EUROPEI DI POZNAN: APPUNTI DI VIAGGIO DI FRANCESCA RAGNETTI

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LA CORNICE

Viaggio Roma-Poznan in treno. All'andata 3 cambi, 30 ore trascorse quasi tutte comodamente, fino all'arrivo alla frontiera tedesca di Frankfurt sull'Oder, da dove ha inizio invece l'odissea del trenino locale polacco: 170 km in 3 ore e mezzo, 2 vagoni rumorosi e roventi, almeno 45 fermate…
Mi domando se mai arriverò in tempo per la mia prima gara, tra due giorni.

All'arrivo a Poznan, le prime impressioni sulla città che ospita questi XV Campionati Europei Master sono: che grigiore! Che caldo! E… che difficoltà a capire il polacco!
Uscita dalla stazione per tuffarmi subito nella realtà che mi circonderà per 11 giorni, opto per lo spostamento in tram verso l’hotel: interessante! Per 30 centesimi di euro una sauna completa e primi incoraggianti tentativi di dialogo per capire dove cavolo andare.

(Nella foto Marek, il sarto che confezionava abbigliamento “polska” su ordinazione)

La città ha una rete di mezzi pubblici piuttosto estesa: con tram e bus si può arrivare ovunque. Poznan non è enorme e ci sono piste ciclabili e segnaletica apposita; penso subito che forse potrò girare anche in bici…
Mi stupisco però che nessuno affitti biciclette, né all'Hotel, né alla stazione ferroviaria, né al centro in città, dove, anzi, nell'ufficio turistico, alla mia richiesta di informazioni sul noleggio mi guardano strano e sorridono… niente da fare! Alla fine ho la sensazione che qui ci sia ancora poca fiducia a lasciare un mezzo a due ruote nelle mani di uno sconosciuto; dunque, tram e piedi diventeranno i mezzi per spostarsi durante il giorno, il taxi quello per gli spostamenti serali.

L'hotel sulla collina Winary, a nord, fuori dal centro, è di discreto comfort, scelto e contattato direttamente da me senza passare per i servizi di prenotazione offerti (a caro prezzo!) dall’organizzazione EVACS. Tra le altre cose, questo hotel offre l’aria condizionata in camera (indispensabile, in queste settimane eccezionalmente torride), una mini palestra e, tutt'attorno, il vastissimo giardino/parco monumentale “Cytadela”, dove durante il mio soggiorno potrò comodamente svolgere ben 4 sedute di allenamento.

Scovare per la prima volta lo Stadio Olimpia, arrivandoci con i tram giallo-verdi, non è cosa semplicissima: invisibili le segnalazioni per lo stadio, assenti cartelloni pubblicitari della manifestazione Master: niente, né in città, né sui mezzi pubblici, né lungo la strada, né in prossimità dell'ingresso all'impianto.
Ripenso a quante volte ho giudicato con severità gli organizzatori di cross e gare su strada fuori Roma, che assai spesso dimenticano di metter lungo la via le indicazioni per raggiungere il luogo di gara: beh, qui, ad un Campionato Europeo, capita lo stesso… Mi viene da sorridere!

Tutto lascia pensare che questa di Poznan non sarà un'edizione di Campionati di grande sfarzo, e quando entro finalmente nello Stadio Olimpia ne ho la conferma!
Tra le tante “particolarità”, la cosa più preoccupante che noto è che sulle tribunette non c'è un minimo di copertura, né tantomeno all'interno del campo sono stati predisposti gazebo o tende.
Le previsioni meteo (peraltro poi confermate!) parlano di caldo eccezionale per più di una settimana; il programma prevede tutti i giorni gare dalle 8.30 alle 18.30: temo che potranno esserci delle difficoltà…
Già i 10.000 al primo giorno, corsi tra le 11 e le 16 con temperatura attorno ai 35° C, saranno in effetti una prima prova di selezione dei coraggiosi partecipanti. Le prove della 20Km di marcia su strada nel primo pomeriggio del giovedì saranno un calvario. Grazie al cielo, la maratona ha la partenza alle 7 di mattina…
Al secondo giorno, assieme alla mia amica e compagna di squadra Nadia Checchini, che è direttamente interessata al discorso disco+peso, facciamo un sopralluogo nella zona lanci rimediata all'esterno dello stadio… avvilente! Un “campo di patate” camuffato per l'occasione in campo gara, con le pedane in legno appoggiate su terra, senza un filo d'ombra, niente tribune, niente tabelloni riassuntivi e il giorno delle gare… neanche i fotografi ufficiali!


