1981 – LA TERZA EDIZIONE DELLA COPPA DEL MONDO ALL’OLIMPICO DI ROMA

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

Giovedi 5 marzo 1981 a Torino, Pietro Mennea, il campione olimpico e il primatista del mondo dei 200 metri, comunicò alla Fidal la sua rinuncia, al momento irrevocabile, a proseguire l’attività agonistica.
Per il Presidente Primo Nebiolo fu un duro colpo. Il 1981 era infatti l’anno dispari nel quale si sarebbe disputata la Coppa Europa ma, soprattutto, la Coppa del Mondo, che l’abile dirigente italiano era riuscito a far assegnare alla città di Roma.
Una volta ottenuta dal Council della IAAF la formalizzazione ufficiale della designazione di Roma a sede della Coppa del Mondo, la fervida mente di Nebiolo si era messa al lavoro, per cercare di far partecipare all’evento le nazionali italiane.
Ma come fare dal momento che l’Italia non disponeva di alcun stadio a nove corsie? Elementare. Si parlava con CONI e lo si convinceva a ristrutturare lo Stadio Olimpico; nel contesto dei lavori di sistemazione della pista, si faceva aggiungere una nona corsia…..
Così fu fatto e quindi per la prima volta la Coppa del Mondo si disputò con nove squadre: le otto previsto dal regolamento della manifestazione più la nazionale italiana. Potenza di Nebiolo.
Il ritiro di Menna dalle gare veniva a privare la nazionale italiana della pedina più importante, dell’uomo capace di farsi valere nelle due gare della velocità e in entrambe le staffette.
L’organizzazione federale, con a capo il Segretario Generale Luciano Barra, si mise in movimento. Oltre alla nona corsia allo Stadio Olimpico venne costruita, all’interno della pista, una nuova pedana per il salto in lungo e per il triplo.
L’allestimento del Centro Stampa della Coppa, situato al Foro Italico, venne curato dalla Olivetti, mentre il cronometraggio ufficiale fu affidato alla Omega.
Duecento giudici di gara vennero impiegati nelle tre giornate di gara. Io ero fra questi: uno dei quattro starter ufficiali.
I giudici indossarono una tuta color rosso-crema sponsorizzata dalla Malboro. I colori non ressero al primo acquazzone (ce ne saranno altri nell’arco delle tre giornate), segnando irreparabilmente la polo sottostante, pure di colore crema.
La disputa della Coppa del Mondo, alla quale l’ on. Sandro Pertini, Presidente della Repubblica concesse il suo Alto Patronato, avvenne dal 4 al 6 di settembre.
La prima giornata si svolse in notturna. La cerimonia di apertura, molto sobria, avvenne alle 20 e le gare iniziarono alle 20.30 per terminare alle 22.45.
Il programma del 5 settembre iniziò alle 16.00 e terminò alle 19.40, quello del 6 alle 16.30. La cerimonia di chiusura era fissata per le 19.35.
I biglietti, per ogni giornata di gara, erano questi: tribuna Monte Mario (lato arrivi) £. 15.000, tribuna Monte Mario (lato partenze) £. 10.000, tribuna Tevere £. 8.000 mentre le curve furono vendute a £. 3.000. I primi tre ordini di posti erano numerati.
