EUROPEI DI POZNAN: APPUNTI DI VIAGGIO DI NANI PRAMPOLINI (2)

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

La scelta di un evento che prevede la partecipazione estiva di alcune migliaia di atleti master andrebbe affrontata in modo da assicurare successo alla manifestazione. I motivi che portano ad andare in un posto lontano da casa sono di varia natura: oltre al desiderio di confrontarsi con gli avversari e di verificare le nostre prestazioni, giocano un ruolo importante anche: le attrattive della paese e della zona da visitare, la facilità di raggiungere la sede delle competizioni, il costo del viaggio, la sistemazione alberghiera, e la capacità dell’organizzazione di attrarre gli atleti. In questo caso direi che veramente la situazione non era ottimale.

Poznan è una città di poche attrattive, in una regione a sua volta non molto interessante. La località non era facile da raggiungere, se non con due voli aerei; o aereo più automobile; o con un lungo viaggio con mezzo proprio. Almeno 1200 chilometri per chi abita nel nord Italia. La scelta di uno stato da poco entrato nell’Unione Europea, anche se non ancora nell’Euro, è certamente stimolante, e politicamente comprensibile. Come qualcuno ha fatto notare su Atleticanet, la grande novità era la presenza degli atleti dell’ex blocco sovietico, che hanno portato nuova linfa atletica.

L’ORGANIZZAZIONE
L’organizzazione avrebbe avuto un’opportunità per la Polonia di mostrarsi al mondo occidentale e fare promozione. In realtà non è stata all’altezza. La sede principale dei campionati, lo stadio Olimpia, era una fatiscente struttura del ’53. La morte del volontario, per il crollo del magazzino, è stato veramente un brutto episodio. La disgrazia può sempre succedere, ma coprirla e rimuoverla sottosilenzio è stato veramente indegno. E tralasciamo l’effetto per chi è entrato in quella struttura due ore prima del crollo…
Davanti allo stadio non erano presenti né cartelli né striscioni della manifestazione. In tutta Poznan ne abbiamo visto uno solo. Nell’impianto non c’erano tribune coperte; non c’erano spogliatoi e docce; non c’era un tabellone elettronico funzionante; il riscaldamento si poteva effettuare su un’adiacente pista da speedway in rovina o su due strisce di tartan da 30 metri!
Per fortuna non è piovuto, ma il sole era feroce. Gli orari delle gare erano organizzati sulla successione per categorie di età dai più anziani ai più giovani. Questo comportava a volte un affollamento eccessivo; ad esempio sulle pedane dei salti, con il resto dell’impianto completamente vuoto. L’orario prevedeva gare dalle 9 del mattino alle 18. Considerando il caldo e la stagione dell’anno, sarebbe stato nettamente meglio prevedere gare dalle 18 alle 22, col fresco e in seminotturna, piuttosto che gareggiare alle 13 sotto il solleone.
I giudici erano abbastanza gentili nei concorsi e inutilmente severi, quasi scortesi nelle gare di corsa. Nelle pedane c’era acqua in bottigliette a volontà, a temperatura ambiente, dai 32° in su…

I COSTI
Il livello di vita dei polacchi è ancora lontano dagli standard occidentali. La moneta, lo zloty, si cambia a circa quattro per un euro. Il costo dei ristoranti rispecchia questo cambio: si cena normalmente con 8-10 Euro a testa e nel miglior ristorante di Poznan abbiamo pagato 20 Euro a testa. Gli alberghi sono stati una nota dolente. Erano stati quasi tutti requisiti dall’organizzazione, che faceva un ricarico del 30% almeno. In più, mantenevano la distinzione tra giorni lavorativi; cari perchè è una città commerciale; a prezzi ridotti nel fine settimana. L’organizzazione inizialmente forniva passi gratis sui mezzi pubblici solo a chi aveva un’albergo prenotato tramite loro. Sembrava proprio volessero approfittare degli atleti master. Un comportamento inqualificabile! Penso che la EVAA dovrebbe vigilare su questi comportamenti.

LA FIDAL
L’organizzazione degli atleti italiani era stata completamente lasciata ai singoli. La scarsa organizzazione polacca si è sentita anche da noi… La federazione, dopo aver distribuito gratuitamente i completini canottiera-pantaloncini non è ancora in grado di fornire, a pagamento, le tute, come annunciato. D’altra parte, se guardiamo com’è ridotta l’atletica italiana a livello assoluto (da domani c’è Goteborg) non ci si può aspettare molto per i master… I consiglieri federali sono venuti a turno, ma alcuni non si sono praticamente visti. C’era finalmente un tecnico, come era stato annunciato un anno e mezzo fa. Si tratta di Giuseppe Gentile, grande triplista. Da lui ci sarebbe da aspettarsi grandi capacità tecniche: era la sua prima presenza; probabilmente deve prendere le misure con questo tipo di atletica, in modo da essere più incisivo.
Per la definizione della formazione delle staffette il consigliere De Feo ha stabilito le formazioni, definendole le sera prima, privilegiando la quantità alla qualità. E’ un criterio, se non altro abbastanza chiaro, e probabilmente dovuto alla bassa partecipazione degli atleti italiani. Forse si poteva privilegiare i risultati, compattando qualche staffetta. Non vorrei aggiungere altro, avendo avuto il privilegio di raggiungere un bronzo (la mia prima medaglia internazionale master) proprio grazie queste staffette.
Nota positiva: anche qui era presente Oriano Chelini, insostituibile fisioterapista, sempre bravissimo e disponibile. Alla fine dei campionati, partecipando ad una staffetta dei fisioterapisti, s’è infortunato al polpaccio. Forza Oriano, ti vogliamo sempre con noi, fuori e soprattutto in pista!

LO SPIRITO DI SQUADRA
Direi che è mancata completamente la parte d’aggregazione che ti fa sentire di far parte di una squadra. D’accordo che l’atletica è uno sport individuale e che in particolare i master sono atleti con altri impegni e interessi. Però abbiamo tutti un fortissimo senso di squadra, a maggior ragione all’estero. Bastava sentire come si cantava l’inno di Mameli, chiunque di noi vincesse, e vedere certi lacrimoni, magari nascosti da occhiali scuri. Direi che ci sono ampi margini di miglioramento, ma la ricetta è una sola: rimboccarsi le maniche e darsi da fare, non lamentarsi e aspettare che qualcuno altro lo faccia per noi.

IN CONCLUSIONE
Ognuno ha interpretato a modo suo quest’opportunità per incontrarsi e confrontarsi ancora, in pista e fuori. Il bilancio è assolutamente positivo riguardo a sensazioni, emozioni, amicizie vecchie e nuove, calore!! Vorrei salutare tutti gli amici presenti, da quelli più consueti a quelli che non si conoscono, ma s’individuano perché hanno la tua stessa maglietta azzurra. Per chi non è venuto, ci vediamo alle prossime gare.
Adesso non vorrei suscitare invettive da tutte le atlete, figlie, mogli e fidanzate, ma il titolo di Miss Italia, per quest’anno, lo assegnerei a Valentina Saraceni. Dolcissima, grazie per i tuoi sorrisi!!

Nella foto Valentina Saraceni – di N. Prampolini

fonte: Nani Prampolini per Atleticanet

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