12/08/06 – GOTEBORG: 19A EDIZIONE DEI CAMPIONATI EUROPEI – SESTA GIORNATA

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E' cominciata bene la mattinata della sesta giornata di gare con Zahra Bani che centra la finale del giavellotto femminale; ottima la sua condotta di gara pur se con un primo lancio nullo, forse dovuto più alla tensione che ad un errore tecnico, ma compensato da un terzo lancio che la porta con 61.15 a soli 8 centimetri dal suo personale stagionale e ad ottenere la terza misura di qualificazione. Certo la lotta per il podio sarà serrata perchè più di dieci atlete vantano stagionali superiori ai 61 metri, ma Zahra ci ha già dimostrato, col quinto posto ai Mondiali di Helsinki, di esserci nelle occasioni che contano. Niente da fare invece per Claudia Coslovich che non è mai riuscita ad entrare in gara ed è rimasta ben lontana dalle sue misure.

La maratona femminile è stata un alternarsi di soddisfazioni e delusioni. Il ritmo troppo basso dell'andatura non ha permesso al gruppo di scremarsi in un percorso in cui per le numerose curve strette, gli ostacoli mal segnalati e una continua variazione del manto stradale, non pochi sono stati i disagi che purtroppo hanno colpito anche due delle nostre atlete cadute entrambe in malo modo: Marcella Mancini e Rosaria Console, dove quest'ultima che partiva come una delle favorite è stata costretta al ritiro per i traumi riportati. La gara è comunque stata entusiasmante grazie all'iniziale distacco inflitto dalla Russa Permitina nei confronti del gruppo delle inseguitrici, che a poco a poco si è vista risucchiare e superare dall'atleta tedesca Ulrike Maisch partita in sordina ma capace di affiancare e superare atleta su atleta fino a giungere al primo posto anche col nuovo primato personale. Seconda la Serba Jevtic.
Le nostre atlete che speravamo di poter vedere giungere ad uno dei gradini del podio hanno dovuto cedere il passo proprio a causa della difficoltà e delle durezza del percorso. Ma non escono sconfitte perchè la classifica a squadre consegna a loro il titolo della Coppa Europa, che si pensava già a tavolino nelle mani della Russia. Per un solo punto nella somma dei piazzamenti “le hanno stracciate” e anche se questo primo posto non va ad intaccare il medagliere, vederle sul podio a cantare a squarciagola l'inno italiano, ripaga di mille amarezze.

Il getto del peso è stata la gara che ci ha regalato oggi le emozioni e le soddisfazioni più grandi. Tre atlete in finale, Assunta Legnante, Chiara Rosa e Cristiana Checchi hanno difeso i colori della nostra nazionale a testa alta. Un quinto, un ottavo e un undicesimo posto ci confermano quanto questa specialità sia in netto miglioramento. La Checchi purtroppo non è riuscita ad entrare in gara, con due nulli e un lancio molto al di sotto delle proprie capacità non ha potuto accedere ai tre lanci di finale, dove invece hanno potuto sfogare la propria rabbia sia Chiara Rosa, che si è dichiarata felicissima della sua performance (18.23) e orgogliosa di aver partecipato a questa grande manifestazione, sia Assunta Legnante, finalmente di nuovo sui suoi livelli, dopo un intervento al piede che le ha permesso di tornare ad allenarsi solo da questa primavera. Un ottimo 18.83 al suo attivo, a soli 9 centimetri dal suo record italiano stabilito nel 2004 e una serie di urli liberatori dopo tutta la fatica fatta per rientrare a pieno diritto tra le migliori. Oro e argento alla Bielorussia e bronzo alla Germania, che almeno nei lanci dimostra di esserci ancora.

Nella finale del martello uomini niente da fare per Nicola Vizzoni e Marco Lingua, rispettivamente nono e undicesimo al termine dei tre lanci di qualificazione. Si sono comunque ritenuti soddisfatti delle proprie prestazioni. Vizzoni magari col rammarico di non essere riuscito ad affinare la tecnica in tempo valido per riuscire ad accedere ai tre lanci di finale, mentre Lingua, entusiasta per aver partecipato, ha voluto sottolineare che alla sua prima esperienza internazionale è riuscito a non arrivare ultimo e a fare solo un lancio nullo! Ragazzi, vi aspettiamo l'anno prossimo!

Nell'asta donne vittoria scontata per la Isinbayeva che pur ottenendo il record della manifestazione, quei 4 metri e 80 realizzati sono ben lontani dall'attacco al suo record del mondo che resiste dall'anno scorso a 5.01 metri. Ad un podio che si poteva presumere tutto russo si è invece inserita la Polacca Pyrek andando a conquistare la medaglia d'argento a pari misura della Russa Polnova (4.65). Solo quarta l'altra Russa Feofanova, fermatasi “solo” a 4.50.

La 4×400 uomini ha dovuto attendere la seconda batteria per una possibile qualificazione col ripescaggio dei tempi. Assente l'attuale leader della specialità Andrea Barberi che, pur con un personale fresco fresco di 45.30, a causa di un risentimento muscolare è stato purtroppo fermato dai medici. Hanno così preso parte alla staffetta Claudio Licciardello, Edoardo Vallet, Luca Galletti e Gianni Carabelli. Tutti hanno tirato fuori l'anima per ottenere un posto nella finale di domani, ma il 3.05.53 non è bastato. Decimo posto per loro e un po' di rammarico, visto che la finale vedrà prendere parte alla gara 9 squadre proprio in virtù del parimerito al millesimo di Spagna e Ukraina.

Nel triplo maschile ben 5 atleti sopra i 17 metri. Scontata la vittoria di Christian Ollson dove il suo risultato di 17.67 lo pone al primo posto nella classifica annuale mondiale. E occorre proprio dire che come in occasione di tutti gli altri atleti svedesi, quando saltava lui “veniva giù lo stadio”. Bella l'atmosfera carica di agonismo capace di animare atleti del calibro dell'inglese Douglas Nathan, ripescato nelle qualificazioni, fino a farlo giungere al secondo gradino del podio (17.21) e superare proprio molti dei favoriti, come Oprea giunto al terzo posto (17.18), il naturalizzato svizzero Martinez, capace di grandi salti nelle qualificazioni, mai riuscito ad entrare in gara, e il portoghese Evora.

I 110 hs uomini hanno fermato anzitempo tanti atleti che avrebbero potuto accedere alla finale e magari conquistarsi una medaglia. Tra questi anche il nostro Andrea Giaconi che uscito dai blocchi con una grinta incredibile non è mai riuscito ad entrare in gara. Infatti, spiega dopo la gara, per un atleta leggero come lui, le condizioni di pista non perfette a causa della pioggia, lo hanno portato ad arrivare sempre storto nell'azione di superamento con un difficile richiamo della seconda gamba fino a quando non è più riuscito ad arrivare all'ostacolo e si è visto costretto ad abbatterlo con le mani. Tristi e amare le sue parole, soprattutto consapevole del fatto che, a suo dire, dovrebbe cominciare ad abituarsi a tutte le condizioni climatiche. Per tutto l'anno si è preparato con l'obiettivo di questa finale, e la condizione c'era, lo aveva dimostrato già in batteria. Peccato…
Stessa sorte è toccata a Sedoc, Bitzi e Doucouré, dove solo quest'ultimo è riuscito a concludere la gara, ovviamente senza poter sperare in un ripescaggio per una finale dove il quarto posto se l'è aggiudicato l'Ungherese Kiss con lo stesso crono (13.68) di quello ottenuto dal nostro Giaconi in batteria, e questo crea ancora più rammarico.
A conti fatti il campione europeo è risultato il Lettone Olijar, seguito dal tedesco Blaschek e dal britannico Turner.

A concludere la giornata dell'Italia c'è poi stata la qualificazione per la finale della 4×100 maschile dove il nostro quartetto composto da Verdecchia, Anceschi, Donati, Scuderi ha dimostrato di poter aspirare a qualcosa in più di un semplice piazzamento. Il loro è un gruppo compatto che ha lavorato moltissimo per potersi affinare e che in staffetta dà sempre il duecento per cento delle proprie capacità. Sicuramente in finale sapranno migliorarsi ancora e a vedere e ad accompagnarli lungo quel giro di pista ci saranno le grida e gli applausi di tutti i loro sostenitori.

Forza Azzurri!!!

fonte: Redazione Atleticanet / Foto IAAF

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