Ma le soddisfazioni per Primo Nebiolo non furono certo limitate al successo organizzativo che si andava delineando.
L’1 e 2 settembre, proprio alla vigilia della Coppa del Mondo, si riunì a Roma (Hotel Excelsior di via Veneto) il 33° Congresso della IAAF che prevedeva, fra l’altro la elezione del Presidente dell’organismo per il quadriennio 1981-84.
I 215 delegati convenuti a Roma elessero per acclamazione alla carica di Presidente, Primo Nebiolo che succedette così all’olandese Adriaan Paulen. Con la presidente della IAAF, massima federazione olimpica, Primo Nebiolo venne ad assumere la carica internazionale più importante mai ricoperta da un dirigente sportivo italiano in ogni tempo. Nebiolo manterrà la carica di presidente della IAAF fino al giorno della sua morte avvenuta a Roma il 7 novembre 1999.
La terza edizione della Coppa del Mondo che dopo la bella partenza avvenuta a Dusseldorf nel 1977, aveva conosciuto, almeno quanto a presenza di pubblico, una stasi a Montreal nel 1979, riprese vigore proprio a Roma dove si raggiunsero i 174.000 spettatori per i tre giorni di gara, più del triplo di quelli registrati a Montreal (55.000).
Sicuramente il maggior afflusso di pubblico fu da attribuirsi alla presenza in campo delle due formazioni azzurre che, sia pur prive delle due punte migliori (Mennea e Simeoni: due ori olimpici di Mosca 1980), hanno saputo battersi con coraggio e determinazione contro lo strapotere delle rappresentative continentali. Un disturbo al piede di stacco costò a Sara Simeoni la rinuncia a una manifestazione alla quale teneva moltissimo: sarebbe stata la sua terza partecipazione ad una Coppa del Mondo, su altrettante edizioni.
Gli atleti in gara furono 357 in rappresentanza di 49 Paesi.
Le rappresentative continentali vennero formate attraverso gare di selezione: l’Africa a Lagos, II Campionati Africani dal 12 al 16 di agosto; le Americhe a Caracas dal 14 al 15 agosto; gli Stati Uniti a Sacramento dal 19 al 21 giugno.
Le squadre europee affidarono tutto ai responsi della finale di Coppa Europa in programma a Zagabria il 15 e 16 agosto.
Come da pronostico a Zagabria la classifica finale della Coppa Europa (che allora si chiamava ancora col nome del suo ideatore “Bruno Zauli”), vide primeggiare la Repubblica Democratica Tedesca e l’Unione Sovietica, sia fra i maschi che fra le donne.
L’Italia maschile si difese molto bene e conquistò un quinto posto che la rilanciò nella elite mondiale, anche se pagò duramente l’assenza di Mennea. Due sole vittorie: Mariano Scartezzini nei 3000 siepi (8:13.32 che è ancora oggi il primato di Coppa Europa) e la staffetta 4×400 (Malinverni, Di Guida, Ribaud, Zuliani) in 3:01.42.
Le ragazze avevano gareggiato invece a Pescara il 2 di agosto nella finale B. Il terzo posto, ottenuto alle spalle di Polonia e Cecoslovacchia, non consentì alle azzurre l’accesso alla finale di Zagabria.

