SI È SPENTO PETER NORMAN

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Peter Norman, velocista australiano, medaglia d'argento alle Olimpiadi di MEXICO CITY68 nei 200m. con un tempo di “20.06”, tutt'ora primato australiano della distanza, è morto ieri stroncato da un attacco cardiaco a 64 anni. Un nome che probabilmente dice poco alle nuove generazioni ma che ha rappresentato un momento irripetibile per il nostro sport. Infatti,egli fece parte di un podio “storico”, divenuto un simbolo dello sport moderno. La sua presenza rimarrà nella storia, immortalato in una foto leggendaria. Quella gara fù vinta da Tommy “Jet”Smith con l'allora primato mondiale di 19.83. Terzo con 20.10 l'altro statunitense John Carlos. I due membri del “Progetto Olimpico per i Diritti Umani”, salirono sul podio senza scarpe con indosso i simboli della protesta: coccarda,guanto e calzini neri. Alle prime note dell'inno americano, levarono il pugno guantato verso l'alto, chinando il viso. Un gesto clamoroso contro la discriminazione razziale nell'anno, non dimentichiamolo, degli assassini di Martin Luther King e Robert Kennedy. Ovviamente le vicenda divenne un affare di stato e provocò l'immediato rimpatriato dei due atleti: di fatto la loro carriera fu stroncata. In pochi ricordano la terza silenziosa presenza sul podio; quella di Peter Norman. A suo modo un personaggio di notevole spessore: solidarizzò in pieno con la protesta dei due americani ed avvertito dai due prima della premiazione volle indossare la piccola spilla degli “Human Rights”. Se la cavò con un semplice richiamo del suo capo squadra. Nel corso degli anni Norman – che vinse fra il 1966 e il 1970 cinque titoli australiani nei 200m.- si mantenne sempre in contatto con Smith e Carlos. L'ultima apparizione lo scorso anno, con la salute già vacillante, reduce da un intervento chirurgico per l'applicazione di tre by-pass. L'occasione data dall'inaugurazione alla San Jose State University [clicca qui per vedere] di una statua commemorativa in bronzo, in cui sono raffigurati solo i due statunitensi. E lì, nel suo ultimo giorno pubblico scherzò amabilmente con la sua “silenziosa” presenza salendo sul podio accanto alle statue [clicca qui per vedere]. Rispettoso, silenzioso, indimenticabile protagonista di un'indimenticabile pagina di atletica.

fonte: Gazzetta dello Sport / Foto: www.africanamericans.com

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