1979 – MONTREAL OSPITA LA SECONDA EDIZIONE DELLA COPPA DEL MONDO

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Tre anni dopo la disputa dei Giochi della XXI Olimpiade, la città di Montreal tornò ad ospitare una grande manifestazione internazionale di atletica leggera: la seconda edizione della Coppa del Mondo.
Nonostante l’opportunità che le veniva offerta il Canada non schierò le sue due squadre nazionali e quindi la competizione si disputò secondo gli originari dettami regolamentari che prevedevano otto squadre per i maschi ed altrettante per le femmine.
Nonostante il fresco retaggio olimpico i canadesi, forse per l’assenza delle loro squadre, non risposero al richiamo della Coppa come era nella aspettative della IAAF e degli organizzatori.
Neppure 70.000 spettatori, nell’arco delle tre giornate (dal 24 al 26 agosto), assistettero alle gare dagli spalti dell’Olympic Stadium di Montreal nel complesso di Dejardins, appena la metà di quelli registrati a Düsseldorf (135.000) nella edizione inaugurale.
Nonostante l’ambiente un po’ “freddino” che si riscaldò solo nella terza ed ultima giornata quando scese in pedana la saltatrice in alto Debbie Brill, beniamina di casa, i risultati non mancarono e nomi nuovi si affacciarono alla ribalta internazionale.
La finale di Coppa Europa, edizione n. 7, si era disputata a Torino ai primi del mese, il 4 e 5, ed aveva visto consolidata la supremazia dei due colossi di oltre cortina, Repubblica Democratica Tedesca e Unione Sovietica, sia negli uomini che nelle donne, che pertanto, come da regolamento, erano stati ammessi a disputare la Coppa del Mondo.
Fu proprio questo impegno europeo, e i successivi importanti appuntamenti da tempo programmati, privarono la formazione del Resto d’Europa di pedine molto importanti. Il nostro Pietro Mennea, ma soprattutto gli inglesi Allan Wells, Sebastian Coe e Steve Ovett, non fecero parte della spedizione canadese.
Trecentoventitre furono gli atleti che scesero in pista in rappresentanza di 48 Paesi, quattro meno di Düsseldorf
L’Italia fu presente nella rappresentativa europea con due soli atleti: Sara Simeoni (alto) e Mariano Scartezzini (3000 siepi).
Nella classifica per nazioni gli Stati Uniti, che a Dusseldorf subirono una amara sconfitta dalla DDR a causa dell’infortunio occorso a Maxie Parks, ultimo frazionista della 4×400 che era costato il ritiro della staffetta, si presero la loro bella rivincita e si aggiudicarono la classifica maschile con 7 punti sulla rappresentativa del Resto d’Europa (119 punti contro 112). Dopo questo responso molti si domandarono cosa sarebbe successo con Mennea, Wells, Coe e Ovett in pista!
Indiscusso il successo della DDR sull’URS fra le donne (103 a 97), con l’Europa ad un solo punto dalle sovietiche.
Ma veniamo alle gare.
Bello il duello sui 100 metri uomini fra il campione nazionale statunitense James Sanford e quello panamericano, il cubano Silvio Leonard. Ha prevalso Sanford in 10.17 contro i 10.26 di Leonard. Terzo il polacco Marian Woronin (10.28).
Leonard ha poi vinto i 200 in 20.34, ma non aveva praticamente avversari.
Come è noto gli africani disertarono all’ultimo momento i Giochi di Montreal per rivendicazioni politiche. Si sono quindi ripresentati al pubblico canadese con una serie di belle vittorie. Il sudanese Hassan El Kashief ha vinto i 400 in 45.39, gli 800 metri sono andati a keniano James Maina (1:47.69), mentre i 3000 siepi se li è aggiudicati Kip Rono in 8:25.97 in una gara che ha visto il nostro Mariano Scartezzini, fresco trionfatore nella finale di Coppa Europa, conquistare un brillante terzo posto in 8:29.44.
Il piccolo etiope Miruts Yifter ha bissato – fatto unico nella storia della Coppa al maschile – il duplice successo di Düsseldorf sui 5.000 e 10.000 metri, migliorandosi notevolmente nella distanza più lunga dove è sceso sotto i 28 minuti (27:53.07).
Il tedesco federale Harald Schmid non ha saputo ripetere la bella prestazione di Torino in Coppa Europa (47.85, nuovo record europeo), ed è finito nella scia di Edwin Moses (47.58), sempre più dominatore incontrastato dei 400 ostacoli.
La gara che ha offerto di più sotto il profilo tecnico è stata però quella del salto in lungo dove si sono dati battaglia tre giovani protagonisti. Ha vinto il 23enne statunitense Larry Myricks, potente e molto veloce, che ha fatto sua la gara al sesto tentativo con un balzo atterrato a m. 8.52 (vento 0.0 m/s), dopo che al quinto salto il tedesco dell’est Lutz Dombrowski (classe 1959) era passato a condurre la gara con la misura di m. 8.27; terzo il cubano David Giralt con m. 8.22, che ha così riscattato l’ottavo posto di Düsseldorf di due anni prima.
Nessun risultato di rilievo dagli altri concorsi.
Con Steve Riddick, ultimo frazionista in pessime condizioni fisiche, gli Stati Uniti (Roberson, Glance, Lattany) hanno dovuto chinare la testa di fronte alla maggior freschezza del quartetto del Resto delle Americhe, composto da due cubani e due brasiliani (Lara, Dos Santos, Leonard, Araujo) per 38.70 a 38.77.
Sempre di misura (3:00.70 contro 3:00.80) gli Stati Uniti si sono imposti al quartetto europeo nella staffetta 4×400.
Classifica finale maschile: 1. Stati Uniti p. 119, 2. Europa p. 112, 3. Rep. Dem. Tedesca p. 108, 4. Unione Sovietica p. 102, 5. Americhe p. 98, 6. Africa p. 84, 7. Oceania p. 58, 8. Asia p. 36.