La nona corsia dell’Olimpico venne inaugurata alle 20.35 del 4 settembre da un protagonista illustre: Edwin Moses, che non ebbe difficoltà a mettere il suo terzo sigillo ai 400 ostacoli di Coppa del Mondo, correndo in 47.37, a 24 centesimi dal primato del mondo, ottenuto dallo stesso statunitense il 3 luglio 1980 sulla pista dell’Arena Civica di Milano. Al secondo posto la medaglia d’oro di Mosca (dove erano assenti gli Usa ed altri..) il tedesco dell’est Volker Beck (49.16).
La velocità femminile offrì subito una spettacolare gara dei 200, che vide opposte Evelyn Ashford, rientrata alla grande dopo un infortunio che l’aveva tenuta ferma tutto il 1980, alla ceca Jarmila Kratochvilova, che ancora si cimentava nello sprint, prima di allungare ai 400 e 800 metri dove nel 1983 otterrà i primati del mondo.
Evelyn fu più rapida in partenza, si distese bene in curva e si presentò al comando sul rettilineo finale, insidiata dalla ceca che l’affiancò ai 150 metri. La Ashford resse bene il confronto e vinse la gara in 22.18, contro i 22.31 dell’avversaria. Terza la campionessa olimpica Barbél Woeckel in 22.41, mentre la nostra Marisa Masullo fu sesta, col personale di 23.22, a sette centesimi dal primato italiano di Rita Bottiglieri (23.15 del 1977).
Alle 21.10 partì una delle gare più attese, anche se col risultato più scontato. Scese in pista infatti il fresco primatista del mondo degli 800, Sebastian Coe. L’inglese aveva infatti ottenuto il nuovo limite mondiale (1:41.72), il 10 giugno sulla pista del Comunale, nel corso del tradizionale Meeting Città di Firenze.
La gara romana fu tattica e Coe vinse con estrema facilità, senza affanno alcuno, in 1:46.16 sullo statunitense James Robinson (1:47.31); solo settimo il nostro Carlo Grippo (1:47.79), in una frenetica volata che vide sei atleti racchiusi nello spazio di 48 centesimi di secondo.
Nel frattempo sulla pedana opposta al rettilineo di arrivo si stava disputando la gara di salto in lungo uomini. Vinse con la misura di m. 8.15 (0.1 m/s), ottenuta al secondo salto, un altro dei protagonisti della vigilia, il statunitense Carl Lewis, allora appena ventenne, da tutti considerato l’erede del grande Jesse Owens.
Dopo quel risultato che evidentemente lo aveva soddisfatto, Lewis rinunciò a proseguire la gara e andò a prepararsi per la prova sui 100 metri.
Giovanni Evangelisti, che aveva sostituito il primatista italiano Mario Piochi (m. 7.98 a Roma l’11 aprile di quello stesso anno), deluse finendo al sesto posto con un modesto m. 7.67.
La gara dei 100 metri uomini si disputò mentre era in corso il lancio del peso che vide ribadire la supremazia del primatista del mondo Udo Beyer (DDR) che scagliò l’attrezzo a m. 21.40, vincendo la prova di Coppa del Mondo per la terza volta in altrettante edizioni.
Grande era l’attesa di vedere in azione l’astro nascente Carl Lewis, accreditato di uno straordinario 10.00. In gara però Lewis deluse terminando all’ultimo posto in un modestissimo 10.96. La prova se la aggiudicò Alan Wells, oro olimpico a Mosca in 10.20, battendo al fotofinish il ghanese Ernest Obeng (10.21). Il nostro Pierfrancesco Pavoni fu solo sesto con il tempo di 10.51.
Assente Sara Simeoni per infortunio, la gara di salto in alto se la aggiudicò la tedesca occidentale Ulrike Meyfart, oro a Monaco di Baviera nel 1972, con m. 1.96. Stessa misura per la sovietica Tamara Bykova, giunta seconda.
Il miglior risultato della prima giornata per i colori italiani, lo realizzò Gabriella Dorio. La ragazza veneta disputò infatti una gara coraggiosissima sui 1500 metri, andando a fare l’andatura dopo un primo giro condotto dalle concorrenti a ritmo bassissimo. Nella volata finale la sovietica Tamara Sorokina (4:03.33) ebbe la meglio di un soffio sulla nostra portacolori (4:03.75), che tuttavia si tolse la soddisfazione di battere le più quotate Ulrike Bruns (DDR) e la polacca Anna Bukis (Europa).
Venanzio Ortis, oro dei 5.000 e argento sui 10.000 agli europei di Praga 1978, nonché primatista nazionale di entrambe le specialità, scese in pista per difendere i colori azzurri nella gara più lunga del programma. Ortis era al rientro dopo un periodo di inattività causa infortunio.
La gara si risolse nel finale a favore del tedesco dell’est Werner Schildhauer (27:38.43), che ebbe la meglio nella volta finale sull’etiope (Africa) Mohammed Kedir (27:39.44) e lo statunitense Alberto Salazar (27:40.69). Venanzio Ortis fu buon quarto in 27:42.70.
La prima giornata di gare si concluse con la staffetta 4×400 riservata alle ragazze. Vinse, come da pronostico, il quartetto della Repubblica Democratica Tedesca (ultima frazionista Marita Koch in 3:20.62, davanti all’Europa (3:23.03). L’Italia (P. Lombardo, Pistrino, Cirulli, E. Rossi) fu sesta in 3:36.50.

La seconda giornata si aprì con un violento acquazzone che, oltre a recare danno agli atleti, fece scolorire il rosso delle tute Malboro dei giudici, che sembravano essere usciti tutti da una macelleria….
Il programma parte con le gare di asta, martello e triplo uomini. Al primo lancio il martello del campione olimpico Yuriy Sedykh, nonché primatista mondiale (m. 81.80) raggiunge m. 77.42 e la gara finisce praticamente lì. Sorprendente il terzo posto del nostro Gian Paolo Urlando, che con m. 71.92, finisce alle spalle del secondo Karl-Hans Riehm (75.60). Questi tre atleti furono gli unici a superare i 70 metri.
Cominciano le gare in pista. I 100 ostacoli sono facile appannaggio della graziosa sovietica Tatyana Anisimova che, col tempo di 12.85, regola la tedesca dell’est Kerstin Knabe (12.91). La nostra Patrizia Lombardo è sesta col tempo di 13.68.
Appena tolti gli ostacoli, alle 18.30 scendono in pista i partecipanti alla gara dei m. 400 piani. E’ la mia prima partenza della giornata. Salgo sul trespolo (bello e funzionale per la verità) e mi accingo a dare il via ad una delle gare più belle ed entusiasmanti della giornata.
Per l’Italia è in pista Mauro Zuliani(nella foto), al secondo anno di architettura, tesserato per la Snia Milano ed allenato da Ennio Preatoni. Zuliani, nato a Milano il 23 luglio 1959 (la famiglia ha però origini friulane), ha vinto da poco (15 luglio) il titolo nazionale dei 400 metri (45.34 a Torino), migliorando, dieci anni dopo, il primato italiano di Marcello Fiasconaro (45.49,Helsinki, 13 agosto 1971).
E’ un atleta molto veloce oltre che resistente. Nel 1979 ha vinto il titolo italiano dei 100 metri (10.41) ed ha corso i 200 in 20.72. Nell’inverno del 1980 ha fatto segnare sui 200 metri indoor la miglior prestazione mondiale col tempo di 21.05.
In questa gara deve vedersela col campione olimpico Viktor Markin, ma soprattutto con i fortissimi Cliff Wiley, campione Usa, atleta da 44.88, e con il giamaicano Bert Cameron, uomo che era sceso per due volte sotto il muro dei 45 secondi.
Mauro Zuliani è in sesta corsia. Davanti ha ottimi punti di riferimento nei tedeschi (ovest ed est) Hartmut Weber, vincitore di Coppa Europa a Zagabria, e Andreas Knebel, campione europeo indoor del 1981, nonché nel sovietico Markin.
Il più veloce è comunque Wiley. Nella seconda parte di gara Zuliani rimonta molte posizioni; riprende prima Markin, poi Weber. Con la forza della disperazione riagguanta anche Cameron proprio fra le fotocellule, che separano i due di un solo centesimo.
Wiley vince in 44.88, Zuliani è secondo in 45.26, nuovo primato italiano. Cameron giunge terzo in 45.27 e digerisce male la cosa, tanto che alla premiazione si rifiuta di stringere la mano a Zuliani. A me la soddisfazione di firmare un altro primato italiano, uno dei tanti siglati in carriera, la massima gratificazione che possa avere uno starter.
Domenica scorsa 27 agosto, quando a Rieti Andrea Barberi ha migliorato l’annoso primato di Zuliani, ho telefonato al collega che aveva avviato la gara, quasi per un ideale passaggio di consegne.
Niente da fare per Gabriella Dorio negli 800 contro la forte sovietica Lyudmila Veselkova (prima in 1:57.48). La vicentina è quarta in 1:59.43.
Grande battaglia sulla pedana del triplo. Joao Carlos de Oliveira, continuatore della grande tradizione brasiliana della specialità, fa sua la gara con tre balzi a m. 17.37, insidiato da vicino (17.34) dal cinese Zhenxian Zou e dallo statunitense Willie Banks, uno dei primi atleti a portare la musica in campo…
La squalifica dell’americano Henry Marsh, reo di aver evitato la riviera finale nei 3000 siepi, assegnò a Mariano Scartezzini il secondo posto nella gara per lui più congeniale (8:19.93), dietro al polacco Boguslaw Maminski (8:19.89). Con il tempo ottenuto a Zagabria Mariano avrebbe conquistato sicuramente il primo posto.
Nell’asta intanto, l’argento di Mosca Konstantin Volkov, approfitta dell’assenza nelle file europee del primatista del mondo Wladislaw Kozakiewicz, e si aggiudica la gara con la bella misura di 5.70, distanziano il francese Bellot, secondo con m. 5.55. Lontano dai primi il nostro Mauro Barella (sesto con m. 5.20).
Disco maschile e peso femminile sono appannaggio dei tedeschi dell’est. Vince infatti Armin Lemme con la misura di m. 66.38, mentre Ilona Slupianek, con m. 20.60, sconfigge ancora, come a Montreal, la ceca Melena Fibingerova.
Nei 1500 Steve Ovett, già vincitore nella prima edizione di Coppa, adotta la stessa tattica attendista dell’amico-rivale Sebastian Coe. Dopo che Sydney Maree (Usa) e Mike Boit (Africa) hanno condotto quasi tutta la gara, Ovett esce all’ultima curva e va vincere in 3:34.95 davanti al redivivo John Walzer e al tedesco Olaf Beyer.
La giornata si chiude con la disputa della 4×100 uomini. Gli Stati Uniti ne combinano di tutti i colori nei cambi e lasciano via libera alla staffetta dell’Europa, formata dal quartetto della Polonia, che vince in 38.73 sui tedeschi dell’est (38.79). Terzi sono gli Stati Uniti in 38.85. L’Italia (Pavoni, Bongiorni, Nodari e Simionato) è sesta in 39.67, preceduta dalla squadra delle Americhe (Desai Williams, Colin Bradford e Don Quarrie) il cui ultimo frazionista è il canadese Ben Johnson, che fece così il suo esordio in una manifestazione IAAF.

