TRIALS AMERICANI, IL FESTIVAL DELLA VELOCITÀ!

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I campionati nazionali statunitensi non tradiscono le attese: Justin Gatlin, Marion Jones, Sanya Richards, Andrew Rock, Jeremy Wariner, Kerron Clement, veloci come il vento sulla pista di Indianapolis. 


Ancora una volta uno spettacolo, ancora una volta emozioni e pathos propri dei grandi appuntamenti. I trials U.S.A. anche quest’anno stanno regalando tanto, parecchio, al pubblico presente nell’impianto di Indianapolis, ed a chi, fortunato, può gustarseli in diretta televisiva. Emozioni a non finire, prestazioni di valore mondiale, ed anche un record del mondo sono il ricco menù per ora assaporato al termine dei primi due giorni di gara.

Eppure le cose non erano iniziate nel migliore dei modi. La tempesta abbattutasi nel primo giorno di gare che aveva costretto i giudici a far saltare il primo turno dei 100 metri, per intenderci quelli con Justin Gatlin e Marion Jones, sembrava un triste presagio su una manifestazione che quest’anno sarebbe potuta finire in sordina. Mai previsione fu più sbagliata.
Risultati sono arrivati eccome, nonostante le condizioni ambientali non siano state ottimali per buona parte delle gare, a causa del vento contrario presente soprattutto sul rettilineo d’arrivo.

Ciò comunque non è bastato a frenare la voglia di vincere degli attori principali della riunione, i velocisti, coloro che storicamente hanno costruito la leggenda dei trials americani.

Cominciamo con i 100 metri, laddove si attendeva il colpaccio di Justin Gatlin, una risposta forte al collega Asafa Powell dopo la grande prestazione di Gateshead.
Gatlin ha corso e vinto la finale in 9”93 con 1,2 m/s di vento contrario, staccando nettamente gli avversari, mai apparsi in grado di impensierirlo. Tyson Gay è finito secondo in 10”07, Shawn Crawford terzo addirittura con 10”26. La risposta di Gatlin non sarà stata fortissima, ma sicuramente significativa, alla luce dei tre turni di gara sulle gambe, del vento contrario e del valore delle altre prestazioni ottenute in qualificazione, 10”02 e 9”99 sempre con vento contrario.

Se Gatlin ha dimostrato che per ora gli unici suoi avversari sulla Terra rimangono il tempo e Asafa Powell, Marion Jones ha potuto riassaporare una gioia che da diversi anni ormai le era negata. Il trionfo nella finale dei 100, con 11”10 e vento in faccia di 0,9 m/s, significa infatti un’importante dmostrazione di aver imboccato la strada giusta per ritornare la regina della velocità. I nomi delle atlete battute, Lauryn Williams e Torri Edwards entrambe seconde in 11”17, non fanno che confermare il valore assoluto della nuova Marion Jones, finalmente applaudita dal pubblico e richiesta dai giovanissimi. E’ chiaro che i tempi sono ancora lontani da quelli abbondantemente under 11”, cui ci aveva abituato, ma la ragazza sembra in costante miglioramento. Di certo avversarie agguerrite ne avrà eccome, a cominciare dalla gazzella nera Sherone Simpson, autrice in contemporanea ai campionati giamaicani di Kingston, di un superlativo 10”82, con vento contrario di 0,7 m/s. Un tempo fantastico di gran lunga migliore prestazione mondiale stagionale.

E dai 100 metri arriva anche un record del mondo. E’ il record master di Willie Gault, 45 anni, uno che ad inizio stagione aveva già fatto segnare il record del mondo di categoria con 10”79, ma senza rilievo anemometrico. Gault, compagno di Carl Lewis nella staffetta 4×100 alle Olimpiadi 1984 di Los Angeles, corre ad Indianapolis in 10”72 e rinforza il mondiale, anticipando di poter correre su tempi prossimi ai 10”50. Assolutamente incredibile.

