LA PRIMA MEDAGLIA D’ORO OLIMPICA AL FEMMINILE CI HA LASCIATI!

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La notizia è circolata in mattinata. Nella notte fra domenica 15 e lunedì 16 ottobre si è spenta nella sua casa di via XX settembre a L’Aquila, città nella quale risiedeva da anni dopo il matrimonio con il dottor Guglielmo De Lucchi, Trebisonda Valla, da tutti conosciuta come “Ondina”

Era scritto negli astri che gli ultimi due grandi atleti dell’epopea degli anni ’30 gestita con maestria e valore dal fiorentino Marchese Luigi Ridolfi, se ne sarebbero andati insieme. In agosto Arturo Maffei due mesi dopo Ondina Valla: quasi lo stesso giorno.
Adesso tutti i grandi atleti di quel periodo: Beccali, Lanzi, Oberwegher, Testoni, Lippi, Betti, Caldana, Mariani, Ridi, Profeti… sono raccolti in un Villaggio Olimpico tutto particolare in compagnia del loro mentore più illustre il californiano Boyd Comstock che li guidò ai grandi successi che fecero grande l’atletica leggera italiana di quegli anni.
Ondina era nata a Bologna il 20 maggio del 1916. Per qualche tempo la vivacissima ragazzina emiliana portò il fardello di quel nome ridondante voluto dal padre che intese abbinare alla figlia il nome della città turca (antica Trapezunte). Poi la sua insegnante dell’Istituto Muzzi, Marina Zanetti, pensò bene di liberarla da quel “peso” e tolse definitivamente (ma non per l’anagrafe) da quel nome il superfluo lasciandole solo la parte poetica “onda” che, per la delicatezza della protagonista, fu per tutti “Ondina”.
Le prime gare risalgono ai suoi undici anni, quando frequentava la scuola De Amicis del rione bolognese di Porta Galliera. La vera preparazione atletica cominciò all’Istituto Regina Margherita, dove conobbe quella che sarebbe diventata la sua amica-rivale: Claudia Testoni
A 13 anni si tesserò per la società “Bologna Sportiva” ed a 14 anni, siamo nel 1930, vinse il suo primo titolo italiano sugli 80 metri ostacoli con il tempo di 13 secondi e 1/5. Sei saranno i titoli in questa specialità dal 1930 al 1934. Poi cedette per due volte il passo alla Testoni, per tornare ad appropriarsi del titolo nel 1937 quando gareggiò con la maglia bianca della “V” nera della gloriosa Virtus Bologna. Nel 1933 e 1936 si laureò campionessa italiana dei 100 metri (13.1/5 e 13.0), e si fece valere anche nel salto in alto conquistando ben cinque titoli italiani (1930, 1931, 1933, 1937 e 1940), con una miglior misura di m. 1.50 (1933 e 1940).
Nel 1935 si impose anche nel pentathlon (100, alto,lungo, peso, giavellotto) con p. 254,529, mentre l’anno prima con la squadra della Bologna Sportiva (Tommasini, Salmi, Testoni, Valla) vinse il titolo della 4×100.
Il 19 giugno del 1930 indossò la sua prima maglia azzurra, la prima delle diciotto vestite in carriera.
Napoli fu la città del suo esordio: Italia-Belgio (48-41), l’incontro. Ondina si classificò al terzo posto negli 80 ostacoli, ma si rifece pochi giorni dopo (24 giugno) a Firenze in un incontro di rivincita (ancora vittoria italiana per 52-39). Questa volta la bolognese si impose col tempo di 14.0.
Lasciò la nazionale nel 1940 dopo l’incontro con la Germania a Parma, dove gareggiò negli 80 ostacoli (terza) e nella staffetta 4×100.
Fu 38 volte primatista italiana nelle specialità dei 100, 80 ostacoli, alto, lungo e pentathlon e cinque volte con la staffetta nazionale.
Nel 1930 partecipò a Praga alla terza edizione di quelli che all’epoca erano chiamati “World Games” (la prima edizione si era svolta a Parigi il 20 agosto 1922 allo Stadio Pershing).
Fu seconda nella seconda batteria degli 80 metri ostacoli in 13.4 dietro alla giapponese Michi Nakanishi (13.1) e quindi non ammessa alla finale. Nel lungo fu solo decima con la misura di m. 4.92. Non partecipò alla 4×100 che fu corsa da Bongiovanni, Viarengo, Steiner e Bravin.
Ondina ripeté l’esperienza ai IV World Games che si disputarono a Londra dal 7 all’11 agosto del 1934. Vinse la prima batteria in 12.0, ma non entrò nelle prime tre delle due semifinali. L’Italia non partecipò alla staffetta.
La sua consacrazione mondiale avvenne durante i Giochi di Berlino del 1936, quando donò all’Italia la quinta medaglia d’oro dopo le tre di Ugo Frigerio (3 e 10 km di marcia ad Anversa e 10 km a Parigi) e quella di Luigi Beccali (1500 metri a Los Angeles nel 1932).
A Berlino Ondina esordì in sordina, giungendo seconda dopo la statunitense Schaller in 11.9 a un decimo dalla vincitrice.
Ma già in semifinale l’azzurra fece vedere chiaramente le sue intenzioni. Vinse infatti in 11.6, uguagliando il primato del mondo, davanti alla canadese Taylor. Nell’altra semifinale Claudia Testoni raggiungeva anch’essa la finale con un terzo posto (11.8).
La quarta corsia della finale le consentiva di controllare benissimo le avversarie. Un via simultaneo dato dallo starter Franz Miller vide le sei finaliste schizzare fuori dalle buchette. Al quarto ostacolo Valla e Testoni sono già al comando, però le altre rinvengono e sul filo di lana (allora c’era davvero!) si gettano in quattro. Ondina fu più rapida nel cercare il filo e questo le valse la vittoria che fu sancita anche dal responso della “Ziel-Zeit-Kamera”, un’apparecchiatura creata dalla Loebner-Zeiss, nata dal perfezionamento della Kirby Camera usata a Los Angeles nel 1932.
Vittoria per Ondina Valla in 11.7 (11.748) sulla tedesca Anny Steur 11.7 (11.809). Terza la canadese Elizabeth Taylor anch’essa in 11.7 (11.811) e quarta Claudia Testoni: 11.7 (11.818). Come si può vedere un arrivo indecifrabile per l’occhio umano.
Fra i successi internazionali della Valla come non ricordare le quattro vittorie (100 in 12,9, 80 ostacoli in 12.2, alto 1.45 e 4×100 in 51.5), ai primi Giochi Mondiali Universitari che si disputarono a Torino nel settembre 1933, quando la ragazzina bolognese aveva solo 17 anni.
La vittoria olimpica valse a Ondina Valla grandi riconoscimenti anche da parte dell’apparato del Partito Nazionale Fascista. Il 5 settembre del 1936 a Palazzo Venezia, Benito Mussolini ricevette gli olimpionici di Berlino. La “giovane italiana” Trebisonda Valla, ricevette una medaglia d’oro e 5.000 lire…l’equivalente oggi di 5 o 6 milioni!

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