GOLDEN GALA, PIOGGIA DI EMOZIONI ALL’OLIMPICO

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Andrew Howe avvicina il record italiano, Asafa Powell eguaglia il record del meeting sui 100, Jeremy Wariner sgretola il suo personale sui 400, Sherone Simpson beffa Marion Jones, ed il mezzofondo fa impazzire il pubblico. Per i lettori di Atleticanet, il resoconto di una serata stellare sulla pista di Roma.

Un Campionato Mondiale di un giorno, o meglio di una sera, condensato in poche ore, straripante di campioni provenienti da ogni angolo del pianeta. Questa è l’essenza del Golden Gala 2006, un’edizione particolarmente gravida di fenomeni della pista, ancora una volta sapientemente organizzata da quella mente vulcanica di Gigi D’Onofrio, “patron” del meeting romano.

Qualcuno alla vigilia aveva storto il naso, prima per la mancata sfida fra Gatlin e Powell, poi per il forfait del cinese Xiang Liu, dopo l’impresa mondiale di Losanna. Ebbene, i risultati sul campo hanno ancora una volta dato ragione a chi era nello stadio Olimpico di Roma, a chi ha potuto assaporare e vivere sulla propria pelle le emozioni del “gotha” dell’atletica mondiale.

Atleticanet per l’occasione aveva concentrato le forze con buon anticipo, presentandosi con la redazione quasi al completo all’evento. Chi sugli spalti a commentare le gare e cronometrare i passaggi, chi in tribuna stampa, chi a far foto. Di seguito le sensazioni di una serata spettacolare, ossigeno puro per l’atletica leggera nel nostro Paese.

Metà pomeriggio, lo Stadio dei Marmi come da tradizione è il campo di riscaldamento, arrivano a piccoli gruppi i protagonisti del meeting. Tatyana Lebedeva è già sotto le braccia nerborute di Miller, il massaggiatore più in voga della Golden League. La russa appare rilassata come sempre, determinata ma disinvolta ed aperta anche ad una battuta. In pista per lei ci sarà ancora una vittoria, senza la misura oltre i 15 metri, ma con un 14,88 che comunque significa supremazia assoluta sulle quotate avversarie presenti. Goteborg per lei dovrebbe essere quasi una formalità.

Jeremy Wariner concentra le energie. Il discepolo di Michael Johnson è da una parte, musica a palla nelle orecchie, isolato da tutto e da tutti. Su di lui veglia Clyde Hart, il guru dei 400, allenatore di MJ ai tempi dei record, ora trainer alla Baylor anche di gente del calibro di Sanya Richards e Darold Williamson.
A poca distanza c’è lo sfidante, il fenomeno della settimana, X-Man Carter. Il 19”63 di Losanna lo ha fatto grande grande, come se ne avesse bisogno uno che è alto 1,94 per 86 kg. E’ lui l’avversario più accreditato del campione olimpico e mondiale. Proveniente dal football americano e con in testa il mito di Jesse Owens, Carter è un atleta ancora giovane, passato da poco al professionismo, ma da seguire come una star consumata, dopo aver eguagliato proprio Owens con 4 titoli vinti ai campionati universitari americani e con il secondo 200 più veloce di sempre.

Nei 400 ci si attende un tempo sotto i 44” da parte di uno dei due. La gara è una finale olimpica: Rock, Christopher, Merritt, Francique, Spearmon ed anche il nostro Claudio Licciardello relegato in prima corsia. Parte fortissimo Wariner, il passaggio ai 200 fa segnare 21”2 circa, addirittura Carter è già affiancato. Wariner insiste nella sua azione, splendida come sempre, chiude il rettilineo a distanza dagli altri: 43”62 il responso cronometrico, è il quarto atleta di sempre sul giro di pista, meglio di lui c’è solo il maestro Johnson ed i connazionali Harry Butch Reynolds e Quincy Watts. Più di un secondo dopo arriva Carter, con un normale 44”76. Il giovane deve aver pagato le scorie dell’impresa di qualche giorno prima. Licciardello non va meglio di 46”05, ma si sa con questi mostri ed in questo tipo di gare è difficile correre bene.

Bottino pieno per Clyde Hart anche con l’altra sua allieva, Sanya Richards, una che sta venendo su bene, sulle orme di Marie Jose Perec, della quale vorrebbe ripetere l’accoppiata 200-400 alle Olimpiadi. La Richards chiude in un notevole 49”31 imponendosi nettamente sulla giamaicana Williams e sulla bulgara Stambolova, che centra comunque il personale ed il record del proprio paese.

