MENTAL TRAINING – EFFETTI COLLATERALI: VINCERE DIVERTENDOSI

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PREMESSA
Inizio oggi con voi questo nuovo spazio dedicato al mental training. Mi piacerebbe impostare questa rubrica in un modo un po’ diverso rispetto ai classici spazi riservati alla pubblicazione di contributi sulla psicologia dello sport. Vorrei poter instaurare con gli atleti che leggono questi articoli una sorta di dialogo centrato sui principali aspetti di una preparazione mentale, parlando ed imparando il linguaggio di voi atleti, senza dilungarmi troppo su nomi, terminologie scientifiche, bibliografia. Certo, ci sarà anche quello a volte, ma vorrei che quanto scrivo in questo spazio diventasse una sorta di “attrezzo” che voi possiate usare per la vostra vita sportiva, utili consigli da mettere subito in pratica. Per questo utilizzerò un linguaggio prettamente colloquiale, rivolgendomi direttamente a voi che leggerete, interessati, le mie parole.

COS’E’ IL MENTAL TRAINING?
Iniziamo cercando di spiegare cosa si intenda per mental training. Il “training” qui in Europa è l’allenamento (in America si parla di Coach, coaching, mentre il trainer è il massaggiatore) quindi quando si parla di mental training si intende l’allenamento mentale. Un atleta necessita essenzialmente di tre fattori per rendere al meglio: la tecnica, il fisico, la mente. Per il primo aspetto l’allenatore è colui che copre il ruolo fondamentale, anche se è vero che campioni del calibro ad esempio di Michael Johnson o del più recente Asafa Powell hanno delle doti innate di fronte a cui ben poco c’è da fare; il fisico è sotto l’occhi vigile del preparatore atletico; e la mente? Ecco che negli ultimi anni in Italia si è fatta strada la figura del preparatore mentale, spesso coincidente con lo psicologo dello sport, ma non necessariamente. Il preparatore mentale è quindi colui che si occupa, si cura dell’aspetto mentale di un atleta. E sotto questa definizione ci rientrano un insieme di aspetti che l’atleta stesso ben conosce, ma che spesso sono agiti in modo del tutto inconsapevole. Ecco quali sono le tecniche base del mental training:

1- rilassamento
2- imagery
3- goal setting
4- self-talk e rituali

Ovviamente sono molti altri gli aspetti che nel corso di una preparazione mentale vengono trattati, a seconda dello sport che si va a considerare, ma soprattutto a seconda della persona che si ha di fronte. Tutto il mental training ruota intorno all’atleta che diventa il punto centrale dell’intervento, ed è così che un programma di preparazione mentale va progettato: nel modo più possibile personalizzato.
Spesso gli atleti temono che seguire una preparazione di questo tipo implichi necessariamente avere dei problemi: non è così. Si è molto lontani da quel ramo della psicologia per cui si va dallo specialista perché si ha un problema; oggi si parla di psicologia del benessere o positiva che si occupa di ciascuna persona mettendo in risalto le sue abilità e capacità e promuovendone il potenziamento.
Le potenzialità della nostra mente sono veramente infinite, ma spesso non le conosciamo o crediamo che il fisico e la tecnica possano bastare. Dovremmo invece porci all’ascolto ed immaginare noi stessi come dei quadrati: ad un certo punto un angolo di questo quadrato si rompe e il quadrato si riempie di nuove conoscenze che ci arricchiscono, di strumenti che non sapevamo esistessero, ma che forse in qualche modo potrebbero esserci utili. Una volta aperto, l’angolo non si chiude più e la nostra mente ha imparato ad accogliere il nuovo senza paura.
Per gli atleti in fondo il passo è breve: molti di voi utilizzano tecniche di mental training senza saperlo: rituali, dialogo interno per caricarsi o viceversa per rilassarsi prima di una gara. Chi non ha mai immaginato una situazione che andrà a vivere di lì a poco? O ha ripensato ad un evento passato rivedendone ben chiare le immagini nella propria mente, addirittura ripercorrendone mentalmente gli odori, i suoni, i profumi che l’hanno caratterizzato?
Il segreto sta nell’usare queste tecniche a proprio vantaggio, imparare a pensare positivo. Il che non significa essere dei semplici ottimisti (certo anche questo può aiutare), ma capire quali sono i propri punti di forza e far leva su di essi per leggere una gara nel modo più positivo possibile.

Il mental training non ha effetti collaterali, non possono esserci controindicazioni nell’imparare ad usare la mente a proprio vantaggio, anche solo imparare alcune di queste tecniche può produrre piccoli, ma positivi, cambiamenti in noi stessi. Per un atleta imparare ad avere una “mente allenata” può portare a vivere con maggiore serenità una gara, ad affrontarla con il giusto equilibrio di energie, ma, soprattutto, può incidere non solo sull’atleta, ma sulla persona, migliorandone alcuni aspetti della vita.

Dott. Valentina Scimone
valentina.scimone@atleticanet.it

fonte: Redazione / Valentina Scimone

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