INTERVISTA A GIORGIO ARIANI

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A seguito degli ultimi sviluppi in ambito federale e le dichiarazioni del consigliere Giomi, abbiamo intervistato Giorgio Ariani, storico dirigente societario e federale il quale in occasione dei recenti Campionati Italiani Allievi-e di Fano ha chiesto in qualità di componente della commissione tecnica federale le dimissioni del responsabile tecnico della Fidal, Nicola Silvaggi e del consigliere Fidal (presidente della commissione tecnica) Mauro Nasciuti.

Professor Ariani ci può spiegare le ragioni del suo intervento critico nei confronti di Mauro Nasciuti e Nicola Silvaggi?
Le ragioni sono intuitive, e derivano da alcuni semplici assunti, il primo è che in questi anni abbiamo avuto dei risultati deludenti, il secondo è che non è stato costruito un valido progetto per il futuro, e le colpe ora si cerca di scaricarle sui tecnici delle singole società e su quelli federali, e peggio ancora sui singoli atleti, arrivando a dire che sono psicologicamente deboli e che non riescono ad affrontare gli impegni internazionali.

La politica federale negli ultimi anni è sempre stata molto soggettiva, ma non era mai arrivata ad accusare gli atleti, ci può spiegare come sì è arrivati a questo?
A Fano sì è presentato un documento dove si riportava che, visto i deludenti risultati e le poche medaglie ottenute in ambito internazionale, si sarebbe in futuro portato avanti un gruppo di una quindicina d’atleti a cui si sarebbe garantita tutta la copertura necessaria, lasciando a casa tutti gli altri e non facendo più grosse formazioni ad eventi come europei mondiali ecc.. Questo sembra più un trucco da finanziaria economica mal gestita.

Ci può spiegare perché questo avrebbe una valenza negativa quando invece può apparire un logico dato di fatto.
Certo, volendo ridurre le percentuali negative si riduce il numero d’atleti da seguire, faccio un esempio, se ad un campionato europeo si conquistano solo due medaglie con una parco atleti al seguito della nazionale di 90 atleti la percentuale è negativamente allarmante, mentre con quindici atleti la percentuale è decisamente più accettabile.

Ma se passa questa politica cosa ci si può aspettare?
Di sicuro questo modo di fare non fa crescere il nostro sport, di sicuro non si può accusare gli atleti dicendo loro che non rendono negli impegni internazionali, quando poi si sa che il maggiore evento in cui ogni società d’Italia cerca di brillare sono i campionati italiani di società, rimasti l’ultima speranza, per società civili, per risaltare agli onori della cronaca e sperare nei contributi federali o in eventuali sponsorizzazioni di privati, che possono giungere dopo che i loro atleti hanno ben figurato in queste gare. Ho sentito dire dal responsabile Nicola Silvaggi che non era preparato sulla situazione tecnica degli atleti, e di chiamare i vari capi settore, ma Silvaggi allora cosa ci sta a fare? Predecessori come Locatelli o Rossi erano informati su ogni singola specialità fino al 30° atleta delle graduatorie italiane, e naturalmente sapevano giudicare e disporre del parco atleti dettagliatamente.

Ma del programma di Chianciano varato due anni or sono, dove si affermava che l’atletica italiana sarebbe stata rifondata, cosa è stato fatto?
Nulla! L’atletica è rimasta anche fuori della scuola, mentre altri sport come la ginnastica hanno preso il suo posto, questo non per scelte politiche da parte del Coni, ma per mancanza di programmi validi! Sì è instaurata una sorta di pericolosa d’autarchia, mentre una volta si andava ad imparare nelle altre realtà in campo internazionale, come ad esempio quando nel 1965, visto che seguivo gli atleti della nazionale nella velocità ad ostacoli, fui mandato in Polonia per imparare e seguire le tecniche di quel settore, allora all’avanguardia, adesso si pretende di non imparare nulla, una cosa impensabile; l’unico settore dove si potrebbe pretendere di insegnare e quello validissimo della maratona guidato dalla scuola di Luciano Gigliotti, ma in tutti gli altri a parte c’è una carenza notevole nonostante punte di atleti di eccellenza vedi ad esempio il caso di Giuseppe Gibilisco nell’asta, un solo validissimo atleta, ma dietro di lui c’è solo il vuoto.

Per quanto riguarda le dichiarazioni del rappresentante EAA Alfio Giomi, qual è la sua opinione?
Io posso al momento, commentare, rimanendo nel mio ambito che è quello della commissione tecnica federale. Ribadisco quindi, che i responsabili del settore hanno fallito; non possono fare dei giochi sulle percentuali, e le colpe che cercano di far cadere sulle spalle di tecnici e dei singoli atleti sono inammissibili e aggiungo poco professionali. Io ho sempre avuto il coraggio di dimettermi sia quando ricoprivo la carica d’assessore allo sport nel Comune di Modena che, quando ricoprivo quella di vice presidente federale nazionale, arrivando a quella di presidente della mia vecchia società; in un mondo in cui nessuno da mai le dimissioni io penso che quando c’è qualcosa che non va e si ricopre un ruolo che ha delle responabilità, anche solo formali, bisogna subito dimettersi per rimanere a posto con la propria coscienza e dare modo agli altri e a se stessi di valutare con serenità sui fatti.

fonte: Giorgio Ariani

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