Gli allunghi pomeridiani degli sprinter durante il riscaldamento danno i loro frutti qualche ora dopo sul rettilineo sotto la MonteMario. Sherone Simpson, bloccata negli ultimi giorni da un infortunio al quadricipite è di fronte ad una Marion Jones ritrovata, dopo le ultime convincenti prestazioni under 11”. Le due partono forte, meglio la Simpson che mantiene il vantaggio sino alla fine: entrambe arrivano vicinissime, 10”87 contro 10”91. La giamaicana salta di gioia, Marion è contenta per aver limato ancora qualcosa al suo personale stagionale. Tempi comunque superlativi, alla luce della pressochè totale assenza di vento.

Poco dopo è la volta degli uomini. C’è Asafa Powell con quel sogno di record del mondo che farebbe esplodere il pubblico dell’Olimpico. Asafa lo sa e cerca di capire se ci sono tutti i fattori per materializzare il mondiale. Manca qualcosa all’appello, il vento a favore è di mezzo metro, poco. Powell ci prova lo stesso, parte forte, reazione allo sparo di 0,138, nessuno gli sta dietro. Brunson, Gay e Scott, sono inghiottiti dalla pantera giamaicana: la progressione è quella delle ultime uscite, il crono che ne risulta anche: 9”85, come Greene 7 anni fa, record del meeting eguagliato ed ennesimo messaggio a Justin Gatlin.

Ma la gara più attesa dal pubblico italiano è il salto in lungo. Lì è di scena Andrew Howe, in una compteizione dai contenuti tecnici elevatissimi. Saladino, Phillips, Gaisah sono alcuni degli avversari che condividono con lui la pedana a due passi dalla Tribuna Tevere. Il pubblico è soprattutto in quel settore assiepato e rumoroso per dar la spinta in più verso il record di Evangelisti.

Andrew parte nel migliore dei modi, 8,18 , misura che fa capire che il ragazzo è in serata di grazia. Al secondo salto arriva già il personale, 8,30 che fa saltare in piedi mamma Reneè in tribuna. Poi ancora 8,16, 8,09, 8,21, una serie di salti fantastica, tutti tranquillamente oltre gli 8 metri.

Ma ancora la gara non è finita, manca un salto e come già capitato in passato, l’ultimo gesto tecnico di Andrew ha quel qualcosa in più, frutto della carica agonistica di un ragazzo campione dentro.

Sguardo determinato, rincorsa veloce, balzo lungo, lunghissimo. Qualche secondo per la misurazione, ma il pubblico già ha capito, sarà una grande misura: 8,41!!!
E’ gioia senza limiti, a rimetterci è soprattutto il fotografo Vincenzo Bruni, stretto dalla morsa di un ragazzo che annusa sempre di più l’odore del successo in campo mondiale. Davanti a lui finiscono a pochi cm solo Saladino e Gaisah, 8,45 ed 8,43 rispettivamente, mentre il campione Phillips finisce dietro, battuto. Che storia!

Altro piatto forte della riunione è stato il mezzofondo capace di regalare emozioni ben oltre le previsioni in una serata caldissima e afosa.
Nonostante ciò Bekele e Shaheen hanno duellato su un 5000 corso a ritmi folli, come vuole la tradizione dell’Olimpico. I due mostri del mezzofondo hanno sempre stazionato nelle posizioni di testa, trainando dietro di loro l’orda inferocita di africani.
Ma è stato l’ultimo giro quello decisivo, con Bekele capace della progressione che lo ha reso famoso e vincente. Shaheen non molla, la sua sagoma però perde qualche metro negli ultimi 200: Bekele si impone con 12’51”44 contro 12’51”98 del keniano targato Qatar. Dietro di loro altri 8 atleti sotto i 13’, per una gara da ricordare. Bekele si gode i festeggiamenti del cospicuo gruppo di etiopi sugli spalti, euforici per l’impresa del loro idolo, che va a fare il paio con la vittoria di Tirunesh Dibaba nella gara femminile. In questa circostanza, è stato duello tutto etiope fra Dibaba e Defar, con la prima vincente sulla seconda dopo una gara più tranquilla condizionata dal caldo di inizio serata.

