BILANCIO DEGLI EUROPEI: TRE MEDAGLIE ED UN UNICO FILO

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Si chiudono gli europei e l'Italia torna a casa con tre medaglie. Medaglie che idealmente, e neanche troppo sono legate tra loro con un unico filo.

Partiamo dal bronzo di Elisa Rigaudo. La ragazza arriva sul traguardo e all'intervista con Elisabetta Caporale è un fiume in piena; Elisa non festeggia, si sfoga. Ringraziamenti a valanga partendo dalla psicologa sportiva che la segue. Parla anche di migliaia di chilometri percorsi (non in vita sua ma nell'anno) anche se nessuno, oltre a chi marcia, si rende conto del costo di quella medaglia. Fatica, tanta fatica e il podio arriva quasi come una liberazione più che un premio. Più che gioia in Elisa c'è la consapevolezza di “esserci riuscita”. Aveva un obiettivo e un sogno, l'ha raggiunto. Quella medaglia fa da spartiacque tra un'atleta qualsiasi e un'atleta di vertice, tra una donna qualsiasi e una donna realizzata.

Poi c'è l'oro di Baldini. Splendido atleta, gran carattere, massima determinazione. Anche lui arriva e non gioisce. Sorride, quello si. Le labbra si tendono in un sorriso misto a fatica, lo sguardo è di quelli che fanno capire che anche questa volta ha centrato l'obiettivo. L'atleta ha preparato la gara, si è allenato duramente e ha raccolto quello che doveva. Più facile a dirsi che a farsi per uno il cui nemico numero uno inizia ad essere l'appagamento.

La medaglia più annunciata è quella di Howe di cui abbiamo finalmente conosciuto la pronuncia che è molto simile ad alcuni suoni cantati dal barbuto chitarrista degli ZZ Top nel pezzo “La Grange”! Scherzi a parte, il bravo Howe ha la pella nera ma il cuore tutto azzurro. Nel primo salto di qualificazione questo quasi gli esce dalla gola e gli fa rimediare una battuta “sorda” ed un arrivo in buca tutto sbilanciato. Un errore tanto grossolano da far quasi ridere…e infatti lui ride…e vince. Il ragazzo talentuoso con la testa ancora poco disciplinata è solo un ricordo, oggi Andrew fa l'atleta e il campione, di mestiere! Anche lui in pellegrinaggio dalla Caporale si sforza di essere festoso, più per noi che per lui stesso. Lui ha altri obiettivi e ci sta lavorando duramente.

Tre medaglie belle che ci hanno fatto sognare e sperare. Ma sono medaglie frutto di fatica, di impegno dell'atleta e del tecnico. Medaglie, ed è questo il comune filo conduttore, per certi versi piuttosto lontane dalla federazione e dal suo entourage. La marcia si sa, è da sempre un mondo a parte; il gesto come anche i pensieri e la fatica sono tutt'altra cosa rispetto all' “altra atletica”. Elisa Rigaudo non fa eccezione e le sue parole lo testimoniano. Tra l'altro la allena Sandro Damilano il tecnico che ha guidato il gruppo dei marciatori negli anni di maggiori vittorie, negli anni delle medaglie del fratello Maurizio come di altri marciatori e marciatrici. Oggi quel Sandro, vittima di una delle tante epurazioni tecnico/politiche attuate dalla dirigenza Fidal di un giorno vive a margine dei microfoni e della notorietà. E continua a vincere.
Stessa cosa la fa Gigliotti, uomo che sembra nato saggio e vincente; quasi si fatica a pensare ad un Gigliotti giovane, tanto la sua saggezza sembra adatta alla sua età. Lui pure se ne sta da una parte ma con più di un oro olimpico nel curriculum la dirigenza non poteva certo tenerlo troppo fuori. E così lui è dentro quel tanto che basta. Non parla, allena. E Baldini non parla, corre. E vince. Centra praticamente tutti gli obiettivi sensibili e costruisce una carriera che sa già di mito. Ancora fatica e “perifericità” dalla federazione.
Il giovane Howe al contrario è sempre sotto i riflettori ma conta poco, anche lui come gli altri due ha lavorato tanto ed in silenzio. Spesso ha lavorato e lavora contro corrente. Mamma Renèe, donna saggia e determinata ha capito nel corso degli anni che più i santoni federali gli si avvicinavano e più il suo ragazzo incappava in infortuni e in scelte poco giuste. E allora ha studiato da tecnico ed ha insegnato a modo suo. Andrew oggi si gestisce e si fa gestire in maniera accorta, sceglie di non correre staffette quando gli si chiede e la signora Renèe appoggia. Anche il duo tecnico/allenatore di questo oro sono frutto della lontananza dell'ambiente federale e della vicinanza alla fatica. Mamma Felton tra l'altro ci va giù dura su questi temi. Non parla bene l'italiano ma si fa capire. Ai microfoni della Caporale parla della medaglia di Andrew come di “un regalo all'Italia” e quando parla di se dice “lo alleno io”. Chi vuol capire…

