederzoni, Dionisi Maffei. Mentre parliamo Visini ha un sussulto, il suo atleta, Lorenzo Povegliano, con un urlo scaglia il martello a 69 metri e 54, Visini è talmente impaziente che sembra quasi voler misurare di persona il lancio per saperlo prima che il giudice possa avere la misura del suo portacolori.

Lo scudetto in questi anni è sempre stato una lotta tra Carabinieri e Fiamme Gialle, spesso vinta da questi ultimi come lo spiega?
Come gruppo sportivo curiamo tutte le specialità dell’atletica, non solo la pista, i nostri atleti forse sono un po’ più sfruttati, le Fiamme Gialle, invece, curano molto di più la pista, a noi ci piace lavorare molto sui giovani aiutandoli a crescere, cito ad esempio Nicola Ciotti che è arrivato da noi che aveva 2 metri e 18 ed ora può vantare un 2 e 31 ed un quarto posto alle Olimpiadi di Atene, di sicuro la migliore prestazione italiana sulla specialità ai giochi olimpici, prima di lui vi erano stati i sesti posti di Giacomo Crosa alle Olimpiadi di Città del Messico, e di Rodolfo Bergamo alle Olimpiadi di Montreal. Dico questo per evidenziare che come gruppo sportivo diamo la possibilità sia di continuare ad allenarsi che di crescere.

Ha dei rimpianti o critiche?
Piuttosto una riflessione. Credo che sia una forzatura voler ridimensionare i gruppi sportivi militari, capisco che il movimento sportivo militare dovrebbe essere più attento ai gruppi sportivi civili e alle loro esigenze, Arese, come presidente, ha fatto dei passi avanti in questo senso, ma credo che il momento sia abbastanza delicato e bisogna perfezionare questo rapporto, bisogna capire che avere la possibilità di mantenere atleti ad un buon livello e di vitale importanza per l’atletica italiana. Ancora una volta Povegliano fa partire un altro dei suoi lanci stabilendo la misura di 71 metri e 62, faccio fatica a stare dietro a Visini, passata l’emozione per il lancio, mi dice”vedi, Lorenzo arriva da Udine ed è allenato dal professor Marco Vecchiatto, uno dei giovani che stiamo aiutando a crescere.

Un atleta che le è rimasto nel cuore?
Simone Bianchi! Sono stato orgoglioso di averlo come atleta, purtroppo a 26 anni ha dovuto chiudere la sua attività per quel brutto incidente d’auto, il coma e la paura che non ce la facesse, poi il miracolo della sua guarigione e quella telefonata che mi fece prima di laurearsi in storia moderna, dove mi diceva, “se non vieni io non mi laureo”. Bianchi ha ancora uno dei primati della nostra atletica quel 8,25 nel salto in lungo con la bella vittoria in Coppa Europa a Madrid il 1 giugno 1996. Abbiamo cercato sempre di stargli vicino senza mai abbandonarlo sia come amici sia come gruppo sportivo. Un altro atleta che mi è rimasto nel cuore è Carlo Mattioli, entrato nel gruppo sportivo come cliterista (atleta esordiente) che ha avuto una carriera straordinaria, quinto nella 20 km ai giochi di Los Angeles nel 1984, diciannovesimo a quelli di Seul, argento e bronzo ai Giochi del Mediterraneo, passando per un argento alle Universiadi, e un oro ai Mondiali Militari, Mattioli ha avuto al suo attivo 50 nazionali, credo che questo ragazzo sia stato un esempio di come un giovane approdato al nostro sport, possa fare, se animato da passione, ed un altro esempio di come il nostro gruppo aiuti a crescere giovani di talento, prendere dei campioni gia formati e facile, ma cresce dei giovani sconosciuti e tutta altra storia.

Dopo un po’ siamo costretti a smettere, i ricordi sono talmente tanti che non basterebbe un libro per riportarli tutti, avere la possibilità di parlare con personaggi come Visini e come cercare di nuotare in un mare aperto troppo grande e profondo, un qualcosa che attrae e mette timore allo stesso tempo, di sicuro Vittorio Visini rimane uno dei personaggi di maggior spicco nell’atletica italiana, con la sua storia personale che si allaccia a quella delle centinaia d’atleti passati tra le fila dei Carabinieri Bologna.

Foto Gino Esposito per Atletica Net

fonte: Vittorio Visini, Carabinieri Bologna

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