Arrivo avvincente quello dei 1500 metri, con Daniel Komen Kipchirchir e Rashid Ramzi, lottare spalla a spalla sino all’ultimo metro. Komen trova più spinta sui piedi e beffa Ramzi proprio alla fine: 3’29”02 contro 3’29”16, con il campione mondiale che se ne va furibondo nonostante aver fatto segnare il primato personale.

Se i 1500 hanno entusiasmato con un crono sotto i 3’30”, merce rara negli ultimi tempi, non da meno è stata la gara degli 800 metri con la vittoria del marocchino Laalou in un prestante 1’43”25. Il ragazzo, classe 1982, ha pescato la gara giusta, migliorando il personale e vincendo la concorrenza di atleti ben più qualificati, tipo il campione olimpico Yuri Borzakovsky. Secondo posto per un sempre più sorprendente Khadevis Robinson: l’americano allenato dal grande Johnny Gray, ha infranto la barriera di 1’44”, chiudendo in un eccellente 1’43”86. Poco performante Borzakovsky, solo quinto, mentre finiscono nelle retrovie Bobbato e Longo, ancora un po’ acciaccati.

Come al solito di gran qualità le siepi: in assenza di Shaheen (Stephen Cherono), protagonista nei 5000, è stato Paul Kipsiele Koech a dominare l’evento: per lui corsa in solitaria nell’ultima parte di gara e tempo sotto gli 8’, impresa per pochi al mondo. Il tempo finale è di 7’59”94.

Sorprende tutti, anche se stessa, la graziosa Susanna Kallur nei 100 hs: la svedesina la fa in barba a Michelle Perry e colleghe, centrando una splendida vittoria in 12”52, nuovo record personale. Perry è seconda in 12”58, costretta a digerire una sconfitta non preventivata.

Kallur a parte, il resto degli ostacoli è tutta questione americana: Terrence Trammell, Lashinda Demus e Bershawn Jackson dimostrano che per essere i migliori al mondo sulle barriere bisognerà prima fare i conti con la bandiera a stelle e strisce.

L’Australia coglie la sua serata di gloria nell’asta, con Paul Burgess vincente in 5,82, davanti al connazionale Steven Hooker. Il pubblico ha sostenuto parecchio Giuseppe Gibilisco, ma il finanziere non è riuscito a ripagare al meglio i presenti. Per lui gara incolore con uscita a 5,52 e tre errori a 5,72, sia pur dando l’impressione di valere abbondantemente la misura.

Alcuni flash dalle altre gare: Thorkildsen stupisce nel giavellotto con un lancio oltre i 90 metri, negli 800 femminili Zulya Calatayud non si fa sorprendere dall’americana Hazel Clark e vince in 1’59”35, nell’alto poche emozioni con Blanka Vlasic prima a 2 metri, e Kajsa Bergqvist fermata a 1,97.

Per concludere qualche parola sugli azzurri in gara: a parte Andrew pochi altri nomi in evidenza a Roma. Buona la prova di Elisa Cusma negli 800 che, nonostante una gara non velocissima, ha chiuso nel nuovo personale di 2’00”84, ottima notizia in vista degli Europei.
Simona La Mantia non si migliora nel triplo chiudendo a 14,00 su una pedana comunque poco reattiva.
Brutte prove per Antonietta Di Martino nell’alto, Margaret Macchiut sugli ostacoli, Francesco Pignata nel giavellotto, Christian Obrist sui 1500
Gare opache per Elena Sordelli, Gianni Carabelli e Andrea Giaconi, quest’ultimo comunque in gara fino al quinto ostacolo.
Pessima partenza per Luca Verdecchia nei 100 in cui finisce distante dai primi, mentre si è trattato di ultima gara stagionale per Simone Collio, alle prese ancora con il dolore al piede che lo costringerà d una nuova operazione.
Complessivamente quindi sono stati pochi gli acuti degli azzurri, probabilmente condizionati dai carichi di lavoro a poche settimane dalla kermesse europea di Goteborg. Poi c’è Andrew ed allora si comincia a sognare…

Per vedere i risultati completi [VAI AI RISULTATI INTERNAZIONALI]

Per scaricare il video dei 400 di Jeremy Wariner [CLICCA QUI – 8,75Mb in Divx]

Per scaricare il video dei 100 di Powell [CLICCA QUI – 5,25Mb in Divx]

fonte: Redazione

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