Sei successi individuali e ben cinque posti hanno permesso alla Repubblica Democratica Tedesca di acquisire un vantaggio di otto punti sulle sovietiche, e aggiudicarsi così per la prima volta la Coppa del Mondo, che a Düsseldorf avevano dovuto cedere al Resto d’Europa.
Gli Stati Uniti, giunti quarti, hanno messo in mostra alcune individualità di rilievo, che hanno supplito alla impossibilità di schierare una squadra compatta in tutti i settori in grado di resistere allo strapotere delle tedesche dell’est e della Unione Sovietica.
Fra gli elementi più interessanti sicuramente si distinse la ventiduenne californiana Evelyn Ashford (vedi foto), un nome non nuovo per gli appassionati canadesi in quanto già finalista olimpica dei 100 metri nel 1976, dove aveva conquistato un promettente quinto posto.
La Ashford infranse la imbattibilità di due mostri sacri della velocità quali Marlies Göhr (100) e Marita Koch (200), aggiudicandosi entrambe le specialità con sorprendente facilità.
Stranamente i 200 a Montreal si corsero nella prima giornata. La negretta abitante ad Holliwood, dove aveva fatto la commessa prima di dedicarsi completamente all’atletica, si aggiudicò la prova nel tempo di 21.83, vento contrario 0.2 m/s, battendo la tedesca Marita Koch (22.02) che pur vantava sulla distanza il primato del mondo con un eccezionale 21.71 ottenuto il 10 giugno di quell’anno a (Karl-Marx Stadt nel corso dell’incontro DDR-Canada.
Prima di Montreal la Ashford aveva ottenuto sui 100 metri un probante 10.97 (campionati AAU e meeting di Zurigo), divenendo così la seconda donna a infrangere il muro degli 11 secondi netti (la prima era stata la tedesca Marlies Oelsner, poi maritata Gohr scendendo a 10.88 il 1° luglio del 1977, stabilendo così il primato del mondo sulla distanza).
Lo scontro in Coppa fra le due donne “meno 11.00”, si risolse a favore dell’americana che vinse in 11.06 (vento – 0.9) davanti alla Gohr (11.26).
La Koch si rifece sui 400 metri piani, distanza a lei più congeniale, aggiudicandosi la prova in 48.97, sfiorando il fresco primato del mondo (48.60) ottenuto a Torino il 4 agosto nella finale di Coppa Europa. Al terzo posto la trentatreenne Irena Szewinska, ancora capace di correre in 51,15.
Vittoria delle bulgare nelle gare di mezzofondo. Negli 800 si impose Nikolina Shtereva in 2:00.52, mentre sui 1.500 il successo andò a Tokta Petrova (vincitrice degli 800 a Dusseldorf) con il tempo di 4:06.47. La bulgara fu successivamente squalificata per doping e il successo assegnato alla tedesca dell’est Cristiane Wartenberg (4:06.88).