Al contrario tutto quanto viene gestito con una certa cura e con la giusta centralità che deve avere il settore tecnico, la Fidal sfora quasi ovunque. Prestazioni di livello mediocre ed alcune convocazioni discutibili.

Ma queste sono piccolezze. E' da tempo che alcune cose in Fidal non vanno e paradossalmente tutto tace. Qualcuno per stanchezza, altri per convenienza ed altri ancora perchè si sentono complici – magari involontari – di un sistema che non funziona davvero e non sanno più come uscirne con un minimo di dignità. Tralascio la polemica spicciola del numero degli atleti convocati; convocarne uno, venti o tutti gli aventi diritto avrebbe comunque scontentato qualcuno, la Fidal fa le sue scelte e non ha senso sindacarci troppo sopra, specie quando ci sono minimi che garantiscono l'accesso ed il diritto a manifestazioni internazionali. Quello che invece non mi piace ad esempio è il fatto che la federazione – stranamente (credo sia la prima volta) – non ha diramato ufficialmente l'elenco dei nominativi della rappresentativa italiana per Goteborg. In altre parole nessuno sa chi è andato a spese della Fidal e chi no. Abbiamo visto molti tecnici e dirigenti li a Goteborg, quanti di loro sono andati a spese proprie e quanti a spese della Fidal (cioè anche nostre?). E' una situazione che non deve assolutamente esserci. La trasparenza in questi casi è d'obbligo; diversamente si vanno a creare situazioni, mugugni e faide da cui non si esce.

Facciamo finta che sia una dimenticanza ma c'è anche un'altra cosa, anzi una persona che non mi piace affatto ed è Vanoi. Umanamente non mi permetto di esprimere giudizi ma mi chiedo cosa stia a fare in Fidal.
Gianni Merlo sulla Gazzetta dello Sport del 9 settembre del 2005 gli chiedeva:“Che cosa dovrà fare il general manager? e lui: “Mettere a fuoco gli obiettivi e curare le strategie per raggiungerli. Bisognerà iniziare la programmazione a lungo termine, cominciare già a pensare all’Olimpiade di Londra 2012, non solo di Pechino che ormai è fra due anni. Poi, naturalmente insieme agli altri tecnici, dovrò lavorare per fare in modo che gli atleti arrivino al grande appuntamento nella condizione migliore. Faccio un esempio: bisognerà sempre fare una verifica prima del momento clou della stagione valutando le condizioni dei nostri possibili protagonisti ai campionati italiani, che dovranno essere programmati una ventina giorni prima di Europei, Mondiali o Olimpiadi”.
Sembra molto ottimista… Lo sono, perché vengo da uno sport dove il reclutamento non era facile. L’atletica nelle scuole è una realtà. Quanti campioni provinciali laurea ogni anni la scuola? Più di un centinaio e su di loro bisogna cominciare a lavorare. Lo so non è facile, ma è l’unica strada. Bisogna andare a scovare il meglio e poi metterlo in condizione di esprimersi. I professori nelle scuole possono essere dei grandi collaboratori nella strada della rinascita, perché ricordiamoci che quando si vince, è l’Italia che vince non il singolo. Io credo molto nel lavoro di squadra”.
Merlo chiude informandoci che Vanoi, nella struttura, si inserirà fra la presidenza e il direttore tecnico Silvaggi. E’ un uomo esperto e abile nelle pubbliche relazioni e quindi dovrebbe riuscire a farsi accettare in fretta da un ambiente che non ha mai amato le intrusioni esterne.

