SETTEMBRE 2006 – M. CLEMENTONI: CORREVO MALE. MA DAVO IL CAMBIO A MENNEA.

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Massimo Clementoni, ex velocista azzurro oggi apprezzato protagonista nei master. La sua carriera con la “freccia di barletta”, la sua amicizia con Mauro Zuliani.

Massimo Clementoni è un esempio di continuità atletica. A 20 anni faceva parte della nazionale assoluta e correva insieme a Pietro Mennea. Oggi, quarantasettenne, continua a cimentarsi coi suoi coetanei nell’attività master.

Quando hai esordito nel mondo dell’atletica?
«Con i Giochi della gioventù, nel 1975. Debuttai correndo gli 80 piani in 9”2 e arrivando vicinissimo a Giovanni Grazioli, che all’epoca era già un promettente atleta. Venni subito contattato da Andrea Volpe, che divenne poi il mio allenatore. “Corri male, ma vai forte”, mi disse quando si presentò. Due mesi dopo, a Saronno, nei 100 metri fermai il cronometro sul tempo di 10”9. Non mi rendevo conto del valore della prestazione, molti mi guardavano con occhi stupiti: era la mia terza gara e avevo 16 anni.»

La tua prima presenza in nazionale assoluta?
«Arrivò tre anni dopo, nel 1978, quando venni convocato per i 60 metri agli Europei indoor. In totale ho vestito la maglia azzurra in una dozzina di occasioni, dal 1978 al 1981, correndo diverse volte la staffetta insieme a Pietro Mennea.»

Qual è il tuo record personale assoluto?
«Risale al 1979, quando a vent’anni corsi in 10”46.»

Cosa ti è rimasto di quel periodo?
«Ti sembrerà strano, ma il ricordo più bello non è legato alle prestazioni atletiche ma alle amicizie che si sono create, come quella con Mauro Zuliani.»

Una carriera promettente ma bruscamente interrotta. Cosa successe?
«Nel 1981 ho rischiato la vita per una grave polmonite virale che mi ha costretto a chiudere con l’atletica ad alto livello e mi ha lasciato dimezzata la capacità respiratoria di un polmone.»

Dopo pochi anni ti ritroviamo di nuovo in nazionale, questa volta nel bob. Come avvenne?
«Nel 1982 superai un test per la selezione della nazionale di bob che mi permise di indossare nuovamente la maglia azzurra, questa volta sulle piste di ghiaccio. Dopotutto, era stato proprio il medico a consigliarmi dell’attività in montagna, anche se forse lui si riferiva a delle tranquille passeggiate. Rimasi in nazionale per 5 anni. L’ambiente mi piaceva molto e mi divertivo di più rispetto alle nazionali di atletica leggera. D’estate continuavo la preparazione atletica con qualche gara di velocità. Poi, per problemi familiari e impegni di lavoro, dal 1988 limitai l’attività del bob ai soli campionati italiani, continuando a
gareggiare in pista d’atletica d’estate.»

Fino al 1992, quando fosti vittima di un grave infortunio.
«Mi si ruppe il tendine durante una gara di bob. Fu sostituito completamente con un’operazione. Da quell’anno non uso più le scarpe chiodate, né durante gli allenamenti né in gara.»

Com’è avvenuto il passaggio dall’atletica assoluta a quella
master?

«È stato un passaggio molto naturale, senza traumi. Il mio primo campionato italiano master lo disputai nel 1999, nella categoria M40. L’anno successivo partecipai ai campionati europei in Finlandia. Da allora, compatibilmente con le esigenze del lavoro (gestisce un negozio di intimo in centro a Novara, nda) e la famiglia, ho partecipato a diversi campionati internazionali.»

Quali sono stati i tuoi migliori risultati in campo master?
«Dal 1999 a oggi ho conquistato diversi titoli italiani master. In ambito internazionale, invece, i migliori risultati sono stati il quarto posto nei 60 metri M45 e la medaglia di bronzo nella staffetta 4×200 ai mondiali indoor di Sindelfingen del 2004, bronzo confermato anche quest’anno (insieme a Castelli, Malvicini e Barberis, nda) nella staffetta 4×200 dei Mondiali indoor di Linz. I miei record personali nella categoria M45 sono 11”76 nei 100 e 23”81 nei 200.»

Il tutto correndo sempre con le scarpette di gomma senza chiodi, vero?
«Certo. È una cosa che desta molto stupore tra i miei avversari, in particolare in quelli che riesco a battere. È divertente vedere le loro
facce incredule.»

La tua famiglia cosa pensa della tua attività?
«Ho l’appoggio di Roberta, mia moglie, che è contenta di vedermi appagato dall’attività sportiva sebbene la gestione del negozio le impedisca di accompagnarmi nelle trasferte. E poi c’è Umberto, mio figlio, che ha 7 anni e gioisce ogni volta che torno a casa con una medaglia.»

Il prossimo anno a Riccione ci saranno i Mondiali master. Cosa diresti agli ex atleti assoluti che ancora non si sono avvicinati al mondo master, per convincerli a partecipare?
«Li inviterei a provare, senza preconcetti. Ad allenarsi quel minimo che permetta loro di tornare ad affrontare una gara su pista e conoscere in prima persona questo ambiente. Praticare l’atletica da master significa continuare a star bene con se stessi attraverso un’attività che ci ha appassionati da giovani. Partecipare a un campionato master, poi, è una vera e propria festa. L’agonismo, la lotta, nel senso greco della parola, nelle nostre gare sono molto sentiti, ma i rapporti tra gli atleti sono molto rilassati e gradevoli: niente a che vedere col clima teso di certe gare assolute. L’opportunità di partecipare a un Mondiale in casa è davvero imperdibile.»

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fonte: Correre – settembre 2006 – Persone – Articolo di R. Marchi

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