EUROPEI DI POZNAN: APPUNTI DI VIAGGIO DI NATALE PRAMPOLINI (1)

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

Domenica 23. L’esperienza di Linz, mondiali indoor era stata positiva, decido di provare a partecipare anche a questi campionati europei master all’aperto. Sono manifestazioni diverse, concentrate nel tempo e in sala quelle invernali, dilatate nel tempo e all’aperto quelle estive. Possono essere una bella esperienza anche per conoscere dei luoghi e delle realtà diverse, come mi avevano raccontato per San Sebastian e Portorico. Questa volta invece si va in Polonia, a Poznan, città poco conosciuta di un paese non troppo noto turisticamente.

Mi ricordo una vecchia battuta degli anni ‘80. Festa dell’Unità, lotteria a premi. Primo premio, una settimana a Mosca, secondo premio, due settimane a Mosca… Il fatto che si debba andare in un posto fuori dalle rotte aeree più consuete non aiuta. Da casa mia sarebbero più di 1300 chilometri in auto. Dopo un po’ di preparativi, tra infortuni, incertezze e rinunce varie, la mia squadra si riduce ai due classici, incapaci a stare a casa. Io e la mia ex compagna di squadra Carla Forcellini, venti anni assieme nel Cus Roma, ci organizziamo. Bisogna trovare il modo di portare le aste. Dopo decine di telefonate alle compagnie aeree per spiegare che le aste sono attrezzi lunghi quattro metri (ha presente il salto con l’asta, magari l’ha visto in televisione, ripetuto in italiano e inglese ai Customer Care di tutto il mondo), decidiamo semplicemente per Alitalia Roma-Varsavia e auto a nolo.

Il capo scalo di Fiumicino ci conferma che il Super 80 ha la stiva da cinque metri e che le imbarcheranno. Partiamo domenica, io prendo la ricorsa da Verona a Roma e arriviamo a Varsavia. Adesso riusciamo a prendere la Station Wagon con le barre sul tetto (anche per queste spiegoni in inglese con Customer Care in Connecticut…). Fissiamo le aste e via per Poznan.

Sono trecento chilometri, quasi tutti di statali trafficate e con semafori. Quattro ore per arrivare a Poznan… Cerchiamo lo stadio. Non c’è un cartello in tutta la città: ma come ci sono tremila atleti in arrivo e non un benvenuto!! Andiamo a dormire all’hotel prenotato direttamente dall’Italia, per evitare il ricarico dell’organizzazione. E’ centrale, ma fa un gran caldo, non c’è l’aria condizionata, e sotto un traffico infernale a tutte le ore…

Lunedì 24. E’ già giorno di gare, torniamo lo stadio, scarichiamo le aste. Ci indicano di metterle nel magazzino, in una stanza dedicata. Lo stadio è del ’53, senza tribune coperte, sembra un po’ fatiscente. Salutiamo gli amici, tra cui il fisioterapista Oriano Chelini, insostituibile supporto per tutti noi atleti. La delegazione Fidal sembra numerosa, sono previsti tre consiglieri a turno, più un tecnico. Il tecnico è Giuseppe Gentile, grande triplista, terzo alle Olimpiadi di Messico 68, ex-recordman del mondo. Anche lui era nel Cus Roma, ai tempi d’oro. Lo saluto con affetto, era uno dei miei miti, oltre che compagno di squadra, e gli chiedo se può dare un supporto tecnico a Carla che oggi gareggia nel lungo, senza una preparazione adeguata. Ma Peppe va a mangiare con Migliorini…

Carla va in pedana, lungo W45, un po’ incerta, per fare un allenamento controllato per l’asta, la sua gara più importante. Al primo salto va subito a 4,91, record italiano. Ci sono già tre atlete sopra i cinque metri. Le suggerisco di fermarsi, va bene così. Come se non la conoscessi, continua. Al sesto salto dà tutto, senza toccare la pedana arriva a 4,97. Grande salto, valeva il secondo/terzo posto. E’ quinta, a pari misura con la quarta. Soddisfatta per non aver avuto risentimenti, insoddisfatta per il risultato. La tigre è tornata!

