QUERCETANI: ALTRE RIFLESSIONI SUI TEMPI-RECORD DEI 100 METRI

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

   In questi ultimi mesi ho avuto occasione di leggere, su giornali e riviste di vari Paesi, quanto è stato detto e scritto sui tempi-record dei 100 m. ad opera della ditta Powell & Gatlin, che nelle ultime due stagioni hanno messo a segno fra loro quattro 9”77. Da quando esiste il cronometraggio automatico al centesimo di secondo non era mai successo niente del genere, su quella che è la distanza più breve del programma olimpico. Qualcuno naturalmente ha pensato che la via più semplice per uscire da questa situazione consista nell’adottare il cronometraggio al millesimo. Io sono di un altro avviso e in tal senso condivido pienamente quanto ha scritto al riguardo il prof. Enrico Peppe. L’uso di strumenti capaci di dare verdetti al millesimo non è affatto semplice e sicuro. Diffonderlo su scala internazionale sarebbe oltremodo difficile per svariati motivi. Penso che il problema possa essere affrontato più incisivamente facendo maggiore attenzione ad un altro fattore, il vento, come ho detto in un mio articolo apparso su “La Gazzetta dello Sport” del 22 agosto scorso.

   L’attuale limite di tolleranza per il vento a favore (m. 2,0 al sec.) fu introdotto dall’IAAF nel suo congresso del 1936 a Berlino. La proposta era stata lanciata dal DLV, la federazione tedesca di atletica, che per la verità suggeriva un limite di 1,0 m/s. Questo evidentemente spaventò la maggior parte dei delegati e così si giunse ad una soluzione di compromesso – quei 2,0 m/s. tuttora vigenti, settant’anni dopo. Da studi fatti nel corso degli anni da esperti di matematica e di meteorologia – cito fra gli altri il francese Jean Creuzé e l’americano Don Potts, ora defunti, e il neozelandese Peter Heidenstrom, con i quali ho avuto per lungo tempo rapporti di amicizia – risultava che un vento a favore di 2 m/s era in grado di favorire un velocista in una misura assai rilevante – qualcosa intorno a 16 centesimi di secondo al livello dei tempi di classe mondiale. Proporzionalmente più grave l’influenza di un vento contrario: un –2,0 m/s comportava secondo i suddetti un aggravio di circa 20 centesimi!

   In tempi recenti uno studio più approfondito del fisiologo Jesús Dapena e del matematico Nicholas Linthorne ha portato a fissare correttivi meno drastici, alla luce di due fattori: 1) vento e 2) altitudine. Quest’ultima giunse per la prima volta agli onori delle cronache sportive con certi risultati occorsi ai Giochi Panamericani del 1955, disputati a Città del Messico, località situata a più di 2000 metri sopra il livello del mare. L’aria rarefatta di montagna favorisce le prove dell’area anaerobica, quali sono quelle di sprint e dei salti orizzontali (lungo e triplo). L’ATFS, associazione internazionale degli statistici di atletica, denota in tutte le sue liste con un’”A” i risultati di queste prove, se ottenuti a più di 1000 metri sul livello del mare. L’IAAF, da parte sua, non ha mai preso posizione su questo punto: così certi primati stabiliti proprio a Messico (G.O. 1968 e Universiade 1979) rimasero imbattuti per molti anni.

   Come ebbi modo di dire nel mio suddetto articolo su la “GdS”, secondo i correttivi di Dapena e Linthorne nessuno dei quattro 9”77 ottenuti da Powell (tre) e Gatlin (uno) – tutti con vento a favore, da un minimo di 1,0 m/s a un massimo di 1,7 m/s – varrebbe in realtà meglio di 9”84/9”85 in condizioni di vento nullo. Sempre secondo i suddetti studiosi, in valore intrinseco il migliore di sempre sui 100 metri sarebbe ancora l’americano Maurice Greene, che fra il 1999 e il 2001 fu accreditato di tempi come 9”79, 9”80 e 9”82, sempre con vento quasi nullo o addirittura leggermente contrario. Con i correttivi di D/L il migliore di questi tempi sarebbe il 9”79 del ’99 ad Atene (vento a favore di 0,1 m/s), corrispondente a 9”80 con vento nullo.