Sul giro di pista venti di gloria sono arrivati per una ragazza dal futuro radioso, Sanya Richards, compagna di allenamento di Jeremy Wariner nel campus della Baylor University. La Richards, fino ai 300 metri tra le prime, ha letteralmente strabiliato sul rettilineo finale, accumulando ben 10 metri di vantaggio sulle inseguitrici. Tempo finale eccezionale, 49”27, che va a polverizzare il miglior tempo dell’anno, e soprattutto che propone la 21enne quattrocentista americana come donna da battere nei prossimi grandi meeting. Non si tratta comunque di primato personale, fermo al 48”92 di un anno fa ottenuto sulla pista di Zurigo. Secondo e terzo posto per DeeDee Trotter in 50”40 e Monique Henderson in 50”71.

Tra gli uomini, data l’assenza di Jeremy Wariner, è stato un altro bianco, Andrew Rock, ad aggiudicarsi la gara, dopo una lotta sino all’ultimo metro con il giovane fenomeno, LaShawn Merritt. Rock, 24enne, l’ha spuntata all’ultimo metro, beffando un Merritt in testa per gran parte della gara. 44”45 contro 44”50, con al terzo posto un ottimo David Neville al personale in 44”75, tempo che gli consente di beffare Darold Williamson, quarto in 44”94.

400 hs di gran livello con Kerron Clement e Bershawn Jackson spalla a spalla per tutta la gara. Decisivo è stato il passaggio all’ultimo ostacolo, con Clement più lucido negli ultimi metri a chiudere in 47”37. Jackson è secondo in 47”48, così come era accaduto lo scorso anno nelle medesime circostanze. Per entrambi comunque prestazioni notevoli, che valgono i due migliori tempi mondiali quest’anno.

Nei 100 hs tutti attendevano l’impresa della giovane Virginia Powell, colei che agli universitari avava fatto impazzire i cronometri. Ginny non si smentisce e vince in 12”63, con vento contrario -0,4 m/s, precedendo sul traguardo le più esperte Damu Cherry, 12”64 e Michelle Perry, 12”67. Una grande affermazione per la ragazza della Southern California University, che si conferma la migliore al mondo al momento.

Wariner non corre i 400 ma insiste con i 200, e per ora i fatti sembrano dargli ragione. Fa sua la batteria in 20”28 con vento -1,3 m/s, correndo praticamente a ritmo di personale. Il tempo è abbondantemente il migliore del 1° turno, con Spearmon decisamente più cauto in 20”61.

Nel salto in lungo il forte vento contrario la fa da padrone nella gara maschile peggiorando le prestazioni. Vince Brad Johnson con 8,10, appena due centimetri meglio di Dwight Phillips, ancora apparso distante dalla condizione migliore.
Cambia il vento nella gara femminile, aiutata da una cospica brezza a favore. Si impone a sorpresa Rose Richmond con 6,93, sulla favorita Tianna Madison seconda in 6,77.

Sorpresa nel salto con l’asta, con i migliori bloccati alla misura di 5,60. Alla fine vince un nome nuovo, Russ Buller, con 5,80, appena rientrato all’atletica professionistica dopo una pausa di un paio di anni. Un altro nome da aggiungere alla ricca lista di campioni dell’asta statunitense. Secondo con la stessa misura Toby Stevenson, ad un risultato importante dopo un periodo non certo esaltante.
L’asta beffa anche i campioni del Decathlon, Brian Clay e Trey Hardee. I due sbagliano completamente l’approccio in pedana, e la vittoria cade agevolmente nelle mani di Tom Pappas con 8319 punti.

Nell’alto gioia ed emozioni a non finire per Chaunte Howard, autrice di un gran bel salto a 2,01, misura che vale il personale per la graziosa saltatrice americana. Nel peso, gara che ormai raduna assieme i migliori interpreti al mondo della specialità, è Adam Nelson a lanciare più lontano di tutti, con la misura di 22,04. La gara comunque è stata più tribolata del previsto per il campione del mondo tallonato da vicino sia da Christian Cantwell che da Reese Hoffa. Alla fine quest’ultimo chiude al secondo posto con 21,96, terzo Cantwell in 21,89.

Stanotte terza giornata di gare con le ultime finali in programma.

fonte: ESPN; IAAF – Foto:eventsworldwide

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