La gara di salto in alto era una delle competizioni attese con maggior partecipazione dai canadesi, per la presenza in campo della beniamina di casa Debbie Brill. La ragazza canadese, classe 1953, aveva vinto l’alto ai Giochi del Commonwealth del 1977 e contava già due partecipazioni olimpiche (a Monaco nel 1972 fu 8°, mentre a Montreal rimediò una deludente eliminazione frutto della grande pressione che sentiva su di lei), nonché una vittoria ai Giochi Panamericani nel 1971.
La gara di salto in alto ebbe una svolta imprevista quando la tedesca Rosemarie Ackermann fallì clamorosamente la misura per lei abituale di m. 1.90, dopo aver saltato m. 1.87 che le valsero un deludente quarto posto. La campionessa olimpica si lamentò per la pedana scivolosa, una scusa che le servì per mascherare un infortunio alla caviglia procuratosi a Torino in Coppa Europa.
Rimasero in gara tre atlete. La primatista del mondo Sara Simeoni (due volte 2.01 nell’agosto del 1978, prima a Brescia e poi a Praga ai Campionati Europei), la canadese Brill e la bella fosburista sovietica Nina serbino.
Sara Simeoni era in testa alla gara non avendo ancora commesso errori mentre la Brill aveva aveva superato alla seconda prova i m. 1.90.
A m. 1.92 uscì di gara la sovietica Sebina, che si classificò pertanto terza con m. 1.90. La misura fu superata alla prima prova dalla Brill, mentre Sara superò il m. 1.92 al secondo tentativo.
Entrambe la atlete superavano poi m. 1.94. La gara si decise all’attacco del m. 1.96. Per il minor numero di salti la Simeoni comandava virtualmente la classifica. Tutte e due le atlete fallirono le prime due prove. Al terzo tentativo Sara si arrese, mentre Debbie con la forza che le veniva dall’incitamento caloroso del pubblico amico, superò l’asticella al terzo tentativo.
Con quel salto la canadese divenne la terza saltatrice in alto di tutti i tempi.
Buona la prova della polacca primatista del mondo Grazyna Rabsztyn, sui 100 ostacoli a bissare il successo di Dusseldorf con il tempo di 12.67, davanti alla “glaciale” Tatyana Anisimova (12.75).
Niente di particolarmente interessante venne dagli altri concorsi e dalle rimanenti gare in pista.
Solo la staffetta 4×400, vinta dalla DDR in 3:20.37, fece tenere il fiato sospeso al pubblico in vista di un possibile primato del mondo.
Ma il 3:19.23 (3:19.2 manuale) che aveva laureato la DDR campione olimpica proprio in quello stadio, fu solo sfiorato.
Fu l’ultima emozione di una manifestazione proiettata verso la 3° edizione che era stata prenotata per l’Italia da Primo Nebiolo. Appuntamento nel 1981 allo Stadio Olimpico di Roma.

Questa la classifica finale femminile: : 1. Repubblica Democratica Tedesca p. 105, 2. Unione Sovietica p. 97, 3. Europa p. 96, 4. Stati Uniti p. 75, 5. Americhe p. 67, 6. Oceania p. 46, 7.Africa p. 29, 8. Asia.

Tutti i podi della coppa del mondo sono visionabili all'indirizzo http://www.gbrathletics.com/ic/wp.htm

fonte: Redazione Atleticanet – Foto IAAF

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