ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLA FINALE DEI 100 MT. UOMINI DI TORINO 2006

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Su questa finale si è alzato un vespaio di critiche indotto dalla presunta inadeguatezza dei risultati ottenuti. Certo, a far fede dal numero e dalla qualità degli iscritti ci si poteva aspettare qualcosa di meglio. Così non è stato, ma su chi dobbiamo puntare l'indice, chi sono i colpevoli, cosa cerchiamo? forse siamo alla ricerca di capo espiatorio che ci liberi dalla consapevolezza del reale problema: la macanza di un atteso e cospicuo cambio generazionale. In realtà ci manca l'atleta che vince…e lo fà sempre, dentro e fuori l'Italia, è questo che ci manca e cerchiamo altrove la causa delle nostre insoddisfazioni.

Non possiamo colpevolarizzare il neo Responsabile di settore La Guardia per quello che non è stato fatto in passato in termini di reclutamento, non possiamo colpevolizzare i finalisti in quanto si sono espressi a buon livello e nei limiti delle loro possibilità, ne tanto meno possiamo colpevolizzare gli assenti per essersi infortunati nel momento peggiore della stagione: Collio, Tomasicchio, Rocco, Cerutti, Torrieri, Fantoni, Donati, Scalpelli, Di Gregorio…una semifinale in pratica. La finale dei 100 è stata poi negativamente condizionata dal cattivo tempo e la frittata è fatta.

I nostri ragazzi si sono comportati con orgoglio: Verdecchia và a vincere il suo primo titolo italiano con un tempo in linea con i riscontri fatti registrare nel corso della stagione; Checcucci e Donati – in condizioni normali di vento – si esprimono ai loro livelli; Giudetti migliora il personale stagionale portandolo a 10″61 e correndo ai limiti delle sue possibilità (10″58). Per La Mastra e per il Ciccio Nazionale invece si può azzardare un commento più analitico disponendo di opportuni dati statistici. La Mastra arriva alla finale con stimoli nervosi non adeguati: conserva lo stesso numero di passi (49) fatto registare quando ha corso il personale di 10″47 ma non è in gardo di esprimere le stesse frequenze; Ciccio Scuderi ha un comportamento ritmico opposto: corre tutta la stagione in 49 passi (Ginevra, Palermo), ma a Torino chiude la prova in 50,1 passi. Le frequenze sensibilmente più alte (4.72 di Palermo e 4.76 di Torino) non gli consentono di recuperare il decimo decisivo all'arrivo. Per lui si può supporre un calo di forza presumibilmente indotto dall'elevato numero di competizioni di alto livello che quest'anno ha dovuto affrontare. Un dato statistico importante si rileva dal conto dei passi sviluppati dai Finalisti: Verdecchia chiude la prova in 47,5 passi; Donati in 47,3; Checcucci in 48,8; Giudetti in 48,1; Riparelli in 45 passi.

E' su questo dato che si può avanzare una critica – ma in questo caso costruttiva: i nostri Velocisti corrono al di sotto del loro potenziale. Atleti come Checcucci, Donati e Verdecchia devono aspirare ad una condotta ritmica adeguata alle loro caratteristiche antropomorfiche e si deve poter sperare che dopo tanti anni di attività debbano aver stabilizzato questo comportamento. Mosca Bianca del gruppo è Riparelli ma che al contario non riesce ad innescare la ferquenza giusta su un numero di passi che ci sembra eccezionale (45!!). Si può supporre dalla condotta ritmica di Riparelli che l'atleta detiene spiccate capacità di eprimere forza eplosivo/elastica ma che probabilmente – visto il tempo in cui è relegato – dovrebbe lavorare maggiormente sulle capacità reattive.

Concludo, sottolineando quale, a mio avviso, rappresenta oggi la vera difficoltà del movimento velocità in Italia: La mancanza di una folta base di neofiti e la confusione in termini che c'è fra concetto di delocalizzazione dell'attività formativa di tecnici e atleti e concetto di anarchia.

fonte: Giuseppe Palmiotto

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