GOTEBORG 2006-SECONDA GIORNATA: ANDREW, UN SALTO NELLA STORIA

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L’oro è finalmente al collo! Andrew Howe conquista il titolo di campione d’Europa nel salto in lungo, dopo una gara difficile, complicata dalla pioggia e da un vento fastidioso. Il fenomeno azzurro è il primo italiano a vincere l’oro europeo nel salto in lungo. La cronaca di una giornata straordinaria.

Salta di gioia, abbracci per tutti e risate alla grande, mamma Renee in visibilio come quei giorni a Grosseto quando mise le mani sugli ori del salto in lungo e dei 200 ai mondiali juniores. Quanto abbiamo atteso questa giornata, quanto abbiamo desiderato di vedere riconosciuto nell’atletica dei grandi l’immenso talento di quel ragazzino dominatore delle categorie giovanili, ancora ventenne ma già avvezzo ai grandi palcoscenici. Con il mito di Carl Lewis nella testa, e con una mamma tanto determinata quanto esplosiva al suo fianco, Howe in questa stagione si è davvero confermato un campione di livello mondiale in quella che può essere considerata la sua specialità preferita.
Andrew in terra di Svezia non ha mancato l’appuntamento, il ragazzo non è più quello ancora inesperto di Atene, mostrando al competente pubblico dello stadio Ullevi che c’è anche lui tra i grandissimi campioni da applaudire e da ricordare per aver calcato la splendida pista di Goteborg. Neanche il vento, la pioggia e la pedana zuppa sono riuscite a frenare l’impeto e la voglia di vincere del saltatore azzurro, apparso sempre ed in ogni momento superiore a chiunque dei suoi comunque validi avversari. Rutherford e Lukaschevich le hanno provate tutte per arrivare a quegli 8,20 raggiunti da Howe al secondo tentativo, riuscendo anche ad avvicinarsi, 8,13 per l’inglese ed un centimetro meno per l’ucraino, ma senza dare mai l’impressione di essere davvero un pericolo per il nostro atleta. Andrew se messo alle strette avrebbe potuto tirar fuori la misura sensazionale in qualsiasi momento, magari all’ultimo salto, così come ha già fatto quest’anno. Ma non c’è stato bisogno, anche se un record italiano avrebbe fatto saltare dalla poltrona chissà quanti appassionati in tutta Italia.
Sarà per la prossima volta, intanto è cosa buona e giusta godersi la felicità di un ragazzo simpatico, con parecchi sogni nel cassetto, un paio dei quali chiamati Osaka e Pechino, a buon intenditor poche parole.
Andrew è anche la prima medaglia per la spedizione azzurra in Svezia, in una seconda giornata ricca di avvenimenti, con ben sei titoli assegnati nel pomeriggio di Goteborg.

Marcia 20 km
Primo titolo di giornata è andato a Francisco Fernandez, nella 20 km di marcia. Il marciatore spagnolo, allievo di un grande della specialità come Korzeniowski, ha ancora una volta fatto il vuoto dietro di sé, forte di uno stato di forma invidiabile e di una tecnica impeccabile. Le speranze azzurre erano affidate soprattutto ad Ivano Brugnetti, che però ha deluso parecchio, mollando presto la testa della gara e chiudendo in 17° posto. Buona prova l’ha fornita il giovanissimo Rubino, piazzatosi all'ottavo posto, un bell’esordio in un Campionato Europeo all’età di soli 20 anni. Il podio è stato completato dal russo Borchin e dal portoghese Vieira.

100 metri Uomini
Di solito ricoprono il ruolo di evento clou dell’atletica leggera, non hanno tradito neanche in quest’occasione. Merito è stato soprattutto del portoghese Francis Obikwelu, autore di una progressione elegante ed incisiva, che gli ha consentito di trionfare alla grande con il nuovo record dei campionati in 9”99. Dietro di lui, a sorpresa si piazzano il russo Yepishin e lo sloveno Osovnikar, estromettendo dal podio i favoriti Pognon e Chambers. Una bella rivincita per i velocisti dell’Est, finora messisi in ottima luce a questo Europeo.

10000 metri Uomini
Doveva essere vittoria facile per lo spagnolo De La Ossa, così non è stato, in una gara corsa a strappi con un nutrito gruppo di testa. Gli spagnoli hanno cercato di fare gioco di squadra, con il disturbo dello svizzero Belz e dei russi al completo. Ma nell’ultimo giro scala le posizioni l’uomo che non ti aspetti. Il tedesco Fitscher allunga il passo, viaggia a velocità doppia rispetto agli spagnoli, De La Ossa molla, Martinez prova a rispondere, ma Fitscher non perdona: è lui il nuovo campione europeo. Valido Daniele Meucci al 10° posto con 28’48”30.

Eptathlon
Lo stadio Ullevi è rimasto gremito per tutto il pomeriggio, in attesa del trionfo annunciato della beniamina di Svezia, Carolina Kluft. La sveglia ragazzina non ha tradito le attese del pubblico, stravincendo la sua gara, complice anche l’infortunio di Eunice Barber, e facendo segnare il nuovo record dei campionati con 6740 punti. Seconda e terza piazza per l'olandese Ruckstuhl e la tedesca Schwarzkopf. La premiazione è stata un momento toccante con ovvia commozione e lacrime per un’atleta di enorme valore sia in campo che fuori.

Martello Donne
Vittoria scontata per la primatista del mondo Tatyana Lisenko. La russa ha vita facile sin dall’inizio con un lancio oltre i 76 metri che mette fine ad ogni velleità per la medaglia d’oro. Dietro di lei è stata però lotta accesa per le medaglie, con Skolimowska, Khanafeyeva, Heidler e compagnia a sparare gli attrezzi oltre i 70 metri. Alla fine è argento per Khanafeyeva e bronzo per Skolimowska, con un buon 69,78 metri per la nostra Clarissa Claretti, settima in finale con decoro e con la giusta grinta.

I turni di qualificazione non erano iniziati nel modo migliore per i colori azzurri, con le pessime imprese delle tripliste in qualificazione prima, e con l’eliminazione di Bordignon nel disco.
Nel triplo l’attesa Magdelin Martinez è apparsa ancora una volta come la copia sbiadita dell’atleta che atterrava attorno ai 15 metri. Miglior salto a 13,84 per la cubana di Brescia, prestazione che ovviamente le ha negato la porta della finale. Dispiace davvero per un’atleta fermata a più riprese da infortuni in questa stagione, ma c’è anche da dire che ormai è da troppo che non si vede più la cubana di un tempo.
Se la Martinez ha deluso, ancora peggio ha fatto Simona La Mantia, la promessa del triplo azzurro, e speriamo che non rimanga tale. La siciliana ha chiuso il suo Europeo con tre eloquenti nulli. E’ vero che la siciliana ha dato la sensazione di valere la misura di qualificazione, ma tre nulli sono pesanti, non possono passare inosservati e dovranno servire da ennesimo campanello d’allarme per un’atleta autrice di una stagione in netta involuzione, almeno in termini di risultati.
Così entrambe le nostre azzurre dovranno accontentarsi di vedere la finale dagli spalti dello stadio Ullevi, ammirando i balzi regali di Tatyana Lebedeva, apparsa sicura di sé come sempre, e delle rivali più accreditate, tra cui la greca Devetzi, impressionante nel suo tranquillo salto di qualifica a 14,64.

Nel disco donne un’altra delusione era arrivata da Laura Bordignon, terza delle escluse dalla finale con un non irresistibile 55,50. Certo che in questo caso all’azzurra sarebbe servita un’impresa da record personale per entrare nel gruppo delle migliori. Impresa che è riuscita alla serba Dragana Tomasevic, capace di migliorare anche il record nazionale con 63,63, secondo miglior risultato di giornata dietro solo allo strabordante 65,93 della favorita Franka Dietsch.

Ancora buone notizie dai 400 metri, disciplina che, a parte Andrew, ha portato sinora le notizie migliori. Daniela Reina ha fatto un’ottima figura nelle batterie mattutine, neutralizzando il suo personale con una splendida gara finita senza patemi in 52”07. Certo la finale è impresa durissima, ma già l’approdo in semifinale è molto, in una gara frequentata quest’anno da parecchie atlete di gran classe. Stambolova, Zaytseva, Pospelova, Usovich, hanno dato l’impressione di trovarsi una spanna su tutte.
Quasi un preludio quello della Reina a ciò che poi farà il collega Andrea Barberi in serata. Il ragazzo di San Gregorio da Sassola ha confermato di avere carattere, tirando fuori il meglio nelle grandi occasioni così come lo scorso anno ad Helsinki. Stavolta ha fatto addirittura di più, conquistando la finale con 45”30, nuovo personale a soli quattro centesimi dal record italiano di Mauro Zuliani, con condizioni climatiche non delle migliori. Eccellente. Ora attendiamo cosa accadrà in finale, se Andrea saprà recuperare le energie dopo due turni corsi in questo modo, beh, potrebbe anche arrivare l’impresa con la I maiuscola.
Non è invece andato al meglio Claudio Licciardello, fuori dalla finale senza scendere sotto i 46”; ma il ragazzo ha poi spiegato di non attraversare un buon periodo da un mese a questa parte. Per il resto tutti i migliori vanno avanti ad eccezione del belga Van Brenteghem, infortunatosi in partenza.

Negli 800 donne alla Cusma non riesce l’impresa di entrare in finale, ma la ragazza combatte ed interpreta la gara al meglio, finendo molto vicina alla qualificazione con 2’01”17, e dimostrando di poter dire ancora qualcosa nel 1500. Per il resto le solite russe stratosferiche, con Klyuka e Kotlaryova apparse in ottima condizione e vincenti con facilità.

Ottime le altiste Di Martino e Meuti. Quest’ultima in particolare azzecca una qualificazione in finale quasi insperata, trascinando la compagna alla stessa impresa. Nel salto in alto tra uomini e donne, l’Italia ora può vantare ben 5 atleti in finale, un record.

Impressionano ancora Halkia, Tereschuk e Isakova sugli ostacoli, la vittoria nei 400 hs sarà affare loro.
Nelle batterie dei 100 al femminile, Kim Gevaert fa segnare prevedibilmente il miglior tempo e dà l’impressione di aver già la medaglia d’oro al collo. La scuola russa sembra l’unico ostacolo di una certa consistenza per la belga, cui eventualmente potrebbero affiancarsi la britannica Joyce Maduaka e la transalpina Sylviane Felix. Ma probabilmente il motivo più importante del primo turno dei 100 è la sensazionale prova dell’intramontabile Merlene Ottey: la giamaicana che corre per la Slovenia, ha centrato la qualificazione in 11”41 a 46 anni suonati, un autentico caso di studio oltre che un record assoluto di presenza in una semifinale ai Campionati Europei.

fonte: Redazione

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