800 METRI: DA LUNGHI A LONGO, 100 ANNI DI PRIMATI E DI VITTORIE MENO UNA. TERZA PUNTATA

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Qualche anno dopo Grippo, venne Donato Sabìa (1,74/70),un giovane promettentissimo di Potenza.
Sabia detiene ancor oggi un record mondiale indoor per la categoria under-23 nei 600 metri in 1’15”77 e detiene ancora il record mondiale assoluto sui 500 metri in 60”08 (1984), oltre al record italiano per sedicenni sui 400 metri in 47”36 (il suo personale assoluto sul giro di pista è di 45”73).

Sabia, pur non avendo mai conquistato alcuna medaglia olimpica, è stato finalista sia alle Olimpiadi del 1984 sia a quelle del 1988, arrivando rispettivamente 5° e 7°. Due piazzamenti di valore che non rendono però pienamente giustizia ad uno dei massimi interpreti della specialità a livello mondiale. E’ suo il titolo europeo indoor nel 1984, il riconoscimento più importante della sua carriera. Sabia dovette abbandonare per problemi fisici poco tempo dopo la sua partecipazione olimpica a Seoul. Di lui rimane il ricordo di un talento in parte inespresso, ed un record personale di 1’43”88, vicino, molto vicino al primato italiano.
Il suo allenatore principale fu Carlo Vittori, lo stesso che abbiamo menzionato su Fiasconaro, unico in Italia a poter vantare tutti i record italiani dai 100 agli 800 metri, staffette incluse, oltre ai record mondiali dei 200,800 e 4×200. Oltre a Sabia e Fiasconaro, Vittori è soprattutto conosciuto perché fu tecnico personale di Pietro Mennea, campione olimpico dei 200 ed ex primatista del mondo sulla distanza. Un binomio perfetto quello fra il tecnico marchigiano e la “freccia del sud”, un rapporto che diede vita a risultati prestigiosi su tutti i fronti. Ma Vittori fu allenatore anche di un altro grande, Mauro Zuliani, primatista italiano dei 400 metri in 45 “26, fino a pochi giorni fa, ossia fino a quando il finanziere Andrea Barberi ha portato il limite a 45”19, lo scorso 27 agosto sdurante la 36° edizione del meeting di Rieti.

Subito dopo Sabia, gli 800 italiani sono passati tra le mani, o meglio, tra le gambe di una buona coppia di corridori ed amici, entrambi del 1969:Giuseppe D’urso ed Andrea Benvenuti. Tutti e due poliziotti delle Fiamme Azzurre, entrambi autori di imprese sensazionali, proprio nelle occasioni più importanti.
D’urso già mostrava di saperci fare negli anni giovanili, correndo i 1000 metri nel 1986, in 2’24”4, a soli 17 anni, ma riuscendo a cogliere i frutti di tanto lavoro solo 10 anni dopo con gli 800 corsi in 1’43”95.
Il suo 1’45”44 indoor è ancora la migliore prestazione italiana, mentre nei 1500 metri è arrivato a 3’35”78 ed ha corso i 1000 in 2’15”87, secondo solo al 2’15”76 di Benvenuti, suo compagno di squadra. D’Urso ha ottenuto l’apice del successo con la fantastica medaglia d’argento ai campionati mondiali del 1993 in quel di Stoccarda. Quella per lui fu una stagione magica, che lo consacrò tra i migliori del mondo di quegli anni.
Andrea Benvenuti non fu da meno del collega, collezionando preziosi successi in campo nazionale ed internazionale, divenendo in poco tempo uno degli alfieri del mezzofondo azzurro. Con una struttura robusta, Benvenuti esplose in un Golden Gala che lo vide trionfare a sorpresa sugli 800. Quello fu il primo grande success di una carriera che esplose nel 1994 con la splendida vittoria europea del 1994. Chiuse con un crono negli 800 di 1’43”92, risultato che lo colloca tra i primi di sempre nelle top list italiane.

Dopo la strana coppia è stato il turno di Andrea Longo (1.91/82), il più alto di tutti, il quale nel 1997 ha conquistato la medaglia d’oro ai campionati europei under-23 in 1’46”49. Nel 2000 ha corso in 1’43”74, ma finora non è stato mai in grado di confermare tutte le promesse dei suoi tempi giovanili.
E’ arrivato 7° nel 1998 ai Campionati Europei , 6° nel 1999 e 5° nel 2003 ai campionati mondiali.Ha corso la finale alle Olimpiadi di Sydney, ma è stato squalificato per aver danneggiato un avversario.
Detiene il record italiano dei 600 metri in 1’14”41, ma non è mai sceso sotto i 46 “ nei 400 metri.
Il suo allenatore è Scapin.

Nei 110 anni trascorsi, dal 2’20”0 del 1896 di Giovanni Campanino fino al 1’44”84 del 2006 di Andrea Longo, possiamo dire di aver visto passare sugli 800 atleti di ogni caratteristica fisica: medio bassi, alti, altissimi, leggeri, pesanti, atleti giovanissimi ed altri vincere ancora dopo i trent’anni, altri cresciuti in Italia, altri fuori del nostro paese, atleti che si allenavano pochissimo ed altri che hanno introdotto il concetto dell’interval-training e quello della corsa totale.

