BOB HAYES, STORIA DI UNA PALLOTTOLA

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Ultimamente gli exploit di Justin Gatlin e Asafa Powell hanno fatto parlare molto dei 100 metri, una delle specialità dell’atletica che hanno un fascino particolare anche fra i non addetti ai lavori. E fra gli appassionati di atletica leggera ogni qualvolta si parla di sprinter puri ci si chiede chi sia stato il più forte di sempre? Fra i tanti nomi che ricorrono troviamo sempre il grande Carl Lewis e Bob Hayes. Seppure Carl Lewis sia sicuramente in assoluto il più vincente, non c’è dubbio che Bob Hayes sia stato una delle più impressionanti espressioni di potenza pura che abbiano mai calpestato le piste di atletica seppure ormai nei lontani anni 60. Di seguito riportiamo un sommario della sua breve ma intensa carriera.

Bob nacque il 20 Dicembre del 1942. Era alto e poderoso fin da giovane (1,90 x85 Kg). Non era sicuramente un atleta elegante, ma era mostruosamente potente. Il suo primo e più importante sport fu ovviamente il Football Americano che gli consentì di guadagnarsi una borsa di studio alla Florida University e che dopo il ritiro dall’atletica gli fece guadagnare dollari e gloria con i Dallas Cowboys. Di fatto la maggiore parte della carriera atletica di Hayes si sviluppò durante gli anni al college e ruotò sempre attorno al football.

A 18 anni e 5 mesi si fece notare per un 9”3 sulle 100 yards che uguagliava l’allora record del mondo ma non fu mai ratificato. Successivamente nel 1962 subito a inizio stagione Hayes eguagliò il record del mondo sempre sulle 100 yards che nel frattempo era stato portato a 9”2 da Frank Budd. La prestazione non fu omologata perché la pistola dello starter non era del calibro previsto! Successivamente corse la distanza in 9”3 durante un meeting per soli atleti di colore e anche in questo caso ci furono degli arrotondamenti in quanto il tempo rilevato dai cronometristi fu di 9”0/9”1 ma per il fatto che il meeting era solo per i neri e pure tutti i giudici erano neri nessuno avrebbe creduto al risultato! Hayes comunque in quella stagione vinse i campionati americani davanti a gente del calibro di Herry Jerome e Ira Murchison. Nel 62 Hayes fu sconfitto sui 100 metri solo una volta da Jerome (ma non fu mai battuto in una gara di 100 yards…)

Bob apri subito col botto la stagione ’63 con un 20”5 sui 200 (record del mondo eguagliato) e con 20”5 anche sulle 220 yards (che valeva 20”4 sui 200) dopodichè Hayes mise il sigillo su due prestazioni di valenza storica. La prima fu il 27 Aprile quando corse il primo 100 metri della storia sotto i 10” netti seppure con leggero vento a favore. (9”9 a Walnut battendo Henry Carr e John Gilbert). La seconda fu quando stabilì finalmente il record del mondo sulle 100 yards ai campionati americani con 9”1 sia in semifinale che in finale.

Il 1964 era anno olimpico e il grande Bob si cimentò anche sulle gare indoor dove corse le 60 yards per ben 5 volte in 6”0. Fra di queste ricordiamo un 5”99 elettrico a New York (che però non faceva testo a quei tempi) secondo in quel giorno giunse il giovane Charlie Greene che fu bronzo alle Olimpiadi del Messico nel 68. La stagione all’aperto vide Hayes correre ancora le 100 yards in 9”1 in un paio di occasioni ma in entrambi i casi i tempi non furono omologati (una situazione ricorrente nella carriera di Bob). Ai trias americani vinse i 100 metri in 10”1 e fu terzo nei 200 ma diede il suo posto a Henry Carr (che poi a Tokio vinse…)