Se leggete con attenzione c'è da mettersi le mani nei capelli. Questo signore, peraltro già coinvolto (senza condanne) in una grossa inchiesta sul doping nel mondo federale dello sci di cui era CT, fa strategie a lungo termine e a breve per verificare che gli atleti siano pronti per fare il loro dovere nelle grandi manifestazioni. Mi domando perchè pagare Vanoi quando abbiamo un Silvaggi come DT a cui tutti riconoscono doti ed accordano fiducia? E perchè pagare Vanoi quando abbiamo un gruppo federale di politici che ha la funzione di fare da raccordo tra le problematiche politiche e tecniche degli atleti, dei tecnici e dei procuratori? Abbiamo anche un gruppo che si occupa di comunicazione e se non sbaglio anche un contratto con una grande società di marketing che si occupa di sport.
Alla luce di queste evidenze, che ruolo ha Vanoi?

Ma quello che più mi preoccupa di Vanoi e della Federazione è la strategia (quella a lungo termine, come dice lui) di fondo. Da quando il presidente Arese è rimasto folgorato dal rapporto (pochi) praticanti / (molti) medagliati degli azzurri dei giochi olimpici di Torino 2006 (l'hanno sentito troppe orecchie per non arrivare alle mie…) sembra che le energie della Fidal siano tutte verso una pratica di elitè che non badi alla base bensì agli atleti che potrebbero portare medaglie all'Italia. Molto poco poeticamente vorrei ricordare che medaglie ai giochi olimpici per l'atletica equivalgono a maggior peso politico dei dirigenti Fidal nel Coni, consolidamento del proprio ruolo nella Fidal e visibilità e forza contrattuale nei contratti di sponsorizzazione. Chissenefrega se qualche nostalgico pensa che l'atletica abbia una funzione sociale ed educativa per i nostri giovani. Le medaglie contano, tutto il resto no.
Ora, anche tralasciando il discorso della forza contrattuale sulle sponsorizzazioni ed il fatto che Franco Arese è sponsor di se stesso dal momento che l'Asics (di cui è presidente) sponsorizza la Fidal (di cui è presidente), quello che non si può tralasciare è che questa strategia è stata messa in pratica e nessuno sembra esserne disturbato. Io un po' lo sono.
La Fidal vara un progetto talento ma si guarda bene di progettare una collaborazione significativa con la scuola. E infatti Vanoi che forse sa di atletica quanto io so di uncinetto dichiarava a Gianni Merlo che …”L’atletica nelle scuole è una realtà…I professori nelle scuole possono essere dei grandi collaboratori nella strada della rinascita…”. Una bella divergenza tra il dire ed il fare da parte di uno che ha la funzione di stratega e di raccordo tra le scelte e le azioni…
E così ci ritroviamo che la Fidal pensa ai talenti ma non si cura delle società civili che ogni giorno combattono con la concorrenza degli altri sport e i pochi fondi a loro disposizione. Abbiamo un settore Master che pesa metà della Fidal a livello di presenze e la mia stessa forza politica e abbiamo tutto un variegato mondo di società militari che, in quanto elitè, riescono a vivere, gestirsi e gestire le proprie risorse senza il benchè minimo problema.

Un merito però questa Fidal ce l'ha: ha anestetizzato tutti; nessuno protesta, nessuno propone, nessun nome a livello di dirigenza si fa notare per iniziative o azioni. Magari qualcuno ha ancora la mano calda di voto e si vergogna a dire che si è sbagliato, qualcuno si sta godendo il profondo grazie da parte degli eletti. Questi li giustifichiamo, ma gli altri? Sembra che “il buffo letargo” di cui parlavo in un articolo di gennaio 2003 [clicca qui per leggerlo] non sia ancora finito.

Quanto dovremo ancora aspettare?

fonte: Diego Cacchiarelli / Redazione

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