ATENE 2006 – 10A EDIZIONE DELLA COPPA DEL MONDO – 1A GIORNATA

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

Evidentemente, nonostante la stagione agonistica usurante, gli atleti partecipanti ad una ancora una volta “rivitalizzata” edizione della Coppa del Mondo, avevano ancora in serbo molte energie, tanto da collezionare – specialmente le donne – una serie impressionante di “season best” (ben 18), tre primati di coppa, 2 “personal best” e addirittura due miglior prestazioni stagionali. Gli uomini sono stati un gradino al di sotto con 5 “season best”, 3 “personal best”, un solo primato di coppa ed un record nazionale.
La formula della Coppa è sicuramente obsoleta, come del resto quella della Coppa Europa, e non suscita più gli entusiasmi “territoriali” di una volta, ma almeno offre uno spettacolo selettivo e non gare inficiate da pletore di irriconoscibili atleti di un solo continente.
Dopo che sicuramente mi sarò preso del “razzista”, passo al commento di questa prima giornata di gare che al termine delle venti gare del “timetable” (dieci per settore) ci presenta, fra gli uomini, l’Europa in testa (due vittorie) con 76 punti sugli Stati Uniti (quattro vittorie) e 74 punti. Al terzo posto, molto staccata, l’Africa con 61 punti.
Nel settore femminile è sorprendentemente in testa la Rappresentativa delle Americhe con 65 punti e tre vittorie, che ha pareggiato il conto con la Russia, anch’essa con tre vittorie nel carniere. Vicina a loro con 60 punti l’Europa, due vittorie ma tanti bei piazzamenti.

Uomini
Si comincia alle 16.30 (ora locale) con il lancio del martello. La temperatura è sui 27° e l’umidità al 46%.
Si aggiudica la gara il campione olimpico Koji Murofushi, al suo terzo successo quest’anno in una competizione mondiale, con un ottimo lancio (il terzo dei quattro previsti dalla formula del regolamento di Coppa, lo stesso della Coppa Europa) a m. 82.01 (sb). Murofushi, che era giunto secondo nell’ultima edizione di Coppa (Madrid, 2002), ha lanciato tre volte oltre gli 80 metri. Al secondo posto il campione europeo, il bielorusso Ivan Tikhon, con un lancio a m. 80.00.
Lo statunitense Kerron Clement, classe 1985, primatista stagionale, accreditato quest’anno di 47.39 sui 400 ostacoli, ha dominato la gara ancor più di quanto dica il suo distacco sul secondo arrivato, il sudafricano L.J. Van Zyl, che si è presentato in testa dopo una curva finale corsa ancora con grande slancio. L’americano lo ha affiancato dopo il nono ostacolo, lo ha controllato ed è andato a vincere con grande disinvoltura in 48.12, lasciando l’avversario a due metri (48.35).
Al terzo posto il rappresentante dell’Europa, Marek Plawgo (Polonia) in 48.76. Non si è presentato al via il campione europeo Periklis Iakovàkis, sostituito da Minàs Alozìdis (ottavo in 51.12).
Bella la gara di getto del peso con cinque atleti oltre i 20 metri. Solo all’ultimo lancio (il quarto) il campione europeo e bronzo mondiale Ralf Bartels (Germania), ha avuto ragione del “barbuto” Reese Hoffa (Usa) che guidava la gara dal secondo lancio (20.60). Il tedesco, che già al primo lancio aveva scagliato l’attrezzo a m. 20.51, si è aggiudicata la prova con m. 20.67, portando 9 punti all’Europa e 30.000 dollari al suo conto in banca.
Il neozelandese Nick Willis (Oceania), campione del Commonwealth, ha condotto tutta la gara dei 1500 a ritmi lenti, classici della corsa tattica da me preannunciata in fase di presentazione.
La gara si è movimentata solo al suono della campana, quando il keniano Alex Kipchirchir ha preso decisamente la testa, vanamente inseguito dall’ucraino Ivan Heshko. Willis ha avuto una reazione nella retta finale che gli ha permesso di conservare il terzo posto. Alti i tempi: 3:52.60 per il vincitore, 3:53.33 e 3:54.76 per Hesko e Willis.