Adesso tocca a me per il salto in alto M55. Il tendine non è ancora a posto, probabilmente la testa neanche. Carla mi dà degli ottimi consigli, è stata una grande atleta proprio nell’alto, ma sono io che non vado. Direi che oggi sono proprio un lassativo… Mi fermo a 1,49, decimo su undici. A Linz e a Misano avevo saltato 1,57, e qui speravo di fare meglio. La gara prosegue, e l’olandese Huijbers arriva a 1,81 e prova a eguagliare il mondiale a 1,83. Grandissimo, mi entusiasmo a vederlo. La sera tutti in piazza a Poznan. C’è una bella piazza centrale, ricostruita dopo la guerra, molto caratteristica, con tanti ristoranti di tutti i tipi all’aperto. Ci incontriamo a gruppetti e mangiamo tra vecchi amici.

Martedì 25. Oggi è giorno di riposo. Grazie a Rosa Marchi, mia attuale compagna di squadra nell’Assindustria Sport Padova, e mio capo nel settore giornalistico, cambiamo albergo. Andiamo in uno più tranquillo e meno rumoroso, vicino allo stadio. E’ dotato di connessione gratuita a Internet, e pagando qui direttamente si risparmia il 30% rispetto alla prenotazione con l’organizzazione. Quindi ci lanciamo a vedere cosa c’è di bello in Polonia. Andiamo a Gniezno, la prima capitale della Polonia, poi a vedere un sito archeologico dell’età del ferro e infine a Torun, bella cittadina sulla Vistola con piazza centrale e resti di castello. Tutto moooolto tranquillo, poche emozioni qui in Polonia. Rientriamo tardi, le statali non permetterebbero di andare veloci.

Mercoledì 26. Anche oggi cerchiamo di andare a vedere qualcosa, cerchiamo il parco nazionale della Wielkoposka, a venti chilometri da Poznan. Laghi e boschi. Per un pò non riusciamo a trovarlo, non ci sono cartelli, nessuno parla altre lingue oltre il polacco. Finalmente lo troviamo, andiamo in riva al lago, l’acqua è verde e un pò melmosa, è vietato fare il bagno, ci possiamo bagnare solo i piedi. Torniamo, a letto presto, domani si gareggia.

Giovedì 27. Andiamo allo stadio a ritirare le aste dal magazzino. Il magazzino è crollato e un volontario è morto. La zona è recintata e la polizia la sorveglia. Troppo tardi! Di questo tristissimo episodio non viene detto nulla, tutto passa sotto silenzio! Doveva essere una festa, mi accompagnano a prendere le aste spostate sotto una tenda e un altro volontario piange con me ripetendo “che catastrofe!!!”

Salto con l’asta W45. Carla va in pedana un po’ timorosa: arriva qui con soli quindici giorni di allenamento, a causa dei continui infortuni alla gamba sinistra. Si riscalda e giusto quando sta per effettuare il primo salto viene punta da una vespa alla mano sinistra, fondamentale per l’impugnatura dell’asta. Corsa all’infermeria, pomata, ghiaccio e via in pedana. 3 metri e 3,20 alla prima: è prima. Adesso prova 3,30. Sarebbe il momento di cambiare asta e passare alla 140, più rigida per volare più in alto. Timidamente lo suggerisco, ma un attimo di timore la blocca. Continua a saltare con la 135 e non riesce a superare la misura. Vince, ma non è soddisfatta. La donna bionica è molto umana…

Adesso ci sono i 100 ostacoli per me. Oriano, sempre efficientissimo, mi fa un taping sul tendine malato, per cercare di evitare danni maggiori. Mi avvio alla mia semifinale: siamo in quattro nella mia e in cinque nell’altra. Uno solo viene eliminato, e sono io!! Gara e tempo da dimenticare, difficile fare di peggio.

Venerdi 28. Altra giornata di gare, Carla irrefrenabile partecipa alla finale degli 80 ostacoli W45. L’ultima volta che li aveva provati, qualche anno fa, era caduta lussandosi la clavicola. La favorita è la svizzera Christine Mueller, un vero fenomeno: anche qui vince senza rivali. Carla fa una gara in progressione, e arriva quarta a 16 centesimi dal bronzo. Contenta per la gara, non per il risultato. Sono bei segnali, con un allenamento corretto può ancora fare grandi cose!

Adesso avrei la gara di triplo, ma un attimo di lucidità mentale mi suggerisce di rinunciare alla gara, e di dedicarmi a fare il fotografo. Grazie a Rosa e a Correre, infatti, ho il passi da Press e posso stare in campo a fare foto. Al triplo partecipa il mio amico Enzo Marchetti, prima sfida 1970 al Comunale di Torino. Anche Enzo è reduce da uno stiramento al polpaccio a Misano, ma fa lo stesso una grande gara. Arriva secondo, con un salto di 12,23 all’ultima prova. Purtroppo è ventoso, altrimenti avrebbe battuto il record italiano di Boranga. Complimenti ancora.

