GIOCHI ASIATICI: XIANG LIU VOLA, GLI DEI CADONO ED I GIOVANI CRESCONO

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Bella vittoria per il cinese nell’ultimo giorno della kermesse continentale a Doha, in Qatar. Il resoconto finale di un’edizione dei Giochi in cui non sono mancate sorprese, risultati e parecchi giovani emergenti.

Discreti risultati in pista, buoni sulle pedane, quelli che si sono susseguiti in questi giorni di Giochi Asiatici. La manifestazione nonostante il forfait di alcuni campionissimi è decollata con il passare dei giorni e delle gare, offrendo momenti spettacolari ed esaltando a più riprese il pubblico presente in tribuna. Sono state, ovviamente, soprattutto le vittorie degli atleti di casa ad infiammare gli spettatori, vittorie che hanno preso il nome di Mubarak Hassan Shami e di Dahame Najem Bashir, rispettivamente su maratona e 1500 metri.

Poi nel giorno finale l’attenzione è piombata tutta sull’uomo più rappresentativo dei Giochi, il campione olimpico dei 110 hs Xiang Liu, il simbolo del movimento atletico cinese. Liu non ha deluso le aspettative, non solo confermando di essere il migliore in pista, ma anche facendo segnare un crono di notevole valore, considerato anche il periodo stagionale anomalo per le competizioni. Il tempo finale di 13”15, nuovo record dei Giochi, è prestazione al di sopra delle aspettative anche per lo stesso Liu, raggiante al traguardo e consapevole del valore dell’impresa in una gara che è valsa doppio per la Cina. La volata di Xiang Liu, peraltro appesantita da una partenza non proprio velocissima del cinese, è servita anche al connazionale Shi Dongpeng, classe 1984, per ottenere un notevole 13”28, tempo che vale anche nuovo record personale per un nome che probabilmente ritornerà spesso nel corso della prossima stagione.

Una Cina che ha lasciato il segno anche nell’ultima giornata dei Giochi, non solo con gli ostacolisti, ma anche con il nuovo record asiatico del triplo ad opera di Li Yanxi, caduto in buca a 17,06, e con la vittoria nell’asta donne da parte di Gao Shuying (4,30). Nel complesso, in questa edizione della massima rassegna continentale, la nazione-continente asiatica ha spadroneggiato, vincendo ben 14 ori, 9 argenti, 8 bronzi, per un bottino complessivo di 31 medaglie.

Tornando ai momenti più esaltanti nella sette giorni di atletica a Doha, come detto gli eventi che hanno fatto gioire di più il pubblico di casa sono state maratona e 1500 maschili, gare entrambe vinte da atleti di casa.

Nei 42 km, Shami ha condotto la gara nel migliore dei modi, onorando al meglio il pronostico di favorito della gara. Sempre nel gruppo di testa, ha allungato a partire dal km 15, per finire al traguardo in 2:12’44”, quasi tre minuti meglio del secondo arrivato, Khalid Kamal Yassin. Una bella soddisfazione per Shami, desideroso di ben figurare davanti al suo pubblico, sebbene gli avversari fossero ampiamente alla sua portata e del suo miglior crono di 2:09’22”.

Decisamente più sorprendente la vittoria del connazionale Bashir nei 1500, distanza sulla quale figuravano alla partenza anche un paio di cavalli di razza, quali Rashid Ramzi e Bilal Mansoor Ali. Soprattutto Ramzi era molto atteso, quanto meno per rilanciarsi dopo una stagione non proprio esaltante. Il marocchino del Bahrain però non c’è stato neanche in Qatar, confermando la parabola discendente successiva ai Mondiali di Helsinki. Benone è andata invece per l’atleta del Qatar Bashir, vincitore della gara dopo una volata entusiasmante contro Mansoor, un testa a testa che si è concluso a favore del padrone di casa per soli due centesimi, in 3’38”06, con Ramzi mestamente terzo in 3’38”91. Bella impresa di Bashir, portato in trionfo dal pubblico al termine della gara.

Al contrario di Ramzi non ha deluso la presenza più illustre del mezzofondo femminile, ossia Maryam Jusuf Jamal, etiope del Bahrain, che non ha faticato più di tanto per transitare prima al traguardo sia nella finale di 1500 che di 800 metri. 4’08”63 e 2’01”79 sono bastati per aver ragione di un nugolo di avversarie combattive ma assolutamente innocue per un’atleta abituata ai grandi eventi.

Rimanendo sul mezzofondo ha fatto sensazione la vittoria nei 5000 della 17enne cinese, Xue Fei, già campionessa mondiale junior quest’anno, capace di interpretare nel migliore dei modi la gara e sfoderando una volata portentosa a 50 metri dal traguardo per divorare la favorita giapponese Kayo Sugihara. Il crono di 15’40”12 non è poi neanche così lontano dal suo personale sulla distanza, confermando il valore di una ragazzina cresciuta con il mito di Yunxia Wang, e capace di correre l’ultimo 400 dei 5000 più forte delle ripetute sulla distanza in allenamento.

