1985 – L’AUSTRALIA (CANBERRA) OSPITA LA QUARTA EDIZIONE DELLA COPPA DEL MONDO

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Erano in molti a pensare che con l’avvento dei campionati mondiali di atletica leggera – la prima edizione si disputò a Helsinki dal 7 al 14 agosto del 1983 – la Coppa del Mondo avrebbe avuto i giorni contati.
Invece, grazie anche al sostegno che il presidente Primo Nebiolo non le fece mai mancare, nonostante egli fosse stato l’ideatore, il fautore e il realizzatore della nuova grande idea che portava l’atletica sullo stesso piano di tanti altri sport che da anni celebravano la loro massima rassegna mondiale, la Coppa del Mondo sopravvisse e si avviò nel 1985 a celebrare in terra australe la sua quarta edizione.
La scelta della sede cadde su Canberra, la capitale australiana situata a 500 metri di altitudine, che venne ritenuta molto appropriata, dal momento che il governo di quel paese aveva molto spinto per ottenere l’assegnazione della manifestazione, attirando sull’evento l’attenzione dei giornali che crearono un’attesa foriera di grandi risultati. Le gare si svolsero al Bruce Stadium.
Le squadre tornarono all’originario numero di otto. Oltre le rappresentative continentali e di area, in numero di sei, si aggiunsero le nazionali uscite dalla finale di Coppa Europa (Unione Sovietica e Repubblica Democratica Tedesca), che si era disputata a Mosca dal 17 al 18 agosto.
I concorrenti raggiunsero il numero di 328 unità (dato secondo solo a quello di Roma ’81) e i Paesi rappresentati furono 52, uno in meno di quelli della prima edizione.
Nel corso della manifestazione caddero due primati del mondo ad opera delle ragazze della Repubblica Democratica Tedesca: 400 metri piani e staffetta 4 x 100, vedremo in seguito come e ad opera di quali atlete.
Disputandosi la Coppa in ottobre, dal 3 al 5, i partecipanti dovettero protrarre la loro stagione agonistica, rimandando il periodo della vacanza.
L’edizione 1985 della Coppa vide, con l’eccezione ovvia di quella del 1981, la più alta partecipazione di atleti italiani inclusi nella rappresentativa del “Resto d’Europa”. Furono infatti sette gli atleti selezionati. Sei uomini: Simionato (200 e 4×100), Pavoni (4×100 e 4×400), Mei (5000), Andrei (peso), Ullo e Tilli (4×100); Erika Rossi, unica donna della spedizione, fece parte della staffetta 4×400.
Dall’edizione romana di Coppa del Mondo erano avvenuti molti fatti importanti e nuovi personaggi si erano presentati prepotentemente alla ribalta mondiale.
Nel 1983 i primi Campionati del Mondo avevano consacrato il valore indiscusso di Carl Lewis, vincitore di tre titoli (100, lungo e 4×100), impresa che era stata ripetuta l’anno dopo ai Giochi di Los Angeles, funestati nuovamente dall’arma del boicottaggio, con l’aggiunta dell’oro dei 200 a confermare il talento dell’erede del grande Jesse Owens.
Ma a Canberra Lewis non era presente. Se ne dolse soprattutto il canadese Ben Johnson, bronzo a Los Angeles suoi 100 metri (a Helsinki era stato eliminato in semifinale), che si presentò all’appuntamento australe in gran forma e per di più con il titolo indoor della velocità conquistato in gennaio ai Giochi Mondiali Indoor di Parigi. Il canadese di origini giamaicane, allenato da Charly Francis, era reduce da una strepitosa vittoria sui 100 metri ottenuta in agosto al Meeting di Zurigo dove erano presenti tutti i migliori interpreti dello sprint.