Sabato 29. Oggi non abbiamo gare, Carla vorrebbe andare a Danzica, a vedere il mare del Nord e a cercare gioielli di ambra, che dovrebbe essere così conveniente. Comincia a piovere, e non ho voglia di fare 300 km all’andata e altrettanti al ritorno. Decidiamo di cercare di fare shopping in centro a Poznan. Ci scateniamo, Puma, Adidas e Reebok in saldo: per fortuna che alle 3 i negozi chiudono.

Adesso in campo, ci sono le finali dei 200. Ammiriamo la grande volata di Enrico Saraceni, 21”74 nei 200. In tribuna c’è la figlia Valentina, carinissima. E’ la mascotte italiana di questi campionati, sorriso dolcissimo, e abbiamo tutti una vera passione per lei. Nell’asta M35 c’è Gianfranco Beda, piccolo grandissimo atleta. Oramai fa l’allenatore: questa volta sono i suoi allievi che lo portano. Dopo anni che era lui ad accompagnarli, gli fanno da autisti. Partono a mezzanotte da Padova, arrivano di giorno a Praga, la visitano, ripartono di notte e arrivano di giorno a Poznan. Vanno a dormire e Gianfranco in pedana. Salta 4,60 e vince alla grande. Come potete capire ognuno ha interpretato alla propria maniera questi campionati.

Alle 5 riunione per la formazione delle staffette. E’ sempre stato un compito difficile, e non privo di polemiche, definire le formazioni. Quest’anno c’è il consigliere De Feo che si assume l’incarico. Vista la partecipazione non elevata degli atleti, si decide per cercare di far correre tutti, e di far partecipare quante più staffette possibile. Questa scelta porta ad una partecipazione più di quantità che di qualità. Probabilmente un po’ più di selezione avrebbe portato a risultati migliori in termini di medaglie, anche se inferiori in termini di partecipazione. Comunque le formazioni sono fatte. Carla è titolare nella 4×100 W45, io riserva nella 4×100 M55 e titolare nella 4×400 M55!! Faccio subito presente che non sono proprio al top della forma (eufemismo), ma mi rassicurano. Vedremo domani.

Domenica 30. E’ il giorno delle staffette, la festa conclusiva di questi campionati. Conta esserci, e contano anche le medaglie. Sono troppe da raccontare tutte. La 4×100 M55 corre con il mitico Vincenzo Felicetti, Antonio Montaruli, Antonio Rossi e Corrado Rossetti. Rossi e Rossetti avevano già corso i 100 e poi erano rientrati in Italia. Sono ritornati appositamente per le staffette. Corrono alla grande, vincono con il record italiano e danno venti metri ai secondi. Bravi! 4×100 W45. Carla è in terza frazione, da ostacolista. Il testimone arriva dalla quattrocentista Elisa Zuccari, che si stira il bicipite proprio al cambio: che sfortuna! E’ un altro quarto posto per Carla, che non se la prende troppo.

4×400 M55. Antonio Montaruli soffre al polpaccio. Sarebbe sicuramente più veloce di me nei 400, ma giustamente decide di non corre la staffetta. Così tocca a me e mi preparo in trenta minuti. Sono anni che non faccio i 400. Non fa niente, vado ai blocchi preoccupato e deciso. Parto e cerco di mantenete un ritmo il più regolare possibile: sono lento e ultimo, faccio il mio compitino preciso. Adesso ci sono gli altri tre: Rossi mantiene la posizione, Rossetti rimonta al terzo posto, Felicetti controlla gli avversari. Siamo terzi, è il mio primo bronzo europeo. Grazie ragazzi!!!

E’ veramente finita, aste sul tetto, ritiro foto, baci e abbracci. Via per Varsavia, il più veloce possibile. Riusciamo ad andare a cena alla piazza del castello, e a visitare la città vecchia. Tutto ricostruito, era stato distrutto dai nazisti. Non è male, ma per noi italiani non suscita particolari emozioni.

Lunedì 31. Rientro in Italia, con l’Alitalia. Facciamo in tempo giusto a comprare le collanine d’ambra, come potevamo rientrare senza… Commenti e considerazioni in un prossimo intervento.

fonte: Nani Prampolini per Atleticanet

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