Un’altra bell’immagine l’ha lasciata il figlio d’arte Youssef Saad Kamel (nella foto), ossia Gregory Konchellah, figlio del campione olimpico degli 800 Billy Konchellah, rinaturalizzato atleta del Bahrein. Kamel si è imposto magistralmente negli 800 metri, interpretando la gara nel modo migliore, senza sbavature. Passaggio in 50”91 al primo 400, poi il graduale cambio di ritmo che ha stroncato passo dopo passo i sogni di gloria degli inseguitori. Il talentuoso ragazzone africano ha così potuto tagliare il traguardo indisturbato in un buon 1’45”74, tempo che corona una gara davvero ben riuscita per un atleta andato troppo spesso a vuoto nelle grandi manifestazioni.

Doha ha permesso anche la realizzazione di un sogno per un kazako che da anni aspettava il suo momento di gloria. Si tratta di Dmitry Karpov, decatleta, finalmente alla vittoria dopo un argento alle passata edizione dei Giochi, ed i bronzi, mondiale ed olimpico, tra il 2003 ed il 2004. Karpov rivendica così la sua supremazia asiatica, avvalorata anche dal record asiatico nella disciplina delle dieci fatiche.

Nella velocità era attesa la dimostrazione di forza dell’esperto giamaicano del Bahrain, Brandon Simpson, che invece ha dovuto chinare la testa di fronte alla volata araba sul giro di pista di Al Bishi. 45”64 contro 45”68 i tempi al traguardo, con Al Bishi al nuovo limite personale stagionale.
Delusione grossa grossa anche per Susanthika Jayasinghe, sconfitta sui 100 metri femminile dalla kazaka Khubbieva, peraltro con un buon 11”27, e sui 200 dalla stessa Khubbieva e dalla Al Ghasara. L’atleta dello Sri Lanka era data in crescendo in questo finale di stagione, ciò non è bastato per imporsi sulle gare in cui qualche anno fa avrebbe dettato legge.
Sui 200 invece si è riaffacciato alla vittoria il velocista giapponese Shingo Suetsugu, con la caratteristica partenza a blocchi allineati. Tempo non straordinario, 20”71, ma quel che contava era vincere.

Sempre per il Giappone, nel salto in lungo femminile un bel salto l’ha fatto Kumiko Ikeda, atterrando a 6,81, misura che le ha consentito di dominare la gara, portando un altro oro alla sua nazione.

Conferma di avere talento da vendere anche il giovanissimo atleta del Bahrain Tarek Mubarak Salem, classe 1989, vincitore a mani basse dei 3000 siepi, con 8’26”85. Al di là dei dubbi sulla veridicità della sua data di nascita, Salem ha onorato al meglio la gara, alleviando in parte la delusione del pubblico per l’assenza dell’idolo di casa Saif Saeed Shaheen. Buona anche la prova del cinese 19enne, Lin Xiangqian, in testa alla gara a lungo prima di capitolare a 300 metri dal traguardo, per un comunque lodevole terzo posto in 8’30 e spiccioli.

Menzione doverosa anche per la lanciatrice cinese Zhang Wenxiu, capace di scagliare il martello a 74 metri e 15 centimetri, misura che è valsa il titolo ed il nuovo record asiatico. L’ennesima testimonianza di come stia crescendo l’impero atletico cinese, con giovani promettenti in tutte le discipline, i primi prodotti della campagna di reclutamento approntata per le Olimpiadi del 2008. I sospetti sono tanti, alla luce anche dei reportage in alcuni centri di alto rendimento sparsi per la nazione, con ritrovamenti di parecchi farmaci proibiti e conseguenti censure giornalistiche a chi provava a vederci un po’ meglio (vedi Francesco Liello sul numero di ottobre de La Corsa).

Ma i Giochi d’Asia hanno consentito anche di apprezzare il fermento delle altre federazioni continentali, evidenziando ancora una volta il crescente fenomeno dei cambi di nazionalità di atleti africani e non solo a vantaggio dei paesi arabi più ricchi, Bahrein e Qatar in testa. La qualità ne ha guadagnato, anche se non sempre i big schierati hanno dato ragione ai selezionatori, in parte perché il periodo stagionale non è propizio, ed in parte grazie all’impegno ed alla voglia di vincere di un bel gruppo di giovani promesse dell’atletica mondiale, con grinta e fame di vittoria, molti dei quali già messisi in evidenza ai mondiali junior di Pechino lo scorso luglio. Se son rose fioriranno…

fonte: IAAF; Foto: Atleticanet/Simone Proietti

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