A Canberra Ben Johnson gareggiò nella formazione delle Americhe e si impose nei 100 in 10.00 corsi con una bava di vento contrario (- 0.4) davanti al talento africano (studente negli Usa) Cidi Imoh (10.11). Terzo, ancora una volta rappresentante della razza bianca contro lo strapotere dei negri, il tedesco dell’est Frank Emmelmann (10.17).
Se Ben Johnson, il canadese corse anche l’ultima frazione della staffetta 4×100 giunta seconda a ridosso degli Stati Uniti, era stato l’elemento di spicco in campo maschile, in quello femminile il ruolo di protagonista spetta senz’altro a Marita Koch, che molti alla vigilia di Coppa pensavano avesse imboccato il viale del tramonto.
Marita invece nella tre giornate australiane sfoggiò tutto il meglio del suo repertorio. Cominciò col vincere alla grande i 200 metri in 21.90, sfiorando il suo primato del mondo (21.71), davanti alla giamaicana Grace Jackson (22.61). Proseguì andandosi a riprendere il record del mondo dei 400 (già da lei migliorato ben sei volte), che a Helsinki le era stato tolto da Jarmila Kratochvilova, scesa per la prima volta sotto i 48 secondi (47.99), portando il nuovo limite a 47.60 (tuttora vigente). La gara della Koch su spettacolosa. Il suo allenatore, Wolfgang Meier (poi divenuto suo marito) cronometrò così la gara della tedesca: 10.9 – 11.5 (22.4) – 11.7 (34.1) – 13.5.
Anche Jarmila era in gara, ma finì solo quinta con il tempo di 50.95 e, dopo aver abbracciato ed essersi complimentata con la rivale, le comunicò il suo abbandono delle gare.
Per la Koch si trattava del sedicesimo primato del mondo ottenuto nella sua straordinaria carriera
La Koch saltò la partecipazione alla 4×100, che solitamente la vedeva protagonista. Le sue compagne (Gladish, Rieger, Auerswald e Gohr) non fecero rimpiangere la sua assenza, e migliorarono per la nona volta il record del mondo portandolo a quel 41.37 che ancora oggi è imbattuto.
Marita si rifece correndo l’ultima frazione della 4×400, rimontando la sovietica Olga Vladykina che l’aveva scavalcata al cambio con una maniera non proprio ortodossa, ma tollerata dai giudici.
Altri atleti ebbero modo di distinguersi nella trasferta australiana. Alcuni anche in negativo come il caso dello statunitense Kirk Baptiste, considerato il delfino di King Lewis, che trovò il modo di farsi squalificare sui 200 per aver calpestato la linea di corsia.
Bene invece sui 400 metri il connazionale Michael Franks capace di correre la distanza in 44.47, davanti al tedesco Schonlebe (44.72) e all’astro nascente, il nigeriano Innocent Egbunike (44.99).
Gli africani tornarono a dettare legge nelle gare di mezzofondo e fondo, con la sola eccezione dei 5000 metri che videro il successo dell’americano Doug Padilla (14:04:11) che nel finale ebbe la meglio sul nostro tenacissimo Stefano Mei, giunto secondo in 14:05.99.
Negli 800 vinse il keniano Sammy Koskei in 1:45.14 sul sovietico Viktor Kalinkin (1:45.72).
Il sudanese Omer Khalifa ha fatto suoi i 1500 correndo in un “tattico” 3:41.16, mentre l’etiope Wodajo Bulti si è imposto in un 10.000 “soporifero” corso in 29:22.96.
Sfumata in volata la voglia di rifarsi dopo la “magra” di Roma ’81 di Henry Marsh, battuto allo sprint da Julius Kariuki (8:39.51).