La gara dell’alto è stata una delle poche deludenti sotto l’aspetto del riscontro tecnico.
Il ceco Tomas Janku (m. 2.28 alla seconda prova) si è presa la rivincita sul russo Andrei Silnov (fermo a m. 2.24), che lo aveva battuto recentemente agli europei di Goteborg. Terzo, pure lui con la misura di m. 2.24, lo statunitense Tora Harris, salito quest’anno a quota m. 2.33.
Come previsto Asafa Powell non si è schierato al via dei 100 metri, dedicandosi solo alla staffetta delle Americhe. La suo posto il trinidegno Marc Burns.
Tyson Gay (Usa) è scattato al comando subito dopo il colpo di pistola, dopo che Francis Obikwelu, portacoli europeo, era incorso in una falsa partenza, che al sottoscritto è apparsa “tattica”. Gay, tempo di reazione 0.148, il secondo dopo lo 0.143 dell’australiano Patrick Johnson, ha lasciato la compagnia ai 70 metri, andando a chiudere in un probante 9.88 (vento 1.1 m/s) a soli quattro centesimi dal suo “personale”. Al secondo posto (10.09) si è classificato il campione europeo Obikwelu, più prudente questa volta in partenza (0.205 il tempo di reazione, il peggiore dei nove concorrenti), che ha saputo districare nel finale una situazione che si presentava complicata dal momento che a pochi metri dal traguardo Burns (10.14), Emedolu (10.14) e Pognon (10.17) erano praticamente sulla stessa linea. I tre si sono poi classificati nell’ordine.
La gara dei 400 metri si presentava molto incerta per la presenza in pista degli uomini attribuiti dei due migliori tempi stagionali: Gary Kikaya (44.10) e LaShawn Merritt (44.14), che il sorteggio aveva posto in seconda e prima corsia.
Al termine della prova 12 centesimi di secondo hanno diviso i due protagonisti. La vittoria è andata allo statunitense Merritt (44.54), che ha saputo resistere negli ultimi 30 metri al ritorno dell’avversario (44.66), chiaramente meno brillante di altre occasioni.
Al terzo posto il greco Dimitrios Régas, che con il tempo di 45.11 ha stabilito il nuovo primato nazionale.
La gara più attesa, almeno per noi italiani, era chiaramente quella del salto in lungo.
I migliori del pronostico sono emersi chiaramente, ma in tutti non c’era la brillantezza di qualche settimana fa.
Ha vinto il leader stagionale Irving Saladino (Panama) con un salto a m. 8.26 ottenuto alla prima prova (0.3 m/s), con un secondo tentativo a m. 8.21, alternato a due nulli.
Il nostro Andrew Howe ha ancora una volta dimostrato le sue grandi doti di combattente, pur non essendo al massimo della condizione e nascondendo magari qualche acciacco, riuscendo a risalire al secondo posto al quarto ed ultimo tentativo (8.12 con vento a 0.6 m/s), dopo essere stato relegato al quarto posto per tutta la gara da Mohamed Salman Al Khuwal (8.11 al primo salto) e dal ghanese Gaisah (8.09 anch’esso al primo salto), al quale Howe aveva contrapposto il suo 8.08 ottenuto al terzo salto.
Adesso per Andrew rimango da disputare solo i societari (ottima la scelta dell’impegno a fine stagione). Ma a Busto Arsizio gli basterà la peggiore misura di ieri (7.86) per aver ragione del mio concittadino, il bravissimo Francesco Agresti.E poi non è detto. Può anche darsi che la stagione di Howe finisca qui.
A due giri dal termine della gara dei 5000 sono rimasti in lizza per la vittoria finale tre atleti: Saif Saaeed Shaheen (keniano del Qatar), Mike Kupruto Kigen (Kenia) e l’americano Matthew Tegenkamp, che ai 4000 metri era passato in 11:10.32.