(Nella foto un campo della zona lanci, davanti allo Stadio Olimpia)

Questi, e altri dettagli che emergeranno poi (come la scelta degli orari, la concomitanza premiazioni-finali, la sede delle gare su strada, i lunghissimi tempi di attesa in campo prima della chiamata al via, l'indisponibilità di bacheche dei risultati, lo spazio riservato al campionato sulla stampa locale, la qualità del servizio di vendita foto, ecc…), sono tutte prove di quanto dietro la riuscita dell’evento internazionale, oltre alle strutture e alla buona volontà, sia importante la presenza di un’esperta regia, e qui questa regia mi è sembrata piuttosto assente.

Ma l'atletica è sport spartano. L'atleta basta che abbia le scarpette ai piedi, e poi si muove ed è felice ovunque!
Così a Poznan, col passare dei giorni, mi adeguo, mi abituo al caldo, alle vespe e ai ritmi flemmatici e al carattere accomodante dei polacchi. E poi… poi c'è tutto il mondo delle competizioni che prende forma e vita ora dopo ora, le amicizie vecchie e nuove, i commenti, le attese, i ricordi, le sensazioni di gara. Il circo del Campionato si anima da solo ed è bello di per sé, ti coinvolge ed entusiasma indipendentemente dal luogo che lo ospita.

Le note degli inni nazionali. Le lacrime di qualche atleta sul podio. I giri di “defaticamento” a Stary Rinek la sera. Le creazioni artistiche del fisioterapista polacco che con il taping azzurro e fucsia ha firmato le gambe di innumerevoli atleti. La voce dello speaker che commentava in polacco, come fossero goal di Pele', gli arrivi di ogni finale. Le piccole UnionJack sventolanti festose, appese nel british corner. La vendita delle magliette “Polska” cucite su misura. La foto di gruppo dei russi, più di 50 atleti, tutti con le tute della nazionale, impettiti e con tante medaglie in bella mostra. Il “tram degli atleti” lungo il viale alberato della Wielkopolska. I giudici di gara come tulipani tutti arancioni disseminati nel campo. Abbracci e sorrisi internazionali… Una variopinta giostra di ricordi del Campionato appena concluso che porterò con me e che di sicuro metterò nella borsa di allenamento nei pomeriggi invernali…
Appuntamento a Riccione a settembre del prossimo anno!


Foto di gruppo per la rappresentativa russa. (Indossano tutti lo stesso modello di tuta!!! n.d.r.)

LE MIE GARE

Dopo aver rinunciato al 5000 (che sinceramente mi sembra piuttosto difficile da smaltire, se disputato in queste condizioni alle 12.30 del mercoledì), io sono impegnata a Poznan sul 1500 e sul 2000 siepi.

La prima sarà una gara di riscaldamento (nel vero senso della parola: finale alle 14.45, sotto un implacabile sole cocente ) in cui provo la pista e la mia condizione, studio tre avversarie che ritroverò sulle siepi e mi diverto per 4/5 di gara a girare al di sopra dei miei ritmi. Chiudo al sesto posto con un tempo così e così, ma come test lo giudico positivamente.

La seconda, il 2000 siepi, è la gara obiettivo della stagione, preparata da mesi, nella quale desidero far bene
ma che affronto ancora una volta con troppo nervosismo.
Le batterie delle siepi per tutte le categorie Master chiudono il programma di corse individuali del Campionato e si disputano l’ultimo giorno, di mattina.

Nella notte ha piovuto. Sul presto l'aria è piacevolmente fresca e, nonostante io non sia riuscita praticamente a chiudere occhio durante la notte, questo cambio di clima mi dà una certa carica.
Alle 8.30 sono allo stadio. Fatta la spunta, cerco un po' di concentrazione corricchiando lungo il lago. Ripasso le esperienze delle gare più recenti per trovare fiducia e motivazione. Alle 9.15 si entra in campo. Da quanto visto nei giorni scorsi, l'oro è in pratica già assegnato all'atleta di casa, la Wieciorkowska (dominatrice qui degli 800 e 1500), mentre una possibilità di podio potrebbe anche esserci, ma con i tempi siamo in 3 per due medaglie, io e le due britanniche Pidgeon e Finegan. Le conosco entrambe da qualche anno e temo di più la prima, che mi ha battuta anche sul cross ai mondiali di San Sebastian ed è detentrice del record nazionale di categoria.

