EUROPEI DI POZNAN: APPUNTI DI VIAGGIO DI ENRICO SARACENI

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Quelli di Poznan sono stati i miei secondi Campionati europei master open, dopo lo splendido esordio ad Aarhus nel 2004.
Programmo il viaggio, insieme a mia figlia Valentina, con partenza da Roma dopo il Golden Gala. Ci aspetta un viaggio di andata di circa 2500 km, fermandoci in alcune città europee che non ho mai visitato.

Prima tappa a Innsbruck. Arriviamo intorno all’ora di pranzo di sabato 15 luglio, dopo aver riposato qualche ora in autostrada; sono un po’ sconvolto dal viaggio ma desideroso di ammirare le bellezze della nostra Europa. Insieme a Valentina decidiamo di “arrampicarci” in cima al trampolino olimpico di sci, che sovrasta tutta Innsbruck; colgo l’occasione per sdraiarmi sul prato e riposare, mentre la mia bambina si diverte a scorrazzare col suo skate.

Nella foto Enrico Saraceni, con in spalla la figlia Valentina, dopo la finale dei 200 metri – di R. Marchi

Si riparte. Il programma prevede circa 300 km con sosta nella cittadina di Rosemberg, nei pressi di Norimberga. Dopo cena andiamo subito a dormire per recuperare la stanchezza del viaggio: domani ci aspettano altri chilometri per Praga.
A Praga ci fermiamo due giorni: il tempo per ammirare una città a dir poco meravigliosa e ragazze stupende…

Tappa successiva a Berlino, dove arrivo nel pomeriggio di martedì 18 luglio. Mi aspetta il mio caro amico Daniele Biffi, di Milano, che risiede nella capitale tedesca da circa due anni. Il prossimo anno anche lui avrà l'età per competer con i master. Mi chiedevo come sia arrivato alla decisione di lasciare la nostra splendida Italia per la Germania ma, quando alla sera mi ha presentato la sua fidanzata, ho capito…

Andiamo insieme ad allenarci in un campo non distante dal centro di Alexander Plaz, dominata dalla splendida torre di 350m, che avrò modo di visitare il giorno seguente ammirando la splendida vista su tutta Berlino.
Il giorno successivo torniamo ad allenarci e, insieme a Daniele, provo le partenze. Mi viene in mente di provare delle partenze senza blocchi, opzione prevista nei campionati Master. Valentina fa da starter, Daniele mi cronometra. Scopro che senza blocchi guadagno circa un decimo e mezzo, e io voglio battere nei 100 metri Antony Noel, il favorito e campione del mondo in carica per la categoria M40. Mando un sms al mio caro amico Giancarlo D’Oro, assente in Polonia per un piccolo problema di salute: anche lui mi incoraggia della decisione.

Giovedì 20, in mattinata, lasciamo Berlino per dirigerci in Polonia. Mi aspettano altri 300 km su una strada provinciale deformata e piena di Tir. Velocità massima: circa 70 km all'ora.
Arrivo a Poznan all’ora di pranzo. Chiedo indicazioni, ma mi indirizzano erroneamente verso lo stadio di calcio. Con orrore ricordo quando ad Aahrus mi ero perso con i mezzi pubblici. Decido di chiamare un taxi e farmi accompagnare in albergo. Fa molto caldo. In periferia questa città mi ricorda l‘Albania. “Dove sono capitato?”, mi chiedo “e con la mia bambina, poi…”.
Arrivati in albergo iniziano i miei “gesticolamenti” per cercare di comunicare; devo trovare un rimedio, perché ci hanno assegnato una stanza con bagno in comune. Di norma sono una persona che si sa adattare, ma questa volta c'è Valentina con me.
Subito dopo chiamo un taxi per farmi accompagnare all’Olimpia Stadium: devo ritirare gli accrediti.
Fa un caldo infernale. Tutto quello che ci circonda non mi piace e mi chiedo se sia stata una buona scelta passare le ferie in Polonia. Ormai da due anni a questa parte programmo così le mie ferie, sui campi di gara. Non mi sono mai pentito di questa scelta, però la Polonia al primo impatto mi ha un po’ sconvolto.

All’Olimpia Stadium incontro l’altro mio caro amico, Salvino Tortu; abbiamo la medesima impressione della città, lui però deve restarci due giorni, io e Valentina dieci…
Dopo la procedura di registrazione visitiamo il centro sportivo: campi da tennis anche al coperto, bar, sistemazioni alberghiere all’interno, un lago stupendo con spiaggetta ed ombrelloni, e tanto verde intorno: una vera fortuna per chi vuole correre ed allenarsi. “Però” mi sono detto “questa città non è poi così male…”. Noto addirittura una salitella ricoperta con strisce di tartan, l'ideale per la preparazione specifica di un velocista!