Il miglior sprint del primatista del mondo dei 3000 siepi, ha avuto ragione degli avversari. Shaheen ha vinto in 13:35.30 su Kigen (13:36.19), mentre lo statunitense Tegenkamp è giunto terzo in 13:36.83.
Gara ovviamente anche questa tattica, come dichiarato dal vincitore al termine della gara: importante era vincere (punti e dollari).
Gli Stati Uniti hanno confermato la loro grande storica tradizione nella staffetta 4×100, ottenendo il quarto tempo di sempre.
Kaaron Conwright, Wallace Spearmon, Tyson Gay e Jason Smoots hanno vinto alla grande in 37.59, primato della Coppa del Mondo (precedente: 37.95 ottenuto a Madrid nel 2002, con gli stessi Smoots e Conwright in gara insieme a Drummond e Miller), battendo la sempre efficiente staffetta della Gran Bretagna (oggi Europa) che ha corso in 38.45. Sorprendentemente terza l’Asia con il quartetto giapponese (38.51), che ha battuto la fortissima Russia (38.78). Solo settima la deludente Francia. Addirittura ritirato il quartetto delle Americhe con Asafa Powell, inoperoso in quarta frazione.
Dopo 1° prove questa la classifica degli “uomini”: 1. Europa p. 76, 2. Stati Uniti p. 74, 3. Africa p. 61, 4. Americhe p. 50, 5. Russia p. 50, 6. Asia p. 44, 7. Francia p. 35, 8. Oceania p. 32, 9. Grecia p. 25.

Donne
La primatista e campionessa del mondo dei 400 ostacoli, la russa Yuliya Pechonkina, ha approfittato di due brutti passaggi sulla nona e decima siepe della primatista stagionale Lashinda Demus (Usa), per far sua una gara che la statunitense pensava di aver già vinto, nonostante corresse in prima corsia. La russa invece l’ha infilata impietosamente andando a vincere in 53.88 contro i 54.o6 dell’americana. Sorprendentemente terza la polacca Anna Jesien (54.48), solo sesta agli europei, finita davanti a Tetiana Tereschuk-Antipova (54.55), bronzo a Goteborg.
Nessun problema per la campionessa del mondo Franka Dietzsch (Germania) ad aggiudicarsi la gara di lancio del disco con una spallata a m. 66.07 realizzata al secondo tentativo. Lontane le altre capeggiate dall’americana Aretha Thurmond (61.83), campionessa dei Giochi Panamericani del 2003.
Mi ha fatto sensazione vedere una gara di mezzofondo (3000 metri nella fattispecie), con una sola atleta di colore (il mio amico Roberto L. Quercetani mi perdonerà, in quanto sostiene che anche il bianco è un colore…..) in gara. Ma Tirunesh Dibaba (Etiopia) è di un altro pianeta, almeno per la Coppa del Mondo. Le è bastato un ultimo giro per distanziare le avversarie che l’avevano seguita senza apparente difficoltà fino a quel punto della gara.
Ha vinto in 8:33.78 stabilendo il nuovo primato della Coppa del Mondo (8:36.32 della sovietica Svetlana Ulmasova che risaliva a Montreal 1979), davanti alla tenace polacca (8.39.69) Lidia Chojecka. In questa gara, oltre al primato di Coppa, ci sono stati due primati personali e tre stagionali migliorati. Merito dell’australiana Elise Wellings, poi finita quarta, che si è fatta carico di condurre la gara.
L’argento di Atene 2004, la greca Hrysopiyi Devetzì, ha impegnato oltre ogni previsione la primatista mondiale della specialità Tatyana Lebedeva, che ha saputo reagire solo al secondo salto (m. 15.13) al m. 15.04 d’esordio della beniamina di casa nella gara di salto triplo.
Al terzo posto la sudanese Yamilé Aldama (m. 14.78), davanti alla taglia “abbondante” (per una saltatrice) della giamaicana Trecia Smith (14.64).
