LE SCUOLE DEI SALTI.

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Alto, lungo, asta, triplo, tra le discipline più spettacolari dell’atletica leggera, in una retrospettiva dello storico Baldassarre Sparacino. Personaggi, risultati ed aneddoti di chi ha fatto la storia dei salti da un secolo a questa parte.

I russi, come lo erano stati i tedeschi negli anni 30 nelle corse ed i giapponesi nel salto triplo, crearono negli anni 50 una scuola per contrastare la naturale superiorità degli americani, in particolare degli atleti di colore. Si dedicarono soprattutto ai concorsi.
Nei salti vinsero l’alto nel 60 con Shavlakadze (2.16), con il grandissimo Brumel nel 64 (poi pluriprimatista mondiale), Tarmak nel 72 con 2.23, Avdeyenko nel 1988 con 2.38, Klyugin nel 2000 con 2.35.
Ma il primo a superare i 2.20 fu l’americano Thomas con 2.22 nel 60, mentre all’altro americano Stones toccarono i 2.30 nel 73. Un altro americano divenne famoso inventando lo stile Fosbury, che gli permise di vincere le Olimpiadi del 1968.

I russi si presero però la briga di superare per primi la vetta dei 2.40 con Povarnitsin nel 1985.

Nell’asta poi sempre i sovietici crearono il mito Bubka, ( unico capace di opporsi alla scuola americana ed a quella francese) primatista mondiale con 6.14 dal 94 e 6.15 indoor dal 93.
Ma qui la vera scuola o tradizione è tutta americana a cominciare dal record di 4.02 superato nel 1912 da Wright, seguito dal 4.09 di Foss nel 20, ma con l’interruzione del norvegese Hoff dal 22 al 27 con salti di 4.12 , 4.21 , 4.23, 4.25. Nel 27 Sabin Carr riprende il record per gli USA ,saltando
4.26. Il record restò in USA fino al 1962, dopo aver conquistato gli over 4.30 con Barnes, i
4.40 con Varoff i 4.50 con Sefton, i 4.60 ed i 4.70 con il mitico Warmerdam, giunto a 4.77 nel 42, saltando ancora con l’asta di bambù. Don Bragg arrivò per primo sui 4.80 nel 60 e conquistò anche la medaglia d’oro a Roma. I 4.90 andarono a Tork nel 62 ed i 5 metri a Sternberg. Dall’asta di metallo si stava passando all’asta in fibra vetrosa, che avrebbe cambiato notevolmente le prospettive di record.
Interessante notare che le “interruzioni” dei record americani furono nel 62 di Nikula ( Finlandia ), altro scandinavo, come più tardi, ma con 5.51, 54, 55 nel 72 dello svedese Isaksson .
Ma torniamo indietro per confermare che oltre al record, gli americani dal 1896 con Wells 3. 50 fino al 1968, con Seagren, non hanno mai mollato la medaglia d’oro ( 17 olimpiadi consecutive, un record olimpico ) .
Forse, soddisfatti da questa situazione (o perché il numero 17 porta proprio sfortuna), mollarono la presa fino al 2000, quando rivinsero con Hysong fino a riconfermarsi con Mack nel 2004 .
Tornando ai record, Seagren fu il primo over 5 . 60 nel 72 e Roberts passò i 5 .70 nel 76 .
Poi il record dell’asta passò per diverse mani, dal polacco Kozakievich, in duello con Vigneron, primo 5.80, Houvion e Quinon. Quinon vinse anche un’Olimpiade nel 1984 come l’altro francese Galfione nel 1996. Ed abbiamo presentato la scuola di Francia .
Si fan vedere i russi nel 1981 con il record appunto di 5.81 di Polyakov, ma Quinon sale a 5.82 e Vigneron lo supera con 5.83. Ma l’anno dopo, cioè nel 1984 sale in cattedra un certo Bubka che salta 5.85, 5.88 e 5.90. Vigneron, lo stesso anno si riprende il record con 5.91, ma Bubka chiude il conto nella stessa gara saltando 5.94, in un’epica sfida al Golden Gala di Roma.
Con il superamento dei 6.10 nel 91 e 6 .14 nel 94, Sergey mise il sigillo dell’imperatore, dello ZAR, titolo avvalorato da una carriera condita da 17 record outdoor ed un limite indoor portato a 6.15.

Non possiamo dimenticare che la scuola russa dei salti ha influito particolarmente sul movimento atletico di Cuba, terra prodiga di saltatori. Lì emerse Javier Sotomayor, vincitore ai Giochi nel 92 con 2. 34 ed attuale primatista mondiale con 2.45.
La stessa scuola, sempre esportata a Cuba , ha prodotto anche il grande Pedroso del lungo .
Un altro bel frutto di questa scuola è stato il triplista Saneyev, vincitore delle Olimpiadi del 68 , 72, 76 , e medaglia d’argento nel 1980 ……solo secondo all’altro russo Udmae. Oltre a questi c’ è una serie impressionante di podi dal 52 in poi.
Eppure il primo a superare i 17 metri fu il polacco Schmidt con 17.03 nel 1960. Schmidt aveva la capacità di andare in forma l’anno pari , cioè quello che contava , evitando così i grossi traumi che il triplo può provocare , e vinse per questo i campionati europei del 58 e 62 e le Olimpiadi del 60 e del 64.
Un altro grande atleta è stato il brasiliano Da Silva che ha conquistato 2 medaglie d’oro nel 1952 e 1956, alle quali hanno fatto seguito 1 argento ed un bronzo di Prudencio ed altri due bronzi di
De Oliveira. Oggi c’è Gregorio che salta 17.72. Una bella scuola anche quella brasiliana .

Ma la prima scuola di triplo fu proprio quella americana, che conquistò le medaglie d’oro del 1896, 1900, 1904 e 1908 ( Nel 1904 a St Louis piazzò addirittura i primi sei ). Gli americani sparirono poi per quasi 80 anni, ma riconquistarono il gradino più alto del podio nel 1984 con Joyner , ( ma non c’erano i russi ), nel 92 con Conley , vincitore con un ventoso 18.17 e nel 96 con un valido 18.09 di Harrison .
Il primatista mondiale, londinese di nascita , Jonathan Edwards (18.29 nel 95) vinse invece nel 2000, seguito nel 2004 dal suo erede Olsson, dal potenziale ancora non completamente espresso.
Edwards saltò anche 18.43 ma con vento favorevole di 2.4 al secondo.
Grazie a Quercetani possiamo fare questa divisione tra le distanze dell’hop, dello step e del jump cioè tra il primo , il secondo ed il terzo balzo. Il triplo in Usa è scandito infatti in un hop, step and jump.
18. 43 = 6.50 5.60 6.33

18 .29 = 6.05 5.22 7.02

La suddivisione di cui sopra conferma una volta di più quanto sia importante lo step . Infatti un errore sul secondo salto, pregiudica la lunghezza della prova .

Saltando saltando, siamo arrivati alla fine, ma ci preme ancora ricordare le tecniche di quello che è il salto per eccellenza e cioè il salto in alto .
All’inizio del secolo si saltava con il Levden, una specie di sforbiciata con uno strano passaggio della seconda gamba sotto la prima. Poi venne Horine con il suo salto di fianco all’asticella , seguito , intorno alla fine degli anni 50, dallo scavalcamento ventrale adottato splendidamente da Brumel . Fosbury ebbe invece l’ispirazione di saltare con la schiena . Da allora il record è salito di oltre 15 centimetri per arrivare ai 2. 45 attuali. Interessante notare che il salto in alto si è migliorato in un secolo, girando pian piano la schiena all’ asticella.

fonte: Redazione – Foto:Simone Proietti

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