La sera si va a cena nella piazza del centro, dominata dal bellissimo Municipio che assomiglia ad un castello, e tutto intorno locali, bar, ristoranti. Mi ero sbagliato, Poznan è davvero una bellissima città, con splendide donne, belle, socievoli, ma c'è un deterrente: Valentina, che ritrovo peggio di una suocera.

Il giorno successivo, venerdì 21 luglio, iniziano le mie gare: batterie dei 100 metri. Per la prima volta parto senza blocchi. 11”59 il tempo finale: praticamente mezzo allungo, per me. Salvino sostiene che sbaglio a partire senza blocchi, io sono convinto di no.
Al mattino del giorno successivo sono in programma le semifinali: corro in 11”11, molto rilassato, all'80% del mio potenziale. Nella mia batteria c'è anche il francese di colore Nitharum, primo vero esame che mi fa capire che sono a buon punto. Sono sempre più convinto della scelta di non utilizzare i blocchi di partenza.

Nel pomeriggio si corre la finale. Io ho la quarta corsia, per il miglior tempo della semifinale; Nitharum è in terza corsia; in quinta c'è il favorito, “sua maestà” Anthony Noel, il campione del mondo. Sto bene, penso di farne un sol boccone. Partiamo. Noel è subito avanti (e questa non è una sorpresa), poi gli altri ed infine io. Ai 60 metri li riprendo tutti tranne uno, il campione del mondo, che vince la gara e diventa anche campione europeo.

Forse mi ero sbagliato, o forse dovevo avere un po’ più rispetto dei blocchi. Il fatto è che sono giunto secondo senza riuscire a riprendere Noel. Il tempo finale (11”00) è al di sotto delle mie potenzialità: quest'anno a Misano, alla mia prima gara, avevo realizzato uno splendido 10”96 alle spalle di Longo.

Mi becco le giuste critiche di Salvino: forse ho buttato l’oro. Però è uno spettacolo vedere in azione Noel; è un grande atleta e ha un modo di concentrarsi unico. Dopo tutto è il campione del mondo. A Riccione, nei 100 metri, lo voglio battere. Anche se mi ritroverò alle spalle di Longo o Puggioni, che sono italiani. Immagino la staffetta che potremmo comporre: da fuoco e fiamme.

Domenica 23 per me è una giornata libera da gare. Mi reco presso l’università di medicina per sottopormi ad alcuni test atletici e medici per i quali mi avevano contattato il giorno della finale dei 100 metri. Valentina è sempre con me. Mi dicono che servono circa due ore per effettuare tutti i test: mia figlia mi guarda poco entusiasta. In cambio della sua pazienza le prometto che nel pomeriggio andremo a trovare in città le rampe per lo skate.

Lunedì 24, in mattinata, sono in programma le batterie dei 400 metri. Per la mia categoria, la M40, sono presenti solo 3 batterie, che valgono come semifinale. Benissimo! Ho due giorni di riposo prima della finale, non tanto per i 400 m, ma per conservare tante energie per i 200 metri, dove vorrei battere Noel.

Martedì 25 è giorno di riposo dei Campionati. Scorazziamo per il centro di Poznan, dove Valentina mi fa comprare di tutto. Ci vediamo così poco che penso sia giusto viziarla un po'.

Mercoledì 26, alle ore 10,20 del mattino, è in programma la finale dei 400 metri M40. Temperatura di 35° circa: un vero travaglio, per il giro della morte. Ma questa finale merita rispetto; sono il campione del mondo in carica e il primatista mondiale sulla distanza, non posso correre solo per la vittoria.
Parto deciso, per rilassarmi un po' nel primo rettilineo. Ai 200 metri recupero il decalage. Mi accorgo di essere un po’ lento, così ai 250 metri cambio ritmo in progressione finendo in scioltezza. Il tempo finale, 49”10, non è un granché, però i record vanno programmati e preparati, soprattutto con la testa, e questo non era il mio obiettivo dell’anno.
Durante la premiazione suonano l’inno di Mameli. Mi ritorna in mente il mondiale di calcio appena vinto in Germania. Lo canto anch’io, con la mano destra sul cuore: che emozione! Valentina mi guarda entusiasta mentre fa le riprese con la telecamera, ma… si esaurisce la memory card. Che “sf…ortuna”, proprio durante l’inno.


(Nella foto il podio dei 400 metri M40 – di R.Marchi)

Giovedì 27 si corrono le batterie dei 200 metri, anche questa volta valide come semifinali. Bene, un giorno in più di riposo. Mi ripresento con i blocchi, che avevo già riprovato nella finale dei 400 metri. Corro molto decontratto; mi volto a salutare Valentina e tutti gli amici in tribuna. 22”71, miglior tempo delle semifinali. Noel “bleffa”, segnando il 5° tempo: vorrà dire che in finale partirà dietro di me. Per me, che soffro la sua superiorità nella fase di partenza e accelerazione, è sicuramente un vantaggio.

Venerdi 28 per me è giorno di riposo. Mi faccio massaggiare dal fisioterapista della Fidal Oriano Chelini, molto bravo e professionale, insieme a tutto lo staff. Valentina si diverte a giocare a tennis con Mauro, che ringrazio di cuore per tutte le accortezze. Ho avuto anche il piacere di conoscere una colonna dell’atletica italiana, Giuseppe Gentile; credo sarà il responsabile tecnico dei Master nel futuro: me lo auguro, sperando anche che non ce lo “rubino” gli assoluti…
Ho notato una grossa evoluzione del movimento master italiano. Il prossimo anno ci saranno i mondiali in Italia: sono sicuro che faremo un figurone.

Sabato 29 è il giorno della finale dei 200 metri. In mattinata incontro allo stadio Antony Noel, simpaticissimo come tutti gli inglesi. Ci facciamo delle foto e ci immortalano con pose stile pugilato. C'è grande attesa per il pomeriggio, ed anche incertezza. Lo scorso anno a San Sebastian ci hanno diviso soli 5 centesimi: c’è un grosso rispetto e stima reciproca.

Due ore prima della finale mi faccio massaggiare, un po’ per scaramanzia, dal mio amico olandese “ingaggiato” durante i mondiali Indoor di Linz. Sto bene, le gambe girano a meraviglia, penso di essere al top della forma. Noto Noel che utilizza in riscaldamento scarpe chiodate diverse rispetto a quelle adottate la gara. Ci diamo delle pacche e abbracci, mentre ci auguriamo reciprocamente “good luck”. Si parte. Allo sparo sono abbastanza reattivo; davanti a me c’è un rappresentante della Repubblica Ceca, ma ai 50 metri lo affianco. Non scorgo ancora Noel: significa che sto andando forte. Lo intravedo ai 100 metri, un metro avanti a me. Mi sento sicuro. Ai 120 metri lo affianco e lo supero a “doppia velocità”. L'uscita dalla curva è sempre stato il mio punto forte. Sono sicurissimo, sempre più decontratto. Il tentativo di segnare un buon tempo, ma soprattutto il rispetto per i miei avversari, mi impediscono di gioire prima del traguardo, dove mi tuffo come un toro. Grande il tempo: 21”74, soli 4 centesimi in più dello scorso anno, ma questa volta il vento era nullo, rispetto al +1,9 dei mondiali di San Sebastian. Questi per me sono riferimenti importanti: è passato un anno e vado sempre forte.


(Nella foto Saraceni e Noel dopo la finale dei 200 metri M40 – di R.Marchi)

Sono entusiasta. C’è una grossa ovazione. Valentina mi fotografa, la prendo sulle spalle con il tricolore; è felice del suo papà vittorioso. Si scattano tante foto, insieme agli amici e amiche (come Vincenzo, Bruno, Tristano, Rosa, “la Peppa” e tanti altri) che hanno corso le finali dei 200 metri. Che gioia, tra poco ci sarà la premiazione e verrà suonato l’inno: questa volta ho una memory card “nuova di pacca”…
Si canta insieme l’inno di Mameli, che ci fanno ascoltare per intero. Claudio Rapaccioni lo canta in”romano”: mitico! Ci abbracciamo tutti.

Arriva la tristezza. Devo ripartire subito, perché il giorno dopo dovrò riprendere il lavoro con il turno di mezzanotte. Mi aspettano altri 2.500 km…

Un abbraccio a tutti, pensando già al prossimo anno; forse Helsinki, di sicuro Riccione. Voglio rivedere tutti, ma soprattutto desidero cantare e ascoltare tante volte l'Inno di Mameli…

fonte: Enrico Saraceni per Atleticanet

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