Torri Edwards ha preso il posto di Marion Jones nei 100 metri, dove il pronostico era tutto per la leggiadra Sherone Simpson.
La più veloce allo start è stata l’australiana Sally McLellan (0.123), subito ripresa dalle più veloci avversarie. La Simpson è sembrata volare tanto la sua falcata era leggera, ma al tempo stesso penetrante. La giamaicana ha chiuso in 10.97 (vento 0.1 m/s), mentre dietro di lei la Edwards e la Gevaert (quinta e sesta corsia) venivano in collisione a pochi metri dalle fotocellule. La campionessa d’Europa perdeva il passo e lasciava via libera non solo all’americana (seconda in 11.19), ma anche alla ghanese Vida Anim (11.21).
La gara dei 400 metri piani faceva registrare una delle prestazioni più significative della giornata. Sanya Richards (Usa) realizzava il suo progetto dell’anno che prevedeva l’assalto al record statunitense appartenente a Valerie Brisco-Hooks (48.83), oro ai Giochi Olimpici di Los Angeles 1984.
La Richards, classe 1985, è apparsa atleta di un altro pianeta. La settima corsia le dava un ottimo riferimento sulla Stambolova (ottava). Ma dopo pochi metri di gara Sanya era già sola a combattere contro il tempo.
Il crono le dava ampia ragione e il suo 48.70 finale, oltre al primato statunitense le ribadiva anche la leadership mondiale stagionale. Al secondo posto la bulgara Stambolova (50.09), lontana alla forma di Goteborg. E'la seconda volta che la Richards scende sotto il muro dei 49 secondi.
Lo avevo detto. Come si supera il giro di pista nelle coppe le gare diventano tattiche. Così è stato anche per gli 800 metri. Ad un primo passaggio lento (1:02.26 della greca Filandra che si è fatta bella davanti al pubblico amico), è seguita una accelerazione negli ultimi duecento metri che non ha provocato la selezione sperata da qualcuna delle atlete in gara.
Si sono così presentate in sei sul rettilineo finale contendersi i nove punti (e… i 30.000 dollari) in palio.
L’ha spuntata la cubana Zulia Calatayud (2:00.06), che ha battuto in volata la keniota Janeth Jepkosgei (2:00.09) e la russa Olga Kotlyarova (2:00.84).
Un solo salto a m. 4.60 e Yelena Isinbayeva ha fatta sua la gara di salto con l’asta. La misura le è valsa in primato di Coppa del Mondo (la specialità non era presente a Madrid 2002), i nove punti e i dollari. Seconda la brasiliana Fabiana Murer, accreditata di m. 4.66, che ha tentato con un disperato ultimo tentativo a m. 4.65 di “stuzzicare” la divina Melena. Alla fine però si è dovuta accontentare del secondo posto con m. 4.55.
Il giavellotto di Steffi Nerius al secondo tentativo è planato a m. 63.37. La misura è stata sufficiente alla tedesca per battere la cubana Sonia Bisset (61.74) e la sudafricana Justine Robbeson (61.38), in una gara senza storia.
Messe di primati nella staffetta veloce. Le Americhe (Bailey, Ferguson, Mothersill e Simpson) con il tempo di 42.26 hanno ottenuto il primato stagionale. Season best per quasi tutte le altre formazioni, ad eccezione della Grecia.
Al secondo posto la Russia (42.36) e al terzo l’Africa (43.61).
Squalificate, ma anche questo rientra nella tradizione, le statunitensi (Myrick, Durts, Barber, Edwards). Un tentativo di reclamo degli Stati Uniti e dell’Europa è stato rigettato dalla Giuria d’Appello.
Ecco la classifica donne dopo la prima giornata: 1. Americhe p. 65, 2. Russia p. 65, 3. Europa p. 60, 4. Africa p. 57, 5. Stati Uniti p. 49, 6. Polonia p. 47, 7. Asia p. 42, 8. Grecia p. 35, 9. Oceania p. 26.

fonte: redazione Atleticanet / Foto IAAF

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *