SECONDA MEDAGLIA PER L’ITALIA AGLI EUROPEI DI GOTEBORG

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La terza giornata dei Campionati Europei ha portato all’Italia la seconda medaglia. Non è di metallo prezioso come quella conquistata ieri dallo straordinario Andrew Howe, ma è strameritata e viene a premiare la dedizione di un’atleta ad una specialità impegnativa e faticosa come la marcia.
Elisa Rigaudo, allenata da Sandro Damilano, nativa di Cuneo (17 giugno 1980), ha finalmente incrementato il suo palmares fatto di titoli nazionali, con un podio di valore internazionale, che la ripaga della delusione patita ai Giochi di Atene del 2004 quando giunse sesta nella 20 kilometri.
Oggi Elisa ha lottato per l’argento fino ad un chilometro dall’arrivo quando ha dovuto inchinarsi alla maggiore freschezza della russa Olga Kaniskina (classe 1985), insieme alla quale aveva invano dato la caccia alla bielorussa Ryta Turava che si era involata verso il titolo europeo fin dai primi metri di gara, conquistandolo con autorevolezza con il tempo di 1:27.08, di un minuto circa superiore al suo personale.
La Rigaudo ha cercato di recuperare il leggero vantaggio preso dalla Kaniskina, ma sul traguardo ha dovuto cedere di un soffio all’avversaria (1:28.35 il tempo della russa, 1:28.37 quello dell’azzurra che vanta sulla distanza un personale di 1:27.49 che risale al 2004).
Al 16° posto si è classificata Gisella Orsini, seconda delle azzurre, in 1:33.10 (personale stagionale) e al 18° posto Rossella Giordano (1:33.56).
Ventiquattro le marciatrici alla partenza; una sola la squalificata (Ginko della stessa nazionalità della vincitrice).
Il pomeriggio allo Stadio Ullevi di Goteborg era cominciato sotto i migliori auspici per i colori azzurri.
Dopo che nella seconda delle semifinali dei 400 ostacoli avevamo assistito all’uscita di scena del “redivivo” Laurent Ottoz la terza ci ha galvanizzato per la bella prova offerta dal campione italiano della specialità, Gianni Carabelli. Il carabiniere, classe 1979, allenato da Giuseppe Mannella è stato protagonista di una prova autorevole che lo ha visto presentarsi ai 100 metri finali al comando della gara. Solo un rallentamento sull’ultimo ostacolo e la consapevolezza di avere la finale in tasca, hanno permesso all’inglese Rhys Williams di sopravanzare sul traguardo il nostro portacolori. Tempo per l’inglese: 49.58 mentre Gianni ha corso in 49.97. La più veloce delle tre semifinali è stata la prima vinta dal polacco Marek Plawgo, favorito per la vittoria finale, in 49.13 sul greco Minas Alozidis (49.31).
Molte equilibrate le due semifinali dei 100 femminili, con la sola eccezione della belga Kim Gevaert, unica ad avvicinare la barriera degli 11 secondi netti (11.19). In finale sono andate anche tre russe (Khabarova, Gushchina e Grigoryeva), oltre alla Maduaka (Gbr), Félix (Fra), Gevaert (Bel) e la campionessa olimpica Yuliya Nesterenko (Blr).
Eliminata nella prima semifinale Merlene Ottey (11.44) che, con il tempo ottenuto ieri in nel primo turno, avrebbe conquistato la finale.
Mentre erano in corso le semifinali, sulla pedana del triplo la greca Hrisopiyi Devetzi, argento olimpico del 2004, e bronzo dei mondiali indoor del 2003, con un passato da ginnasta e di giocatrice di pallavolo, piazzava un primo salto di m. 15.05 che gelava il sangue nelle vene di Tatyana Lebedeva, che non riusciva a superare la linea dei 15 metri.
Sulla pedana dell’alto a m. 2.27 si spengevano le velleità dei gemelli Nicola e Giulio Ciotti, mentre Andrea Bettinellisi era fermato a m. 2.24.
La gara, che sembrava dominio dei due svedesi Holm e Thornblad, assumeva improvvisamente una diversa fisionomia e terminava con la vittoria del giovanissimo russo Andrei Silnov, classe 1984, che dopo aver valicato i m. 2.36, record dei campionati, trascurava i m. 2.38 e tentava addirittura i m. 2.41, dimostrando di valere la misura.
Il ceco Tomas Janku era secondo con m. 2.34. La stessa misura veniva superata anche dagli svedesi che tuttavia, per il computo dei tentativi venivano classificati nell’ordine: terzo Holm e quarto Thornblad.
Il triplo donne, stregato dal salto della Devetzi, si animava di nuovo all’ultima prova.
Tatyana Lebedeva con la forza della disperazione trovava la forza di prolungare la parabola del suo jump ed atterrare a m. 15.15 (vento + 1.4 m/s, misura che le permetteva di fregiarsi del titolo europeo. Ottima anche l’ultima prova dell’altra sovietica Anna Pyatyhk che con un balzo di m. 15.02, conquistava la medaglia di bronzo.
Le due semifinali dei 400 metri donne qualificavano per la finale tutte le migliori specialiste dell’est, con la sola eccezione della irlandese Joanne Cuddihy.