Prima del via, “good luck” e stretta di mano fra tutte le partecipanti: siamo in 11, tra W35 e W40.
Parto prudente, ma le britanniche vanno via molto più rapide. Alla prima barriera sento subito di esser poco reattiva; penso che sarà dura, oggi. Dopo un giro la polacca è imprendibile e la Pidgeon non è più controllabile; faccio gara allora sulla Finegan: la seguo, corro in maniera poco regolare, salto sempre peggio, però a 2 giri dal termine supero la diretta avversaria e conquisto la terza posizione, incoraggiata anche dai numerosi sostenitori italiani piazzati lungo tutto il campo (mai avuto tanto tifo in una gara internazionale: vi ringrazio tutti!). Alla campanella dell'ultimo giro pregusto il roseo finale, ma sento di dover tenere ancora duro. Qualcuno mi urla che la britannica si sta riavvicinando; non so come, salto le ultime cinque barriere, però a 20 metri dall'arrivo capisco che è fatta. Taglio il traguardo già sorridente, colma di gioia, leggera e soddisfatta per quest'altro bronzo europeo, il mio primo nella categoria W40.
Cambio, foto, complimenti, podio: quello che segue è tutto molto bello, ma… il Campionato non finisce mica qui!


(Il podio di Francesca Ragnetti – 2.000 siepi W40)

Dopo aver fatto un pranzetto leggero a base di frutta ed insalata, mi piazzo finalmente in tribuna, in relax, per seguire le staffette 4×100, ma ben presto intuisco che ci sarà un bis anche per me.
Dovrei sostituire l'infortunata Elisa Zuccari nella 4×400 dell'Italia W40; sono piuttosto scettica e solo grazie alla concreta possibilità prospettatami dalla ‘Capitana' Rosa Marchi, che dice “vada come vada, almeno il record italiano lo potremmo raggiungere”, mi lascio convincere a scendere in pista dopo appena un’ora. Per me prima frazione, corsia 5; alla mia destra in sesta il fenomeno francese Violetta Lapierre, neo campionessa europea di 100 e 200 e fresca primatista mondiale con la 4×100. Rosa mi consiglia di non guardarla neanche… Non c'è pericolo! Dopo i primi miei 30 metri la francese è già ai 300. Cerco tuttavia di dare il massimo in maniera regolare; corro fluida, confidando molto nelle… qualità da specialiste delle tre compagne di squadra che attendono il testimone da me.
E va così che Giuseppina (Perlino) ricuce quasi tutto il gap sulle tedesche, Rosanna (Rosati) attacca e fa il sorpasso, Rosa mantiene la posizione ed anzi, coraggiosamente, tenta l'impossibile rimonta sulle britanniche: siamo terze!
Incredibile: è il mio secondo bronzo europeo W40! (al quale si aggiungerà l’ulteriore soddisfazione per il primato italiano di categoria realizzato, come previsto dalla ‘Capitana'). Sono raggiante!

Da mezzogiorno dell'ultimo giorno di gare, durante il pomeriggio di staffette, è stato un tutto un susseguirsi di emozioni e grandi gioie; tante le presenze italiane sul podio, la felicità condivisa, inni, cori e bandiere, quasi fossimo una vera squadra nazionale. Peccato poi che, lasciato il podio, la squadra si dissolva.
Siamo e restiamo la Nazionale Master del “fai da te”, priva di coordinamento, e a poco servono queste occasioni di stretta vicinanza, quando non vengono assolutamente sfruttate: si dice che il responsabile nazionale Master Fidal sia passato per Poznan, ma con un passo così lieve da non lasciar segno della propria presenza… Chi l’ha visto ?
Spero che le cose cambino nelle prossime occasioni e che già da Riccione 2007, giocando in casa, ci si possa aspettare cose migliori.

fonte: Francesca Ragnetti per Atleticanet

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