MORTE DI UN ATLETA.

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Negli ultimi anni, vittime forse anche di un agonismo sfrenato, nel mondo dell’atletica e del podismo in particolare, stanno avvenendo molti casi di decessi d'atleti che ci lasciano con l’amaro in bocca.

Il mito dell’atleta inossidabile sembra vacillare sotto questi inspiegabili morti, abbiamo cercato una chiave di lettura in queste misteriose quanto dolorose scomparse, intervistando uno specialista della medicina sportiva il dottor Nicola Budriesi, specializzato in cardiologia.

Dottor Budriesi, negli ultimi tempi stanno avvenendo delle morti d’atleti che a prima vista sembrano inspiegabili, ci può fornire qualche dettaglio in merito?

Vi è prima di tutto una patologia chiamata morte cardiaca improvvisa, si sa solo che avviene, non si sa il perché, alcuni specialisti imputano che può essere provocata da fibrillazione ventricolare. Il cuore va in fibrillazione, si muove disordinatamente e smette di pompare sangue all’organismo si tratta comunque di una patologia di origine sconosciuta, e sì stima che sono quasi più di cinquantamila le vittime in Italia della morte cardiaca improvvisa, quasi una ogni nove minuti.

Ma si fanno degli studi per cercare di prevenire questa patologia?
Quasi nulla!
Come mai?
Il problema è molto semplice, uno studio di prevenzione a posteriori sul cuore non può essere, per ovvi motivi effettuato. A questo proposito ricordo la prematura scomparsa di un campione dell’atletica italiana, olimpionico a Roma e Tokio, primatista italiano negli 800 e 1500, Francesco Bianchi, morto prematuramente all’età di 37 anni mentre allenava sulla pista dell’Arena di Milano, gli fu diagnosticato un infarto ma le sue coronarie erano pulite!

E’ un qualcosa che preoccupa non poco!
Chi mi preoccupa di più sono quei podisti che ogni domenica senza le necessarie autorizzazioni sanitarie si cimentano su camminate di quartiere e stracittadine, il nostro cuore nel corso di una vita di settanta anni, fa circa due miliardi e mezzo di battiti, senza fermarsi un momento, non si può trascurare questo dato così importante Ritornando poi all’attività agonistica, la principale causa di morte in un atleta è il superamento dei limiti strutturali, fatto che avviene anche in atleti allenati.

Ci può fare un esempio?
Certo! Il tipico esempio è quello di un quarantenne che mantiene i suoi battiti intorno ai 200 al minuto, il soggetto in questione non sta facendo una gara ma sta mandando il suo cuore fuori giri, qualche tempo fa si è verificato il caso di un ciclista che dopo aver fatto tre granfondo dopo tre giorni consecutivi è deceduto per lo sforzo.

Cosa si può fare per evitare di incorrere in questo pericolo?
Bisogna stare entro i propri limiti allenarsi o gareggiare con un cardio-frequenzimetro conoscendo la propria soglia anche in base all’età, se a venti anni si superavano i 200 battiti a quaranta può essere rischioso superare anche i 170, poi fare una buona visita medica ogni anno.

A tal proposito cosa bisogna aspettarsi da una visita accurata?
Purtroppo questa è una nota dolente, ci sono dei colleghi che per fare tariffe basse ed essere concorrenziali fanno visite di dieci minuti o meno, quindi non fanno tutti gli accertamenti previsti dalla legge, una visita corretta non deve durare meno di 20/30 minuti, con il classico elettrocardiogramma(ECG) a riposo e quello dopo lo step-test, la spirometria e l'esame completo delle urine, inoltre per determinate altre attività ci sono altri esami integrativi, ad esempio per il subacqueo la visita del otorino, per il paracadutista l’elettroencefalogramma.

Vuole terminare lanciando un appello a chi ci legge?
Sì di stare entro i propri limiti, bisogna sapere ascoltare i segnali che il nostro corpo ci manda, specialmente dopo gli anta, usando un cardio frequenzimetro che ormai è alla portata di tutti, se ci si sente stanchi di rallentare magari anche abbandonando l’allenamento, se si patisce una stanchezza cronica fare anche un mese di stop, infatti, uno dei segnali rivelatori è una stanchezza cronica con crisi aritmiche e con senso di cardiopalmo.

Questi ultimi due termini, Cardiopalmo e aritmia, ci spieghi cosa sono?
Bella domanda! Possiamo provare ad immaginare il cardiopalmo come una sensazione in mezzo al petto costante, un qualcosa che si avverte quando di solito non si sente nulla, mentre l’aritmia è un'alterazione della durata degli intervalli tra le pulsazioni cardiache.

(NDR)Il Dottor Budriesi ci ha chiesto di integrare l'intervista arricchendola di altre informazioni dopo la prima stesura.

Immagine raffigurante la morte di Filippide, quadro di Luc-Olivier Merson, 1869

fonte: Dott. Nicola Budriesi

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