A Tokio in ottobre si celebrarono l’apice e purtroppo anche l’atto finale della breve carriera di “Bullet” Bob Hayes. Dominò i turni eliminatori con impressionante facilità. Il 15 ottobre alle 10 di mattina corse la semifinale in 9”91 con un forte vento a favore e questo fu il primo tempo “elettrico” mai corso sotto i 10”00. In finale Bob si superò ed è difficile descrivere la sua impresa. Gli fu sorteggiata la prima corsia che era distrutta e che dovette essere livellata visto che la precedente gara era la 20 Km di marcia (ricordiamo che allora le piste erano in carbonella) Ma quel giorno non ce n’era per nessuno e Bob vinse in 10”06 (poi arrotondato a 10”0) dando 19/100 di distacco al secondo classificato il cubano Figuerola. Terzo giunse Harry Jerome. Non era finita qui, il meglio si vide durante la staffetta 4 x 100 dove all’ultimo cambio gli USA erano dietro di 3-4 metri e quando Bob prese in mano il testimone qualcuno tra gli osservatori presenti descrisse la scena con le seguenti parole ”Giù in pista, Bob esplose in una eruzione di potenza e velocità che non si erano mai viste prima…” Hayes dopo 40 metri aveva già ripreso quelli davanti e giunse al traguardo con 3 metri di vantaggio su tutti. Tempo finale 39”0 Nuovo record del mondo! Una rimonta incredibile che qualcuno tento di quantificare con un 8”6/8”7 sui 100 lanciati. Tra l’altro Bob corse la finale con delle scarpe prese in prestito da qualcun altro in quanto si accorse solo allo stadio di averne persa una delle sue (finita sotto ad un letto durante una goliardata in camera con Ralph Boston e Joe Frazier (il lunghista ed il pugile ndr.) Fu l’ultima gara di Bob che al ritorno da Tokio firmò per i Dallas Cowboys dove iniziò una carriera lunga 11 stagioni colma di record e successi. Nel 1972 quando i Dallas Cowboys vinsero il Superbowl, Bullet Bob divenne l’unico uomo ad aver vinto un oro olimpico e un Superbowl. Il record è tutt’ora imbattuto!

In molti ancora si chiedono cosa avrebbe potuto fare Bob Hayes con i metodi di allenamento, i materiali, l’alimentazione ed i soldi di adesso. Bob chiuse la sua carriera di sprinter a 22 anni non ancora compiuti, si allenava durante le pause di campionati di football e gareggiava prevalentemente su piste di carbonella o tennisolite. Una volta lui stesso ammise che avrebbe potuto abbassare i suoi tempi di un paio di decimi se solo avesse continuato a correre. Di certo sarebbe stato interessante vederlo in azione in Messico 4 anni dopo quando si corse in altura e su pista in sintetico…considerati questi vantaggi e 4 anni di allenamenti e di esperienza sulle spalle Bob avrebbe potuto fare sfracelli dei record di allora. Senza fare tante considerazioni numeriche pensiamo solo che il record stabilito da Jim Hines in Messico 68 (9”95) fu battuto solo dopo 15 anni da Calvin Smith e sempre in altura (9”93 Colorado Springs 1983).

Successivamente al suo ritiro avvenuto nel 1976 Bullet Bob visse ancora per un po’ a Dallas per poi tornare nelle “swamps” di Jacksonville in Florida, suo paese natale. Li, in condizioni sempre più difficili lottò contro alcool e droga tentando con scarsi successi di disintossicarsi per ben 3 volte. Hayes si spense il 18 settembre del 2002 a seguito di un male incurabile alla prostata lasciando 5 figli. Nonostante l’iscrizione del suo nome nella National Track & Field Hall of Fame nel 1976, il suo unico e grande rimpianto fu il mancato inserimento nella Pro Football Hall of Fame a causa di una detenzione di 10 mesi sempre legata agli stupefacenti. Successivamente lo stesso Hayes scrisse nella sua autobiografia (Run, Bullet, Run: The Rise, Fall, and Recovery of Bob Hayes): “That destroyed my life.

fonte: sportsillustrated.cnn.com – run-down.com /foto: hickoksports.com

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