La pioggia non risparmiò neppure la terza e ultima giornata di Coppa, che cominciò con la disputa dei 110 metri ostacoli vinti da Greg Foster (Usa) in 13,32, che non fece rimpiangere il primatista del mondo Renaldo Nehemiah, che aveva fallito le selezioni. Al secondo posto a soli 4 centesimi dall’americano, il cubano Alejandro Casanas. Gli italiani, salvo rare eccezioni, sembravano abbonati al sesto posto; non fece eccezione neppure Daniele Fontecchio (13.90).
Da quattro anni Marita Koch non conosceva sconfitta. Ci pensò la ceca Jarmila Kratochvilova a porre fine a questo dominio incontrastato della tedesca dell’est, battendola al termine di una gara perfetta chiusa in 48.61, ad un solo centesimo del primato mondiale della Koch, che terminò la sua gara in 49.27. Quinta Erika Rossi con il tempo di 52.50.
Lo statunitense Mel Lattany tolse, nei 200, al britannico Alan Wells la soddisfazione di doppiare la vittoria ottenuta nei 100 metri.
All’uscita dalla curva è in testa il tedesco Frank Emmelmann, seguito da Wells. Nella retta finale Lattany è autore di una bella rimonta che lo porta a vincere in 20.21, contro i 20.53 dell’inglese e i 20.57 del tedesco. Quinto il pisano Giovanni Bongiorni in 21.11, battuto dal grande giamaicano Don Quarrie.
Silvana Cruciata ci ha fatto sperare in una vittoria nella gara dei 3000 piani, ma nel finale la tedesca Angelica Zauber (8:54.89) e la rumena Maricica Puica (8:55.80), sopravanzano la romana che chiude al terzo posto in 8:57.10.
Tattica la gara dei 5000 impostata dai concorrenti. Alla fine non si scenderà sotto il limite dei 14 minuti, sempre valicato nelle due precedenti edizioni. Vince in volata l’irlandese Eamonn Coglan (14:08.39), sul tedesco dell’est Kunze (14:08.54). Al terzo posto un positivo Vittorio Fontanella (14:09.06), che per alcuni tratti ha condotto la gara.
Anche Massimo Di Giorgio nell’alto ci aveva fatto sperare. Dopo aver superato alla seconda prova i 2.15, si blocca alla misura di m. 2.21 ed è solamente sesto, nella gara vinta dall’americano Tyke Peacock con m. 2.28.
Scontati i successi della Sigrid Ulbricht (Gdr) nel lungo con la buona misura di m. 6.80 (settima la veneta Barbara Norello con appena m. 6.01), e della Antoaneta Todorova nel giavellotto (m. 70.08) davanti a Petra Felke.
Scontro fra prime donne nel disco femminile. Vince la campionessa olimpica Evelin Jahl (Gdr) con m. 66.70, sulla Mariya Petkova, primatista del mondo (m. 66.30).
Le tre giornate di Coppa si chiudono con due gare di staffetta. Nella 4×100 femminile le tedesche dell’est (Siemon, Wockel, Walther e Goer) non hanno rivali e vincono con facilità in 42.22. Il quartetto degli Stati Uniti approfitta di un brutto ultimo cambio dell’ Europa e con la Ashford arriva ad insidiare le tedesche (42.82). L’Italia (Capriotti, Mercurio, P. Lombardo e Masullo) è sesta in 45.01.
Si chiude con la 4×400 maschile che ci offre una, se non la più importante, prestazione delle tre giornate di gara.
Gli Stati Uniti (Walt McCoy, Cliff Wiley, Willie Smith, Tony Darden) corrono in 2:59.12, terzo miglior tempo di sempre e secondo a livello del mare, nonché miglior prestazione mondiale stagionale. Al secondo posto si classifica l’ Europa (3:01.47). L’Italia si schiera con Malinverni, Tozzi, Di Guida e Zuliani. Sarà proprio il fresco primatista italiano, correndo l’ultima frazione in 44.5, a finire a ridosso dei primi in 3:03.23, rimanendo però a 1.81 dal bel tempo ottenuto a Zagabria in Coppa Europa.

Queste le classifiche finali:
Uomini: 1. Europa p. 147, 2. Repubblica Democratica Tedesca p. 130, 3. Stati Uniti p. 127, 4. Unione Sovietica p. 118, 5. Americhe p. 95, 6. Italia p. 93, 7. Africa p. 66, 8. Oceania p. 61, 9. Asia p. 5

Donne: 1. Repubblica Democratica Tedesca p. 120,50, 2. Europa p. 110, 3. Unione Sovietica p. 98, 4. Stati Uniti p. 89, 5. Americhe p. 72, 6. Italia p. 68,50, 7. Oceania p. 58, 8. Asia 32, 9. Africa p. 26

Tutti i podi della coppa del mondo sono visionabili all'indirizzo http://www.gbrathletics.com/ic/wp.htm

fonte: Redazione Atleticanet

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *