ALLENATORI, GENITORI E ATLETI: PIANETI DIVERSI?

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La discussione che vorrei affrontare oggi con voi riguarda il difficile rapporto tra genitori, figli atleti e allenatori. Vorrei in breve occuparmi di un argomento che a me sta molto a cuore e sul quale ho già scritto qualcosa nel passato. Ritengo che questo periodo pre-natalizio sia l’ideale per trattare un tema che coinvolge la famiglia.

Allenatori e genitori: due mondi spesso in contrasto, in disaccordo, ma che costituiscono un punto di riferimento indispensabile per chi si affaccia allo sport agonistico. I ragazzi si trovano inevitabilmente tra questi due pianeti e non di rado ne vengono travolti.
Non è insolito assistere a situazioni in cui la pressione dei genitori diventa molto più forte di quella normalmente vissuta da un giovane atleta prima di una gara. Sarà capitato a molti di voi di essere di fronte ad eventi di questo tipo, dove il genitore in preda ad una crisi di “io non l’ho fatto, vorrei lo facessi tu” pone il ragazzo in una condizione di forte stress emotivo. Purtroppo questo “vorrei” in molti casi si traduce anche involontariamente in “tu devi”, o per lo meno il giovane atleta lo percepisce in questi termini. Emergono allora comportamenti in cui il padre o la madre esprimono i classici meccanismi che molti psicoterapeuti conoscono, di compensazione (il successo del figlio compensa i loro insuccessi), di proiezione (proiettano sul figlio il desiderio di una carriera sportiva che loro non hanno mai avuto), di sostituzione (in preda all’entusiasmo non di rado i genitori si sostituiscono all’allenatore, contestando a volte molte delle sue scelte e provocando nel ragazzo un grande disorientamento).
L’atleta, soprattutto se molto giovane, vede nell’allenatore una guida, un esempio da seguire e se l’allenatore è preparato non solo tecnicamente, ma anche umanamente, ne rispetterà la sua autorevolezza. Egli ha anche bisogno però dell’appoggio dei genitori, punti di riferimento per lui, nei momenti di gioia come in quelli di maggiore difficoltà. La famiglia costituisce un appiglio nei momenti in cui ci si sente persi, incapaci di scegliere da soli, bisognosi di un appoggio, soprattutto morale. I dubbi, le incertezze, lo stress non possono arrivare dal luogo che dovrebbe essere invece un sicuro rifugio.
E’ normale che l’adolescente abbia un rapporto estremamente conflittuale con i genitori, è l’età giusta per i conflitti, ma non si deve mai dimenticare che, se pur inconsciamente, il supporto familiare è comunque fondamentale per lui. Non ci sono di certo regole da seguire quando si parla di rapporti figli-genitori, non solo nello sport, ma va considerata la sensibilità di ciascuno nel capire il proprio figlio.
Ci sono però atteggiamenti da evitare. Vediamone alcuni:
– essere in costante disaccordo con l’allenatore su eventuali scelte tecniche o di altro tipo (volere sempre il figlio in squadra o contestare allenamenti, orari, gestione della squadra, ecc.)
– avere una visione ristretta dello sport, finalizzata esclusivamente alla vittoria
– porre un’eccessiva speranza nel successo del figlio, desiderando quello che magari a suo tempo non è riuscito ad ottenere lui stesso
– vedere lo sport come una perdita di tempo sottratto alla scuola e colpevolizzare eccessivamente il figlio
– voler assumere il ruolo dell’allenatore o, peggio, del preparatore atletico, seminando consigli su integratori miracolosi che aumentano la performance
– fare paragoni con i compagni di squadra sottolineando la bravura degli altri e sminuendo le performance del proprio figlio

La figura dell’allenatore, come, detto, è estremamente importante per l’atleta. Egli contribuisce enormemente alla formazione della personalità di un giovane e diventa un modello da seguire per i ragazzi; è per questo che la preparazione a livello psico-pedagogico di questa figura è importantissima, soprattutto quando si lavora con bambini e ragazzi. L’allenatore di squadre giovanili deve essere in grado non solo di svolgere adeguatamente i compiti tecnici che gli competono, ma essere anche un buon ascoltatore dei problemi individuali e collettivi.
Sono diversi gli interventi attuabili in questa direzione: un’educazione finalizzata alla convivenza con il gruppo sportivo con cui si pratica l’attività (la preparazione mentale rivolta alla squadra è centrata anche su questi argomenti), un’educazione al dialogo con il proprio allenatore per stabilire le strategie e gli obiettivi da raggiungere, l’accettazione dei propri limiti e dei risultati raggiunti attraverso le proprie performances.
Di sicuro l’allenatore trova evidenti difficoltà nel momento in cui è costretto a confrontarsi o, peggio, scontrarsi, con i genitori. Il ragazzo non deve mai trovarsi nella condizione imbarazzante di non sapere a chi dare ragione.

Vediamo brevemente come migliorare i rapporti tra allenatori e genitori:
– è importante che ad inizio stagione venga organizzato un incontro a cui partecipino allenatori, genitori e dirigenti della società. Scopo del meeting è quello di spiegare i metodi di allenamento utilizzati, presentare lo staff, chiarire la filosofia societaria (ad esempio che importanza viene data ad una vittoria o ad una sconfitta) e chiarire i ruoli di ogni componente dello staff
– per i genitori di bambini che iniziano ad affacciarsi ad uno sport si potrebbero organizzare incontri che spieghino le caratteristiche di quello sport, i rischi che spesso spaventano i genitori (pensiamo a sport in cui il rischio di infortunio è molto alto), l’importanza di praticare uno sport.
– per quelle società che hanno risorse logistiche e non solo sarebbe un’ottima soluzione disporre di una figura competente che faccia da mediatore tra allenatore e genitori e che si assuma la responsabilità di dialogare con i genitori stessi ogniqualvolta essi ne sentissero il bisogno.

Come molti di voi sanno, lo sport è fondamentale per lo sviluppo della personalità di un ragazzo. Sin da bambini sarebbe l’ideale riuscire a trovare una buona società in cui inserirsi, un buon istruttore prima e allenatore poi, delle buone strutture dove allenarsi, ma so anche quanto tutte queste cose siano difficili da trovare. Allora, voi genitori, che avete un ruolo così importante cercate di guidare vostro figlio verso uno sport corretto, senza ansie o pressioni inutili; quelle verranno se vostro figlio sceglierà di continuare la carriera agonistica e voi dovrete essere dei validi sostegni per lui.

Spero di avere affrontato un argomento di vostro interesse e ringrazio tutti coloro che mi hanno inviato delle e-mail per esprimere il loro apprezzamento a questi miei contributi.
Colgo l’occasione per augurare a tutti voi un Felice Natale e un sereno anno nuovo.

Valentina Scimone
valentina.scimone@atleticanet.it

P.S.
La soluzione alla domanda del mio precedente articolo è la seguente:
Il focus da usare è quello della strategia mista. Correte concentrati sul vostro ritmo per la prima parte, poi quando il vostro compagno è piuttosto vicino usatelo come lepre! (Albanesi, L’allenamento mentale negli sport di resistenza, Thea, 2003)

fonte: Redazione

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