   E’ raro che gli stessi mezzi d’informazione riflettano sul significato del vento. Per conseguenza anche gli atleti non sempre sanno valutare adeguatamente i loro tempi. Tipico, al riguardo, l’atteggiamento di Asafa Powell, che nella recentissima riunione di Berlino ha ritenuto… di doversi scusare con il pubblico per non aver fatto meglio di 9”86 nei 100 metri. Eppure quel tempo era stato ottenuto con vento contrario di 0,5 m/s. Secondo D-L equivarrebbe a 9”83 con vento nullo e sarebbe così, in valore intrinseco, il MIGLIOR tempo sin qui ottenuto dal giamaicano!

   Certo, mi rendo conto che i correttivi D-L sono anch’essi soggetti ad una percentuale minima di errore, visto che non tutti i fattori in gioco (es. la diversa “stazza” fisica degli atleti) possono esser valutati adeguatamente. Penso comunque che questi correttivi, teorici sia pure, possano pur sempre offrire un quadro più adeguato dei tempi reali e ufficiali di cui si parla.

   In definitiva ritengo che abbassare il limite di tolleranza del vento da 2,0 m/s a 1,0 m/s potrebbe servire meglio di altre misure a sfoltire il campo degli aspiranti primatisti. Nell’ attualità i quattro 9”77 del primato mondiale si ridurrebbero a uno – quello di Powell a Zurigo quest’anno, favorito da un vento giusto giusto di 1,0 m/s.
Che il limite attuale (2,0 m/s) sia un po’ grossolano lo dimostra il fatto che due atleti giunti in anni recenti a grandi records con quella “grazia” – un mondiale di 9”78 dell’americano Tim Momtgomery nel 2002 e un europeo femminile della francese Christine Arron nel 1998 – nel prosieguo della loro carriera non riuscirono più ad avvicinarli. Chi scrive ebbe a suo tempo occasione di rilevare questo fatto sulla rivista americana “Track & Field News”.

Chi è Roberto L. Quercetani
Roberto L. Quercetani (ndr: L. sta per Luigi, ma pochi lo sanno) è nato e vive a Firenze.
Da più di 50 anni è conosciuto come uno dei giornalisti e storici di atletica più conosciuti a livello internazionale.
Nel 1950 a Bruxelles fu, insieme a Harold Abrahams (oro sui 100 ai Giochi del 1924), uno dei fondatori della A.T.F.S. (Association of Track & Field Statisticians), organismo che costituisce oggi la più accreditata fonte per coloro che voglio addentrarsi nel labirinto delle cifre e dei dati riferiti all’atletica mondiale.
Quercetani è stato Presidente della A.T.F.S. dal 1950 al 1968 ed ancora oggi è membro del Comitato Esecutivo.
R.L.Q. – questa la sigla con la quale è conosciuto in tutto il mondo – è stato autore e coautore di molti lavori storico-statistici sui fatti di atletica europei e mondiali.
Come scrittore egli è l’autore in inglese di un libro che fece la sua prima apparizione nel 1964 con il titolo di “Storia Mondiale dell’Atletica Leggera dal 1864 al 1964”, pubblicato dalla Oxford University Press di Londra. Il libro è stato tradotto in molte lingue: italiano, finlandese, giapponese e spagnolo. L’ultima versione, aggiornata al 2000, è stata pubblicata dalla SEP Editrice di Cernusco s/Naviglio.
Egli ha inoltre pubblicato, da solo o in collaborazione, libri storici sui 1500 metri/miglio, 800 metri, 5.000/10.000 metri e infine 400 metri.
Fra pochi giorni uscirà, in inglese, la sua ultima fatica, alla quale ha chiamato a collaborare come co-autore il nostro Gustavo Pallicca, una storia mondiale della velocità “The Stellar Event”, che abbraccia le discipline dei 100, 200, staffetta 4×100 uomini e donne nel periodo che va dal 1850 ai giorni nostri.
Come giornalista free-lance RLQ ha assistito a numerosi grandi eventi dell’atletica mondiale quali Giochi Olimpici, Campionati del Mondo e Europei, Coppe del Mondo, Giochi del Commonwealth e Trials statunitensi, oltre a tutte le più importanti manifestazioni svoltesi nella seconda metà del secolo scorso.
Nello stesso periodo ha collaborato con il quotidiano sportivo La Gazzetta dello Sport ed è stato l’editore europeo della rivista Track & Field News, la Bibbia dell’atletica mondiale.
Recentemente ha prestato il suo contributo alla realizzazione della Enciclopedia Treccani per quanto riguarda l’atletica e i Giochi Olimpici.

fonte: Roberto L. Quercetani

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