Il miglior tempo era quello della bulgara Vanya Stambolova, che correndo in 49.69 ha migliorato il suo primato stagionale europeo di 49.96.
La studentessa dell’Accademia dello Sport di Sofia avrà come avversarie in una finale che si preannuncia molto combattuta, le russe Zaytseva, Veshkurova e Pospelova.
La nostra Daniela Reina si è battuta con la solita grinta e il coraggio dimostrato in tante occasioni. La brava marchigiana è giunta quinta nella prima semifinale, correndo in 52.13, al limite del suo personale(52.07).
Grande battaglia sulla pedana del giavellotto fra i due nordici Thorkildsen (Nor) e Pitkamaki (Fin), con il mito Jan Zelezny ad assistere alla sua successione.
Era proprio il ceco, classe 1966, ad accendere le polveri lanciando l’attrezzo a m. 85.92, subito rintuzzato dal finlandese che ripondeva con m. 86.44.
Andreas Thorkildsen, campione olimpico e argento ai mondiali 2005, prendeva il comando della gara con m. 87.37 e la concludeva con un lancio che faceva planare l’attrezzo a m. 88.78.
Pitkamaki rimaneva secondo, mentre Zelezny all’età di 40 anni saliva ancora una volta sul podio!
Higuero, Casado e Galiardo, i tre spagnoli finalisti dei 1500, non sono riusciti a contrastare la miglior predisposizione alla velocità finale del francese di origine magrebina Mehdi Baala, campione europeo uscente. Dopo aver condotto una gara tattica su ritmi molto blandi, gli iberici hanno portato Baala ai 300 metri finali, facendosi beffare in una volata dove il francese ha avuto buon gioco in virtù di uno spunto superiore.
Tempo del vincitore 3:39.02. L’ucraino Ivan Heshko (3:39.50), toglieva agli spagnoli anche l’argento, lasciando il bronzo ad uno sconsolato Juan Carlos Higuero (3:39.62).
L’azzurro Christian Obrist chiudeva la sua finale al settimo posto con il tempo di 3:42.59 che risentiva ovviamente della sconsiderata condotta di gara degli spagnoli.
Stefano Anceschi calpestava la linea interna della corsia e veniva squalificato dai fiscali giudici svedesi. Il reggiano delle Fiamme Gialle aveva comunque fallito il passaggio alla semifinale, cosa che invece è riuscita a Alessandro Cavallaro giunto quarto (20.91) nella batteria vinta da Obikwelu in 20.58, miglior tempo del secondo turno eliminatorio che vedeva l’uscita di scena del polacco Urbas e del russo Smirnov.
La russa Yevgeniya Isakova ha vinto con grande autorità la finale dei 400 metri ostacoli scendendo sotto il limite dei 54 secondi (53.93, primato personale).
Al secondo posto la greca Fanì Halkia (54.02), oro olimpico ad Atene 2004, mentre la terza posizione è andata all’ucraina Tatyana Tereshchuk-Antipova, bronzo agli ultimi giochi olimpici (54.55).
La pluri-campionessa belga Kim Gevaert, classe 1978, membro della Commissione Atleti della EAA, ha finalmente vinto, dopo tanti piazzamenti, un titolo internazionale a coronamento di una carriera esemplare ma priva ancora della grande prestazione.
Il titolo di campionessa europea dei 100 metri, al quale seguirà con tutta probabilità quello dei 200, è stato conquistato con una superiorità disarmante, manifestatasi fin dall’uscita dai blocchi, quando ha subito distanziato le russe Grigoryeva, seconda in 11.22, e Khabarova terza con lo stesso tempo. Il tempo ottenuto: 11.06 con vento a + 1.8 m/s, avvicina il suo personale di 11.04 (vento + 2.0), ottenuto quest’anno il 9 luglio a Bruxelles, miglior prestazione stagionale europea.
Ancora una volta non ha convinto la campionessa olimpica Yuliya Nesterenko, terminata solamente sesta in 11.34.
L’ultima gara in programma era la finale dei 400 metri uomini, che vedeva in pista il campione italiano della specialità Andrea Barberi.
La gara stava per avere un epilogo imprevisto con il russo Vladislav Frolov che si è involato verso il traguardo, vanamente rincorso dal campione di Francia Marc Raquil.
Con la forza della disperazione il francese è riuscito a precedere il russo con un guizzo finale fra le fotocellule, aggiudicandosi un titolo che sembrava essergli sfuggito.
Tempo di Raquil: 45.02. Sette centesimi in più per il russo (45.09) giunto al primato personale.
Al terzo posto si è classificato un altro atleta transalpino: Leslie Djhone (45.40). Andrea Barberi si è ben battuto, ma nel finale ha dato l’impressione di non aver recuperato interamente le energie profuse ieri nella bella semifinale. Il suo 45.70 è tuttavia tempo importante che gli permette di tenere d’occhio l’annoso primato italiano della specialità che risale al 1981 (Zuliani, 45.26).
Nel complesso una giornata positiva per i colori azzurri, anche se per alcune specialità le aspettative della vigilia erano sicuramente improntate a troppo ottimismo.

fonte: Redazione Atleticanet/Foto IAAF

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