I FIGLI DEL VENTO

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E' disponibile il primo volume dei cinque volumi dell'opera di Gustavo Pallicca “I Figli del Vento“, storia dei 100 metri ai Giochi Olimpici.
Questo primo volume abbraccia il periodo olimpico che va da Atene 1896, anno della prima olimpiade moderna fino a Londra 1908.

Nelle 237 pagine del volume l'autore narra con estrema attenzione i fatti storici arricchendo il racconto di aneddoti e particolari che rendono la lettura estremamente affascinante e scorrevole.
A corredo del volume, una gran quantità di foto dell'epoca e numerose tabelle statistiche a supporto del lettore.

Il prezzo è di 35 euro più le spese di spedizione ed è possibile ordinare il libro o chiedere informazioni inviando un messaggio di posta elettronica al seguente indirizzo: figlidelvento1@atleticanet.it

L'uscita del secondo volume è prevista per la primavera del 2007 e riguarderà i Giochi Olimpici che vanno da Stoccolma 1912 fino a Los Angeles 1932

Alcuni passi tratti dal primo volume:
L'importante non è vincere ma partecipareFurono sicuramente questi rinnovati sentimenti olimpici a suggerire a Ethelbert Talbot, vescovo della Pennsylvania che si trovava a Londra per partecipare alla V Conferenza dei vescovi anglicani, di pronunciare durante una funzione religiosa indetta “en l'honneur des athlètes”, svoltasi domenica 19 luglio nella Cattedrale londinese di St.Paul, la frase, poi divenuta famosissima: “ciò che importa ai Giochi Olimpici non è tanto vincere quanto partecipare”, alla quale de Coubertin aggiunse: “poichè nella vita la cosa essenziale non è tanto vincere quanto lottare bene”

Non sempre si sparava “Father Bill” racconta nel suo libro che l'uso della pistola per avviare le gare di corsa si era reso necessario per ovviare agli inconvenienti verificatisi durante le partenze così dette “per mutuo consenso”. Il racconto completo di questa insolita procedura venne scritto da Curtis nel 1899, un anno prima della sua morte, ma venne pubblicato sul New Athletic Journal solo alcuni anni dopo…

“I concorrenti (di solito si gareggiava due per volta, ma in alcuni casi il numero degli atleti veniva portato anche a quattro) indietreggiavano di 15-20 passi dalla linea di partenza tracciata attraverso la pista, sulla quale si poneva invece il giudice. Gli atleti avanzavano insieme tenendosi con le mani a leggero contatto di dita; quando giungevano all'altezza del giudice il contatto si interrompeva e questo era il segnale della partenza.”

Partenze “stile libero” Fino al 1884 i sistemi di partenza erano circoscritti a tre posizioni che prendevano la denominazione di: “the lunge”, “the dab” e “the stand-up crouch”. Tutti e tre i sistemi prevedevano la partenza in piedi; cambiava solo la posizione delle braccia che…

Fino a quell'epoca la “dab-start” era sicuramente il sistema di partenza più conosciuto ed usato dai velocisti europei ed americani. Essa era già popolare ad Oxford quando Charles Fry frequentò quella università nel 1890. Sembra che il primo a sperimentare questa tecnica fosse stato …

Gli americani ai Giochi di Atene adottarono invece la “crouching start” o “partenza accovacciata” che era stata usata la prima volta in Scozia nel 1884 da Bobby MacDonald, un atleta di origine “maori” ma residente e gareggiante nel Regno Unito…

Il precursore di questo rivoluzionario sistema di partenza, secondo la tesi più diffusa, fu invece l'americano Charles Hitchcock Sherrill, nato il 13 aprile 1867, campione degli Stati Uniti sulle 100 yards nel 1887 (10.2/5), che avrebbe usato questa nuova tecnica quando era studente alla Yale University. La prima volta che Sherrill usò questa tecnica rivoluzionaria fu in una gara svoltasi il 18 maggio 1888 a Cedarhurst, Long Island, alla periferia di New York in occasione dei “Rockaway Hunt Club Games”. Quel giorno infatti Sherrill non si sentiva sicuro nella consueta posizione eretta di partenza. Sherrill era infatti un atleta molto nervoso, insofferente alle lunghe attese alle quali i concorrenti venivano sottoposti dagli starters, e quindi sistematicamente commetteva false partenze che venivano puntualmente penalizzate con l'arretramento di una o più yards. Stufo di essere penalizzato il futuro generale si decise ad adottare il tipo di partenza suggeritagli dal suo coach Mike Murphy che prevedeva appunto la posizione a terra con il sistema dei quattro appoggi.

La cronaca della prima finale olimpica … Le cronache riferiscono che ai Giochi di Atene la partenza della finale dei 100 metri fu regolare e la gara si avviò al primo tentativo. I concorrenti si erano allineati sulla linea di partenza nel seguente ordine, partendo dalla prima corsia: Lane, Szokolyi, Khalkokondilis, Burke ed Hofmann. Davanti a loro si presentava la pista tracciata da Charles Perry, dal fondo in cenere molto morbido, con le corsie delimitate da cordicelle tese fra paletti di ferro alti una trentina di centimetri e collocati ad una distanza di venti metri l'uno dall'altro. Il più veloce a mettersi in movimento fu l'ungherese Alajos Skokolyi che – secondo quanto riportarono i giornali del suo Paese – rimase in testa per i primi venti metri di gara. Dopo trenta metri Skokolyi venne raggiunto e superato da Hofmann e da Burke, che procedevano insieme.
I due atleti rimasero appaiati fino ai cinquanta metri quando l'americano, forte anche della maggiore tenuta di gara che gli derivava dalla pratica dei 400 metri, staccò il rivale andando ad aggiudicarsi la gara con un buon margine di vantaggio, facendo segnare il tempo di 12.0 – unica rilevazione dei cronometristi ufficiali – contro i 12.2 “stimati” per il tedesco. Terzo, ma nettamente staccato dai primi due, si classificò il magiaro Alajos Szokolyi, sul quale era rinvenuto tardivamente l'americano Lane che, a sua volta, riuscì a prevalere sul giovane greco Khalkokondilis. I tre finirono quasi su di una stessa linea ed il loro distacco venne giudicato dai presenti intorno ai quattro metri dai primi ed in termini cronometrici sancito, sempre in via di stima, in 12.6.

Atene come sede permanente delle Olimpiadi … Gli insuccessi organizzativi di Parigi e St.Louis, aggravati dalle particolari circostanze – le esposizioni – durante le quali i Giochi si erano svolti, spinsero i greci a rinnovare la richiesta di designare Atene quale sede permanente delle Olimpiadi. Il deciso diniego del C.I.O. dette origine ad una forte polemica. La disputa si risolse con un compromesso proposto dal massimo ente sportivo che si dichiarò disposto a far svolgere in Atene, a partire dal 1906, una manifestazione sportiva internazionale da tenersi, con cadenza quadriennale, nel secondo anno successivo a quello di svolgimento delle Olimpiadi.

fonte: Gustavo Pallicca

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