Tony Campbell non ha fatto rimpiangere le assenze di Foster e dell’infortunato Kingdom, imponendosi col tempo di 13.35, in un “ventoso” (+ 3.1 m/s) 110 ostacoli.
Opaca la prestazione di Carlo Simionato nella gara dei 200, dove è finito al quinto posto in un modesto 21.09. Dopo la squalifica di Baptiste (20.38 il suo tempo finale), la vittoria è andata al promettente brasiliano Robson Da Silva (20.44), mentre Emmelmann ha collezionato, dopo quello dei 100, un altro terzo posto (20.51).
Nei 400 ostacoli il tedesco Harald Schmid ha dovuto inchinarsi a Andre Phillips, erede di Edwin Moses, nonostante che l’americano abbia tentato di compromettere la sua gara, incocciando come un principiante la seconda barriera, rimanendo in piedi solo per miracolo. Tempo di Phillips 48.42 sul coriaceo sovietico Aleksandr Vasilyev (48.61).
Nell’alto alla fine ha prevalso lo svedese Patrik Sjoberg (2.31), mentre hanno deluso Javier Sotomayor (2.28) e il fresco primatista del mondo Igor Paklin (2.41 a Kobe il 4 settembre), fermo a m. 2.25.
Per la seconda volta un sovietico si è aggiudicato la prova dell’asta nella Coppa del Mondo. E’ toccato questa volta al campione del mondo in carica, Sergey Bubka, vincere la prova a m. 5.85 sul francese Philippe Collet (5.60).
Mike Conley ha continuato il dominio Usa nel salto in lungo. Dopo Robinson (Dusseldorf), Myricks (Montreal), Lewis (Roma) è stata la volta del 23enne, ottimo anche come triplista, a siglare il quarto successo degli Stati Uniti in coppa, raggiungendo la misura di m. 8.20, sul primatista europeo Robert Emmiyan (Urs), fermo a m. 8.09.
Willie Banks è salito al vertice di coppa nel triplo, dopo il terzo posto di Roma. La misura ottenuta, 17.58, rappresenta il primato della manifestazione.
Il nostro Alessandro Andrei, campione olimpico in carica, ha dovuto assistere impotente alle bordate del colosso tedesco Ulf Timmermann, primatista del mondo, che ha fatto sua la gara con la misura di 22 metri. Solo terzo posto per il fiorentino (21.14), superato anche dal sovietico Sergey Smirnov (m. 21.72).
Successi sovietici per Georgiy Kolnootchenko nel disco (69.08) e Juri Tamm nel lancio del martello (82.12), mentre il giavellotto è stato appannaggio del tedesco dell’est Uwe Hohn, primatista del mondo (m. 104,80), l’atleta che mise in crisi la specialità rispetto alla capienza degli stadi e indusse la IAAF a rivedere il centro di gravità dell’attrezzo. A Canberra Hohn lanciò a m. 96.96, distanziando di quasi dieci metri il secondo classificato.
Calvin Smith in terza frazione lanciò il quartetto Usa (Glance, Baptiste, Smith e Evans) verso il successo nella 4×100 (38,10), davanti alle Americhe di Ben Johnson (38.31). L’Europa aveva affidato il mandato al quartetto azzurro (Ullo, Tilli, Pavoni, Simionato), argento a Helsinki (38.37, ma con Mennea al posto di Ullo), che però non andò oltre il quinto posto, correndo in 38.76, migliore prestazione stagionale.
La staffetta 4×400 decise la assegnazione della Coppa del Mondo al maschile. Sarebbe bastato agli Usa un quarto posto. Walter McCoy, Andre Phillips, Ray Armstead e Mike Franks, si tolsero il pensiero andando a vincere la prova il 3:00.71, battendo di un soffio la DDR (3:00.82) in una gara dai toni molto accesi, specie in zona cambio.

Delle prestazioni di Marita Koch ho già parlato. I successi della Repubblica Democratica Tedesca erano cominciati con la vittoria di Marlies Gohr nei 100 metri (11.10) con due atlete a pari merito al secondo posto: Grace Jackson (Ame) e Marina Zhirova (Urs) entrambe con il tempo di 11.30.
La DDR aveva proseguito la sua corsa al successo di Coppa, con la vittoria della Christine Wachtel negli 800 metri in 2:01.57 sulla ceca Jarmila Kratochvilova (2:01.99), e con quella della Hildegard Komer nei 1500 in 4:10.86.
Ulrike Bruns, Cornelia Oschkenat e Sabine Busch hanno proseguito in questa straordinaria prestazione di squadra aggiudicandosi rispettivamente i 3000 metri (9:14.65), i 100 ostacoli (12.72) e i 400 ostacoli (54.44).
A Canberra il programma della Coppa del Mondo al femminile si arricchì di una nuova prova, quella dei 10.000 che fu appannaggio della portoghese Aurora Cunha (32:07.50), sulla statunitense Mary Knisely (32:19.93).
La bulgara Stefka Kostadinova nel 1985 vinse tutte e 25 le gare alle quali aveva partecipato (20 all’aperto e 5 indoor).
Il risultato più eclatante lo aveva ottenuto il 18 agosto a Mosca nella finale di Coppa Europa, quando aveva valicato l’asticella a m. 2.06, andando a sfiorare il primato del mondo (2.07) stabilito a Berlino il 20 luglio 1984 dalla connazionale Lyudmila Andonova, la donna che, a detta, di Stefka le aveva insegnato molto nella specialità. Poi la Andonova era stata coinvolta in una inchiesta per doping e allontanata per 18 mesi dalle pedane.
A Canberra la Kostadinova vinse con la misura di m. 2.00. Era la nona volta nell’anno che raggiungeva questa misura di eccellenza. Al secondo posto si classificò Tamara Bykova, la campionessa del mondo in carica (m. 1.97).
Heike Drechsler, un’altra delle fuoriclasse dell’est tedesco, aveva stabilito il primato del mondo del salto in lungo neppure un mese prima (22 settembre) a Berlino, nel corso di un test proprio in vista della Coppa del Mondo. Nell’occasione Heike aveva portato il limite a m. 7.44 (+ 2.0 m/s), migliorando di un centimetro il precedente primato che apparteneva alla rumena Anisoara Cusmir.
A Canberra la Drechsler vinse con m. 7.27, prendendo la rivincita sulla sovietica Galina Chistyakova (m. 7.00),che a Mosca in Coppa Europa l’aveva sorprendentemente battuta.Al terzo posto la sorellina di Lewis, Carol, con m. 6.88.
Le sovietiche si difesero bene nei concorsi, aggiudicandosi il getto del peso con Natalya Lisovskaya (20.69) e il lancio del giavellotto con Olga Gravrilova (m. 66.80), lasciando quello del disco alla tedesca Martina Opitz (m. 69.78).
Delle staffette, entrambe vinte dalla DDR, abbiamo già detto.
La nostra Erika Rossi era stata convocata all’ultimo momento per correre la 4×400 con la maglia dell’Europa. La campionessa italiana fece interamente il suo dovere, contribuendo a far raggiungere alla sua squadra un brillante terzo posto, alle spalle delle scatenate tedesche e della fortissime sovietiche.
In totale su sedici gare del programma femminile, la Repubblica Democratica Tedesca se ne aggiudicò dodici…un vero record!

Queste le classifiche finali della Coppa del Mondo 1985.
Uomini: 1. Stati Uniti p. 123, 2. Unione Sovietica p. 115, 3. Rep. Dem. Tedesca p.114, 4. Europa p. 97,5, 5. Africa p. 81, 6. Americhe p. 80, 7. Oceania p. 65, 8. Asia p. 39,5

Donne: 1. Rep. Dem Tedesca p. 121, 2. Unione Sovietica p. 105,5, 3. Europa p. 86, 4. Americhe p. 62,5, 5. Stati Uniti p. 61, 6. Oceania p. 52, 7. Asia p. 42, 8. Africa p. 41

Foto: Torino, 1979 – L'estensore di queste note (all'epoca con molti più capelli di adesso e….. molti anni di meno), si intrattiene con la grande Marita Koch, alla vigilia della Finale di Coppa Europa, dove era in servizio di starter.

Tutti i podi della coppa del mondo sono visionabili all'indirizzo http://www.gbrathletics.com/ic/wp.htm

fonte: Redazione Atleticanet / Foto Gustavo Pallicca

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