Gli ottocentisti hanno collezionato 7 finali olimpiche, con le due medaglie d’argento di Lunghi e Lanzi, ed i 5 piazzamenti di Longo (anche se poi squalificato per aver danneggiato un avversario), Grippo, Sabìa ( 2 volte) e Benvenuti.
Oltre alle Olimpiadi,vanno naturalmente ricordati i tre record mondiali, incluso quello indoor di Grippo, che si è aggiunto ai due outdoor di Lunghi e Fiasconaro.
Ci sono poi state le vittorie di Benvenuti ai campionati europei outdoor, e di Sabia a quelli indoor, e quindi quella di Longo tra gli under-23 outdoor, ed infine la medaglia d’argento di Giuseppe D’Urso ai campionati mondiali, insieme a quella di bronzo di Benvenuti nella stessa competizione.

I nostri ottocentisti,hanno poi dimostrato di andar forte,se non fortissimo,in altre gare.Ricordiamo:
400 METRI Lanzi 46”7 record europeo
500 METRI Tavernari 1’03”0 record mondiale
500 METRI Sabìa 60”08 record mondiale tuttora vigente
1000 yard Beccali 2’10”0 record mondiale
1000 metri Lunghi 2’31”0 record mondiale
1500 metri Beccali 3’49”2-0 2 record mondiali
1500 metri Beccali ed Arese campioni europei

Gli allenatori provengono dalle più diverse esperienze,anche se poi sono state utili per migliorare le tecniche di allenamento. Citiamo:

Un docente di geologia di fama mondiale, ma anche studioso dei sistemi di allenamento australiano e neozelandese, Funiciello, un docente di veterinaria, Nai, che guardando i cavalli pensò di trasformare l’uomo da camminatore naturale, in corridore naturale.
Un nazionale dei 1500 del 1942, un altro atleta vissuto in Finlandia e capace di trasferire subito quelle esperienze d’allenamento prima su se stesso e poi sul suo atleta, ed infine un ex sprinter, esperto di corsa che pianificava l’allenamento con l’obbiettivo di essere in forma non solo il giorno, ma anche l’ora della competizione massima, cioè l’Olimpiade (intervento alla conferenza stampa organizzata da Mr Abramson ,allora Presidente della Federazione americana di atletica,la AAU, presso il noto ristorante “ Mamma Leone “ di New York, il 18 febbraio 1975).
Vittori è anche il fautore della strategia di corsa che prevede tempi non dissimili tra il primo ed il secondo giro degli 800 metri.(esempio 50”+51= 1’41”00 , più facile di 48”+53”),contro l’800 di Kipketer :49”3+51”8,con un primo 200 in 23”8 e l’ultimo in 26”5 (dai 200 ai 600:50”8)

In conclusione, ci sembra di poter affermare che l’eccellenza negli 800, vada ricercata nei talenti delle distanze inferiori (400-600).Una volta che il giovane dimostri il proprio valore nelle distanze inferiori, l’allenatore potrà lavorare sulla resistenza alla velocità.
Al contrario, viste le esperienze dei nostri, sembra molto più difficile scendere da distanze maggiori (1500-5000) agli 800. Parliamo evidentemente di attitudini italiane, perché rischieremmo di essere smentiti all’estero, visti i sistemi di allenamento del bi-campione olimpico Peter Snell.
Abbiamo la convinzione che il Prof .Vittori, che è riuscito a far correre a molti dei suoi centisti, i 400 in meno di 46”, rimpianga di non aver insistito con Zuliani, affinché corresse anche gli 800, sebbene il quattrocentista abbia spesso dimostrato di avere doti un po’ “troppo” veloci, vincendo anche un titolo italiano nei 100 nel 1979, correndo in 10”41.
Allo stesso modo il Prof.Funiciello, che pure aveva convinto Del Buono a salire fino ai 5000, sarebbe stato felice di provarlo anche nei 10.000. E riteniamo che avrebbe visto volentieri Grippo correre più spesso i 1500, dove si è fermato su un modesto 3’40”68.

Il dramma non è mancato nel romanzo degli 800 metri, sia per la prematura scomparsa del talentuoso Scavo, sia per i malanni ai tendini di Sabìa e Fiasconaro, non cosentendo la conquista della medaglia olimpica più preziosa.
Niente lieto fine quindi,ma siamo certi che l’oro arriverà, anche se non c’è bisogno di quello per dimostrare l’alta qualità dell’ottocentista italiano, visti i risultati ottenuti negli ultimi cento anni.
In definitiva il differenziale tra il record mondiale di 1’41”11 di Wilson Kipteker e quello italiano di 1’43”7, è solo di 2”59 (quello con il tempo di Longo di 2”63).
Riteniamo però che la profezia potrà avverarsi solo dopo che il primato dei 400 sarà sceso sotto i 45”0, ed è ormai tempo, alla luce degli ultimi promettenti miglioramenti di Andrea Barberi.

fonte: Baldassarre Sparacino – Revisione e foto: Simone Proietti

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